Ho trovato un intervento molto simile alle parole di quella conferenza sul suo podcast. E' la puntata intitolata “Democrazia e retorica”.
Galimberti dice:
"In questo periodo la discussione politica si è spostata dal parlamento, che è la sede della democrazia, alla televisione che è la sede della retorica.Due esempi dei tantissimi possibili:
Platone nei 33 dialoghi che ci ha lasciato ne ha dedicati ben 12 contro i retori e i sofisti. Perchè diceva che i retori e i sofisti non dimostrano ciò che sostengono ma persuadono le folle a partire dalla mozione degli affetti, dai dettati ipnotici che propongono con i loro effetti discorsivi, dalla loro capacità di persuasione, cioè in un modo del tutto irrazionale.
Ecco la televisione è la massima espressione dell'evento retorico dove si vince o si perde a partire dall'effetto che un discorso fa, dalla capacità di essere pronti, spiritosi, con la battuta immediata.
Ecco tutto ciò non appartiene al genere della argomentazione, diceva Platone, e pertanto se vogliamo fondare la democrazia in Grecia è necessario espellere dalla città sia i retori che i sofisti e introdurre i filosofi: perche i filosofi argomentano ciò che dicono mentre i retori e i sofisti si limitano a ottenere il consenso sulla base di effetti emotivi.
Il problema per me finisce con l'essere ancora più radicale: è praticabile una democrazia oggi, stante il livello di complessità che l'età della tecnica ci pone?
Faccio un esempio: aprire o tenere chiuse le centrali atomiche? E' una scelta che potrei fare se fossi un fisico atomico e avessi le competenze sufficienti per decidere.
Bisogna o no promuovere gli OGM? Per decidere secondo argomentazione dovrei essere un biologo molecolare.
Allora succede che più la società diventa complessa e più i problemi che la tecnica ci pone sono sostanzialmente al di fuori della portata della competenza. Va da se che così la democrazia finisce per incompetenza e ha il sopravvento la retorica che mi dice: vota per il nucleare oppure no, vota per gli OGM oppure no, vota per la fecondazione assistita oppure no, dove io decido su base di appartenenza ideologica, credi generici, sensibilità emotive ma non per competenza.
Ecco, il rischio che io vedo nell'età della tecnica è proprio questo: che la democrazia finisca per incompetenza e che venga rimpiazzata fragorosamente dalla retorica di cui la telecrazia è sicuramente un esempio."
- Gabbie salariali: oggi se ne parla molto e ovviamente nessuno spiega chiaramente di cosa si tratta. Se si cerca su internet si trovano pareri competenti e argomentati che nulla hanno a che vedere con quel che ci fanno capire, senza mai dirlo espressamente, alla televisione dove queste gabbie sono sinonimo di: "più soldi a chi sta al nord e meno a chi sta al sud a parità di lavoro" (grezzo, offensivo, impraticabile, ma in grado di soddisfare emotivamente un certo tipo di elettorato che gradisce anche l'associazione della parola "gabbia" con quella "meridionali" - che tra l'altro è un altro termine dal significato assai poco definito).
- Pillola Ru486: in questo caso c'è stato - cosa rara - un parere tecnico argomentato che la politica vorrebbe però ribaltare.
In entrambi gli esempi è facilissimo vedere cosa ci sia dietro (concessioni alla lega ed alla chiesa in cambio del loro silenzio e della loro complicità) ma a me interessano ora come esempi del discorso di Galimberti.
Galimberti crede che la democrazia sia già finita, io continuo a credere nella possibilità di spiegare con termini semplici realtà complesse, permettendo così anche ai non esperti (ma in possesso di una istruzione di base) decisioni autonome e razionali.
L'istruzione è dunque il cardine di tutto, l'unico strumento con cui opporsi all'attuale degrado, ed è per questo che viene combattuta in tutti i modi dal potere odierno che la teme più di ogni altra cosa.
Da queste parole si può ottenere anche un buon metodo per risparmiare tempo ed energie nel tentativo di trasferire le proprie convinzioni:
- Su cosa basi le tue decisioni?
- Hai sufficienti informazioni per decidere autonomamente o accetti semplicemente le convinzioni altrui?
- Se accetti le convinzioni altrui, sei certo della loro competenza e indipendenza?
- Se la risposta sarà di fiducia cieca non ci perderò più tempo, altrimenti comincerò a proporre i pareri competenti e i fatti che a loro volta mi hanno convinto, citando le fonti.
