Mi volto e mi vedo
in mezzo alla gente
come un girasole
inseguire un sorriso
il mondo è fatato
in mezzo alla gente
come un girasole
inseguire un sorriso
il mondo è fatato
e non lo sapete
ed io
sono mago
e tu
figlia di re
sono mago
e tu
figlia di re
E subito riprende il viaggio come dopo il naufragio un superstite lupo di mare
La società dei consumi rimane florida fintanto che riesce a rendere permanente la non soddisfazione (e così, per sua stessa definizione, l'infelicità). Un modo di ottenere un simile effetto consiste nel denigrare e nello svalutare i prodotti di consumo subito dopo che sono stati lanciati nell'universo dei desideri dei consumatori. ....Bauman parla del mondo dei consumatori, ma come non pensare al più grande pubblicitario del nostro paese: una promessa dietro l'altra che scivolano via nel frastuono delle altre informazioni inutili in un mondo senza tempo, senza memoria e senza cultura.
Il dominio dell'ipocrisia ... è pertanto una condizione necessaria per una società dei consumi correttamente funzionante. Se si vuole ... che le nuove promesse siano attraenti e facciano presa, occorre che le promesse gia fatte vengano periodicamente disattese ... . Ogni singola promessa deve essere ingannevole, o quanto meno esagerata, per evitare che la ricerca perda d'intensità o addirittura freni bruscamente. Senza una ripetuta frustrazione dei desideri, la domanda di consumo potrebbe rapidamente essiccarsi e l'economia finalizzata ai consumi potrebbe perdere la sua potenza.
L'eccesso della somma totale di promesse è ciò che neutralizza la frustrazione causata dal carattere eccessivo di ciascuna presa singolarmente.

"Dove andranno mai a nascondersi i calzini spaiati?
Si saranno rifugiati sotto al letto?
Ai piedi delle scale?
O al fondo d'un cassetto?
Sarà la loro casa il risvolto d'una federa, o quell'angolo di lenzuolo?
Dove andranno mai a nascondersi i calzini svaniti?
E' la centrifuga che li lancia via lontano, verso mète fantastiche ma a noi del tutto ignote, o in quel jeans fin troppo stretto dove si sentono al riparo?
Dove andranno mai a nascondersi i calzini smarriti?
Saranno incastrati dietro ai termosifoni per via del gelido inverno?
O trascinati dal vento a causa d'una molletta poco giudiziosa?
Dove andranno mai a nascondersi quei calzini così inspiegabilmente evaporati? Quelli gialli e quelli blu, quelli neri e quelli bianchi, quelli a righe e quelli a pallini, quelli di Bob the Builder e quelli dell'Uomo Ragno, quelli di lana e quelli di cotone.
In quale misterioso luogo della casa si radunano in complotto, confabulano e aizzano?
Dov'è il loro centro smistamento, il loro quartier generale?
Dove andranno mai i calzini smarriti?
Quelli che alla sera sono nella cesta del bucato e la mattina sono spariti. Quelli che nell'oblò infili appaiati e poi ne escono spaiati? Quelli che vanno in coppia dentro ai cassetti e poi ne escono divorziati?
Dove andranno mai quei calzini, che non importa quanto li cerchi, non verranno mai mai mai più ritrovati?"
(fonte)
L'Imperatore della Cina era stato così preso dal nuovo gioco degli scacchi, che fece chiamare a corte il suo inventore.
Quando gli fu davanti, in ginocchio e con gli occhi bassi come la potenza dell’Imperatore richiedeva, gli offrì in dono qualsiasi cosa avesse voluto tra quelle del regno.
La richiesta dell’inventore, fatta con un filo di voce, fu:
"Solo un chicco di riso nella prima casella, Vostra Maestà."
"Solo un chicco di riso?"
"Sì, Vostra Maestà, solo un chicco di riso nella prima casella, e due nella seconda."
"Tutto qui - uno e due chicchi di riso?"
"Beh, facciamo anche quattro chicchi sulla terza casella, e così via."
L’Imperatore, un po’ contrariato da una richiesta così umile, acconsentì.
Fu tutto tranquillo fino a ché giunsero alla prima metà della scacchiera. Dopo trentadue caselle, l'Imperatore doveva all'inventore circa quattro miliardi di chicchi di riso. Una quantità notevole, la produzione di una grande risaia, ma l'Imperatore poteva ben permettersi un regalo del genere.
Da lì in poi, però, le cose cambiarono rapidamente: la casella dopo aggiunse altre due risaie, quella dopo ancora quattro, alla fine della quinta riga il debito era salito a più di duecentocinquanta risaie. L’Imperatore cominciò allora a comprendere cosa volesse veramente dire che ad ogni nuovo passo il suo debito raddoppiava, e mancavano ancora ventiquattro caselle.
Alla fine della sesta riga le risaie erano diventate sessantacinquemila. Ogni nuova casella aggiungeva prima migliaia e poi milioni di altre risaie al patrimonio dell’inventore. Lungo la penultima riga la somma salì a oltre sedici milioni e mezzo di risaie e tutto l’Impero non sarebbe stato sufficiente a farvi fronte.
L'Imperatore guardò l'inventore che però non se ne accorse, in ginocchio, armeggiava col suo abaco intento a scrivere le cifre, le orecchie erano rosse e sudate. L'Imperatore scosse leggermente il capo.
La crescita fu ancora più vertiginosa - se possibile - sull’ultima riga, l’unico a tenere ancora il conto era l’inventore i cui occhi brillavano e il cui sguardo ora si alzava a sfidare il grande Imperatore che ora sembrava stupito. Alla fine della scacchiera, il numero di chicchi di riso corrispondeva a oltre quattro miliardi di risaie.
L’inventore fece un respiro profondo di soddisfazione e si alzo in piedi davanti all’Imperatore che con calma gli disse: “Per onorare la mia parola, non posso fare altro che cederti il mio Impero”.
L’inventore sorrideva e non riusciva a tenere fermi i piedi, quasi volesse mettersi a ballare. La testa si muoveva in un tremito di assenso.
"Portate la mia spada!" disse l’Imperatore.
Un ciambellano gliela porse. Lui estrasse dal fodero il simbolo della sua potenza, di fronte al quale si erano inchinati popoli interi e sotto il quale molti altri erano stati sottomessi.
Si pose di fronte all’inventore, alzò solennemente la spada in alto e, con un movimento dapprima lento ma poi sempre più veloce quasi come la crescita dei chicchi sulla scacchiera, gli tagliò la testa.
L’inventore non si accorse di nulla, la sua testa rotolava ma continuava ad avere il solito sorriso ebete.
L’Imperatore ripose la spada, pensò solo per un attimo a quanto si possa essere stupidi e intelligenti al tempo stesso, e tornò a giocare a scacchi.
(mia versione)

"Mi sono sempre considerato un ateo tranquillo perché l’ateismo come militanza pubblica mi sembrava qualcosa di inutile, ma ora sto cambiando idea.
Alle insolenze reazionarie della Chiesa Cattolica bisogna rispondere con l’insolenza dell’intelligenza viva, del buon senso, della parola responsabile.
Non possiamo permettere che la verità venga offesa ogni giorno dai presunti rappresentanti di Dio in terra ai quali in realtà interessa solo il potere.
Alla Chiesa nulla importa del destino delle anime, quello che ha sempre voluto è il controllo sui corpi.
La ragione può essere una morale. Usiamola."
(fonte: il Fatto quotidiano 14/10/2009)

Nell'estate 1993 le trattative continuano, da parte della mafia gli argomenti sul tavolo sono ora le bombe.

Questa mattina leggo su Corriere.it che il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita dell’economia italiana per il 2010 di ben 0,2%. Questo rispetto alla stima di qualche mese fa che era di -0,1% (sempre per il 2010) ed avrebbe significato il terzo anno consecutivo di recessione italiana, unico caso al mondo.
Vado dal barbiere e sento un programma radio che esulta per la fine della crisi. Posso solo immaginare come i TG pomperanno questa notizia ignorando che stiamo parlando di stime, e che siamo sempre nel margine di errore del prefisso internazionale: lo 0,0%.
Vado nel sito del Fondo Monetario, mi guardo i dati aggiornati del World Economic Outlook del 2009, e trovo conferma di un fatto ben più importante da sottolineare. Come già previsto nel 2008, quest’anno la Grecia ha sorpassato l’Italia in reddito pro-capite.
Cosa vuol dire? Significa che mentre i nostri cugini mediterranei fino ad una decina d’anni fa erano tra i più poveri dell’Europa occidentale (a livelli del Meridione), da quest’anno (per quanto abbiano problemi di deficit, di debito, e di governi che cascano) i greci sono mediamente più ricchi degli italiani.
Non ho sentito nessun organo di informazione che sottolinei questo patetico, per noi non per i Greci, fatto.
Se questo smacco non bastasse, la notizia ben più clamorosa è che dalle stime del Fondo Monetario risulta che entro l’anno prossimo (il 2010) la Slovenia supererà l’Italia in reddito pro-capite. Vuol dire che nel giro di pochi mesi gli sloveni saranno mediamente più ricchi degli italiani.
Questo è un avvenimento importante, da celebrare a livello europeo. È un giro di boa, un traguardo, la fine della transizione dei paesi dell’Est europeo. Il primo della classe dei paesi europei usciti dal comunismo sorpassa l’ultimo della classe dei paesi socialisti dell’Europa occidentale.
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Mi spiace fare il guastafeste quando il diktat mediatico invita a celebrare la fine della crisi. Ma se la gerontocrazia insiste che l’ottimismo è una variabile nella funzione di crescita, allora tanto vale buttarla sul ridere. Meglio allenare i nostri figli per un futuro di incursioni nelle villette dell’Albania.

"Il futuro dell’Abruzzo è sempre più nero. Tra proclami e prese di posizione sembra avanzare sottotraccia il progetto di petrolizzazione della nostra regione. La notizia è che arriva, mercoledì 30 settembre, in commissione regionale il progetto di legge che disciplina la materia delle royalties.
In pratica il consiglio regionale ben presto sarà chiamato a decidere in che modo ed in che misura dovrà dividere i guadagni derivanti dalle estrazioni del sottosuolo gas e petrolio e non solo. Quale percentuale rimarrà alla Regione, quanto alle Province ed ai Comuni?
Ma a che pro impegnare tempo e denaro per decidere qualcosa che poi non servirà ad una regione che il petrolio non lo vuole, così come pure promesso più volte?
Sulla materia è scontro duro anche perché associazioni e comitati continuano la loro battaglia conquistando sempre più spazio sui media di tutto il mondo.
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Tutti parlano dell’Abruzzo che si prepara ad accogliere l’oro nero.
Ma non sono gli stessi stati dove la Regione ha speso centinaia di milioni di euro in pubblicità per convincere gli indigeni a sbarcare nella “regione verde d’Europa”?
Il progetto di legge che arriva in commissione bilancio è quello di Febbo-Chiodi e farà discutere non poco, oltre ad aprire una pesante battaglia politica.
Strumentalizzazioni comprese, bisognerà in qualche modo stabilire che regione sarà quella dei nostri figli: natura, verde, parchi e turismo oppure petrolio, gas, bilanci rimpolpati dalle royalties, inquinamento e niente turismo.
Una decisione precisa ed inequivocabile farebbe peraltro risparmiare moltissimi denari pubblici (perché continuare ad investire sul turismo se si decidesse per il petrolio?).
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