Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post

martedì 10 aprile 2012

Bomba e Punta Aderci: quando i cittadini fanno il lavoro delle istituzioni


Son contento !





Una storia che ha accompagnato questo blog e un po' della mia vita è stata quella dell'estrazione di gas sotto il lago di Bomba.

Yankee go home
Facciamo un bel buco sotto la diga !
Senza scrupoli
Opzione zero
Altra opzione zero

L'intero paese di Bomba (meno di mille abitanti) si è opposto con determinazione per tre anni, hanno manifestato e hanno risposto con osservazioni tecniche alle bugie.

Oggi infine si sono presentati in massa di fronte al palazzo della regione che doveva approvare la Valutazione di Impatto Ambientale della raffineria.

Quella che in altri tempi sarebbe stata una silenziosa approvazione, fatta di nascosto con la scusa che nessuno aveva detto niente, si è trovata sotto i riflettori ed i "tecnici" della regione - con le carte protocollate delle osservazioni dei cittadini sul tavolo - non hanno avuto più alcuna possibilità di eseguire volontà superiori.

Quest'incubo dovrebbe dunque essere finito!

Ma i cittadini hanno fatto il lavoro delle istituzioni anche per l'impianto di rigenerazione dell'acido cloridrico che avrebbe dovuto sorgere a ridosso della riserva naturale di Punta Aderci.

Ed anche in questo caso - mentre i cittadini manifestavano davanti al palazzo della regione - i "tecnici" non hanno potuto che accettarne le osservazioni Tecniche certificanti le mancanze e le false affermazioni del progetto e rigettare anche quello.

Due vittorie in un solo giorno dei cittadini contro l'amministrazione pubblica che non sa o non vuole fare il suo dovere!

Son contento!






sabato 5 novembre 2011

Il sangue dei bambini

Mentre ci dicono che tutto va bene, due bambine muoiono annegate lungo le strade della loro città, stritolate nella morsa del clima e del cemento. La morte scende dal cielo e ti coglie impreparato perchè nulla sai e nulla sai perchè non devi sapere. Tutto è ormai fuori controllo e la paura ci colpisce da direzioni inaspettate. Per anni ci hanno detto che il pericolo era lo straniero, il diverso, ancora oggi i cani puntano i meridionali, ma pian piano i dubbi crescono e la verità si fa strada. In televisione molte mani si muovono nervose mentre altri si propongono come la (nuova) soluzione, l'argine, la macchina del tempo e mostrano la bacchetta magica a quelli che credono essere il solito pubblico. Ma molti occhi sono già aperti e questa volta non ci sarà pietà neppure per gli idioti.

Sapevo che tutto sarebbe crollato, ma quando questo si fa sostanza nei corpi senza vita di due bambine provo una rabbia dolorosa e feroce.


E per le strade il sangue dei bambini
correva semplicemente, come sangue di bambini.

sabato 28 maggio 2011

L'anello al naso

La scena: San Vito, un convegno sul Parco della Costa Teatina nell'ultimo giorno di campagna elettorale per cui sono assenti i sindaci di Vasto, Francavilla e Lanciano. Una platea all'aperto, con vista su uno dei posti più belli della costa - così bello che gli amministratori locali hanno preparato una colata di cemento da 50 milioni di euro. Davanti il mare, lo stesso mare dove doveva ardere la torcia di Ombrina.

Sul palco gli organizzatori, di una parte sola: quella che governa il paese, la regione e il comune di San Vito. Gente convinta che per la ricchezza basti costruire alberghi e aspettare i turisti.

In platea persone convinte con un lavoro porta a porta, con un lavoro veramente ben fatto. Convinte che li vogliono fregare, e che a fregarli - tanto per cambiare - non siano gli stranieri ma gli ambientalisti; quelle serpi che gli hanno già tolto la ricchezza del petrolio e che sul petrolio continuano a rompere i coglioni; quelli che vogliono il parco per potersi arricchire.

Sul palco si dicono cose non vere, dalla platea si urla non appena qualcuno cerca di dire il contrario.

Ines e Fabrizia scendono nella fossa dei leoni e tra le urla - con un coraggio che mi lascia senza fiato - dicono lucidamente quel poco che vogliono dire. Nessuno le ascolta ma testimoniano l'esistenza di un altro modo di vivere, per la platea sono il nemico.

Povera gente che applaude e urla al traino della peggiore classe politica abruzzese: "Io sono ignorante" - applausi - "Io non ho studiato" - applausi - "Io sono stato eletto e quindi quel che dico vale di più" - applausi - "Io sono favorevole al nucleare" - applausi - "Non solo questo parco non si deve fare ma dobbiamo ripensare a tutti i parchi d'Abruzzo" - applausi -. Cetto Laqualunque arriva con i suoi occhiali a goccia neri, la pancia pensile e prima di tutto "saluta gli amici" - applausi. Prima vomitano offese e poi urlano scandalizzati come verginelle se qualcuno prova a replicare.

E poi Maria Rita: la sua presenza tocca i nervi scoperti, è lei che rappresenta l'essere cittadini e non sudditi. E' lei che ha rotto le uova nel paniere.

Forti dei microfoni e della platea si scatenano senza più freni, il rancore di anni si materializza in una esplosione d'odio. Coi capelli scomposti, le vene del collo turgide, il respiro affannoso, l'additano ora sibilando ora urlando.

Povera gente, che non si rende conto del solito vecchio trucco dei sacerdoti di Gerusalemme mentre fa il tifo per Barabba.

Povera gente, che non si rende conto che se la loro sera fosse illuminata dalla torcia di Ombrina Mare, non ci sarebbe più neppure la fantasia degli alberghi. Che non ci sarebbe più nulla, solo quell'allegra fiamma puzzolente e che neppure il parco potrebbe porvi più rimedio.

Amministratori carogne che aizzano le persone con le falsità, per poter poi dire che "la gente" non vuole il parco; mentre sarebbe tanto semplice - per loro - approvare una legge che chieda al governo di legiferare in modo da annullare il parco, ma dovrebbero metterci sotto la firma. Amministratori frustrati che devono chiudere le cliniche degli amici, che non hanno potuto fare gli inceneritori, che non riescono a fare le raffinerie e i pozzi di petrolio, che hanno la magistratura sul collo per la torta del terremoto, che cominciano ad avere paura che qualcuno - più prima che poi - gli venga a chiedere il conto di aver distrutto la loro stessa regione.

E poi tutto finisce, la gente - contenta - va a mangiare, il buffet lo offre il comune. Noi restiamo soli - finalmente in silenzio - a domandarci se sia stato tutto vero.

E poi il ritorno lungo la costa dei trabocchi tra alberghi e case di vacanza: tutte chiuse, morte, brutte; tra cantieri in cui si costruiscono altre case direttamente sul mare, case che lo stesso mare tra pochi anni spazzerà via; tra alberghi appena costruiti vicino alle foci di fiumi che portano in mare i liquami e la chimica dell'agricoltura, ad un passo dalle stazioni di pompaggio e dai pozzi di gas che con le loro sirene ricordano a tutti la loro presenza, di giorno come di notte.

Povera gente che non si è mai mossa dal suo paesino e che neppure immagina che nessuno vorrà mai portare un turista in un posto come questo: perchè dovrebbero venire qui quando non ci sarà più nulla da proteggere? Per andare in bicicletta davanti all'inceneritore della polveriera di Casalbordino? Chissà se sanno che l'Adriatico ha due sponde?

Già me li vedo i turisti: qui avrebbe dovuto esserci un parco, ora c'è solo cemento, alberghi con le piscine perchè tra la reception e il mare ci sono solo pietre e tu - turista - non sei contento? Ci sono i localini con le puttane. Non sei contento? C'è N'duccio. Non ti basta? Chevvu?

Perchè i turisti dovrebbero venire qui? Per la vita notturna, le discoteche, i negozi sempre aperti, i bassi prezzi, i parchi giochi, il personale cortese che parla tutte le lingue, i minigolf, i risciò a pedali sui chilometri di lungomare, i bomboloni a mezzanotte e la droga a tutte le ore? Chissà se questa povera gente sa che esiste Rimini?

Povera gente, che si è bevuta la palla della ripresa e che non sa che in poco tempo tutto ci crollerà addosso.

Povera gente, ricordati delle belle promesse dietro a cui correvi una sera di tarda primavera a San Vito. Ricordatene bene, così - alla fine - saprai a chi chiedere il conto e - magari - a chi chiedere scusa.

Ma chissà: forse anche questa sera a San Vito è il segno di una fine che si avvicina rapida trascinandosi dietro le vite delle persone che sprofondano urlando alla luna.


Qui il commento di Maria Rita

giovedì 9 dicembre 2010

Energia Elettrodotti e Affari

Una delle cose che volevo fare da tempo è tirare le somme sulle domande che mi sono nate di fronte ai due elettrodotti che interesseranno la nostra regione. Molte cose ho letto e sentito - tra cui molti errori - ma nessuna che descrivesse il mio stato d'animo.
Mi sentivo come quegli africani che devono lavare il pesce dal petrolio con il detersivo per poter mangiare o come quei pescatori liguri che devono fare lo stesso coi gamberetti - che però vendono ai ristoranti.
Mi sentivo deriso, derubato, disprezzato. Così come si deve sentire chi abita vicino a una discarica o a un inceneritore o a una raffineria o in tantissime altre situazioni.
Ho così sintetizzato i miei pensieri ed i risultati di un po' di ricerche di informazioni in un documento.
E' troppo lungo per diventare un post di questo blog, ma è il risultato di un lungo lavoro per cui lo pubblicherò a puntate per chi dovesse passare di qua per caso.
Il documento intero si trova a questo indirizzo:

Scribd

o a questo

Googledocs

mercoledì 24 novembre 2010

Veronesi: curare è meglio che prevenire




Se aveste ormai 85 anni, cosa fareste nel tempo che vi resta, se la vostra vita fosse stata veramente dedicata alla ricerca? Probabilmente cerchereste di mettere ancora a frutto quel che sapete oltre a trasferirlo a chi vi seguirà.

Cosa fa invece il prof. veronesi?

Si dedica alla passione per il nucleare.

E lo fa alla faccia di ogni metodo scientifico, partendo da dati non verificati e con una fede ferrea in belle fantasie tecnologiche.
“Quanto alle perplessità sul rientro dell’Italia nel nucleare posso solo dire che il nucleare è inevitabile e anche se cambia il governo bisognerà farlo comunque: il petrolio finirà tra 50 anni, il carbone tra 100 e il gas tra 150 anni. Se nel frattempo non pensiamo a qualcos’altro rischiamo di rimanere all’asciutto condannando i nostri figli e i nostri nipoti a vivere nel 2120 con la minaccia della carenza di energia. Oggi c’è la fissione nucleare, tra 20 anni ci sarà la quarta generazione di reattori che sarà senza scorie e poi nel 2070 la fusione”.
D'altra parte chi ne può sapere più di un medico, chi ha titoli e meriti maggiori di lui per dirigere l'Agenzia per la sicurezza nucleare. (“Sul mio curriculum mi sento abbastanza tranquillo e del resto a Milano ho il più grande centro di medicina nucleare”).
Neppure perdo tempo ad analizzare queste frottole; noto però come sia stato tutto detto a favor di telecamere pronte ad rimandare il messaggio. L'uomo giusto al posto giusto. Mai che ci facciano sentire un vero esperto, magari un premio Nobel. Un bel fiocchetto e tutto diventa appetibile.

Veronesi non dice solo che ci vuole il nucleare, ma anche che avremo problemi di energia solo tra 110 anni, per cui oggi possiamo stare sicuri e continuare a consumare come prima. Altro segno - dal mio punto di vista - che la crisi è invece vicinissima.

Ma da dove viene questo bel tipo? (fonte wikipedia)
  • Da sempre vicino al Partito Socialista Italiano, negli anni ottanta Veronesi venne chiamato da Bettino Craxi a far parte dell'assemblea nazionale del PSI.
  • È favorevole agli Organismi geneticamente modificati. Nel marzo 2005, in occasione di un convegno sulla comunicazione ambientale Veronesi ha affermato che a provocare il cancro, più che gli OGM o le polveri sottili delle automobili, sarebbero le tossine contenute per esempio nella polenta, nelle patate, nella farina di mais o nel basilico.
  • Ha ribadito che «l'ingegneria genetica non è una bacchetta magica per risolvere i problemi dell'umanità, ma è un metodo estremamente intelligente, per combattere la fame nel mondo, per ridurre l'impatto dei pesticidi, per contrastare la desertificazione».
  • È favorevole alle centrali nucleari: il 30 maggio 2007 ha dichiarato che per rispettare gli impegni presi nel Protocollo di Kyoto, ed evitare sanzioni per inadempienza, l'Italia dovrebbe realizzare 10 centrali in 10 anni, superando lo «spauracchio ingiustificato» della tecnologia atomica. Allo stesso tavolo era presente il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, il quale si è dichiarato in disaccordo con quanto detto da Veronesi.
  • È favorevole agli inceneritori come soluzione di alcune problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti e ha sostenuto la loro innocuità per la salute.
  • Nel giugno 2008 ha dichiarato di essere contrario, per principio, alle intercettazioni telefoniche.
Insomma, non un benefattore, ma un testimonial dei gruppi di potere economico, sempre pronto a fare il burattino per una poltrona ben pagata.

Infine un'occhiata al sito della "sua" fondazione per vedere - come Grillo insegna - i suoi sponsor: ENI, ENEL, Pirelli, Telecom, Farmindustria, FORD, BMW, Italcementi, Edilizia, Banche Condizionatori, Trasporti, Acciaio, Il corriere della sera, Mangimi, Cosmetici, Ferrarelle ..... (cliccare su partners).

Tutto si spiega, e se qualcuno pensa che per il bene della ricerca si possano accettare soldi anche dal diavolo guardi come li spendono, sfogliando le foto dei convegni annuali di The future of science.

E questo - infine - è un senatore del PD che è stato ministro nel governo Amato (senza lasciare alcun segno del suo passaggio).

lunedì 1 novembre 2010

Report - ambiente

La puntata di Report di ieri sera è stata straordinaria.


Abbiamo visto l'Edison affermare che non succederà mai niente sulle piattaforme e che - comunque - dopo 15-20 anni tutto tornerebbe meglio di prima.

Abbiamo poi visto cosa succede davvero in fondo al mare: le reti piene di catrame dopo venti anni dal disastro della Haven. Catrame scartavetrato via dagli scampi pronti per le tavole dei ristoranti.

Abbiamo visto gli amministratori - che quel pesce mangiano - affermare sicuri che non c'è più nulla in fondo al mare.

Abbiamo visto come tutti i governi prima non abbiano battuto i pugni sul tavolo per un risarcimento che avrebbe dovuto essere pagato dalle compagnie petrolifere, poi hanno usato i pochi fondi per tutt'altro ed infine hanno semplicemente affermato che il problema era risolto e il mare era di nuovo blu.

Abbiamo visto la faccia di chi "scrive" le valutazioni di impatto ambientale ed è stata la conferma di quanto sapevamo: sono solo degli incapaci approfittatori.

Abbiamo visto una "società" petrolifera con capitale sociale di 10.000 euro e sede nell'abitazione privata di un commercialista di un paesino delle Puglie.
Abbiamo visto che neppure sanno di trivellare su di un vulcano attivo e che mentono ai loro azionisti.

Abbiamo visto Terlizzese (Direttore Generale delle Risorse Minerarie) al MSE che non sapeva cosa rispondere.

Abbiamo visto capodogli morire con lo stomaco pieno di rifiuti, forse scappati di fronte agli air-gun con cui si cerca il petrolio. E abbiamo avuto la conferma che ci mentono quando dicono che sono innocui.

Abbiamo visto la corsa alle biomasse e di come la buona idea di usare i residui legnosi e la filiera corta viene stravolta da chi si vuole solo arricchire ed alla fine si emette più CO2 di quanto accada con i combustibili fossili. Abbiamo avuto la conferma che se in Italia si facessero solo la metà degli impianti richiesti non ci sarebbe più nulla da bruciare. Dopo il paese delle raffinerie e dei gasdotti stiamo diventando il caminetto dell'Europa (per non parlare dell'olio di palma).

Ed infine abbiamo visto come un solo buon amministratore possa risolvere il problema dei rifiuti dando anche lavoro, e di come il potere centrale dei consorzi e degli inceneritori lo abbia immediatamente rimosso a dimostrazione del fatto che "il buon esempio è pericoloso".


Qui sono i link alla puntata con i testi ed il video:

Mare nero

Biomasse di massa

C'è chi dice no

lunedì 11 ottobre 2010

Ombrina mare: un incubo si allontana


Una buona notizia:

La commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) nazionale ha espresso parere negativo sul progetto Ombrina Mare della Mediterranean Oil and Gas.

Si trattava di una serie di pozzi petroliferi sottocosta, di fronte ad Ortona, con una raffineria galleggiante. Ne ho parlato in tanti post.

Dopo tanto lavoro per denunciare, scrivere osservazioni per me, per altri, per il mio Comune, ed in parte anche per la Provincia, dopo aver contribuito all'organizzazione della manifestazione di Ortona. Ecco, dopo tutto questo stasera sono contento, sono sicuro che senza di NOI avremmo già i pozzi e le raffinerie sotto casa ed invece abbiamo pian piano guadagnato tempo ed ora questo colpo durissimo per una società ormai alla bancarotta.

Non è certo finita, ma stasera sono più leggero e lo sono ancora di più se penso che tutto è cominciato da una persona sola, per cui: "Grazie Maria Rita!"

lunedì 27 settembre 2010

Inceneritori in Abruzzo

Ho detto tante volte che gli inceneritori sono solo uno spreco di denaro ed una fonte di inquinamento dannosa per le popolazioni e per l'ambiente. Non risolvono il problema ma lo peggiorano. L'unico motivo per cui se ne parla tanto che sono una enorme fonte di guadagno per pochi (tra cui molti amministratori locali ignoranti e/o più interessati al denaro che alla salute dei loro figli).

Le ultime cronache giudiziarie dall'Abruzzo mostrano una volta per tutte che politici ed imprenditori dei rifiuti volevano a tutti i costi un inceneritore e che per questo litigavano e si corrompevano tra loro. Ma i cani su quell'osso erano tanti e allora - poichè un inceneritore era già troppo per tutto l'Abruzzo - per metterne due pensavano di abbassare le percentuali della raccolta differenziata e magari di bruciare immondizia da altre regioni sfruttando la stupidità degli abruzzesi.
Gli indagati sono oggi tutti politici del centro-destra (con Chiodi che - per ora - nella migliore delle ipotesi fa la figura del cretino) ma - per ribadire che il PD non è secondo a nessuno - nel frattempo Pollutri da Cupello chiedeva con insistenza addirittura il terzo inceneritore.

Che altro c'è da dire?

martedì 27 aprile 2010

Macondo e il petrolio

Macondo era un villaggio di case azzurre lungo un fiume azzurro dove il tempo si era fermato.

Macondo è il nome di un campo petrolifero nel golfo del Messico, un bel nome, come Ombina mare o Elsa2.

Una settimana fa, una piattaforma della società svizzera Deepwater Horizon, affittata dalla British Petroleum (BP) stava perforando un nuovo pozzo; una situazione normale, tutto sotto controllo. I Blow Out Preventer (enormi valvole che chiudono i pozzi in caso di sovrapressioni agendo come un tappo ad espansione per lo spumante) erano in posizione. A leggere le carte delle compagnie petrolifere i BOP sono l'arma finale: se anche qualcosa andasse storto ci penserebbero loro.

Ma il pozzo è esploso lo stesso - improvvisamente - e ha mandato a fondo l'intera piattaforma da 600 milioni di dollari e almeno 11 vite - dal valore di mercato sicuramente molto inferiore.

La BP ha dapprima negato ogni problema ma il petrolio galleggia e dal fondo del mare continuano ad uscire 1000 barili al giorno: così ora ci sono 500 uomini al lavoro, 32 navi, 5 aerei e robot sottomarini per cercare di fare qualcosa.

La speranza è di arrivare con i robot sottomarini fino ai BOP e di trovarli ancora funzionanti. Ma neppure loro ci credono.

Sta infatti arrivando una seconda piattaforma che dovrà perforare altri pozzi con cui intercettare quello che perde (dopo averlo trovato) e cercare di chiuderlo. Ma ci vorranno mesi.

Ed intanto la macchia si muove e a pochi chilometri ci sono New Orleans e la Louisiana, già economicamente piegate dall'uragano Katrina, che temono per l'industria del pesce, per l'ambiente, il turismo. Nella zona aggredita dalla macchia ci sono parchi naturali ed è un paradiso di mille specie, dalle cernie agli squali, alle tartarughe marine.


Dovrebbero fischiare le orecchie a molti italiani, non solo agli Abruzzesi. Perchè non cambia molto se esplode una piattaforma o un rigassificatore a San Vito o a Trieste, nelle Marche come in Albania.

Chi ci viene poi a pulire? Scaiola?

A questa classe "politica" ovviamente non importa nulla perchè deve solo compiacere gli amici: in questo caso la lobby dell'energia che vuole guadagnare sul petrolio, soprattutto quello raffinato in Italia, sul nucleare e soprattutto sull'importazione stoccaggio e esportazione del gas. Guadagni fatti - ovviamente - sulla pelle di chi li vota e che crede che facciano tutto questo per il loro bene!

lunedì 19 aprile 2010

Sono stanco ma contento

Le ultime due settimane sono state pesanti. Partecipare alla preparazione della manifestazione non è stato uno scherzo. Con il finale a sorpresa legato alle condizioni del tempo ed alla nube vulcanica.
Tempo a parte non è però che io abbia visto molto della manifestazione, perchè sono rimasto bloccato sotto il gazebo di emergenzambiente.
Per tutto il pomeriggio c'è infatti stato un ininterrotto flusso di persone che chiedevano, volevano firmare, lasciavano un contributo.
Dal mio punto di vista, credo proprio che ci siamo svegliati.
Che dire?
Sono stanco ma contento.


venerdì 26 febbraio 2010

A futura memoria


Un disastro ambientale, un altro.

Una ex raffineria, che non doveva contenere tutti quegli idrocarburi, in un terreno su cui vorrebbero costruire una città che dovrebbe seppellire ogni porcheria sotto il nome di ecocity (potenza del marketing).
Nella notte, tra un turno e l'altro mentre nessuno controllava, qualcuno ha sbloccato le valvole, attivato nella giusta sequenza tre comandi e atteso che gli idrocarburi venissero aspirati dal fondo e pompati in apposite tubature. Solo a questo punto ha aperto le ultime paratie.

La notizia è stata data all'inizio sottotono: con l'attenzione puntata sul fatto che si trattava di un fatto doloso.

Col passare delle ore però la macchia e la puzza si sono allargate e non hanno più potuto fare finta di niente e si è passati dall'incidente al disastro ambientale.

Anche i telegiornali ne hanno cominciato a parlare: è una notizia perfetta per non parlare di Mills e Di Girolamo.

Nessuno però che dica che un incidente di questo tipo non è un fatto doloso: perchè così come una raffineria non deve esplodere avvelenando e bruciando tutto e tutti, allo stesso tempo nessuno si deve introdurre nell'impianto e fare cosa gli pare. E se fallisce la prevenzione, che almeno l'allarme e gli interventi siamno tempestivi. Qui invece tutti hanno dormito per ore. I liquidi sono passati nelle fogne e da lì nel depuratore e poi nel fiume, e nessuno se ne è accorto per cinque ore né ha saputo cosa fare dopo.

Tanto per poter dire, nel futuro, che io l'avevo detto: prima o poi un qualche un gruppo terroristico (nemmeno troppo preparato) o mafioso, o criminale o semplicemente un gruppo di squilibrati, ma anche uno da solo potrebbe bastare, minerà un impianto come questo, lasciato senza controlli, per poi andarsene indisturbato a vedere lo spettacolo in TV.

Alla prova dei fatti la gestione dell'emergenza si è mostrata ridicola: i potenti mezzi per intervenire in caso di sversamenti accidentali non esistono, il ministero dell'Ambiente e la Protezione civile erano interessati ad altro e non si sono accorti di quanto accadeva (probabilmente per colpa dei giudici che li hanno distratti).

Ora tutti aspettano che il petrolio si disperda nell'Adriatico per tornare a fischiettare come se nulla fosse successo e spendere qualche altro bel milione di euro per nascondere i danni.

E in Abruzzo cosa accade?
Ci vogliono riempire impianti a rischio, in terra e in mare, vicino alle spiagge, vicino alle dighe, ai laghi e ai fiumi. Con il sorriso felice del presidente che ribadisce la sua fede nella tecnologia.

Poichè probabilmente non sa nulla di tecnologia, è bene fare chiarezza.

La sicurezza assoluta non esiste: ci può essere una bassa probabilità, ma i disastri sono sempre possibili.

Se però a guidare le scelte non è la tecnica ma il denaro, allora è solo questione di tempo, poco tempo.

martedì 22 dicembre 2009

Petrolio, il punto della situazione

Il rischio di vedere trasformata la “Regione verde d’Europa” in un distretto minerario è ancora più che presente: la legge regionale appena approvata dalla giunta Chiodi - con un repentino cambio di guardia, dopo aver a lungo affermato che non esisteva alcun problema - contiene infatti errori e mancanze che la rendono facilmente impugnabile e aggirabile (ed è stata così approvata nonostante la preventiva e argomentata richiesta di correzioni fatta sia dalla rete di associazioni contro la petrolizzazione dell’Abruzzo che dalle opposizioni). La legge, inoltre, non ha alcun strumento per opporsi allo sfruttamento del mare ed è proprio il mare ad essere sotto attacco. In particolare nel tratto di costa Ortona - Casalbordino - Vasto.

La nuova strategia contro questa trasformazione - pur senza interrompere la raccolta di firme - si è spostata su un piano puramente amministrativo. Le compagnie petrolifere chiedono infatti al Ministero dell’Ambiente i permessi, corredandoli da una Valutazione di Impatto Ambientale. Queste richieste vengono rese pubbliche, dopodichè ci sono 60 giorni di tempo per produrre osservazioni contrarie. Trascorso questo periodo il Ministero decide e nella quasi totalità dei casi, in assenza di osservazioni, concede.

A partire dalla richiesta della Vega Oil per la piattaforma di estrazione Elsa2 (tra Ortona e Casalbordino) sono state prodotte più di 30 osservazioni da parte di privati cittadini, Comuni (tra cui Casalbordino), associazioni, professionisti, esercizi commerciali, organizzazioni religiose, fino a coinvolgere Confcommercio, CNA e la Provincia di Chieti; le osservazioni sono raccolte qui.

Lo stesso è stato poi fatto per i permessi di ricerca nel tratto di mare tra Ortona e Vasto in cui la Petroceltic prevede di spendere trentacinque milioni di euro (vedi allo stesso link indicato in precedenza).

Adesso è il momento di agire contro Ombrina Mare 2 della Medoilgas. Dietro questo bel nome si nasconde un mostro che dovrebbe sorgere a meno di 7 Km dalle spiagge, in 20 metri d’acqua, con desolforizzazione a bordo (un “centro oli” in mare) ben visibile di giorno e di notte.

Entro la fine di Gennaio dovranno pervenire al Ministero il maggior numero possibile di osservazioni dal maggior numero possibile di soggetti. Chiunque abbia a cuore il territorio e il mare di Casalbordino dovrebbe impegnarsi in questo senso, per impedirne l’insediamento ora, perché dopo sarà troppo tardi.

Per informazioni ed aiuti sulla stesura delle osservazioni, oltre al link indicato, fornisco la mia piena disponibilità.

sabato 21 novembre 2009

Il petrolio d'Abruzzo


Nonostante la volontà politica, l'avanzata dei pozzi non si ferma,

Una - e solo una - delle ultime richieste di permesso di ricerca di idrocarburi è la d-495-BR-EL (nella mappa precedente).

Si tratta di un'area di 165 Km quadrati che si estende da Punta Penna ad Ortona, ad una distanza di circa 5 km dalla costa. Di fronte a Punta Aderci, alla costa dei Trabocchi, a Casalbordino.

La Petroceltic Elsa srl, con capitale sociale di 10.000 (diecimila) euro, prevede - solo per questa concessione - un investimento di circa 17 milioni di euro per uno studio sismico dell'area e per un primo pozzo esplorativo, per poi passare alla fase di produzione nel 2015.

La 495 è solo una delle "sue" concessioni, che sono riassunte nella figura seguente:



Che a loro volta sono solo alcune di quelle che interessano l'Abruzzo.


Tutti i dati citati in questo post vengono da documenti ufficiali e pubblici. Si tratta solo di voler vedere, è tutto lì il problema.

martedì 17 novembre 2009

L'acqua e il petrolio

Immaginate un mondo sempre più caldo,
in cui le vigne crescono in Inghilterra.
In un mondo così, ci sarà sempre meno acqua che diventerà
importante come il petrolio se non più importante.

Vi si è per caso accesa una lampadina nel cervello?

Si ?

Bravi! Avete appena capito perchè privatizzano l'acqua.



P.S.
Se conoscete qualcuno così cretino da ripetere che l'acqua resta pubblica ed è solo il servizio ad essere privatizzato, rispondetegli garbatamente che è vero: che quando per un motivo o per l'altro non potrà più pagare il servizio, non una goccia uscirà più dai suoi rubinetti, ma avrà il sacrosanto diritto di andarsela a prendere da solo - con un secchio.
Dopodichè, però, mandatelo affanculo.

domenica 15 novembre 2009

The age of stupid

Questa sera (domenica 15 novembre) a Vasto:
Sala Vittoria Colonna - Palazzo D'Avalos
Ore 21, proiezione del film (ingresso libero):

The age of stupid


Perchè non ci siamo salvati quando ne avevamo l'opportunità?

sabato 14 novembre 2009

Petrolio: le parole vuote dell'assessore

Ieri il petrolio d'Abruzzo è arrivato sui principali giornali italiani. Ne hanno parlato sia il Corriere che Repubblica:

Sul Corriere: "Nero petrolio o verde d'Abruzzo?"

Sul Venerdi di Repubblica: "La congiura dei pozzi" - link al file pdf comprendente anche l'articolo del Corriere

Desolanti e assolutamente prevedibili le parole dell'assessore regionale all'Ambiente, Daniela Stati:
«Si tratta di un falso problema»
«Siamo la Regione verde d'Europa e quindi non corriamo questo rischio. Il presidente Chiodi e lo stesso Berlusconi sono stati chiari: non ci sarà nessuna petrolizzazione dell'Abruzzo»
«Stiamo mettendo in piedi una serie di iniziative per portare avanti quello che il presidente Chiodi ha promesso in campagna elettorale» annuncia l'assessore, senza però entrare nel dettaglio.
«Io non voglio pensare a fermare le trivelle - spiega - io voglio pensare che non ci sarà bisogno di fermarle perché in una regione verde non si deve correre questo rischio».
«Ad oggi io le posso parlare di una volontà politica. E non mi sembra poco».
Un esempio perfetto di amministratore pubblico del nostro tempo:
  • Ignorante nelle materie su cui decide.
  • Capace di rispondere - quando lo fa - solo con proclami, slogan e frasi fatte. Citando solo opinioni e promesse, spesso bugie ma mai i fatti. I fatti che, quando ci sono, devono rimanere nascosti e molte volte sono solo l'apposizione di un timbro su documenti scritti altrove.
  • Legato all'oggi, al subito, senza la categoria mentale non solo del "futuro", ma nemmeno del "domani". Incapace di comprendere gli effetti delle proprie azioni neppure su se stesso e sui suoi figli.
  • Identificato nei superiori e convinto (in molti casi a ragione) che chi lo ha votato condivida la stessa fede. Fede da cui deriva la cieca e acritica obbedienza ai voleri dei suoi referenti politici.
  • Senza alcuna etica; dove c'è ubbidienza non c'è responsabilità e l'etica è responsabilità.
Burattini scelti proprio per la loro disponibilità e per la mancanza di pensiero autonomo, ma al tempo stesso eletti perchè in sintonia con i loro elettori.

Questo è il presente: noi che possiamo continuiamo a lottare per il futuro, non c'è altra via.

"Bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile"
(Pier Paolo Pasolini)

sabato 31 ottobre 2009

Sono solo marionette

La giunta Chiodi ha deciso:

l’Abruzzo sarà terra di termovalorizzatori (fonte)

L'assessore all'Ambiente, daniela stati, parla come uno spot pubblicitario, non solo per la parola "termovalorizzatore" ma anche per:
"virare decisamente"
"una scelta politica di recupero energetico dei rifiuti"
"un bando pubblico trasparente, serio e corretto"
"un sistema di leale concorrenza"
"la scelta sarà comunque ponderata insieme con i cittadini e le realtà locali".

Slogan, frammenti di frasi, invitanti e falsi come la zucca trasformata in carrozza, il detersivo che lava più bianco e il biscotto con meno zuccheri.

Ma non c'è solo questo, le parole:

"un'efficiente raccolta differenziata in grado soprattutto di aprire la strada alla termovalorizzazione"

rendono evidente la connivenza con un progetto che dovrebbe convincere gli abruzzesi a impegnarsi per differenziare e separare i materiali combustibili come carta e plastica da tutto il resto per poi - invece di riutilizzarli - servirli su un piatto d'argento alla multinazionale che li brucerà; tutto questo in cambio di un lento e irreversibile avvelenamento.

Non c'è quindi alcun motivo per discutere: non si può interrogare una marionetta, non risponderà, non può rispondere, non sa rispondere. Non si può cercare di discutere con lei, farà sempre e solo quel che le dicono di fare.

Anche se il passato e il futuro come categorie mentali sono ormai sparite; anche se la pazienza, la perseveranza, l'immaginazione ed il pensiero sono una merce sempre più rara; anche se le parole attorno a noi sono solo ripetizioni di brandelli tratti da qualche pubblicità. Nonostante tutto questo, chi è ancora in grado di farlo non può che rimboccarsi le maniche e spazzarli via.

Non importa se sembra impossibile:
"Bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile" (Pier Paolo Pasolini).

domenica 18 ottobre 2009

L'Imperatore della Cina e l'inventore degli scacchi

L'Imperatore della Cina era stato così preso dal nuovo gioco degli scacchi, che fece chiamare a corte il suo inventore.
Quando gli fu davanti, in ginocchio e con gli occhi bassi come la potenza dell’Imperatore richiedeva, gli offrì in dono qualsiasi cosa avesse voluto tra quelle del regno.
La richiesta dell’inventore, fatta con un filo di voce, fu:
"Solo un chicco di riso nella prima casella, Vostra Maestà."
"Solo un chicco di riso?"
"Sì, Vostra Maestà, solo un chicco di riso nella prima casella, e due nella seconda."
"Tutto qui - uno e due chicchi di riso?"
"Beh, facciamo anche quattro chicchi sulla terza casella, e così via."

L’Imperatore, un po’ contrariato da una richiesta così umile, acconsentì.

Fu tutto tranquillo fino a ché giunsero alla prima metà della scacchiera. Dopo trentadue caselle, l'Imperatore doveva all'inventore circa quattro miliardi di chicchi di riso. Una quantità notevole, la produzione di una grande risaia, ma l'Imperatore poteva ben permettersi un regalo del genere.
Da lì in poi, però, le cose cambiarono rapidamente: la casella dopo aggiunse altre due risaie, quella dopo ancora quattro, alla fine della quinta riga il debito era salito a più di duecentocinquanta risaie. L’Imperatore cominciò allora a comprendere cosa volesse veramente dire che ad ogni nuovo passo il suo debito raddoppiava, e mancavano ancora ventiquattro caselle.
Alla fine della sesta riga le risaie erano diventate sessantacinquemila. Ogni nuova casella aggiungeva prima migliaia e poi milioni di altre risaie al patrimonio dell’inventore. Lungo la penultima riga la somma salì a oltre sedici milioni e mezzo di risaie e tutto l’Impero non sarebbe stato sufficiente a farvi fronte.
L'Imperatore guardò l'inventore che però non se ne accorse, in ginocchio, armeggiava col suo abaco intento a scrivere le cifre, le orecchie erano rosse e sudate. L'Imperatore scosse leggermente il capo.
La crescita fu ancora più vertiginosa - se possibile - sull’ultima riga, l’unico a tenere ancora il conto era l’inventore i cui occhi brillavano e il cui sguardo ora si alzava a sfidare il grande Imperatore che ora sembrava stupito. Alla fine della scacchiera, il numero di chicchi di riso corrispondeva a oltre quattro miliardi di risaie.

L’inventore fece un respiro profondo di soddisfazione e si alzo in piedi davanti all’Imperatore che con calma gli disse: “Per onorare la mia parola, non posso fare altro che cederti il mio Impero”.
L’inventore sorrideva e non riusciva a tenere fermi i piedi, quasi volesse mettersi a ballare. La testa si muoveva in un tremito di assenso.

"Portate la mia spada!" disse l’Imperatore.
Un ciambellano gliela porse. Lui estrasse dal fodero il simbolo della sua potenza, di fronte al quale si erano inchinati popoli interi e sotto il quale molti altri erano stati sottomessi.
Si pose di fronte all’inventore, alzò solennemente la spada in alto e, con un movimento dapprima lento ma poi sempre più veloce quasi come la crescita dei chicchi sulla scacchiera, gli tagliò la testa.

L’inventore non si accorse di nulla, la sua testa rotolava ma continuava ad avere il solito sorriso ebete.

L’Imperatore ripose la spada, pensò solo per un attimo a quanto si possa essere stupidi e intelligenti al tempo stesso, e tornò a giocare a scacchi.

(mia versione)

Ogni volta che penso a questa storia mi domando: "Noi che siamo così intelligenti, in quale casella della scacchiera ci troviamo? Saremo ancora in tempo a fermarci prima di perdere la testa? O è già troppo tardi?".

Fare clic sull'immagine per ingrandirla

sabato 10 ottobre 2009

La sicurezza delle estrazioni petrolifere

Dal sito di Maria Rita D'Orsogna, si può leggere la notizia - che nessun'altro ha dato - dell'esplosione di un pozzo nell'oceano indiano tra Timor e l'Australia.

Da 21 agosto 500.000 litri di petrolio al giorno si riversano in mare.

La piattaforma era del 2008 e i tentativi di fermare la perdita sono tutti falliti.

In fondo al post citato ci sono tutte le fonti con le informazioni e le foto aggiornate.

Poichè un'immagine dice più di mille parole, ho preso la foto da satellite della sola chiazza più grossa e vi ho avvicinato una cartina dell'Abruzzo nella stessa scala (non ho tenuto conto delle correnti che probabilmente ne porterebbero gran parte sulla costa, quel che mi interessa è dare l'idea delle dimensioni della sola chiazza principale).

Questo è il risultato (il tratto di costa visualizzato corrisponde all'intero Abruzzo):


Come si può pensare di correre questo rischio?
E correrlo pure in cambio di niente?

lunedì 21 settembre 2009

Si può fare!

Negli ultimi giorni sono stato parecchio impegnato.

E' successo che, a pochi giorni dalla scadenza dei termini per le osservazioni, è stato finalmente possibile leggere la valutazione di impatto ambientale relativa alla piattaforma petrolifera Elsa2 di fronte ad Ortona. Nonostante si tratti di atti pubblici, per poterli conoscere c'è voluto qualcuno che sfidasse in prima persona - questa volta con successo - la burocrazia.

Quando l'ho letta, la prima impressione è stata di incredulità: il nome fa pensare a un'analisi approfondita e completa; mi aspettavo una tesi ben costruita, un castello di dati ben organizzato e difficile da confutare, invece nulla di tutto ciò: il documento era poco più che carta straccia, errori e omissioni erano evidentissimi.

Invece di scuotere la testa, continuare a lamentarmi e attendere che altri intervenissero, ho deciso di scrivere le mie osservazioni: l'ho fatto di notte perchè questi sono giorni pieni, ma tutto sommato non c'è voluto molto e alla fine, nei tempi previsti, è partita una mia raccomandata verso il Ministero.

La cosa bella è che nel frattempo anche altri stavano facendo lo stesso, e così molte altre osservazioni (anche assai più complesse della mia) sono già state inviate al Ministero. Anche la Provincia di Chieti ne ha dovuto prendere atto ed ha promesso le proprie (la regione invece proprio non ci sente).

In poche parole dei normali cittadini si sono mossi e sono entrati come protagonisti in un processo amministrativo che normalmente avviene sulla loro testa.

Normalmente infatti questi documenti (che ho scoperto essere uno la copia dell'altro) vengono approvati nel silenzio. Per spiegare come ciò sia possibile non vedo che due alternative: o chi le approva è un incapace o esegue ordini superiori. Questa volta però il funzionario saprà che molti potranno dire di averlo avvertito: non sarà così facile fare finta di niente.

Non so se si capisce ma sono molto soddisfatto di aver partecipato anch'io.

La V.I.A. e i documenti con le osservazioni - aggiornati via via che ne arrivano di nuovi - sono pubblicati qui. Il nostro lavoro non serve però ad indicare i problemi ai petrolieri - li conoscono benissimo - ma a informare tutte quelle persone che si affidano al fatalismo, che si fidano della televisione e di questi politici, che non hanno tempo, che sono convinte che il petrolio faccia del bene. Pertanto, invece di lamentarvi o di parlare per sentito dire: scaricate i documenti e leggeteli; ora le informazioni ci sono.

E' bene infatti che ci siano più persone informate possibili perchè questo è solo l'inizio: tra poco sarà infatti la volta di Ombrina Mare, tra San Vito e Casalbordino.

Si legga anche qui e qui.