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giovedì 17 marzo 2011

Giappone - aggiornamenti 3


Nessuna novità positiva: non sono riusciti a portare l'energia elettrica alla centrale e rimettere così in funzione gli impianti di raffreddamento (se ancora funzionanti). Il problema maggiore rimane quello delle piscine dove il combustibile usato viene conservato sotto almeno 8 metri di acqua, che lo devono sia raffreddare che schermarne le radiazioni. Le piscine sono fuori dal guscio di contenimento (vedi figura), e il crollo dell'edificio le ha esposte direttamente all'atmosfera come a Chernobyl. E' probabile che le piscine siano lesionate o che si siano svuotate di liquido per i detriti delle esplosioni. Anche gettare acqua dall'alto a nulla può servire se le vasche sono lesionate.

mercoledì 16 marzo 2011

Giappone - aggiornamenti 2

In estrema sintesi: se riescono a raffreddare i noccioli e le piscine per qualche giorno, la temperatura calerà e con essa i rilasci radioattivi e sarà sempre più facile raffreddare fino a riprendere il controllo e affrontare il problema (enorme) della bonifica.

Se invece la temperatura sale ci sarà maggiore evaporazione e quindi maggiori temperature, pressioni, emissioni di idrogeno e materiali radioattivi, maggiori probabilità di incendi ed esplosioni che faranno ancora salire temperatura, pressioni e emissioni e così via fino all'inarrestabile distruzione totale del sistema.

Questo mostro è mantenuto sul filo del rasoio. Un giorno ci saranno documentari e film sui tecnici che stanno cercando di domarlo - speriamo non alla memoria.

In Italia, intanto, un ridicolo dietro-front.

martedì 15 marzo 2011

Giappone - aggiornamenti

Il contenimento del reattore 2 di Fukushima ha ceduto - una piccola falla ma tale da far aumentare la radioattività nei pressi del reattore a livelli letali in poche ore. Radioattività che è poi calata perchè probabilmente la falla è limitata.

La fusione parziale è probabilmente già avvenuta, ma il materiale fuso dovrebbe essere caduto sul fondo ove l'acqua dovrebbe impedire un ulteriore rapido surriscaldamento.

L'aspetto più negativo è che quanto accade mostra che non hanno il controllo dei sistemi di raffreddamento.

Sui tetti (sic!) dei reattori spenti ci sono poi le piscine in cui viene immagazzinato il combustibile esaurito che rilascia calore sia pure in quantità ridotta. Anche queste piscine andrebbero raffreddate, ma così non è e si stanno surriscaldando con gli stessi problemi del nocciolo. La loro fusione però avverrebbe in un ambiente non protetto da gusci di contenimento. Un incendio si è già sviluppato nella piscina 4, apparentemente dovuto a olio lubrificante e non ancora all'idrogeno.

Un possibile sviluppo disastroso vede ulteriori aumenti di radioattività a livelli letali e l'abbandono della centrale anche da parte dei pochi operatori rimasti. Si tratterebbe quindi di lasciare a se stessi 6 reattori, danneggiati e senza controllo ne raffreddamento.
E ad 11 Km c'è un'altra centrale con 4 reattori.

lunedì 14 marzo 2011

Il futuro del Giappone è il nostro futuro, loro ci sono solo arrivati prima.



In Giappone stanno accadendo eventi considerati quasi impossibili (a probabilità "minima").

Le forze della natura - indifferenti alle protezioni costruite dall'uomo - hanno colpito duramente. e "imprevedibilmente". Un altro popolo è ora in ginocchio, la differenza con altri casi è che è un popolo "ricco".

Tra tutte le notizie, quella che spaventa di più è quella nucleare; inizialmente pensavo che fosse un problema secondario (a parte confermare le mie opinioni contro il nucleare in Italia) ma col passare del tempo le cose si fanno ogni ora più brutte.

E' tutto sotto controllo
Come per il pozzo di Macondo nel golfo del messico, anche in Giappone "tutto è sotto controllo" e in Italia c'è la corsa interessata a dire che "non è successo niente". E invece qualcosa è successo e ben poco è stato ed è sotto controllo. Mi sembra come chi, vedendo un'auto accartocciata su un albero in bilico su una profonda scarpata, e osservando che gli occupanti sono malridotti ma vivi, dicesse che grazie alle cinture di sicurezza e alla robustezza dell'abitacolo non è successo niente. E in quel momento l'auto comincia a oscillare ...

Errori di progettazione
Le centrali sono state costruite e aggiornate pensando ad un terremoto di intensità minore di quella che si è verificata, un errore di previsione che poteva essere fatale ma le strutture hanno comunque retto.

Il tallone d'achille stava però in un altro errore di progettazione, cioè nella protezione dai maremoti: i generatori diesel erano protetti da muri troppo bassi, e sono stati bloccati dall'onda.

Questo errore ha portato, passo dopo passo e assieme ad altre "sfortunate" evenienze, alla disperata misura di usare l'acqua di mare per il raffreddamento del nucleo che ha reso definitivamente inutilizzabili i reattori. Raffreddamento che è ancora in corso.


Non è ancora finita
Queste centrali sono dotate di un guscio di contenimento, ovvero di una robusta e pesante struttura di cemento armato che racchiude il reattore, capace di resistere - fino a prova contraria - ad attacchi militari e terroristici, ad eventi sismici e naturali e alla fusione del nocciolo.

Fino a che il surriscaldamento e la fusione non interessano il combustibile contenuto nelle barre, ma solo il loro rivestimento esterno, le emissioni radioattive legate agli sfiati - necessari a ridurre la pressione interna al guscio dove evapora il liquido usato per il raffreddamento (che ora è l'acqua di mare) - sono contenute e poco pericolose (breve emivita); questa è la versione rassicurante ripetuta inizialmente.

Il pericolo aumenta notevolmente se c'è una fusione del combustibile che si trova all'interno delle barre; e questo sembra essere quanto realmente accaduto già nei primi istanti; in questo caso, se il contenitore esterno resiste, il materiale radioattivo dovrebbe comunque restare in gran parte confinato ma gli sfiati saranno contaminati; fino ad ora i gas espulsi sono stati spinti in mare, ma quando i venti cambieranno potranno portare il pulviscolo sui 15 milioni di abitanti di Tokio.
Poichè il raffreddamento del nocciolo potrebbe durare anni tutto questo continuerà fino a quando - in qualche modo - si riuscirà a ricostruire un sistema di raffreddamento a circuito chiuso.

Infine, se il contenitore esplodesse o crollasse per l'aumento di pressione o per un nuovo terremoto o per la mancanza di raffreddamento, si avrebbe una forte contaminazione radioattiva (anche se minore di quella di Chernobyl) tramite l'esplosione prima e i fumi poi (disastro aggravato dal fatto che uno dei reattori è alimentato da un particolare combustibile, il MOX, quello che dovrebbe essere usato nelle centrali di terza generazione, maggiormente radiotossico).

La distruzione delle centrali
Non è quindi vero che non è successo niente, qualcosa di gravissimo - se tutto va bene - è già accaduto: alcune centrali nucleari, fondamentali per il sistema energetico del paese, sono state distrutte. E questo è successo in un paese in cui la cultura del rischio e della prevenzione sono al livello più alto nel mondo.
La prima conseguenza riguarda chi pagherà il conto enorme della loro messa in sicurezza. Le imprese di assicurazione non hanno dubbi: il governo giapponese.
La seconda è che il Giappone, terra sovrappopolata e priva di fonti di energia che ha accettato il rischio nucleare per mantenere il proprio tenore di vita, addirittura progettando di affidarvisi quasi completamente entro la fine del secolo, ora dovrà importare l'energia mancante e questo renderà estremamente difficile la ripresa con effetti a catena sul resto del mondo.

Chernobyl, un confronto impossibile
Il confronto con Chernobyl non ha senso perchè le centrali giapponesi usano l'acqua e non la grafite e soprattutto hanno il guscio di contenimento. Comunque sia, una centrale nucleare non può essere paragonata ad una una bomba atomica: a Chernobyl l'esplosione fu dovuta alla combustione della grafite, in Giappone è la pressione del liquido di raffreddamento evaporato che rischia di far saltare il contenitore come una pentola a pressione.

Enel e la sicurezza
Del tipo di Chernobyl sono invece i due reattori nucleari sovietici di seconda generazione, rilevati dall'ENEL in Slovacchia e privi del guscio di contenimento.

Termoli e i maremoti
Il possibile sito nucleare di Termoli è stato interessato da un maremoto nel 1627.

Ed infine riporto un commento legato all'America ma ad uso della ministra gelmini: "You cannot cut school funding and teachers and universities and expect to have a robust nuclear industry".