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martedì 28 giugno 2011

Dalla TAV ai Trabocchi


Un modello teorico si dimostra valido se spiega eventi e ne prevede altri.

Il modello del consumismo globale dice che il capitale liquido si nutre dalle casse degli Stati (o ne depreda direttamente le risorse ove non esista uno Stato). Nel far questo distrugge le risorse naturali e passa sulla pelle delle popolazioni locali.

I mezzi per farlo sono - in varie combinazioni - le speculazioni "economiche", gli organismi internazionali, le menzogne diffuse a mezzo stampa e tv, i "politici" che sono un ingranaggio indispensabile del meccanismo laddove esista formalmente una democrazia, ed infine le polizie o gli eserciti - più o meno regolari - a seconda dei casi.

La TAV è solo l'ultimo esempio.

Un'opera inutile, caldeggiata da destra e sinistra (con poche eccezioni), giustificata sui media fantasticando di un prezzo del petrolio in calo e di un aumento dei commerci; un'intera valle che ne sarà devastata, i costi lasciati in eredità alle generazioni future (documenti).

Ma - oggi - tanti, tanti soldi pubblici per i costruttori privati.

Nulla di nuovo, si rimanda agli innumerevoli siti che hanno trattato l'argomento.

La vera novità di oggi è che i soldi non ci sono più.

Nel senso che non c'è più nulla da rubare.

Gli stessi francesi e tremonti lo riconoscono (articolo).

E' quindi il nuovo modello che si manifesta ancora una volta, quello che riconosce l'esistenza di un limite alle risorse disponibili (e quindi depredabili).

Queste notizie arrivano proprio quando - da ormai alcune settimane - ho per le mani una storia che parla proprio di menzogne, di "politici", di ingordigia, di inciucio, di popolazioni ignare, di distruzione dell'ambiente, di cemento, di petrolio, di aziende insalubri e di mafia. La stessa storia della TAV, dei rifiuti di Napoli, della Libia o della Nigeria o di tantissime altre.

Vorrei tanto riuscire a raccontarla: è la storia del Parco della Costa Teatina.

giovedì 9 dicembre 2010

Energia Elettrodotti e Affari

Una delle cose che volevo fare da tempo è tirare le somme sulle domande che mi sono nate di fronte ai due elettrodotti che interesseranno la nostra regione. Molte cose ho letto e sentito - tra cui molti errori - ma nessuna che descrivesse il mio stato d'animo.
Mi sentivo come quegli africani che devono lavare il pesce dal petrolio con il detersivo per poter mangiare o come quei pescatori liguri che devono fare lo stesso coi gamberetti - che però vendono ai ristoranti.
Mi sentivo deriso, derubato, disprezzato. Così come si deve sentire chi abita vicino a una discarica o a un inceneritore o a una raffineria o in tantissime altre situazioni.
Ho così sintetizzato i miei pensieri ed i risultati di un po' di ricerche di informazioni in un documento.
E' troppo lungo per diventare un post di questo blog, ma è il risultato di un lungo lavoro per cui lo pubblicherò a puntate per chi dovesse passare di qua per caso.
Il documento intero si trova a questo indirizzo:

Scribd

o a questo

Googledocs

lunedì 11 ottobre 2010

Ombrina mare: un incubo si allontana


Una buona notizia:

La commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) nazionale ha espresso parere negativo sul progetto Ombrina Mare della Mediterranean Oil and Gas.

Si trattava di una serie di pozzi petroliferi sottocosta, di fronte ad Ortona, con una raffineria galleggiante. Ne ho parlato in tanti post.

Dopo tanto lavoro per denunciare, scrivere osservazioni per me, per altri, per il mio Comune, ed in parte anche per la Provincia, dopo aver contribuito all'organizzazione della manifestazione di Ortona. Ecco, dopo tutto questo stasera sono contento, sono sicuro che senza di NOI avremmo già i pozzi e le raffinerie sotto casa ed invece abbiamo pian piano guadagnato tempo ed ora questo colpo durissimo per una società ormai alla bancarotta.

Non è certo finita, ma stasera sono più leggero e lo sono ancora di più se penso che tutto è cominciato da una persona sola, per cui: "Grazie Maria Rita!"

lunedì 27 settembre 2010

Inceneritori in Abruzzo

Ho detto tante volte che gli inceneritori sono solo uno spreco di denaro ed una fonte di inquinamento dannosa per le popolazioni e per l'ambiente. Non risolvono il problema ma lo peggiorano. L'unico motivo per cui se ne parla tanto che sono una enorme fonte di guadagno per pochi (tra cui molti amministratori locali ignoranti e/o più interessati al denaro che alla salute dei loro figli).

Le ultime cronache giudiziarie dall'Abruzzo mostrano una volta per tutte che politici ed imprenditori dei rifiuti volevano a tutti i costi un inceneritore e che per questo litigavano e si corrompevano tra loro. Ma i cani su quell'osso erano tanti e allora - poichè un inceneritore era già troppo per tutto l'Abruzzo - per metterne due pensavano di abbassare le percentuali della raccolta differenziata e magari di bruciare immondizia da altre regioni sfruttando la stupidità degli abruzzesi.
Gli indagati sono oggi tutti politici del centro-destra (con Chiodi che - per ora - nella migliore delle ipotesi fa la figura del cretino) ma - per ribadire che il PD non è secondo a nessuno - nel frattempo Pollutri da Cupello chiedeva con insistenza addirittura il terzo inceneritore.

Che altro c'è da dire?

martedì 1 giugno 2010

Lanciano 30 maggio

C'ero anch'io !

lunedì 24 maggio 2010

martedì 11 maggio 2010

Ma che macchia grande hai

Andate a questo link: http://blog.alexanderhiggins.com/map2.htm

Scrivete il nome di una città (ad esempio Pescara) nella casella: "Compare to your own city:"

premete invio ed ecco la macchia del golfo del messico direttamente a casa vostra.

Secondo voi ci sarebbe differenza se l'incidente accadesse nell'Adriatico o nel Mediterraneo?

Altra Opzione zero

Quella di prima era parte dell'osservazione tecnica, questa è invece quella personale.
Qui le potete trovare tutte.

Il sottoscritto Ing. Lorenzo Luciano interessato a titolo personale alla richiesta in oggetto in quanto cittadino abruzzese .... fa presente quanto segue.

L'essenza della documentazione prodotta dalla Forest-Oil si trova tutta nella frase con cui rigetta l'opzione zero:

"La fertilità del giacimento a gas localizzato nel sottosuolo di Bomba impone l’esecuzione dei lavori in progetto escludendo l’opzione zero: essa, infatti, vanificherebbe la valorizzazione delle prospezioni sismiche e delle perforazioni già eseguite, e per le quali il territorio ha già anticipato un prezzo, e le giuste attese imprenditoriali e del mercato (pag. 28 SIA)".

In essa si afferma che il territorio già ha pagato un prezzo per le sole prospezioni e perforazioni già eseguite, e che i motivi per cui dovrebbe pagarne altri - altissimi - per i prossimi venti anni sono i profitti ("giusti") degli imprenditori. Imprenditori per i quali (e non per il territorio) l'opzione zero si trasformerebbe in una perdita non permettendo la valorizzazione degli investimenti fatti.

In questa sola frase c'è dunque tutta la sintesi del progetto di sviluppo del campo di Bomba: "le giuste attese imprenditoriali impongono l'esecuzione dei lavori". Tutto il resto non conta.

Da questa arrogante presa di posizione si sviluppa l'intero documento; infatti dalla lettura degli elaborati traspare in tutta evidenza come in principio ci sia la volontà di realizzare
l'opera e, successivamente, si sia costruito uno SIA che prova a giustificare l’opera predeterminata. In buona sostanza si tratta di un percorso per così dire “a ritroso” e la proposta che ne deriva non contempla alternative progettuali né - tantomeno - la cosiddetta “opzione zero”.

Non voglio qui approfondire gli aspetti tecnici, ma soffermarmi sul fatto che la Forest-Oil ha avuto la sfrontatezza di presentare questa parodia di documentazione, che abbellisce il nulla con i software di impaginazione mentre si fa beffe sia dello spirito della legge che di chi è chiamato a valutarla.

Un simile comportamento lascia chiaramente comprendere l'opinione della Forest-Oil sui tecnici ed amministratori a cui questa "documentazione" è diretta: visti come incapaci, svogliati e distratti se non vili o disonesti.

Eccoci quindi arrivati al punto cruciale: con la presente voglio segnalare a tecnici e amministratori il giudizio implicito che la ditta proponente ha di loro e quindi di tutti i cittadini interessati.

Quanto sopra nella certezza che vogliano chiederle il conto di tale comportamento, per conto proprio ma anche - e soprattutto - per conto dei loro concittadini.

lunedì 10 maggio 2010

Opzione zero

Ecco una parte delle mie osservazioni per il progetto di Bomba

.....

La valutazione dell’opzione zero è elemento fondamentale di uno Studio di Impatto Ambientale, prescritta specificatamente dall’art. 22, comma 3, let. d, del D.Lgs. 152/06.

Sulla medesima concessione è stata già esercitata una "opzione zero" da parte dell'Agip che nel 1992 rinunciò al permesso di coltivazione.

L'AGIP individuò allora, dopo molti anni di studi:
  • "non trascurabili rischi di carattere sociale ed ambientale"
  • "Una instabilità dei versanti con possibilità che si verifichino frane di crollo in un'area interessata da attività sismica"
e concluse:
  • "Allo stato delle conoscenze, non si è in grado di affrontare serenamente la messa in produzione del giacimento"
  • "Sembra che ancora oggi non esistano le condizioni generali per la messa in coltivazione del giacimento Bomba e che necessita invece l'acquisizione di nuovi dati e/o il verificarsi di mutamenti delle condizioni, quale per esempio la decisione dell'ACEA di svuotare il lago"
In altre parole nel 1992 erano stati accertati - con studi durati molti anni - "non trascurabili rischi di carattere sociale ed ambientale" tali da far si che l'AGIP abbandonasse autonomamente una fonte di sicuri profitti nonostante gli investimenti già fatti.

Da allora sono passati 18 anni, che da un punto di vista geologico non sono nulla, mentre dal punto di vista sociale hanno visto un netto miglioramento delle condizioni di vita dell'area e forti investimenti da parte dei residenti e della stessa Regione Abruzzo per sviluppare la vocazione turistica dell'area.

Ma oggi la Forest Oil-CMI non prende nemmeno in considerazione l'opzione zero perché:
"La fertilità del giacimento a gas localizzato nel sottosuolo di Bomba impone l’esecuzione dei lavori in progetto escludendo l’opzione zero: essa, infatti, vanificherebbe la valorizzazione delle prospezioni sismiche e delle perforazioni già eseguite, e per le quali il territorio ha già anticipato un prezzo, e le giuste attese imprenditoriali e del mercato (pag. 28 SIA)"
Una tale assurdità vanifica da sola l'intero documento.
Si afferma infatti che il territorio ha pagato un prezzo per le sole prospezioni e perforazioni già eseguite, ed il motivo per cui il territorio dovrebbe pagarne altri altissimi per i prossimi venti anni sono i profitti (giusti!) degli imprenditori. Imprenditori per i quali l'opzione zero si trasformerebbe in perdita non permettendo la valorizzazione delle prospezioni sismiche e delle perforazioni già eseguite.

Si noti che qui è almeno sparito ogni ipocrita, falso o ingannevole riferimento alle superiori necessità energetiche, come ad esempio le citazioni fuori luogo al "benessere e la sicurezza dell’economia mondiale" o al "sostenere la crescita e lo sviluppo economico dei Paesi sviluppati e, ancor più, di quelli in via di sviluppo e mitigare i processi di cambiamento climatico in atto garantendo la protezione dell’ambiente" (pag. 11 SIA)".

In una frase c'è tutta la sintesi del progetto di sviluppo del campo di Bomba: "le giuste attese imprenditoriali impongono l'esecuzione dei lavori". Tutto il resto non conta.
....

martedì 27 aprile 2010

Macondo e il petrolio

Macondo era un villaggio di case azzurre lungo un fiume azzurro dove il tempo si era fermato.

Macondo è il nome di un campo petrolifero nel golfo del Messico, un bel nome, come Ombina mare o Elsa2.

Una settimana fa, una piattaforma della società svizzera Deepwater Horizon, affittata dalla British Petroleum (BP) stava perforando un nuovo pozzo; una situazione normale, tutto sotto controllo. I Blow Out Preventer (enormi valvole che chiudono i pozzi in caso di sovrapressioni agendo come un tappo ad espansione per lo spumante) erano in posizione. A leggere le carte delle compagnie petrolifere i BOP sono l'arma finale: se anche qualcosa andasse storto ci penserebbero loro.

Ma il pozzo è esploso lo stesso - improvvisamente - e ha mandato a fondo l'intera piattaforma da 600 milioni di dollari e almeno 11 vite - dal valore di mercato sicuramente molto inferiore.

La BP ha dapprima negato ogni problema ma il petrolio galleggia e dal fondo del mare continuano ad uscire 1000 barili al giorno: così ora ci sono 500 uomini al lavoro, 32 navi, 5 aerei e robot sottomarini per cercare di fare qualcosa.

La speranza è di arrivare con i robot sottomarini fino ai BOP e di trovarli ancora funzionanti. Ma neppure loro ci credono.

Sta infatti arrivando una seconda piattaforma che dovrà perforare altri pozzi con cui intercettare quello che perde (dopo averlo trovato) e cercare di chiuderlo. Ma ci vorranno mesi.

Ed intanto la macchia si muove e a pochi chilometri ci sono New Orleans e la Louisiana, già economicamente piegate dall'uragano Katrina, che temono per l'industria del pesce, per l'ambiente, il turismo. Nella zona aggredita dalla macchia ci sono parchi naturali ed è un paradiso di mille specie, dalle cernie agli squali, alle tartarughe marine.


Dovrebbero fischiare le orecchie a molti italiani, non solo agli Abruzzesi. Perchè non cambia molto se esplode una piattaforma o un rigassificatore a San Vito o a Trieste, nelle Marche come in Albania.

Chi ci viene poi a pulire? Scaiola?

A questa classe "politica" ovviamente non importa nulla perchè deve solo compiacere gli amici: in questo caso la lobby dell'energia che vuole guadagnare sul petrolio, soprattutto quello raffinato in Italia, sul nucleare e soprattutto sull'importazione stoccaggio e esportazione del gas. Guadagni fatti - ovviamente - sulla pelle di chi li vota e che crede che facciano tutto questo per il loro bene!

lunedì 19 aprile 2010

Sono stanco ma contento

Le ultime due settimane sono state pesanti. Partecipare alla preparazione della manifestazione non è stato uno scherzo. Con il finale a sorpresa legato alle condizioni del tempo ed alla nube vulcanica.
Tempo a parte non è però che io abbia visto molto della manifestazione, perchè sono rimasto bloccato sotto il gazebo di emergenzambiente.
Per tutto il pomeriggio c'è infatti stato un ininterrotto flusso di persone che chiedevano, volevano firmare, lasciavano un contributo.
Dal mio punto di vista, credo proprio che ci siamo svegliati.
Che dire?
Sono stanco ma contento.


domenica 28 marzo 2010

Oil-crunch oltre il petrolio subito


Non sono uno che crede a tutto quel che gli raccontano, non mi convinco facilmente, ma devo dire che da qualche giorno ho paura.

Spesso ho letto del peak-oil: quel momento teorico in cui raggiungeremo o forse già abbiamo raggiunto il massimo della disponibilità del petrolio di questo mondo.
Un picco dopo il quale la disponibilità di idrocarburi non potrà che diminuire fino a terminare del tutto.
La domanda è: quanto tempo ci vorrà?
Le riserve stimate dai petrolieri sono di circa quarant'anni (BP). Non molti ma c'è il tempo per trovare un'alternativa. Dovremo infatti risolvere molto prima il problema del clima, con le sue minacce di estinzione per la specie umana, e facendolo ci libereremo anche dalla dipendenza dai combustibili fossili.

Qualche dubbio su queste stime l'avevo comunque avuto: ad esempio quando leggevo delle produzioni mondiali in calo e delle difficoltà dei paesi in cui ci sono i più grandi giacimenti; ma anche l'accanimento a raschiare il fondo del barile qui, in Abruzzo, mi faceva pensare.

D'altra parte per la gente comune è difficile immaginare un mondo "senza petrolio". Sono due parole che cozzano con gli automatismi dell'esperienza: il petrolio c'è sempre stato, ne troveranno ancora, in Abruzzo ne abbiamo anche sotto i piedi, lo si può addirittura ricavare dalle piante!

La notizia che ha completamente cambiato il mio punto di vista è la cronaca di una riunione a cui hanno partecipato membri del governo inglese, industriali, petrolieri e i rappresentanti di un'associazione che si occupa proprio della transizione verso un mondo "senza petrolio" ai quali si deve la cronaca della riunione.

La riunione è stata indetta dal Ministro dell'Energia per "cercare di calmare le paure crescenti circa lo sconvolgimento che potrebbe seguire ad una improvvisa mancanza di petrolio" Guardian.

Durante la riunione la rassicurante posizione secondo cui ci sono ancora riserve per 40 anni è crollata di fronte alla considerazione che quel che rimane non è affatto facile da estrarre.

In altre parole: c'è ancora molto petrolio nelle viscere della terra, ma l'era del petrolio a basso costo sta definitivamente per terminare.

Quindi il problema non è un "mondo senza petrolio" ma un "mondo senza petrolio a basso costo"!

E' stato infatti detto che detto che i prezzi, passata l'attuale fase di recessione, sono destinati a crescere anche se: "un prezzo di 150$ al barile "rompe la macchina" (dell'economia) e il mondo non può funzionare oltre quel prezzo" ed anche che: "Non importa quanto ne sia rimasto se tanto non ce lo possiamo permettere".

Nell' articolo del Guardian si legge: "La Gran Gretagna si deve preparare il più in fretta possibile per una situazione in cui il petrolio diventerà così costoso che il commercio internazionale sarà impedito e la globalizzazione crollerà".

La domanda però non cambia: tra quanto tempo il costo del petrolio sarà insostenibile dall'economia nella sua forma attuale?

La risposta è agghiacciante:
"il momento in cui ci sarà meno produzione che offerta (il cosiddetto oil-crunch) sarà nel 2014-2015" Telegraph
"C'è un alto rischio che ciò accada non appena usciremo dall'attuale recessione, tra tre o quattro anni"(cronaca della riunione)

Cosa significa tutto questo?

Che crollerà il modello consumistico: petrolio -> oggetto di consumo sostanzialmente inutile -> rifiuto.
La fine di questa follia non sarebbe che un bene, ma il vero problema nasce dal fatto che il prezzo del petrolio ha effetti su tutto e quindi tutto diventerà più caro, se non indisponibile. Sarà più difficile spostarsi, riscaldarsi, mangiare. Se l'economia si bloccherà non ci sarà più lavoro. Le fasce sociali più deboli saranno le prime ad essere colpite e quando non si avrà più speranza non ci sarà programma televisivo in grado di contenere la rabbia.

L'unica via è cominciare da subito a prepararsi - i metodi e gli obiettivi sono gli stessi pensati contro il cambiamento climatico - tanto che viene da pensare che sia stato proposto dai media proprio per preparare il mondo alla ben più scomoda verità della fine del petrolio a basso costo. In altre parole, non sarà la lotta ai cambiamenti climatici a eliminare la dipendenza dagli idrocarburi, ma la indisponibilità di idrocarburi a basso costo a bloccare i cambiamenti climatici.

In questo è fondamentale l'azione dei governi perché l'alternativa di lasciare agire il mercato significherebbe sacrificare quasi tutti a partire dai più deboli (anche se, a ben guardare, ci potrebbero essere anche governi interessati a difendere i privilegi di pochi; la storia spesso si ripete).

Ma mentre nel mondo si comincia almeno a cercare di capire, il nostro paese non solo ignora quel che sta accadendo, ma è credulone e impreparato, senza una scuola e una ricerca, ostacola le energie rinnovabili e pensa di risolvere i suoi problemi energetici con qualche centrale nucleare che entrerà in funzione tra vent'anni, favoleggia del ponte sullo stretto mentre altrove ci si preoccupa di come garantire almeno gli spostamenti locali, è egoista e individualista e infine non dispone delle risorse finanziarie necessarie per investire in un cambiamento del genere a causa dell'enorme debito pubblico.

A pensare alle nostre condizioni, un brivido corre lungo la schiena. Ma ad essere ottimisti questo potrebbe non essere un disastro ma l'inizio di un mondo migliore.

E la lotta alla petrolizzazione dell'Abruzzo? E' triste da dire per uno che sta lottando in tutti i modi contro le trivelle, ma nel mondo prossimo venturo quel petrolio e quel gas potrebbero essere una risorsa importantissima per la nostra regione. Una risorsa che non è proprio il caso di sprecare, regalandola a petrolieri senza scrupoli che sanno già da tempo che non ci estingueremo per l'effetto serra ma che alla crisi che porrà fine all'epoca del "petrolio a basso costo" sopravvivranno solo i più ricchi.

Se si mette "oil crunch" in un motore di ricerca si trovano moltissimi risultati, tutti concordi sulle date. Nessuna traccia del problema sui giornali italiani; sul sole24ore spicca invece la notizia, data anche alla radio, della possibilità di estrarre idrocarburi dall'aria (usando una centrale nucleare).

Altri link:
2010-peak-oil-report
ASPO
uno sguardo dal picco

sabato 20 marzo 2010

Acqua

Il governo dice che non vuole privatizzare l'acqua.
Ha ragione. Privatizza solo i tubi.
Nessuno ci vieterà di prendere un secchio e andare al fiume a riempirlo.


Hanno la faccia come il culo.

Farsi belli con i soldi degli altri

fare clic sull'immagine per ingrandirla


Qualcuno dovrebbe spiegare a questa gentaglia che:

  • Il patto dello Stato con i cittadini prevede che, in caso di disastri naturali, lo Stato DEBBA intervenire.
  • Che gli interventi in Abruzzo non li ha pagati berlusconi, ma i cittadini italiani con le loro tasse.
  • Che nel patto con i cittadini è prevista anche la giustizia in caso di reati, come quelli che ci sono stati in Abruzzo, ma non risulta che questo governo la favorisca.
  • Che nel patto con i cittadini è previsto che il governo spenda i nostri soldi nel modo migliore possibile, ma non risulta che questo sia stato fatto in Abruzzo
  • Che le case non sono ancora state ricostruite, perchè il governo dice che quelle consegnate sono solo temporanee (o verdini non ha capito o qualcuno mente).
  • Che rinfacciare un aiuto dovuto a gente che ha perso tutto è un comportamento da sciacalli.

Mi auguro che gli abruzzesi rispondano finalmente con un coro di vaffanculo, magari trovando un uso alternativo per le macerie delle loro città.

venerdì 19 febbraio 2010

Una capriola della mente

Lo sfruttamento petrolifero in Abruzzo non porta ad alcun ritorno economico collettivo, ma solo a danni permanenti per l'ambiente e la salute.

Ne ho scritto io e ne hanno scritto molti altri, è un fatto certo su cui non è il caso di spendere altre parole.

Oggi voglio riflettere sul perchè, nonostante questo, ci sia questa invasione di trivelle.

Pensandoci bene questo caso è simile a mille altri: la privatizzazione dell'acqua, le grandi opere, l'H1N1, il terremoto dell'Aquila, le guerre in Iraq ed Afghanistan, il riscaldamento globale, la pubblicità dei detersivi e le stragi del sabato sera, tanto per elencarne qualcuno.

La prima reazione è l'incredulità, lo smarrimento: quale combinazione di stupidità, cupidigia e ignoranza può infatti giustificare queste scelte suicide?

Com'è possibile, per tornare al petrolio, che una piccola azienda petrolifera, possa tranquillamente pensare di venire a casa nostra e fare quel che vuole senza che - apparentemente - ci si possa opporre, senza che nessuno dica nulla e senza nessuno che prenda le nostre difese, anzi, favorita da Stato, Regione e Comuni.
Com'è possibile che da un giorno all'altro gli investimenti, i progetti personali, la salute stessa possano essere spazzati via da interessi "superiori"?

Basta poco però per capire che questo è l'effetto dell'ordine mondiale dei nostri tempi. Un ordine in cui il capitale è "liquido" cioè del tutto indipendente dalle strutture produttive e a maggior ragione dai lavoratori e dalle persone. Un capitale che persegue la sua unica logica che è il guadagno, un guadagno per pochi che è sostenuto dall'illusione di molti piccoli "investitori", che credono di poter partecipare al banchetto, e dalle sofferenze del resto dell'umanità sulla cui testa accade tutto ciò.

Un capitale che non ha scrupoli nell'agire e meno che mai una visione di lungo periodo.

Un capitale che - nel nostro esempio - cerca di sfruttare al massimo gli ultimi giacimenti di idrocarburi senza preoccuparsi della salute delle persone, pronto a spostarsi altrove non appena le risorse si esauriranno o in caso di incidente, senza altre preoccupazioni che quella del guadagno.

Lo stesso capitale che abbandona le fabbriche (e i lavoratori) non appena cambia il vento o che determina gli investimenti pubblici nel nostro paese.

Un capitale che è in grado di distruggere intere nazioni e che i nostri governi non cercano neppure di contrastare, riconoscendo la propria totale incapacità. Sono così deboli e inetti che non possono nemmeno vendersi e quindi - semplicemente - si inginocchiano implorando di essere scelti, favorendone la sosta con infrastrutture, benefici fiscali o offrendo la libertà di fare e disfare senza neppure contrattare, regalando la nostra salute e il nostro territorio in cambio di qualche osso che il padrone benevolo ogni tanto tira al cane. Una resa senza condizioni.

Un capitale che con le sue logiche distanti e con la sua pubblicità (palese o occulta) porta la precarietà nella vita di tutti i giorni. Una precarietà che penetra nei pensieri, nelle azioni quotidiane, che fa scomparire tutto ciò che è stabile: ideali e progetti di vita, legami personali, la libertà (chi vive nella paura e nell'incertezza scende a patti, non ha il coraggio di essere libero).

Una precarietà che ha fatto sparire il concetto stesso di futuro: se nulla è certo rimane solo l'hic et nunc (qui ed ora) e quindi le uniche gratificazioni che mantengono un loro senso sono solo quelle immediate.
Perde senso l'impegno, lo studio, non esiste più la vecchiaia e tanto meno la morte.
Se non esiste un futuro non esiste responsabilità, quel che si fa (o si lascia fare) non ha conseguenze o punizioni - non ha quindi senso ricordare a un politico - che è quasi sempre un ingranaggio di questo sistema - un possibile giudizio futuro sulle sue azioni: semplicemente non gli importa.

Neppure i figli ci ricordano più che il tempo passa, non li educhiamo più (l'educazione è per definizione un investimento sul futuro): cerchiamo solo di rendere il loro presente senza pensieri contribuendo a distruggerne la vita. Come per i politici, oggi non ha più senso prospettare ad uno studente la bocciatura: il loro orizzonte temporale arriva a malapena a sabato prossimo.

Una precarietà che ci ha corroso fin nelle più piccole azioni quotidiane, che ci fa buttare la spazzatura nel prato vicino a casa per non raggiungere il cassonetto (azione che - in piccolo - ha gli stessi effetti di una piattaforma di estrazione o di un inceneritore vicini alla spiaggia dove andiamo al mare con i figli).

Quando ci opponiamo al petrolio è a questo che ci opponiamo: ad un sistema che si basa sul profitto e sullo sfruttamento, che plasma le menti usando la paura, l'ignoranza, la confusione, che crea false necessità corredate di risposte altrettanto fatue, che promette la libertà di scegliere ma solo tra le opzioni permesse.

Un sistema che si autosostiene grazie alle sue stesse vittime che, fino a che tutto andava bene, erano perfino felici: coi vestiti firmati, la nuova tv con il calcio in HD, l'auto nuova e quella morale consumistica che si è diffusa a macchia d'olio negli ultimi cinquant'anni; unendo quelle che una volta erano le classi sociali, ma in un modo tale che il valore della somma è di gran lunga minore di quello dei singoli addendi. Oggi che invece le cose stanno cambiando, la rabbia viene nascosta o incanalata contro gli altri: tutti devono avere paura di tutti ed essere soli.

Questa società, una volta compresa, si mostra nella sua totale assurdità; la stessa assurdità dei progetti petroliferi.

Quando leggiamo i documenti siamo sbigottiti, non ci possiamo credere. Ci arrabbiamo e siamo spaventati, ci sentiamo soli, impotenti e in balia di forze "superiori". Vorremmo fare finta di niente.

E' la reazione prevista: chi comincia a capire è pericoloso per cui deve avere paura e sentirsi impotente; se la paura non basta si passerà ad un altro livello: alle minacce, alle ritorsioni, alle manganellate.

Ma con una capriola della mente possiamo saltare oltre la paura: una volta che siamo riusciti a capire quel che ci circonda, una volta raggiunta un'interpretazione del mondo, si ha una trasformazione. La consapevolezza ci dà finalmente sicurezza, allontana la precarietà, ci permette di tornare a vivere e ad agire.

Qualche mese fa vedevo lo sgomento negli occhi della persona con cui stavo parlando e non riuscivo a spiegarmi perchè io fossi invece contento e - sinceramente - questa mia leggerezza mi sembrava pure fuori luogo.

Ora ho capito: se non conosci il tuo mondo hai terrore di tutto, se invece impari a riconoscere i pericoli puoi finalmente organizzarti, riprendere il controllo, cominciare a costruire qualcosa per il futuro e - perchè no - anche esserne contento.

Forse ci vorranno generazioni ma prima o poi riusciremo a cambiare le cose (tra ottimismo e pessimismo il primo mi fa vivere meglio e quindi sono ottimista).

Intanto cerchiamo di capire il mondo che ci sta attorno: è il primo passo di una lunga strada.

Il petrolio è quindi solo uno dei problemi e nemmeno il più grande, ma è un'ottima palestra per rimettersi in forma.

venerdì 12 febbraio 2010

Delirio


Il termine delirio indica una varietà di stati mentali confusionali in cui l'attenzione, la percezione e la cognizione del soggetto appaiono significativamente ridotti. Il termine «delirio» deriva dal latino lira, "solco", per cui delirare significa etimologicamente "uscire dal solco", ovvero dalla dritta via della ragione.

Le forme croniche di delirio sono spesso basate sull'elaborazione, razionale e lucida, di un sistema di credenze errate; in questo caso si parla in particolare di disturbo delirante o paranoia.

Spesso mi trovo bloccato, non riesco a scrivere, mi sembra di essere immerso nella follia; ogni volta che apro un giornale online, un blog, la posta, trovo una nuova espressione di questo delirio.
Oggi, in ordine casuale: la protezione civile spa e l'impunità dei suoi amministratori; puttane e ancora puttane come lubrificante per gli affari che trasferiscono le mie tasse nelle tasche degli amici; gente che ride sui morti ancora caldi (e conferma i dubbi sulle mappe sismiche e sugli avvertimenti ignorati a favore di chi ha prima costruito e poi ricostruito); tabelle con la riduzione delle ore nella scuola superiore; centrali nucleari che entreranno in produzione nel 2020 spacciate come soluzione economica a tutti i nostri problemi; la regione Abruzzo che non si oppone né al petrolio né al nucleare: che non si oppone a nulla prona ai desideri superiori; la chiusura dei programmi di approfondimento politico sulla rai lasciando libera mediaset di fare il suo comodo; i comitati no-coke dell'alto Lazio che come noi combattono con le carte l'Enel e le sue centrali a carbone per scoprire che, semplicemente, vanno avanti lo stesso anche senza certificazione ambientale; una pubblicazione dell'ENEA (Ente Nazionale Energie Alternative) che dice che gli inceneritori non stanno nei parametri di emissione richiesti per legge, ma il vero problema è la popolazione che si lamenta; un TG3 che - in Abruzzo - fa parlare di bertolaso solo il vescovo dell'Aquila che l'assolve completamente, senza che il suo dio - così spietato con il padre di Eluana - colga l'occasione per manifestarsi; buchi in fondo al mare pagati milioni e previsioni scientifiche di nuovi terremoti che senza messa in sicurezza delle strutture saranno catastofici: un delirio.

Un delirio, ma non è il delirio delle persone normali: noi subiamo, siamo investiti, travolti, ma il delirio viene da fuori. Non siamo noi ad "elaborare un sistema di credenze" ci sembra di impazzire ma la follia è esterna.
Una follia che cerca di assorbirci, con un sistema avvolgente di messaggi che inducono convinzioni, atteggiamenti ed abitudini infondati e innaturali, che sfruttano l'irrazionalità, la disattenzione il disorientamento e la mancanza di lucidità che essi stessi provocano.

Una follia distruttiva; la follia narcisistica dei politici, insofferenti alle critiche, isolati dal mondo, bamboccioni viziati, drogati dall'impunità, in un delirio di onnipotenza; la bulimia del potere che si rispecchia nei suoi servi ciechi.

No, non sono io ad essere pazzo.

domenica 31 gennaio 2010

Senza scrupoli

Tempo fa scrissi un post sul giacimento di gas sotto la diga di Bomba, e stasera ho avuto una bella sorpresa: un comitato di giovani di Bomba ha studiato il problema e l'ha presentato ai concittadini.
Hanno fatto tutto da soli, senza l'aiuto delle reti che si battono contro il petrolio.
Una sala piena e attenta, una presentazione anche troppo formale.
Si capiva che sono appena arrivati e ancora non credono a quello che hanno scoperto.
Gli abitanti di Bomba sono solo un migliaio, ma credo che per la Forest sarà dura, molto dura.
C'è stata solo una sola voce favorevole: di uno che lavora negli impianti petroliferi ma che ha dovuto concludere che in Val D'Agri la puzza "dipende dal vento".

La Forest Oil, come la Medoilgas, non ha scrupoli per le popolazioni e per l'ambiente e non si ferma davanti a nulla.

E' stato infatti presentato un documento dell' Agip del 6/10/92 in cui si descrive la situazione geomorfologica nell'area di Bomba:
"Presenza di vaste aree franose e di importanti dislocazioni tettoniche in concomitanza con la presenza di un lago artificiale per la produzione di energia elettrica"

"La presenza del lago ha inoltre mascherato alcuni corpi di frana già presenti sui fianchi del fondovalle (la spalla destra della diga è appoggiata a un corpo di frana di notevoli proporzioni)"

Il tutto "in un'area interessata da attività sismica"

"La situazione descritta induce forti perplessità di ordine pratico relativamente alle operazioni necessarie per la messa in produzione del campo di Bomba"

Tra i problemi: "i non trascurabili rischi di carattere sociale ed ambientale legati a tale attività"

"A fronte di quanto sopra sembra quindi allo scrivente che ancora oggi non esistano, le condizioni generali per la messa in coltivazione del giacimento di bomba e che necessita invece attendere l'acquisizione di nuovi dati e/o il verificarsi di mutamenti delle condizioni, quale per esempio la decisione della ACEA (l'azienda energetica proprietaria della diga) di svuotare l'invaso."

L'AGIP, titolare della concessione di coltivazione (N.B. "di coltivazione"), in data 5/11/1992 avrebbe poi presentato una richiesta di "Rinvio dei lavori di sviluppo e coltivazione" dove elenca una lunga serie di studi oltre a quanto riportato sopra e conclude che:
"Allo stato delle conoscenze non si è in grado di affrontare serenamente la messa in produzione dello stabilimento".
Trascorsi i tre anni del rinvio, la concessione è scaduta e di gas non se ne è più parlato fino all'arrivo della Forest CMI, una SPA controllata dalla Forest Oil. Come dire: se per caso dovesse crollare la diga o si dovesse avere un nuovo Vajont che spazzasse via la val di Sangro ne risponderebbe solo la Forest CMI con il suo capitale sociale.

Se non bastasse questo, il comitato di Bomba ha anche presentato il progetto della Forest che, diversamente dalle rassicurazioni date alla popolazione, è una vera raffineria con torri di lavorazione e inceneritore (anche qui chiamato "termodistruttore"), di 22 ettari e sottoposta alla direttiva Seveso per impianti a rischio di incidenti rilevanti.

Il tutto ovviamente in un'area a forte vocazione turistica e agricola, ben visibile dalle vie di comunicazione di giorno e di notte e per una produzione annua corrispondente a poche ore del consumo nazionale.

Per finire, nel mio post supponevo che ci fossero stati studi e richieste sulla sicurezza da parte dell'azienda che gestisce la diga, stasera ne ho avuto la conferma e nei documenti si vede che lo stesso accadde già con l'AGIP.

Ombrina Mare


I giorni passati sono stati impegnati dalla stesura delle osservazioni sullo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo a Ombrina Mare.

Questi SIA vengono pubblicati alla chetichella, arrivano sulle scrivanie dei Comuni e spesso rimangono lì. Passa il tempo senza che nessuno faccia nulla e poi il funzionario del Ministero mette un timbro, pronto a giustificarsi dicendo: nessuno ha fatto osservazioni, significa che va bene a tutti.

Un meccanismo oliato che si può inceppare - speriamo - se qualcuno va a leggere le carte e dice - nero su bianco - che questi SIA sono solo carta straccia.

Scrivere delle osservazioni è facile, basta il buon senso. Le mie sono qui: osservazioni_Luciano. In questa cartella ce ne sono almeno altre cinquanta (per ora) e c'è anche lo SIA.

Leggere lo SIA e le osservazioni fa capire bene i rischi che corriamo: potrebbe sembrare noioso, ma provate a leggere la mia: non crederete a quel che ho scritto. Non crederete a cosa vogliono metterci davanti casa e neppure a come cercano di tranquillizzarci.

Gli Studi di Impatto Ambientale sono i documenti in cui è descritto il rapporto tra il moderno capitalismo, le popolazioni e l'ambiente.
Tutto quel che importa è il profitto da distribuire agli azionisti che si suppone vivano bene - molto bene - in qualche lontana parte del mondo.
Per le popolazioni e l'ambiente c'è solo disprezzo: descrivono impianti pericolosi e inquinanti e con faccia tosta dicono che va tutto bene. Sui problemi più grossi semplicemente tacciono o dicono: fidatevi di noi. Interpretano i dati in maniera distorta. Mentono. Non hanno scrupoli. Si sentono padroni e non cercano nemmeno di nasconderlo.

Una cosa mi fa ben sperare: il numero di osservazioni. Sono davvero tante, forse abbiamo raggiunto la massa critica e forse riusciremo davvero a liberarci da quest'incubo.

Ora non ci resta che aspettare: se questi progetti venissero approvati, anche ora che sono stati smascherati dalle nostre osservazioni, sarebbe semplicemente la prova della putrefazione delle nostre istituzioni.

martedì 22 dicembre 2009

Petrolio, il punto della situazione

Il rischio di vedere trasformata la “Regione verde d’Europa” in un distretto minerario è ancora più che presente: la legge regionale appena approvata dalla giunta Chiodi - con un repentino cambio di guardia, dopo aver a lungo affermato che non esisteva alcun problema - contiene infatti errori e mancanze che la rendono facilmente impugnabile e aggirabile (ed è stata così approvata nonostante la preventiva e argomentata richiesta di correzioni fatta sia dalla rete di associazioni contro la petrolizzazione dell’Abruzzo che dalle opposizioni). La legge, inoltre, non ha alcun strumento per opporsi allo sfruttamento del mare ed è proprio il mare ad essere sotto attacco. In particolare nel tratto di costa Ortona - Casalbordino - Vasto.

La nuova strategia contro questa trasformazione - pur senza interrompere la raccolta di firme - si è spostata su un piano puramente amministrativo. Le compagnie petrolifere chiedono infatti al Ministero dell’Ambiente i permessi, corredandoli da una Valutazione di Impatto Ambientale. Queste richieste vengono rese pubbliche, dopodichè ci sono 60 giorni di tempo per produrre osservazioni contrarie. Trascorso questo periodo il Ministero decide e nella quasi totalità dei casi, in assenza di osservazioni, concede.

A partire dalla richiesta della Vega Oil per la piattaforma di estrazione Elsa2 (tra Ortona e Casalbordino) sono state prodotte più di 30 osservazioni da parte di privati cittadini, Comuni (tra cui Casalbordino), associazioni, professionisti, esercizi commerciali, organizzazioni religiose, fino a coinvolgere Confcommercio, CNA e la Provincia di Chieti; le osservazioni sono raccolte qui.

Lo stesso è stato poi fatto per i permessi di ricerca nel tratto di mare tra Ortona e Vasto in cui la Petroceltic prevede di spendere trentacinque milioni di euro (vedi allo stesso link indicato in precedenza).

Adesso è il momento di agire contro Ombrina Mare 2 della Medoilgas. Dietro questo bel nome si nasconde un mostro che dovrebbe sorgere a meno di 7 Km dalle spiagge, in 20 metri d’acqua, con desolforizzazione a bordo (un “centro oli” in mare) ben visibile di giorno e di notte.

Entro la fine di Gennaio dovranno pervenire al Ministero il maggior numero possibile di osservazioni dal maggior numero possibile di soggetti. Chiunque abbia a cuore il territorio e il mare di Casalbordino dovrebbe impegnarsi in questo senso, per impedirne l’insediamento ora, perché dopo sarà troppo tardi.

Per informazioni ed aiuti sulla stesura delle osservazioni, oltre al link indicato, fornisco la mia piena disponibilità.

sabato 14 novembre 2009

Petrolio: le parole vuote dell'assessore

Ieri il petrolio d'Abruzzo è arrivato sui principali giornali italiani. Ne hanno parlato sia il Corriere che Repubblica:

Sul Corriere: "Nero petrolio o verde d'Abruzzo?"

Sul Venerdi di Repubblica: "La congiura dei pozzi" - link al file pdf comprendente anche l'articolo del Corriere

Desolanti e assolutamente prevedibili le parole dell'assessore regionale all'Ambiente, Daniela Stati:
«Si tratta di un falso problema»
«Siamo la Regione verde d'Europa e quindi non corriamo questo rischio. Il presidente Chiodi e lo stesso Berlusconi sono stati chiari: non ci sarà nessuna petrolizzazione dell'Abruzzo»
«Stiamo mettendo in piedi una serie di iniziative per portare avanti quello che il presidente Chiodi ha promesso in campagna elettorale» annuncia l'assessore, senza però entrare nel dettaglio.
«Io non voglio pensare a fermare le trivelle - spiega - io voglio pensare che non ci sarà bisogno di fermarle perché in una regione verde non si deve correre questo rischio».
«Ad oggi io le posso parlare di una volontà politica. E non mi sembra poco».
Un esempio perfetto di amministratore pubblico del nostro tempo:
  • Ignorante nelle materie su cui decide.
  • Capace di rispondere - quando lo fa - solo con proclami, slogan e frasi fatte. Citando solo opinioni e promesse, spesso bugie ma mai i fatti. I fatti che, quando ci sono, devono rimanere nascosti e molte volte sono solo l'apposizione di un timbro su documenti scritti altrove.
  • Legato all'oggi, al subito, senza la categoria mentale non solo del "futuro", ma nemmeno del "domani". Incapace di comprendere gli effetti delle proprie azioni neppure su se stesso e sui suoi figli.
  • Identificato nei superiori e convinto (in molti casi a ragione) che chi lo ha votato condivida la stessa fede. Fede da cui deriva la cieca e acritica obbedienza ai voleri dei suoi referenti politici.
  • Senza alcuna etica; dove c'è ubbidienza non c'è responsabilità e l'etica è responsabilità.
Burattini scelti proprio per la loro disponibilità e per la mancanza di pensiero autonomo, ma al tempo stesso eletti perchè in sintonia con i loro elettori.

Questo è il presente: noi che possiamo continuiamo a lottare per il futuro, non c'è altra via.

"Bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile"
(Pier Paolo Pasolini)