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martedì 8 giugno 2010

Le balle che preludono al caos


di Massimo Fini sul Fatto quotidiano del 1 giugno 2010

Nell'ultima pagina del mio libro Il denaro. Sterco del demonio, del 1998, dopo aver raccontato la trionfale cavalcata del denaro dall'epoca della sua prima apparizione (…) ai giorni nostri e della sua progressiva trasmutazione, quasi alchemica, da mero intermediario dello scambio, per evitare le triangolazioni del baratto, e misura del valore a merce vera e propria sia pur assai volatile, così concludevo: “Il giorno del Big Bang non è lontano. Il denaro, nella sua estrema essenza, è ‘futuro’, rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro,rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro a uso del presente.
Se il futuro non è eterno ma ha una sua finitudine noi, alla velocità cui stiamo andando, proprio grazie al denaro, lo stiamo vertiginosamente accorciando. Stiamo correndo a rotta di collo verso la nostra morte, come specie.
Se il futuro è infinito e illimitato lo abbiamo ipotecato fino a regioni temporali così sideralmente lontane da renderlo di fatto inesistente. L'impressione infatti è che, per quanto veloci si vada,anzi proprio in ragione di ciò, questo futuro orgiastico arretri costantemente davanti a noi. O, forse, in un moto circolare, nietzschiano, eisteiniano, proprio del denaro, ci sta arrivando alle spalle gravido dell'immenso debito di cui l'abbiamo caricato.
Se infine, come noi pensiamo, il futuro è un tempo inesistente, un parto della nostra mente,come lo è il denaro, allora abbiamo puntato la nostra esistenza su qualcosa che non c'è, sul niente, sul Nulla.
In qualunque caso questo futuro, reale o immaginario che sia, dilatato a dimensioni mostruose e oniriche dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente.
Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perché non avremo più futuro, nemmeno da immaginare. Ce lo saremo divorato”.
È quanto sta accadendo, anche se non nei termini così radicali che io indicavo. Per un collasso definitivo ci vorrà ancora un po' di tempo. Non molto. Il prossimo colpo sarà quello del ko.
Lo ammette il ministro dell'Economia Giulio Tremonti in un'intervista (…) . Tremonti ammette cioè che (...) la crisi è stata temporaneamente tamponata immettendo nel sistema altro denaro inesistente, drogato, tossico non meno dei titoli "tossici", nella speranza che il cavallo dopato faccia ancora qualche passo in avanti. Ma la cosa non può durare ancora a lungo, perché, prima o poi, arriva il momento fatale dell'overdose mortale.
“Ma come può intervenire la politica?”chiede a questo punto l'intervistatore (…) “È già molto capire e l'impressione è che, sopra i popoli, superato lo choc iniziale, anche segmenti sempre più ampi delle classi dirigenti comincino a capire ”. Ma noi non abbiamo bisogno di classi dirigenti che capiscono le cose quando sono già avvenute, che ci dicano il risultato della partita quando è finita. Ciò che io, che non sono un economista, avevo capito o intuito nel 1998, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti aveva il dovere di capirlo almeno nel 2007 quando ci fu il tracollo dei subprime americani. Le sue prediche di oggi, elargite con gran prosopopea, sono inutili oltre che sommamente irritanti (...). E ciò vale, ovviamente, non solo per Tremonti ma per tutte le classi dirigenti occidentali, politici, economisti, imprenditori, intellettuali che o non hanno capito, e allora sono dei coglioni indegni di dirigere una Asl, o sono dei mascalzoni che hanno fatto finta di non capire e ci hanno ingannato come continuano ad ingannarci. Perché anche la distinzione fra capitalismo finanziario e capitalismo industriale (l'“economia reale”) è un inganno. Anche il capitalismo industriale si basa sulla stessa logica di quello finanziario: una inesausta scommessa su un futuro, additatoci continuamente, per tenerci al basto, come Terra Promessa, che arretra costantemente davanti ai nostri occhi con la stessa inesorabilità dell'orizzonte davanti a chi abbia la pretesa di raggiungerlo. Se mai il capitalismo finanziario, con la sua brutalità, ha il pregio di smascherare questo giochetto infame che dura da due secoli e mezzo e che deve finire.
E finirà.
In un bagno di sangue, quando, crollato questo modello di sviluppo paranoico, la gente delle città,accorgendosi che non può mangiare il cemento e bere il petrolio, si dirigerà verso le campagne dove verrà respinta a colpi di forcone da chi, avendo compreso le cose per tempo, sarà tornato, come ai vecchi tempi, all'economia di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) in cui il valore di una mucca, a differenza di quello del denaro o del petrolio, resta sempre tale, perché una mucca bruca, trasforma l'erba in latte, caga come dio comanda e concima, in un ciclo biologico perfetto, e, al limite, se ne può sempre fare bistecche.


In quanto a Tremonti e a tutti i Tremonti della Terra per loro è pronto, se saranno ancora vivi, l'albero cui saranno pregati di appendersi.

www.ilribelle.com

mercoledì 26 maggio 2010

Riso nero


Oggi, mentre parlavo del rapporto ISTAT e sul futuro dei giovani che ne viene fuori ad una classe ben al di sotto di quelle stesse medie, un mio studente maschio ha trovato la soluzione: "Ci prostituiremo tutti!" ha esclamato.
Ho colto l'occasione al balzo per un appunto di economia sul rapporto tra domanda e offerta, ma - devo dire - che la proposta ha un suo senso: forse solo così possono mettere a "frutto" capacità e competenze a me ignote. Già posso immaginare le catene di "Fast Fott" con la loro accattivante pubblicità: "solo carne italiana a partire da 3€".

Risate amare e futuro nero

sabato 3 ottobre 2009

Slovenia batte Italia (per non parlare della Grecia)

Io penso che andremo sempre peggio, che le azioni di questo governo, dei precedenti e di quelli che verranno, compresa la fantascientifica ipotesi che torni a governare questa opposizione, porteranno l'Italia alla rovina.
Quando sono ottimista spero che ci sia ancora una possibilità per me di vedere e contribuire all'inizio della risalita, ma normalmente penso che - nella migliore delle ipotesi - ci vorranno generazioni per rialzarsi.

Non è un'opinione basata su un atto di fede (anche le catastrofi hanno i loro adoratori), ma è una convinzione nata da una serie di dati e di osservazioni, anche quotidiane.

Oggi ad esempio scopro, non dai telegiornali ma da noisefromamerika, che:
Questa mattina leggo su Corriere.it che il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita dell’economia italiana per il 2010 di ben 0,2%. Questo rispetto alla stima di qualche mese fa che era di -0,1% (sempre per il 2010) ed avrebbe significato il terzo anno consecutivo di recessione italiana, unico caso al mondo.

Vado dal barbiere e sento un programma radio che esulta per la fine della crisi. Posso solo immaginare come i TG pomperanno questa notizia ignorando che stiamo parlando di stime, e che siamo sempre nel margine di errore del prefisso internazionale: lo 0,0%.

Vado nel sito del Fondo Monetario, mi guardo i dati aggiornati del World Economic Outlook del 2009, e trovo conferma di un fatto ben più importante da sottolineare. Come già previsto nel 2008, quest’anno la Grecia ha sorpassato l’Italia in reddito pro-capite.

Cosa vuol dire? Significa che mentre i nostri cugini mediterranei fino ad una decina d’anni fa erano tra i più poveri dell’Europa occidentale (a livelli del Meridione), da quest’anno (per quanto abbiano problemi di deficit, di debito, e di governi che cascano) i greci sono mediamente più ricchi degli italiani.

Non ho sentito nessun organo di informazione che sottolinei questo patetico, per noi non per i Greci, fatto.

Se questo smacco non bastasse, la notizia ben più clamorosa è che dalle stime del Fondo Monetario risulta che entro l’anno prossimo (il 2010) la Slovenia supererà l’Italia in reddito pro-capite. Vuol dire che nel giro di pochi mesi gli sloveni saranno mediamente più ricchi degli italiani.

Questo è un avvenimento importante, da celebrare a livello europeo. È un giro di boa, un traguardo, la fine della transizione dei paesi dell’Est europeo. Il primo della classe dei paesi europei usciti dal comunismo sorpassa l’ultimo della classe dei paesi socialisti dell’Europa occidentale.

....

Mi spiace fare il guastafeste quando il diktat mediatico invita a celebrare la fine della crisi. Ma se la gerontocrazia insiste che l’ottimismo è una variabile nella funzione di crescita, allora tanto vale buttarla sul ridere. Meglio allenare i nostri figli per un futuro di incursioni nelle villette dell’Albania.

giovedì 27 agosto 2009

La Cina e le terre rare

Stanno per finire le vacanze e la situazione non cambia: brutta con tendenza al sempre peggio (con l'aggravante dei temporali di fine estate in arrivo).

Tra le varie notizie, oggi riporto quella dell'intenzione della Cina di bloccare del tutto o di limitare, ben al di sotto delle attuali richieste, le esportazioni di terbio, disprosio, ittrio, tulio, lutezio, neodimio, europio, cerio, lantanio (terre rare).

Si tratta di materiali indispensabili per l'elettronica: da quella di consumo a quella militare compresa anche quella necessaria alle energie alternative.

Il problema nasce dal fatto che la Cina detiene il 95% della produzione mondiale di questi materiali.

Non sono quindi solo il petrolio, il gas, il carbone, l'acqua, il cibo, a scarseggiare, ma potrebbero di colpo venire a mancare molti di quei materiali che oggi fanno "girare" l'economia dei paesi "avanzati".

Con un esempio da manuale di aumento dell'entropia oggi, in pochissimi mesi, un materiale confinato nelle viscere della terra in Cina viene trasferito (ad esempio) in un telefonino, che passa dal negozio alle nostre tasche ed infine alla discarica o - peggio - in un inceneritore dove viene bruciato e disperso - senza alcuna possibilità di ritorno, sotto forma di una polvere eterna - sul nostro bel paese tecnologicamente avanzato.

Cosa succederà: tutta l'elettronica diventerà cinese? Solo i cinesi disporranno di prodotti elettronici? Si scateneranno guerre per il possesso delle terre rare? Tutto continuerà come ora, solo con qualche aumento dei prezzi? Finirà per sempre la breve era dell'elettronica a basso costo, con molti meno prodotti di prezzo notevolmente più alto? Avremo solo pochi prodotti realmente utili, funzionali e duraturi da cui, a fine vita, verrà recuperato tutto il recuperabile e rinascerà la professione del riparatore elettronico? Non male quest'ultima possibilità!

Io non so prevederlo, vedo solo che il piano della Cina è per gli anni 2009-2015 e che quindi non ci sarà molto da aspettare.


(Blog da cui ho preso lo spunto)

venerdì 24 aprile 2009

Un simbolo del nostro tempo





Oggi abbiamo visitato il centro di elaborazione dati della Banca d'Italia.

La mia parte tecnica è rimasta a bocca aperta: cavi, fibra, reti, mainframe, potenza di calcolo, sistemi di controllo, disaster recovery, storage ....

Ma stare dentro il cuore tecnologico dell'economia mi ha fatto effetto anche da un altro punto di vista.

Passare attraverso un mainframe che costa di affitto 25€ al minuto (40 milioni di € ogni tre anni) ti colpisce, ma pensare ai milioni di euro che in quei pochi istanti scorrevano su quei circuiti colpisce molto di più.

Guardare le cartucce magnetiche in cui sono memorizzati centinaia di terabyte di dati fa impressione, ma pensare che quella piccola scatoletta rotta, che ci veniva mostrata come esempio, conteneva ancora traccia di migliaia di storie belle e brutte: i conti correnti con i risparmi di innumerevoli vite, i mutui per l'acquisto delle case, le pensioni, le fatture del dentista e dell'idraulico; ecco, pensare a questo mi stordiva.

Noi diamo un valore al denaro, è una delle certezze della nostra vita ma è una certezza che crollava di colpo vedendolo così immateriale, trasformato in un flusso infinito di zeri ed uni. Dietro il sipario della tecnologia intravedevo qualcosa di costruito sul nulla.

Con questi pensieri sono arrivato all'uscita dove, gentili, ci hanno fatto un regalo. Un regalo incredibile: alcune migliaia di euro ridotte ad un tronchetto di trucioli. Ce n'era per tutti, su un carrellino mezzo milione di euro in tronchetti.

Stasera non riesco a staccarmi da questo oggetto, lo guardo e lo riguardo, mi immagino cosa ci sia stato dietro a questi frammenti: stipendi, regali, elemosine, acquisti di ogni tipo e storie, storie, storie. Quante migliaia di mani hanno toccato queste banconote? Quanta gioia e quanto dolore, quanta fatica e quanto tempo dietro a questo denaro ora ridotto a nulla?

E' un simbolo del nostro tempo, ancora non riesco a comprenderlo appieno ma mi mette una profonda inquietudine.

lunedì 17 novembre 2008

Andiamo avanti tranquillamente

Mi guardo intorno e vedo tutti tranquilli, nessuno pare vedere la tempesta in arrivo. Anche io quasi non ci credo, dopo tanto tempo che prevedo una rovina tipo Argentina quasi quasi spero di sbagliarmi. Però mi torna sempre più spesso alla mente una canzone di De Gregori che dice:

signor mozzo io non vedo niente
è solo un po' di nebbia che annuncia il sole
.. andiamo avanti tranquillamente!

(per chi non conoscesse la canzone: la nave è il Titanic)

Su questo argomento avevo scritto un post citando abbondantemente un articolo tratto da www.lavoce.info:
La crisi dei mercati finanziari si trasferisce all'economia reale. Tra qualche mese inizieranno le vere e proprie riduzioni di personale e i primi a essere colpiti saranno i circa quattro milioni e mezzo di lavoratori precari. Per questo l'Italia ha urgente bisogno di introdurre un sussidio unico di disoccupazione, a cui si acceda indipendentemente dal tipo di contratto con cui si è stati assunti. Dove trovare le risorse? Sufficiente utilizzare i fondi destinati in via sperimentale alla detassazione degli straordinari, un provvedimento che invece diminuisce l'occupazione.
Potete leggere l'articolo completo qui.

Ma poi ho dovuto tagliare tutte le citazioni per non essere troppo lungo. Infatti, cercando una immagine adatta, ho trovato un intervento, scritto nel lontano mese di Aprile, che come il mio parla del Titanic e che voglio citare per intero perchè mi trova del tutto d'accordo:
La maggior parte delle persone non capisce nulla, ed è ignorante (spesso per scelta) come una campana: quelli non si possono salvare, ci si deve invece SALVARE DA LORO. Proprio gli ignoranti spesso trascinano le persone sapienti nella rovina, quando le ultime, spinte da una misericordia cattolico-sinistroide-buonista, cercano di salvarle. Nella vostra vita di tutti i giorni, identificate le persone probe con cui anche domani vorreste ritrovarvi, e fateci squadra... con quelli sì che potete discutere di cose importanti e magari darvi una mano per quel disastro che verrà. Che gli altri si fottano: noi dobbiamo solo sapere come e dove scappare, al momento giusto.

Tra le varie Cassandre mondiali, che si sono affannate negli ultimi anni a diffondere la consapevolezza della crisi in arrivo, questa è una posizione che comincia a farsi strada sempre di più. Malgrado i mille sforzi compiuti, pare che la gente voglia ostinatamente rimanere sorda, e continuare a perseguire il "diritto" allo spreco, al benessere, al consumo anche di fronte all'inevitabile catastrofe. Perchè, e proprio questo è il punto, tale atteggiamento ha reso la crisi inevitabile e oramai impossibile da prevenire.

Allora, l'unica cosa rimasta da fare è coalizzarsi con persone capaci e preparate, fare network, organizzarsi per salvarsi le penne non solo abbandonando i "sordi" al proprio destino, ma anche facendo in modo di tenersene alla larga quando, presi dal panico, daranno il colpo di grazia a ciò che rimane della società civile. Come sul Titanic, i mille disperati che si arrampicano sulla scialuppa rischiano di far affondare tutti.

Voi cosa ne pensate? Personalmente, credo che non smetterò di far sentire la mia voce fino all'ultimo istante: se non per buonismo, almeno perchè ogni consapevole in più sarà un problema in meno. Ma riesco a comprendere chi ha gettato la spugna e comincia a pensare a sé.

Fonte

lunedì 20 ottobre 2008

Crepare da ricchi o vivere (magari anche meglio) un pò più poveri?

,
Questa mattina, in ospedale, c'erano tanti bambini a fare le prove allergometriche, chi ipersensibile a quel che respira, chi a quel che tocca, chi intollerante verso quel che vorrebbe mangiare.

Piccoli uomini aggrediti dall'ambiente che li circonda, emblema di come stiamo avvelenando il nostro futuro. Ancora una volta una prova sotto gli occhi di tutti e che nessuno vuole vedere.


Così stasera voglio prendere spunto da questo articolo per parlare di come stiamo lasciando distruggere il nostro mondo.

La polemica scoppiata tra Italia ed Europa sulla riduzione delle emissione di CO2, sembra interessare poco alla gente. Invece qui ed ora si gioca il nostro futuro.

La riduzione della disponibilità del petrolio, impone delle scelte riguardo alla produzione di energia.
Ridurre il CO2 significa ridurre la quantità di energia prodotta bruciando idrocarburi (petrolio e derivati). Usare energie alternative, ridurre gli sprechi e aumentare l'efficienza energetica contrasta infatti l'effetto serra che potrebbe distruggere il pianeta così come lo conosciamo.
Contrari a tali risparmi e alle fonti alternative ci sono le lobbies del commercio e del petrolio ed i paesi produttori perchè la riduzione del consumo di idrocarburi ne spingerebbe in basso i prezzi. Gli stessi soggetti sono anche favorevoli al ritorno al carbone (che provoca ancora maggiori emissioni di CO2). Carbone, commerci e petrolio fanno capo principalmente agli USA (che detengono anche le maggiori scorte di carbone al mondo) e non a caso Bush ha sempre fatto saltare gli accordi di Kyoto, sostenendo che il tenore di vita degli americani non era negoziabile.
Si noti che è lo stesso Bush che tanto bene si è comportato nella gestione dell'economia mondiale: mantenendo alto il tenore di vita degli americani e facendo ripagare i loro debiti all'intero pianeta.

Queste lobbies, non potendo più sostenere che l'effetto serra e il problema della limitata disponibilità del petrolio siano delle sciocchezze, ora obiettano sui costi.
Il nostro governo (da sempre appiattito sulle posizioni di Bush) oggi sostiene in Europa che la riconversione industriale costerebbe troppo, quindi non sarebbe sostenibile, non in questo momento.
Quello che non dicono, e che rende i conti sbagliati, è che a fronte di investimenti inizialmente onerosi, un paese risparmierebbe già nel medio periodo per la riduzione strutturale dei consumi, risparmierebbe sulle spese sanitarie grazie alla riduzione di molte patologie dovute all'inquinamento, risparmierebbe sui costi di smaltimento delle scorie, sul disinquinamento. Il petrolio durerebbe più a lungo e si potrebbe affrontare con maggiore calma la crisi legata al suo esaurimento. Infine, anche se difficile da valutare economicamente, aumenterebbe la qualità della nostra vita!

La verità è che non sono i costi ad essere proibitivi, ma è che i centri di potere basati sullo status quo, sull'energia ricavata dal petrolio, perderebbero enormi profitti insieme al potere di condizionare le scelte politiche planetarie.

Ma in qualunque caso: il non voler ridurre i consumi avviene al prezzo della distruzione del pianeta!
Non dovrebbe essere difficile capire che, di fronte alla sopravvivenza del mondo, il problema dei costi diventa comunque relativo.


Ognuno di noi, qualunque sia la sua convinzione politica, magari nel profondo di se stesso, sa bene che abbiamo ridotto la terra allo stremo. Ma fingiamo di non saperlo, preferendo credere ai falsi profeti del "tutto va bene". Ma l'ambiente è necessario alla nostra sopravvivenza, perciò smettiamola di credere a quelli che ci raccontano bugie rassicuranti!

In conclusione, si tratta di scegliere se "crepare da ricchi o vivere (magari anche meglio) un pò più poveri".
Ho dei figli, vorrei potessero avere un futuro. Per questo motivo dovremmo batterci ferocemente, con tutta la forza possibile, senza paura e senza sconti contro i Berlusconi i Bush e le ENI di turno che antepongono il profitto alla sopravvivenza del pianeta. E se si manca questa svolta ora non credo ci sarà più tempo
.


Molti al governo vaneggiano anche di una soluzione basata sul nucleare, sui rifiuti come "combustibile" o sui biocarburanti. Ne riparlerò.

Un'ultima triste considerazione: invece di proporre un nuovo (migliore) modello di vita, l'opposizione(?) riesce solo a lamentarsi per la brutta figura fatta dall'Italia di fronte all'Europa.

venerdì 10 ottobre 2008

Ed io pago ...

Ho cercato di capire quanto sta accadendo nel mondo del denaro, ho trovato parecchie informazioni, in particolare mi sono imbattuto in un interessantissimo blog di economisti dove, tra le altre cose, ho trovato un articolo che descrive cosa sta accadendo in maniera per me comprensibile. Il link del sito lo trovate nei preferiti; nel seguito c'è invece un sunto dell'articolo (i corsivi sono miei) seguito da un mio modestissimo commento e da ulteriori citazioni da altre fonti. Cliccare qui per l'articolo completo.
Le "banche" (nel senso lato) hanno perso un numero imprecisato di miliardi di dollari, o euro. L'han fatto facendo investimenti reali sbagliati, investendo in "equities" che non valgono più niente (come i ben noti mutui subprime), che sono evaporate e che nessuno vuole.
La perdita complessiva dovrebbe però essere tale da uccidere qualche banca, ma non
l'intero sistema. Le banche, però, sono anche sepolte da una montagna 50 (forse 100)
volte più grande di scommesse andate a male (i cosiddetti derivati). Andate a
male perché: tutti han scommesso nella stessa direzione e per cifre enormi. Per far scommesse si son prestati soldi l'uno con l'altro, garantendosi con dei pezzi di carta che dicevano che dietro c'erano delle case e delle cose "AAA". Ora tutti devono pagare cifre enormi per una o l'altra delle scommesse che hanno perso, cifre che non hanno. Il fatto che B debba a C una cifra uguale o magari inferiore a quella che A deve a B (cioè B è in teoria in attivo perchè ha più crediti che debiti) non consola, perché A, a sua volta, non riesce a farsi dare i soldi da D, quindi non può pagare B .... Per salvarsi, le banche stanno disperatamente chiedendo prestiti l'una all'altra, offrendo in cambio quei pezzi di carta (gli investimenti reali) di cui prima. Solo che, ora, uno o due ogni dieci di quei pezzi di carta sono marci, e nessuno sa quali siano. Per cui nessuno li accetta. Tra l'altro, poiché tutti sono pressati dalla paura di dover pagare scommesse enormi, chiunque ha un pelo di liquidità se la tiene e non la presta a nessuno. Se tutti esigono pagamenti e nessuno fa credito, tutti o quasi tutti sono
incapaci di pagare, e falliscono.
Inoltre tutti ora si sono "convinti" che la situazione è drammatica (aiutati in questo dalle dichiarazioni delle autorità politiche e monetarie) e nessuno vuole dare prestiti a nessuno, per paura di fallimenti altrui. Poiché nessuno fa prestiti a nessuno e tutti capiscono che senza prestiti l'economia non va avanti, tutti hanno cominciato, razionalmente, a predire una forte recessione per fine anno e l'anno prossimo. Forte recessione vuol dire disoccupazione, salari che si riducono, gente che non può più pagare i mutui, quindi più perdite per le banche, quindi meno credito, quindi più imprese che falliscono e più disoccupazione, eccetera ... Questo spiega la caduta vertiginosa dei valori delle azioni di tutte le imprese, anche di quelle che con le banche, i mutui e l'edilizia non hanno nulla a che fare. Per dirla con un linguaggio che agli economisti teorici piace tanto: un fatto reale relativamente piccolo (-500 miliardi in equities) ed una serie di segnali credibili e pessimisti da parte delle autorità politiche e monetarie, hanno convinto tutti di gettare al vento le aspettative ottimistiche e di assumere quelle super pessimistiche, portando l'economia su un nuovo sentiero di equilibrio, un sentiero da depressione.

Nell'articolo l'autore richiama tutta una serie di provvedimenti inconcludenti terminando con l'ultimo:
Oggi, e smetto qui, Paulson annuncerà che anche lui nazionalizza qualche banca per costringerle a prestare alle imprese, imitando per una volta gli europei che son già pronti a farlo. (VW e D'Alema, nel frattempo, protestano perché non li hanno consultati, che sono come Obama e vogliono dire la loro! Secondo voi, qualcuno nel loft sa cosa sia, per davvero, un CDS? No perché SE lo sanno, allora avrebbero dovuto raccontarlo ai loro amministratori locali ... ma questa è un'altra storia, di cui parliamo finita la buriana.)
Tutto questo solo nelle ultime due settimane, tralascio gli andirivieni dell'ultimo anno e mezzo.
Un'idea nuova al giorno non sembra togliere il male d'intorno, anzi sembra generarlo. Tutto questo agitarsi non serve a nulla; riempire il mercato di liquidità "artificiale" non forzerà mai le banche a prestare soldi che non intendono prestare. .... Pur portandolo all'acqua, non si può obbligare a bere un cavallo che non vuole!

Dovremmo, quindi, calmarci e chiederci perché mai il cavallo non vuole bere. In molti abbiamo dato la medesima risposta, risposta che (a parole) anche le autorità monetarie, fiscali e creditizie condividono: il cavallo non intende bere perché teme che l'acqua sia avvelenata. L'unica soluzione, quindi, è convincere il cavallo, provandoglielo, che l'acqua avvelenata non è. Semplice no? Occorre far esaminare l'acqua e, mano a mano che arrivano i risultati, farli vedere ed intendere al cavallo, facendogli capire sia quale parte del ruscello non è avvelenata sia quale lo sia e come si intenda bonificarla.


Vorrei insistere oggi sull'informazione, sul cui terreno le banche centrali e le autorità monetarie stanno facendo un pessimo lavoro. Abbiamo chiesto di aprire i libri delle banche. Ci è stato risposto che "aprire i libri" richiede mesi, forse anni. Ragionevole obiezione; la mia impressione, però, è che forse non servano mesi per cominciare a produrre l'informazione che serve. La mia impressione è che tra regolatori, banche centrali ed altre autorità di vigilanza o associazioni professionali, vi siano abbondanti informazioni su quali parti del ruscello siano inquinate e quali no. Credo vi siano anche informazioni sul tipo di veleno e sulla quantità del medesimo che si trova in varie parti del ruscello. È questo che il cavallo ha bisogno di sapere. Solo che vi è una forte reticenza a rendere pubbliche tali informazioni e ad agire in base ad esse.

La ragione mi sembra chiara, anche se triste: rendere le informazioni pubbliche forzerebbe ad agire su di esse, portando al fallimento di alcune banche (non tutte, alcune). Le potenziali vittime non gradiscono, sperano di salvarsi ed il regolatore (parzialmente o totalmente catturato da un'industria che protegge se stessa) si adatta cercando di salvare tutte le banche. Pessima idea: solo alcune banche possono essere salvate, qualsiasi ipotesi sia vera. Tentare di salvare tutte le banche potrebbe portare alla distruzione del sistema nel suo complesso. Questo mi sembra il rischio, serio, che stiamo correndo. È necessario accettare che vi siano dei morti per evitare la strage: i medici preposti devono segnalare gli infermi e lasciare che il branco li divori. Il problema è fare questo in modo credibile, cosa che diventa vieppiù difficile ogni giorno perché, da un paio d'anni, l'infomazione sul virus non circola.

Vi è, forse, una seconda ragione dietro alla reticenza delle autorità a rendere pubbliche informazioni chiare e credibili. A fronte di tali informazioni il pubblico potrebbe cominciare a chiedersi: fino ad ora, dov'eravate? Fino ad ora, queste informazioni dov'erano celate? Perché non vi è stato intervento un anno o due o tre fa? In che senso tutto questo non è anche (anche, sia chiaro, anche) frutto di seria e colpevole negligenza? Domande sgradevoli, meglio evitarle; specialmente in un periodo di crisi.
In realtà di informazione, nei cassetti giusti, ce n'è parecchia. Chi sta male e chi sta bene forse non è così difficile da scoprire, basta un po' di sforzo. A buon intenditor, poche parole.



Letto questo io mi domando come si muoverà il nostro governo il cui presidente possiede una banca, è entrato in Mediobanca ed è "amico" di tutti i banchieri?
La risposta ce la stanno dando tutti i giorni: "Nessuna banca fallirà, se sarà il caso ci penserà lo stato". Tradotto: le banche che hanno sperperato il nostro denaro verranno salvate con il nostro denaro; noi togliamo i soldi dalle banche, sia da quelle buone che da quelle avvelenate, li diamo allo stato comprando BOT e lo stato usa i soldi dei BOT per le banche avvelenate. Al più, dice tremonti come lo sciamano che presenta il sacrificio al popolo bue, manderemo a casa i dirigenti che si sono mostrati incapaci....

La mia idea la ritrovo in questo articolo:

L’essenza di un mercato funzionante si sostanzia nella eliminazione degli azionisti che “sbagliano”, avallando errori gestionali commessi dai propri manager. Quando una banca può divenire sottocapitalizzata? Quando è cresciuta troppo ricorrendo al debito, ad esempio; oppure quando si trova a dover svalutare il valore di bilancio di alcuni attivi (prestiti ed investimenti) e non dispone di un sufficiente cuscinetto di mezzi propri. Tutti questi casi configurano, di fatto, errori gestionali. Se la banca non trova nuovi soci sul mercato ed è costretta ad invocare la ricapitalizzazione pubblica, significa che gli errori sono stati gravi. In un sistema imprenditoriale e di mercato funzionante, da ciò consegue la rimozione del management e degli azionisti che tale dirigenza hanno nominato. Invece, se il Tesoro dovesse entrare con azioni prive di diritto di voto, si limiterebbe a preservare la proprietà, eventualmente rimuovendo il management, magari “a furor di popolo”, con la pubblica gogna di quelle tirate moralistiche di cui l’attuale ministro dell’Economia è indiscusso specialista. Di fatto, soprattutto nei casi in cui il controllo di una banca italiana è nelle mani di Fondazioni, un siffatto intervento finirebbe col determinare la conservazione di un’oligarchia proprietaria. Non esattamente il modello di mercato che abbiamo in mente.


Per quanto riguarda il ritorno dello stato è illuminante questo articolo: "Il ritorno dello Stato (per soccorrere il privato)" da cui cito:

Ci vuole davvero uno sforzo grande per adeguarsi in fretta. ... Per riconoscere - senza perdersi - il nuovo paesaggio, al cui centro svetta lo Stato al posto del mercato. Il Pubblico al posto del privato. Quasi fossimo tornati indietro. Un ritorno al futuro. Anche se - a ben vedere - qualcosa manca nell'immagine del passato che ritorna. In particolare: lo Stato sociale, previdenziale e provvidenziale. Quello che garantiva - e spendeva tanto - per salute, lavoro, educazione, assistenza, pensioni. Quello Stato lì: non ritorna. O meglio: non "deve" tornare. Quello Stato lì: va aperto al mercato (che solo in questo caso torna ad essere considerato un valore). Pesa ancora troppo, si dice con rammarico. E - per questo - va ridimensionato. Troppi professori - perdipiù incapaci; troppi chirurghi macellai; e troppi maestri (torniamo ai maestri unici - e anche così sono troppi). Così la sensazione di essere proiettati all'indietro - nel vortice del passato - un poco sfuma. Non è lo Stato che domina il mercato, del pubblico che guida il privato.
Questo Stato non rimpiazza il mercato, ma lo soccorre. Sostiene le banche più delle scuole. Le borse molto più della sanità. E non promette più benessere sociale (come potrebbe?), ma sicurezza individuale. Sorveglia il nostro mondo, affronta le paure - senza dissolverle. E' lo Stato al servizio dei privati. Lo Stato che stigmatizza gli "statali" (fannulloni) e i servizi "pubblici" (inefficienti). Per cui non riesce a curare la nostra inquietudine, ma, anzi, la alimenta. ...

Se poi si vuole un sunto delle stupidaggini (in grado di creare disastri) che sono state dette da chi ci governa(?) nei due giorni trascorsi dal primo articolo che ho citato, si può leggere questo articolo: "Il premier promoter".

ed infine, per ora, per farsi qualche amara risata si può leggere questo articolo: "Lo Statomat ci salverà" di Michele Serra

Continua ...