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lunedì 24 ottobre 2011

Et voilà les jeux sont fait!

''Dopo quattro decenni di dittatura brutale e otto mesi di una sanguinosa guerra, i libici possono ora celebrare la loro liberta' e l'inizio di una nuova era''. Lo afferma il presidente Usa Obama in un messaggio ai libici. Da Londra il ministro degli Esteri britannico, Hague, definisce l'annuncio ufficiale della ''liberazione'' della Libia, come ''una vittoria storica del popolo libico''. Infine da Parigi il ministro degli Esteri francese Juppe' esalta lo spirito e la dignita' dei libici.

"Il presidente del CNT Mustafa Abdeljalil ha ripetuto a Bengasi che la futura legislazione libica trarrà ispirazione dalla sharia. Ha poi fatto un paio di esempi per spiegare cosa si intende.

“Per esempio, la legge sul divorzio e sul matrimonio (che con Gheddafi proibiva la poligamia e autorizzava il divorzio), questa legge è contraria alla legge islamica e non è più in vigore", ha detto Jalil. “Come nazione musulmana la sharia è alla base della nostra legislazione, pertanto ogni legge che contraddica i principi dell'Islam non avrà valore”, ha detto.



Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 (5 mesi fa!) - parte I


Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte II

Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte III

Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte IV

Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte V

martedì 30 agosto 2011

Aiuti umanitari


Dal 31 marzo noi occidentali scarichiamo amorevolmente bombe sulla Libia per proteggere la sua popolazione (e se qualche volta sbagliamo siamo giustificati dalla voglia di fare del bene). Abbiamo armato una minoranza sanguinaria ribelle, abbiamo pagato mercenari e abbiamo mandato sul terreno le forze militari d'elitè. Ma ancora oggi non siamo riusciti ad impadronirci del paese e forse non ci riusciremo mai perchè il nostro alleato al-Qaeda difficilmente ce lo permetterà.

Questa è semplicemente la storia che nessuno racconta.

Qui c'è - giorno per giorno - l'elenco delle bombe ufficialmente sganciate sulla Libia: il 25 agosto erano in tutto 2708.


domenica 1 maggio 2011

Libia: "non è più vero niente"


Gheddafi è un dittatore sanguinario, Gheddafi è un terrorista, Gheddafi spara sul suo popolo, Gheddafi ha un esercito personale di mercenari, Gheddafi deve essere deposto per il bene del suo popolo, i ribelli sono le sue vittime ma - con un piccolo aiuto - porteranno il paese verso la democrazia.

Sembra tutto chiaro, un coro unanime da destra e da sinistra, tv e giornali, l'ONU e la NATO, la lega si oppone ma solo per la meschina paura di spendere troppo e di un aumento dell'immigrazione.

Che la Libia non sia un paese libero sembra certo: www.freedomhouse.org .

Ma tra le pieghe della rete ci sono voci che dicono che forse le cose non sono come sembrano.
Voci di giornalisti che sono andati in Libia (a Tripoli, non a Bengasi):
Ma questi sono solo complottisti, fanatici anti-occidentali, serpi nel nostro seno, pazzi, comunisti, visionari, sono tutte bugie facili da smentire.

Ma a loro si unisce il vescovo cattolico di Tripoli con parole durissime contro la Nato e l'Italia e ci racconta che a Tripoli - in assenza di telecamere - stiamo uccidendo donne e bambini (in italiano - in inglese).

E i dubbi aumentano, più leggo e più mi faccio domande.

Come mai non vediamo vere manifestazioni a favore dei ribelli ma solo gruppetti di persone con le mitragliatrici montate sui pick-up, che partono sgommando per andare non si sa dove? Eppure a Misurata e a Bengasi vivono più di un milione e mezzo di persone.

Come mai l'esercito mercenario libico non si unisce ai rivoltosi o diserta, ma invece - pian piano e sotto le bombe - avanza e riprende il controllo del territorio?

Prima di tutto non si tratta di mercenari ma di un vero esercito e di una milizia popolare basata sulla leva obbligatoria. La leva obbligatoria in Italia aveva lo scopo di opporsi al potenziale ritorno del fascismo. Un esercito di leva non si presta ai colpi di stato militari. A maggior ragione, quindi: come mai i Libici - istruiti all'uso delle armi - non si ribellano in massa se sono così scontenti?
Leggendo trovo anche che il mercenario con la maglietta dell'ENI di cui parlai in un mio post forse mercenario non era (cercare - Bengasi “liberata” - in questo articolo), ma solo un lavoratore straniero picchiato dai ribelli forse proprio perché straniero. D'altra parte è assai più probabile che a portare la maglietta dell'ENI sia un suo dipendente che non un "mercenario" che notoriamente ha un abbigliamento ben più professionale; che sia stato colpito anch'io da una falsa informazione?

Mi domando: noi ci siamo tenuti Berlusconi per tanti anni e ora rischia di cadere perché pian piano gli italiani si stanno accorgendo che sa solo promettere ma non governare. Cosa avrebbero pensato delle sue "stravaganze" se solo avesse appena fatto qualcosa di buono? Probabilmente se lo sarebbero tenuto stretto. E perché allora lamentarsi delle stravaganze di Gheddafi (e forse anche della mancanza di libertà) se la Libia ha il più alto Indice di Sviluppo Umano del continente? Cioè di quell'indice dell'ONU che valuta la qualità della vita considerando aspetti importanti che il PIL trascura. In questa classifica l'Italia è 23-esima e la Libia 53-esima (prima dell'Africa) su 169. In Libia c'è cibo, ci sono scuole, ospedali, università, strade, carburante, acqua potabile per tutti. Forse i libici - o almeno la maggior parte - sono d'accordo con Gheddafi.

Può non piacerci, ma se Mussolini non fosse entrato in guerra probabilmente sarebbe morto di vecchiaia come Franco, ed allora come mai ci siamo intromessi nelle vicende interne di uno Stato sovrano, cercando di ucciderne il capo che ne è anche il fondatore (anche se con un colpo di Stato organizzato però dai nostri servizi segreti in un albergo di Abano Terme) e che - apparentemente - gode del consenso della sua popolazione? Come mai l'occidente si è scatenato contro la Libia e nulla fa per lo Yemen e il Barhein dove si uccide chi si rivolta?

Gheddafi si è sempre opposto ad Al-Quaeda che ora invece sostiene i ribelli. L'occidente e Al-Quaeda combattono ora fianco a fianco. Perché? Chi sono davvero questi ribelli? Dove sono le prove degli attacchi e delle migliaia di morti civili da cui la risoluzione ONU?

Dove sono i rapporti indipendenti sugli effetti dei bombardamenti intelligenti? E' possibile che dalla prima guerra del golfo le armi abbiamo aumentato il loro quoziente di intelligenza o - forse - i militari hanno imparato a tenere lontani i giornalisti.

Non capisco, non trovo risposte chiare, ma una idea di cosa sta accadendo prende forma.

Forse il Gheddafi visto a Roma non era un pazzo eccentrico, ma voleva solo deriderci e ricordarci il passato da una posizione di forza; ed allora meglio accendere i riflettori sui vestiti, la tenda, i cavalli e le amazzoni.

Forse siamo di fronte a un'altra grande guerra per l'energia: per il gas e per gli ultimi giacimenti rimasti di petrolio della migliore qualità. A una guerra per annullare l'arma costituita dai miliardi di dollari di fondi sovrani libici, trasformandoli in bottino in grado di ridare ossigeno all'economia globale. Una guerra per punire il paese che impone alle compagnie petrolifere le royalties più alte del mondo (85% contro il 4% o meno dell'Italia). Una guerra a uno stato che se non è socialista sicuramente si oppone alla logica di mercato occidentale.

Il piano sembra semplice: spazzare via Gheddafi per sostituirlo con qualcosa di ancora peggiore per i libici ma presentato dietro il luccichio pubblicitario del consumismo spacciato per democrazia.

Forse Berlusconi (con l'idiota complicità del PD e del capo dello Stato - che si è nuovamente dimenticato della Costituzione) ci ha ficcati in una guerra che abbiamo perso in partenza.
Senza nemmeno capire cosa stava facendo, ha distrutto in un attimo una delle più importanti posizioni di politica estera ottenute dall'Italia nel dopoguerra. L'amicizia con la Libia - costruita in quarant'anni a partire da Enrico Mattei - è sempre stata indigesta ai nostri alleati, ma ci dava una fonte energetica fondamentale (senza neppure il cruccio morale di dover derubare le popolazioni - viste le royalties). Poiché l'energia - che ci piaccia o no - ci servirà ancora, perdere il legame preferenziale con la Libia ci costerà assai salato. Forse Berlusconi pensa che - tenendoci un paio di inverni al freddo - diventeremo più favorevoli al nucleare e a bruciare di tutto?

La guerra non potrà essere vinta sul campo dai "ribelli" e Gheddafi non se ne andrà perché il suo popolo lo sostiene (se così non fosse, sarebbe già caduto), forse solo la sua morte per mano di qualche bomba potrà destabilizzare il paese, ma neppure questo è certo perchè non è detto che i libici si lascino ingannare tanto facilmente e tanto docilmente. Il passo successivo sarà dunque l'intervento di terra in appoggio ai "ribelli" - ma come lo si potrà giustificare non tanto giuridicamente quanto per le prevedibili vittime? Forse un attentato terroristico farà il gioco dell'Occidente. Forse - per ora - ci si accontenterà di mettere le mani sulla Cirenaica e i suoi giacimenti in attesa di completare l'opera con un "Day after che si aprirà sulle rovine di un paese e sul cadavere del suo leader cannibalizzati sulla tavola della globalizzazione imperialista che vedrà beni comuni un tempo assicurati a sei milioni di cittadini e due milioni di immigrati, come carburanti, acqua, luce, istruzione, salute, casa, contadini e studenti esentasse, magari anche dignità nazionale e protagonismo sociale, trasformati in beni comuni di Total, Boeing, Shell, BP, Halliburton, Monsanto, Veolia-Suez (vedi Iraq)" (Fonte).

Forse, forse, forse .... solo una cosa è chiara: le cose non stanno così come ce le raccontano.


E adesso per la strada la gente come un fiume
il Terzo Reparto Celere controlla.
"Non c'è nessun motivo di essere nervosi"
mi dicono agitando i loro sfollagente,
e io dico "non può essere vero"
e loro dicono "non è più vero niente!".

(F. de Gregori Cercando un altro Egitto)



P.S. questo post nasce da molti giorni di letture e ricerche e ne offre la sintesi ad oggi; occorre quindi risalire alle fonti che ho elencato nei vari link per capire e approfondire.

sabato 19 marzo 2011

Spezzeremo le reni al negus

Uno dopo l'altro si susseguono gli eventi. Distratti dal plutonio, non abbiamo visto i militari arabi intervenire in Bahrein, la rivolta crescere nello Yemen (41 morti oggi) e il rischio di un conflitto sciita-sunnita su vasta scala diventare sempre più grande. Nel frattempo i nostri "politici" - dopo il nucleare - sono stati nuovamente travolti e da un giorno all'altro siamo passati dal trattato di amicizia alla dichiarazione di guerra. Un'altra guerra per le risorse energetiche è cominciata e in questa guerra noi abbiamo solo da perdere.

Considerando i nostri statisti, non riesco infine a togliermi dalla testa che il motivo più importante per la decisione sia stato quello che la guerra è un valido motivo per non presentarsi al processo Mills.

P.S. dal Giappone nessuna nuova, buona nuova.

martedì 22 febbraio 2011

Gli equilibri si sono rotti


Chi ci governa (al di sopra degli stati) vuole che una parte del mondo consumi per potersi arricchire. Ma l'altra parte deve essere sfruttata, perchè i privilegi di alcuni sono la miseria di altri.

Il consumatore cominciava però ad essere incerto, sentiva scricchiolare le sue sicurezze, vedeva le fabbriche chiudere, i poveri aumentare; vedeva gli immigrati come il risultato di quello stesso sistema economico che lo cominciava a toccare da vicino, l'esempio vivente di cosa gli sarebbe potuto capitare.
Ed allora gli stati - che nulla possono o vogliono fare contro le spinte economiche che li sovrastano - hanno costruito la paura del terrorismo e del fondamentalismo e l'hanno collegata all'immigrazione. Le paure dei consumatori sono così state deviate dalla causa ad uno dei suoi effetti: le migrazioni economiche trasformate mediaticamente in un attacco famelico e armato.
I governi locali si sono così costruiti un ruolo che potevano affrontare: la difesa dei confini da queste nuove invasioni barbariche.

Ai privilegiati è stato insegnato che i loro privilegi sono dovuti e vanno difesi (guai se aprissero gli occhi e vedessero il sangue nel carrello della spesa).
Ci hanno così convinti ad accettare il sostegno a dittatori sanguinari per mantenere il nostro tenore di vita (e - nello stesso modo - ad accettare supinamente le volontà delle multinazionali).

I privilegiati hanno così delegato - perchè il consumismo prevede che non si faccia più nulla da soli - polizie, eserciti, mercenari e multinazionali a combattere per loro.
Ma anche chi è al di fuori, chi bussa alle porte, chi non ha nulla da perdere è pronto a combattere se non per diventare un privilegiato, almeno per non essere più sfruttato; e non può che farlo in prima persona.

Se poi qualche chiesa sfrutta questa disperazione è solo un effetto collaterale, non è la causa.

Immaginiamoci ora come giudici terzi e domandiamoci: quale dei due comportamenti è più "giustificabile"? Quello dello sfruttato o quello dello sfruttatore?

Se voi foste in Libia cosa fareste nei confronti di chi ha aiutato e giustificato il dittatore, che gli ha baciato le mani, che non lo ha voluto disturbare durante le stragi, che continua a sfruttare le vostre risorse senza che a voi venga nulla, che pochi decenni fa vi ha invaso con la sua razza superiore, la cui ferocia non è stata mai dimenticata?

Perchè non rispondere all'Italia e al mondo con le sue stesse leggi? Perche non chiudere il gas e il petrolio per rinegoziarne il prezzo? Perchè non liberare quell'esercito di disperati in fuga - scarti di economie distrutte dallo sfruttamento e dalla globalizzazione - ora bloccati sulla strada della migrazione dal denaro italiano?

Già, perchè no? Per non disturbare il nostro quieto vivere?

E noi cosa faremmo? Gli spareremo addosso? Cercheremo di nuovo di assicurarci un posto al sole?

Gli equilibri si sono rotti, e noi siamo proprio sulla linea di frattura.

lunedì 21 febbraio 2011

La pubblicità dell'ENI


"Video su Youtube dalla rivolta di Bengasi, in Libia. Un mercenario africano è stato catturato dalla folla inferocita. Il soldato non parla bene l'arabo.

I manifestanti domandano: «Di chi sono gli ordini?».
L'uomo risponde: «Degli ufficiali. Giuro. giuro.. ordini ordini».
La folla chiede ancora: «Vi hanno detto di sparare contro la gente con pallottole da guerra?»
Il prigioniero risponde: «Sì, Sì»
A quel punto si scatena la ferocia del branco.
Molti dicono: «No, No non fate così... facciamolo parlare. Non possiamo fare come loro...»".

La mia domanda è: cosa ci fa il marchio dell'ENI sulla maglia di un mercenario di Gheddafi?

Fonte con video