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giovedì 17 settembre 2009

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto
e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina,
anche profumi penetranti d'ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu,
ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo sulla strada:
che cos'altro ti aspetti?


E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Kostantin Kavafis

mercoledì 19 agosto 2009

Il dialetto e la superiorità delle scimmie

Dialetto: questa parola appare spesso nelle cronache politiche di questi giorni. Tutti ne parlano ma nessuno si chiede (come al solito): di cosa stiamo parlando? A cosa ci riferiamo con questa parola?

Il vocabolario ci dice che si tratta di un "sistema linguistico usato in zone geograficamente limitate e in un ambito socialmente e culturalmente ristretto, divenuto secondario rispetto a un altro sistema dominante".

Ebbene, non ci vuole molto a capire che quel che continuiamo a chiamare "dialetto" non corrisponde quasi mai alla sua definizione: perchè manca il "sistema linguistico". Sono solo eco lontane delle lingue originarie. Sono solo ricordi di antichi suoni, emessi senza più melodia. Quella melodia che a volte riappare dal passato nelle parole di qualche vecchio e che il tempo sta inesorabilmente cancellando, strappando via le nostre radici tra l'indifferenza generale.

Oggi col termine "dialetto" s'intende solo una squallida sottolingua usata da chi non conosce o ha dimenticato l'italiano, sparita la cultura (sia del vero dialetto che della lingua italiana) sono rimasti analfabetismo e ignoranza.

Ma oggi l'ignoranza è un bene primario che va protetto e coltivato, va anzi trasformata in un segno di distinzione e di superiorità. Ecco quindi il messaggio che in questi giorni rieccheggia dai telegiornali - tanto assurdo quanto elementare ed accattivante - e che dice: "Noi parliamo così e tra noi ci intendiamo, siamo quindi superiori agli altri che non ci capiscono o che non capiamo".

Solo un attimo per osservare che questo "ragionamento" è perfetto anche per un branco di scimmie, e quindi concludere citando Pasolini sullo stesso argomento:
"Lungo il marciapiede destro, in cui la luce livida del crepuscolo o della notte, si fa tenebra, viene ancora parlato - da chi sappia parlare - il dialetto.
Ma è anch'esso un dialetto grigio e puramente informativo, rimodellato sulla lingua. È poco più che pronuncia. Esso ha perduto ogni espressività, e sono cadute dai suoi rami stecchiti, come foglie secche, le parole del gergo. Se uno degli antichi fratelli - quelli vissuti lì fino a pochi anni prima, e di cui questi hanno rubato il posto - potesse, per un capriccio della storia, riapparire lì in mezzo, e parlare in un suo linguaggio, potrebbe essere capito solo con l'aiuto di un vocabolario corredato da un glossarietto specialistico sul gergo. Ma la maggior parte di coloro che stanno su questo marciapiede tenebroso, non sanno più nemmeno parlare, sic et simpliciter. Mugolano, si danno spintoni, articolano qualche suono gutturale: se devono esprimere meraviglia, lanciano un urlo esageratamente forte, e esibizionisticamente abile (nell'imitare una pecora, una gallina, un cane); se devono esprimere allegria, alzano stridenti e offensive sghignazzate che finiscono in un grugnito o in un rantolo da epilettici, che non fa pena ma orrore."

(Pier Paolo Pasolini - Petrolio - appunto 72f - 1972)

sabato 8 agosto 2009

Visita a Matera

Matera è una città in continua costruzione. I sassi raccontano una storia di ricchezza e soprattutto di miseria in continuo divenire: sopra ci sono le case dei signori, le chiese ed i conventi, costruite all'esterno della roccia, ma con enormi cantine scavate nel tufo, scendendo si scende anche nella scala sociale fino alle grotte con una sola apertura affacciate sulle fogne a cielo aperto.

Si cammina e ci si immagina un brulicare di persone e animali che qui hanno vissuto fino agli anni 60.


Se invece si parte dal passato si intuisce una continua modifica e riuso degli stessi luoghi e degli stessi materiali, con la conquista di nuovi spazi avvenuta scavando sempre più a fondo nella montagna. Ad ogni angolo, ad ogni particolare si può però capire come tutto non sia stato costruito a caso, ma con un progetto di intelligenza collettiva volto a recuperare e conservare ogni goccia d'acqua piovana e ogni raggio di luce. Spesso il tufo delle costruzioni, consumato dal tempo, lascia vedere la sua composizione di conchiglie e dalle migliaia di anni nel passato si passa di colpo ai milioni di quel lontanissimo fondo marino.


Se si passa al giorno d'oggi si vede invece la costruzione della Matera nuova che appare caotica e sgraziata nonostante l'iniziale innovativo progetto architettonico della sua recente rifondazione, anche qui il cemento ha preso il sopravvento e a partire dagli anni 90 si è cominciato a costruire verso l'alto riempendo gli spazi verdi in totale contraddizione con la lunghissima storia della città.

I lavori di restauro dei sassi, di proprietà statale, vanno invece a rilento, i finanziamenti non ci sono e parte della città - patrimonio culturale dell'Unesco - è abbandonata tra crolli, detriti, erbacce e spazzatura.


I visitatori (perchè chi decide di andare a Matera ed inerpicarsi tra i sassi sotto il sole, non è un turista nel senso odierno della parola), fanno lo slalom tra i cantieri e le chiese chiuse, tra l'odore delle fogne che sfociano nel torrente Gravina e le cacche dei cani randagi. Ma la magia del posto ti prende comunque.


La sorpresa maggiore sono però le persone, sopravvive in loro la memoria della vita in comune dei loro nonni, e il risultato è che sembra di essere tornati indietro di 40 anni. Le persone che incontri sono aperte, ti rivolgono per prime la parola, ti aiutano e si aiutano tra loro come se si conoscessero tutte. Quando lo hai capito cammini tranquillo, non ti senti più in una città sconosciuta. Dopo qualche giorno lasci la corazza e la diffidenza che usi con i tuoi concittadini e cominci anche tu a parlare con loro come se anche tu li conoscessi, che differenza con l'odio seminato da governi, televisioni e giornali !

Le persone qui non stanno ferme e c'è sempre vita nella città, ma neppure corrono; gli anziani non stanno nascosti ma passeggiano sia tra loro che a braccetto con giovani e ragazzi. Sono tutti vestiti bene ma normalmente, non c'è sfoggio di marchi, anzi non se ne vedono quasi. Ci sono gli internet point e gli hot-spot WiFi (usare internet dentro una grotta, vicino alla mangiatoia degli animali fa un certo effetto), ma esistono ancora i piccoli negozi: i panifici, le macellerie, la signora che vende frutta e verdura sugli scalini di casa, si può mangiare bene al ristorante al prezzo di un McDonald (che qui non esiste).
Questa cultura è quella che mi sembra più in pericolo, si vedono già i segni del degrado: qualche ragazzino instupidito, i sassi abbandonati usati per drogarsi, qualcuno che nel traffico fa il prepotente (nelle nostre città è la regola, qui è ancora l'eccezione).
Chissà se qui la memoria di una cultura basata sull'aiuto reciproco e sul massimo sfruttamento delle pochissime risorse, riuscirà a resistere agli attacchi del consumismo e chissà se i Materani si rendono conto di questa loro superiorità culturale.

Altre sorprese nei paesi vicini: come un monastero acquisito con l'Unità d'Italia e oggi trasformato in una sorta di "Casa del popolo" e della cultura (Montescaglioso). Dove (anche qui tra cantieri, restauri ancora in corso e chiese chiuse) anziani gestiscono i musei e la cultura non sembra una parola vuota.

Andando verso il mare c'è poi un tratto della poco frequentata statale ionica in cui ci sono solo campi e le rare costruzioni dei contadini. Nessuna villetta ma solo qualche capanna di pietra e qualche antica masseria dalle forme essenziali.

Il cielo poi è colore del cielo, lo stesso colore e gli stessi campi, un tempo terra di greggi e di pastori, che si trovano percorrendo la statale del Parco nazionale dell'Alta Murgia, in Puglia verso Castel del Monte.
Un colore che purtroppo scompare in un celeste sbiadito misto a grigio sporco rientrando in Molise e poi in Abruzzo.

lunedì 1 dicembre 2008

La cultura nel cesso

Ricordate il portale italia.it? Lanciato nel marzo del '94 dall'allora ministro per l'Innovazione e la Tecnologia, lucio stanca, come la pagina web che avrebbe rivoluzionato l'immagine del Bel Paese rendendola fruibile a tutti coloro che lo volessero visitare. Italia.it non ha mai cessato di incassare critiche. E anche piuttosto robuste, visto che i costi del sito, stanziati solo per l'avvio dell'operazione, sono stati di 45 milioni di euro. Una enorme quantità di soldi solo per il logo (immagine seguente).


Francesco rutelli, Ministro dei Beni Culturali con il governo Prodi, ereditò il portale e cercò di rilanciarlo come poteva. Ci mise anche la faccia in uno spot degno di Totò:



ma fu solo la lapide sulla tomba ed il sito è morto a gennaio 2008 per mancanza di visite.

Dopo rutelli come si poteva fare di peggio?

Facendo ministro sandro bondi !





Ad esempio, forse non tutti sanno che il ministro scrive poesie:

A Rosa Bossi in berlusconi (la madre di silvio)
Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio

A Silvio (berlusconi)
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

A Giuliano Ferrara
Antro d’amore
Rombo di luce
Parole del sottosuolo
Fiume di lava
Ancora di salvezza

A Walter Veltroni
Tenero padre
madre dei miei sogni
Anima ulcerata
Figlio mio Ritrovato

Se non vi basta, provate questa antologia o usate google.

Ma anche a me era sfuggita l'ultima sua trovata che ha fatto il giro del mondo:
ha nominato alla direzione generale dei musei italiani l'ex direttore di McDonald's Italia Mario Resca (d'altra parte mcdonald e musei cominciano entrambi per emme).



Qui trovate un curriculum del supermanager. Strana coincidenza: come se non bastasse il mcdonald (12 anni, fino al 2007), anche lui è un uomo legato alle multinazionali del petrolio!

I commenti non sono mancati, riportiamone però uno positivo: vittorio sgarbi valuta in modo “molto positivo” la nomina: “Non mi pare ci sia alcuna ragione di stupore .... Devi cercare qualcuno che fa funzionare quello che sta intorno ai musei: il ristorante, il bar, l’apertura serale, l’offerta delle serate, i gabinetti". Una domanda sorge quindi spontanea: quanto ci costerà avere i gabinetti puliti?

Un'ultima domanda: come si esce da questo incubo?