Negli ultimi mesi non è successo nulla che non fosse già stato visto e previsto.
Mi voglio allora esercitare - perchè ci ho preso gusto - in previsioni cotte e mangiate. Mancano poche ore a mercoledì e quindi bisogna essere rapidi.
Il decreto sviluppo conterrà tutte le porcate in un'unica torta. Ci sarà altra distruzione del territorio per favorire petrolio e cemento. Ci saranno vendite superscontate del patrimonio immobiliare. Ci saranno tanti condoni - magari giustificati col mancato aumento dell'età pensionabile. Ci sarà la militarizzazione dei cantieri e la semplificazione delle procedure per tutto ciò che i cittadini non vogliono e che hanno imparato a contrastare. Ci saranno altre tasse sotto forma di ticket, assicurazioni obbligatorie, minori detrazioni, minori servizi e garanzie, soldi tolti dalle tasche di chi già paga e di chi è più povero. Non ci sarà una parola su riduzione degli sprechi e dei consumi, ambiente, economia verde, turismo, sostenibilità, istruzione, cultura, arte, ricerca, lotta all'evasione fiscale, energie rinnovabili, tassazione delle rendite finanziarie, patrimoniale, giovani, lotta alle mafie, sicurezza (già, chi si ricorda più della sicurezza).
Una torta così bella chiuderà perfettamente il pranzo di tutti questi anni, un'ultima portata per chi ha sempre mangiato e vuole continuare a farlo anche negli anni futuri sfruttando qualche bene pubblico gentilmente offerto a prezzi stracciati.
Fin qui la facile previsione, più difficile capire cosa accadrà subito dopo.
Gli italiani cominceranno a rivoltarsi in massa?
Gli industriali esclusi dall'ultimo banchetto alzeranno ancora di più la voce?
L'Europa darà al governo il colpo di grazia smettendo di comprare i titoli italiani?
Potrebbe anche succedere che qualche ministro in un ultimo Gran Consiglio cerchi di addossare tutte le colpe agli altri e che questa torta non veda mai la luce.
''Dopo quattro decenni di dittatura brutale e otto mesi di una sanguinosa guerra, i libici possono ora celebrare la loro liberta' e l'inizio di una nuova era''. Lo afferma il presidente Usa Obama in un messaggio ai libici. Da Londra il ministro degli Esteri britannico, Hague, definisce l'annuncio ufficiale della ''liberazione'' della Libia, come ''una vittoria storica del popolo libico''. Infine da Parigi il ministro degli Esteri francese Juppe' esalta lo spirito e la dignita' dei libici.
"Il presidente del CNT Mustafa Abdeljalil ha ripetuto a Bengasi che la futura legislazione libica trarrà ispirazione dalla sharia. Ha poi fatto un paio di esempi per spiegare cosa si intende.
“Per esempio, la legge sul divorzio e sul matrimonio (che con Gheddafi proibiva la poligamia e autorizzava il divorzio), questa legge è contraria alla legge islamica e non è più in vigore", ha detto Jalil. “Come nazione musulmana la sharia è alla base della nostra legislazione, pertanto ogni legge che contraddica i principi dell'Islam non avrà valore”, ha detto.
Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 (5 mesi fa!) - parte I
L'estate se ne è andata e tante cose sono successe.
Non ho avuto tempo per scriverne qui, ma ho scritto molto altrove.
Da maggio in poi tutto il mio tempo e le mie energie sono state impegnate per il Parco della Costa Teatina. Incontri, dibattiti, mostre, comunicati stampa, pubblicazioni e tantissime parole.
Le cose ora sono un po' più tranquille, si attende una decisione del Ministero o la caduta del Governo, ci sono altri che portano avanti le prossime iniziative. Io posso quindi cercare di riprendere il controllo delle normali cose da fare, di tirare un po' il fiato.
Su questi mesi ci sarebbe da scrivere un libro e forse lo faremo: mentre l'Italia continuava ad affondare noi abbiamo fatto politica. Abbiamo portato avanti un progetto per un futuro realizzabile in tempi brevi, abbiamo combattuto contro chi ha solo interesse a depredare e gli abbiamo dato molto filo da torcere.
In questi mesi ho scoperto le strutture del potere, ho visto da vicino chi ci governa e come cerca il consenso. Ho analizzato le mosse di chi prima era solo un nome alla televisione; ho studiato gli intrecci, sono rimasto stupito da come assolute nullità possano essere esecutori imperturbabili di decisioni prese altrove con effetti disastrosi sulla vita dei cittadini. Ma ho anche capito che si possono cambiare le cose.
Ho conosciuto le persone e ne ho trovate tantissime ormai pronte: non è solo la rabbia che cresce, c'è anche la voglia di fare.
Quando si sono aperte le crepe che negli ultimi anni anch'io avevo indicato e tutto ha cominciato a crollare rovinosamente, io ero impegnato a provare una via d'uscita.
Non so se siamo stati bravi o fortunati, non so come andrà a finire, ma oggi - nonostante tutto - sono contento perché so per certo che una via esiste.
Per tutta l'estate ci siamo sentiti dire che avrebbero bruciato le riserve.
Questa sera, ultimo di un lungo elenco, è scoppiato un incendio DOLOSO a Punta Aderci.
E' DOLOSO perchè nulla brucia da solo dopo il tramonto.
E' DOLOSO perchè ci sono almeno tre focolai molto distanti e contemporanei.
Pochi vogliono distruggere e lo fanno senza coscienza, senza etica, senza futuro. Ingordi, avari e egoisti. Comandano nell'ombra ed altri appiccano il fuoco perchè gli hanno detto di fare così, indifferenti come chi lancia le pietre dal cavalcavia.
Sanno però di avere già perso e fanno terra bruciata come gli eserciti in fuga.
Stasera vi vogliamo solo augurare che un giorno, negli occhi dei vostri figli, finalmente possiate capire.
Noi saremo altrove, continuando assieme a costruire un mondo migliore, e voi dovrete sputarvi in faccia da soli.
In un paese che sta affondando, dopo che chi lo governa ha sostenuto imperterrito che vivevamo nel migliore dei mondi possibili. Di fronte a una casta sfrontata e indifferente, concentrata sui propri interessi e sempre pronta a mercanteggiare il tradimento del proprio mandato, la regione Abruzzo ha trovato il suo campione. Il ragionier Febbo - dopo una battaglia segreta durata dieci anni - ora si lancia a viso aperto contro il Parco Nazionale.
Cemento, petrolio, villette, porti industriali e petroliere, discariche e turbogas, inceneritori e centrali a olio di palma, come possiamo rinunciare a tutto questo per un Parco Nazionale? Come spiegarlo ai nostri (veri) elettori? Ed allora avanti a testa bassa sperando che nessuno ci ascolti. Sparando anche l'ultima cartuccia che così spesso ha funzionato: il Parco è comunista!
Come i Sindaci che si battono contro la Tav lui vuole abrogare per legge un Parco nazionale. Si immagina già a capo della rivolta, ma a difesa di un cantiere mentre la polizia forestale lancia letame sugli inermi palazzinari.
Dice che dato che lo hanno incaricato di costruire, è legittimato a distruggere. Dice che tutti gli abruzzesi sono con lui, crede che le mamme dicano ai figli: "fai il bravo altrimenti papà ti porta al Parco".
Come ogni prode condottiero guarda solo avanti, ma a seguirlo sono solo pochi burattini che richiamati all'ordine ne ripetono le parole.
Sembra un pifferaio magico ormai invecchiato, che stonando si avvii verso la scogliera, senza però accorgersi che invece di seguirlo senza capire, come hanno fatto tante altre volte, gli abruzzesi aspettano solo che arrivi sul ciglio per dargli - finalmente loro - una spintarella.
L'incontro al Ministero è andato esattamente come avevamo previsto. La legge esiste e non si può fare finta di niente rimbambendosi di chiacchiere.
Agli amministratori è stato detto fermamente che se faranno quel che devono il Commissario ne prenderà atto (a meno di scelte evidentemente insensate).
E' stato anche spiegato che i soldi per il funzionamento del Parco sono già stati stanziati e stanno lì ad aspettare.
Il primo risultato dell'incontro è stato che il Sindaco di Casalbordino e la sua giunta si sono decisi a fare la perimetrazione entro i termini richiesti.
Anche altri sembrano aver capito meglio come stanno le cose, ma attendiamo prese di posizione ufficiali.
L'unico che sembra non aver capito nulla è sempre Febbo che ripete ai quattro venti che sono tutti contrari.
Poiché è un ragioniere proviamo a convincerlo con i conti (solo per stare al gioco, non perché riteniamo che questo sia il modo di fare).
Ad oggi si sono formalmente dichiarati a favore: San Salvo, Vasto e Fossacesia. Casalbordino ha fatto una delibera in cui esprimeva un dubbio a cui ieri è stata data una chiara risposta ed oggi è pronto a perimetrare. Da chi è contrario (secondo Febbo) non è invece ancora venuto nessun atto formale e noi pensiamo che Febbo possa essere nuovamente smentito molto presto - come ha già fatto oggi Casalbordino.
Francavilla aveva già perimetrato, altri comuni potrebbero chiedere di entrare.
Ma ad oggi saremmo 4 a 4. Se però andiamo a vedere gli abitanti e facciamo un piccolo conto vediamo che già oggi il 68% della popolazione interessata abita in comuni che perimetreranno entro il 30 settembre. Cifre alla mano non ci sembra proprio che si possa dire che sono tutti contro.
Febbo si dice anche convinto che - tramite i parlamentari PDL - riuscirà ad abrogare il Parco e saranno così i primi al mondo a certificare per legge che una terra (in particolare la terra d'Abruzzo) non vale niente dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Nel frattempo - ovviamente - non si dimette e continua a tradire il suo mandato.
Il piano era chiaro dall'inizio: sobillare alcuni cacciatori, agricoltori e anche pescatori (si anche i pescatori) in modo che facessero un po' di confusione e poi dire "il Parco nessuno lo vuole". Non sembra sia andata bene visto che le voci a favore sono molte di più e molto più autorevoli delle pochissime contro (sperando che le minacce fatte apertamente in questi mesi nulla abbiano a che vedere con gli incendi di questi giorni). Ma lui va avanti lo stesso.
In questi giorni i nodi dell'economia globale stanno venendo al pettine e in Italia si chiede alle nuove generazioni di pagare il conto più salato. Può anche darsi che qualcuno - nel marasma di questi giorni - tenti un ultimo colpo di mano per mettere qualcos'altro nel sacco. Sembra assai difficile ma non si sa mai: un paio di righe aggiunte ad una legge su cui viene chiesta la fiducia, non sarebbe la prima volta per questo tipo di sotterfugi.
Il Parco è la nuova società che potrebbe nascere dalle ceneri di questa.
E' il modello del futuro.
E' il posto dove vivranno i nostri figli. Abbiamo la fortuna unica di averlo già pronto, non facciamocelo portare via sotto il naso dal ragionier Febbo!
Gli ultimi giorni hanno visto il sindaco di Casalbordino non decidere sul Parco, venendo meno alle promesse elettorali.
Questa estate ho visto tante cose - da scriverci un libro - ma questo consiglio è stato proprio il massimo (per ora). C'era l'uomo giraffa che faceva l'equilibrista su un filo poggiato per terra, il prestigiatore che cercava di far scomparire la verità, i pagliacci che si davano le martellate da soli e tante belle scimmiette che alzavano la mano a comando. Come in tutti i circhi, però, c'era una brutta puzza.
Non c'è nulla da commentare, i fatti parlano da soli. Forse pensavano che in questa calda fine estate nessuno fosse attento. Così non è stato.
Qui trovate la risposta di un professore di Diritto Costituzionale che semplicemente sbriciola la tesi della giunta di Casalbordino (che era stata debitamente avvertita e poteva ben evitare di fare quel che ha fatto):
"La conclusione da trarre sarebbe, in verità, un’altra: la delibera del Consiglio comunale di Casalbordino si configura come un atto solo informale; un atto, forse, politicamente opportuno in tempi di democrazia partecipativa, ma del tutto privo di significato giuridico."
Il professor Enzo di Salvatore ha poi affrontato l'altro Ponzio Pilato di quest'estate: il Sindaco di Torino di Sangro e il suo "referendum". Un altro articolo e un'altra decisione tanto strombazzata si sbriciola:
"si potrebbe anche insinuare il dubbio che il ricorso .... al voto dei suoi abitanti – serva a ben altro: a che arrivi presto il 30 settembre oppure a che la Regione – unica formalmente legittimata a pronunciarsi nel procedimento di istituzione del Parco – non debba esprimersi sul punto. E cioè: che non debba assumersi la responsabilità di una scelta politica, che dietro l’istituzione del Parco sempre si cela. Eppure anche un ragazzino sa che non può esserci democrazia (rappresentativa) senza responsabilità."
Due sindaci e la paura di decidere. Per non dover spiegare. Per non dover rendere conto. Pronti a dare la colpa agli altri. Pronti a nascondersi dietro le parole.
E mai che gli sia venuto in mente di fare la cosa migliore per i loro cittadini.
Dal 31 marzo noi occidentali scarichiamo amorevolmente bombe sulla Libia per proteggere la sua popolazione (e se qualche volta sbagliamo siamo giustificati dalla voglia di fare del bene). Abbiamo armato una minoranza sanguinaria ribelle, abbiamo pagato mercenari e abbiamo mandato sul terreno le forze militari d'elitè. Ma ancora oggi non siamo riusciti ad impadronirci del paese e forse non ci riusciremo mai perchè il nostro alleato al-Qaeda difficilmente ce lo permetterà.
Questa è semplicemente la storia che nessuno racconta.
Qui c'è - giorno per giorno - l'elenco delle bombe ufficialmente sganciate sulla Libia: il 25 agosto erano in tutto 2708.
"Quel che sta succedendo è solo un episodio temporaneo. Tra qualche mese, passata la bufera dovuta agli speculatori finanziari nascosti in un livello segreto e indecifrabile di internet, tutto tornerà come prima. Potremo tornare a comprare automobili, a fare lo sciopping, a prendere l'aereo per villaggi turistici loucost in mete lontane. A desiderare l'aipad, il condizionatore, a vestirci alla moda ....... "
O forse no, forse le favole sono definitivamente finite. Quei cinquant'anni di follia che abbiamo vissuto sono ormai alle spalle. Come sembrano già lontani i giorni delle file alle casse dei supermercati, dietro a decine di altri carrelli stracarichi.
Il paese dei balocchi è svanito e si sente ragliare ovunque. E come tanti lucignoli c'è già qualcuno pronto per comprarci a prezzo di fallimento, e attenti a non azzopparvi se non volete diventare pelle per tamburi.
Il mio silenzio delle ultime settimane non è dovuto alle vacanze. Dopo anni passati a segnalare gli scricchiolii ora ci siamo davvero, stiamo prendendo velocità lungo questo scivolo nella nebbia.
Non serve scrivere dei crolli dell'economia, si sapeva ma non si credeva che l'America aveva i piedi d'argilla, si sapeva ma non si credeva che l'Italia stava peggio e non meglio, si sapeva ma non si credeva che a pagare sarebbero stati sempre i soliti, si sapeva ma non si credeva che ai limiti delle grandi città del mondo c'è la rabbia degli esclusi dal sogno senza riposo dei consumi.
A cosa servirebbe ora scrivere di tutto questo, basta leggere la cronaca.
Ma se io sapevo cosa sarebbe accaduto, chi opera al livello economico-speculativo non solo lo sapeva, essendone la causa, ma ha preparato da tempo la strategia di uscita per perpetuare la propria esistenza.
Il crollo delle borse assicura i guadagni di pochi, mandando in fumo tutto il resto. Non è un problema dei ricchi perchè le vere ricadute sono sulla sanità e sulle pensioni, in Italia come in America.
Dove vivo io il fondo del barile per la speculazione si chiama: cemento, petrolio, discariche, inceneritori.
Quel che si può fare ora è cercare di guardare oltre, di costruire il dopo. Il dopo che qui è il "Parco della Costa teatina". Il Parco Nazionale impedirebbe le speculazioni a favore delle persone normali, presenti e future, ed allora si muovono contro il Parco, in silenzio ed agendo sulla politica obbediente.
Questo è qualcosa di cui non parlano i giornali e di cui posso parlare io. E' un progetto per un futuro migliore che posso perseguire, a cui dedico il mio tempo.
Voglio quindi parlare di come una popolazione venga distratta e ingannata dopo essere stata educata all'indifferenza e all'obbedianza e di come - forse - la stessa popolazione si risveglierà.
In parallelo - mentre io sono indaffarato altrove - riprendono i commenti dei miei troll: caro/i io vi lascio fare solo "per ricordarmi la mia distanza dalle stelle". Per ricordare che la prima difficoltà è in mezzo a noi perchè molti agiscono contro se stessi: alcuni per piccoli interessi immediati, altri perchè credono ancora nelle favole ed infine ci sono quelli che lo fanno solo per il piacere di farlo (da qualche parte al nord si dice che "c'è chi mette le balle sulle rotaie del tram per sentire i sciopp" - chissà se il mio troll nordico mi può aiutare con la citazione in dialetto?).
Avanti così dunque, il mondo ha cominciato a correre.
Caro Remo Non è vero che la Cooperativa è in via di liquidazione: manca solo il miliardo immolato da me, forse con troppa leggerezza, sull'altare della fiducia ad uomini del nostro partito che si sono rivelati, quanto meno improvvidi e faciloni. Ho ritenuto di dovermi addossare il 90% della responsabilità dell'accaduto ed ho voluto pagare di persona dimettendomi. .........
Roma 14 gennaio 1991 La cosa strana è che oggi come allora, venti anni dopo, per il Parco della costa dei Trabocchi, accade di nuovo che il livello economico prende una decisione e il braccio politico la esegue, inventandosi una storia del tutto diversa per nascondere i veri obiettivi.
E nessuno che capisca o ricordi.
(Tratto dalla copia un carteggio diffuso alcuni mesi fa da uno dei soggetti interessati; anche se i fatti non sono più penalmente perseguibili, è uno straordinario documento di come le nostre vite - e i nostri soldi - dipendano dalle decisioni dei nostri rappresentanti prese a nostra insaputa e contro i nostri interessi)
La signora prende il numerino e fa la fila ordinatamente. Arriva al banco e chiede alla farmacista: "Come si chiamano quelle pillolette contro la diarrea?" "Imodium". "Grazie, ma non le voglio". Sconcerto della farmacista e dei clienti. "Il fatto è che mio figlio sta all'università a Bologna e ha la diarrea e mi ha telefonato per sapere come si chiamava la medicina; allora sono venuta a chiedere, così ora glielo dico per telefono e lui le va a comprare".
Domenica a Fossacesia c'è stata una manifestazione contro il Parco della Costa Teatina. Sostanzialmente un fallimento. Dopo un rinvio e settimane di martellante propaganda falsa basata sulla paura: per otto comuni c'erano 50 trattori (compresi vongolari e cacciatori) e meno di 200 persone sotto il palco di cui molti cacciatori e meno della metà che applaudiva.
Sul palco il sindaco di Rocca San Giovanni che vuole eliminare le aree protette dal suo comune, il sindaco e l'assessore al turismo di San Vito che tra pochi giorni cercheranno di spiegare come un resort all-inclusive da 1000 posti letto sia la scelta giusta per i sanvitesi e il sindaco di Villalfonsina amico personale del coordinatore al Parco (che però non vuole il Parco) e che ha nell'ufficio tecnico del suo comune il vicesindaco di San Vito.
Poco da raccontare se non fosse stato per il cartello che apriva la sfilata dei trattori.
Insieme non abbiamo futuro
Quel ragazzo portava al collo una frase che contraddiceva non solo secoli di cultura ma anche migliaia di anni di evoluzione: da quando l'uomo si è reso conto che il gruppo aveva più possibilità del singolo.
E perché - oggi - un cartello del genere? Perché credere così facilmente a delle bugie per rinchiudersi in piccoli gruppi diffidenti gli uni degli altri? Perché certe idee si sono fatte strada così facilmente?
La spiegazione mi ha colto di sorpresa, perché è la stessa di cui tanto ho letto e parlato e - nonostante questo - non l'ho saputa riconoscere subito.
In un periodo in cui tutte le grandi idee, le speranze, il futuro stesso hanno perso di credibilità, la paura di un nemico fantasma è tutto quel che è rimasto ai politici per conservare il potere. I politici che non sanno reagire alle sfide globali si mantengono in sella alimentando paure, sviando le paure delle persone dai problemi che non sanno affrontare verso altre costruite a tavolino e più "gestibili".
E così c'è la paura per lo straniero, per l'immigrato, per il mussulmano, per il meridionale, per il povero, per i comunisti, per i NO-TAV, per il vicino di casa. Dopo questo martellamento le teste sono cambiate e la diffidenza è il primo sentimento. Si ha paura di tutti, a priori.
Anche i luoghi sono cambiati: ora ci sono recinti, muri, sbarramenti, cancellate, telecamere, barriere ovunque. I luoghi di aggregazione che ancora sopravvivono sono deserti. Unici punti affollati sono i centri commerciali dove i consumatori coatti si aggirano in massa ma da soli.
E quindi non sembra neppure un caso che l'alternativa al parco sia rappresentata dal Resort di San Vito: un simbolo di questa nuova architettura dell'esclusione; in cui i turisti - se mai ve ne saranno - resteranno dentro, al sicuro nei loro agi, in uno spazio senza una reale collocazione geografica, e a chi sta fuori non resterà che contemplare - da quello che era un belvedere - lo spettacolo della ricchezza, soffrendo per la dolorosa esclusione da quel mondo.
Ecco quel che è accaduto: anche il no al Parco è un frutto della paura dell'altro; una paura che esclude il confronto, l'azione, i cambiamenti. E' bastato poco a chi aveva interesse a convincere, per farlo; è ormai un riflesso condizionato: la ragione non può nulla quando quel che ti dicono va in risonanza con le altre paure indotte di questa società allo stadio terminale.
Se quindi il Parco vuol dire anche solidarietà, confronto, collaborazione, unione, speranza, questo è per me è un motivo più che sufficiente per cercare di renderlo reale.
Un modello teorico si dimostra valido se spiega eventi e ne prevede altri.
Il modello del consumismo globale dice che il capitale liquido si nutre dalle casse degli Stati (o ne depreda direttamente le risorse ove non esista uno Stato). Nel far questo distrugge le risorse naturali e passa sulla pelle delle popolazioni locali.
I mezzi per farlo sono - in varie combinazioni - le speculazioni "economiche", gli organismi internazionali, le menzogne diffuse a mezzo stampa e tv, i "politici" che sono un ingranaggio indispensabile del meccanismo laddove esista formalmente una democrazia, ed infine le polizie o gli eserciti - più o meno regolari - a seconda dei casi.
Un'opera inutile, caldeggiata da destra e sinistra (con poche eccezioni), giustificata sui media fantasticando di un prezzo del petrolio in calo e di un aumento dei commerci; un'intera valle che ne sarà devastata, i costi lasciati in eredità alle generazioni future (documenti).
Ma - oggi - tanti, tanti soldi pubblici per i costruttori privati.
Nulla di nuovo, si rimanda agli innumerevoli siti che hanno trattato l'argomento.
La vera novità di oggi è che i soldi non ci sono più.
Nel senso che non c'è più nulla da rubare.
Gli stessi francesi e tremonti lo riconoscono (articolo).
E' quindi il nuovo modello che si manifesta ancora una volta, quello che riconosce l'esistenza di un limite alle risorse disponibili (e quindi depredabili).
Queste notizie arrivano proprio quando - da ormai alcune settimane - ho per le mani una storia che parla proprio di menzogne, di "politici", di ingordigia, di inciucio, di popolazioni ignare, di distruzione dell'ambiente, di cemento, di petrolio, di aziende insalubri e di mafia. La stessa storia della TAV, dei rifiuti di Napoli, della Libia o della Nigeria o di tantissime altre.
Vorrei tanto riuscire a raccontarla: è la storia del Parco della Costa Teatina.
Dopo aver raccolto le firme per i Comitati e per l'IDV Dopo aver scritto e parlato con tutti Dopo aver girato per un mese con la spillina del WWF Dopo aver appeso i manifesti anche in giardino
La strada per Bomba è piena di lenzuola con scritte contro la raffineria, scritte che continuano dentro il paese. La sala è strapiena, sul palco un salottino con poltrone bianche - in stile televisivo - con tanto di piante. Ci sono molte telecamere professionali che riprenderanno tutto.
Comincia la presentazione con le diapositive in italiano, lette in inglese e poi ritradotte in italiano dai due traduttori, e subito si capisce l'aria che tira: la Forest è convinta che i Bombesi siano dei cretini. Una presunzione chiarissima ma i presenti - invece di cacciarli subito a calci nel culo - reagiscono con la voce, senza improperi o urla ma con una serie continua di domande, osservazioni e prese in giro.
La Forest cerca di convincere la popolazione sulla bontà dell'impianto così (*): Impatto visivo
Non è una raffineria - nel senso che (dopo una contestazione vocabolario alla mano) non raffina "oil" cioè petrolio
Occupa meno spazio di un centro commerciale (con fotolocalizzazione che lo dimostra confrontandolo con il Megalò di Chieti scalo)
Sarà colorato in modo da confondersi con l'ambiente e realizzato in pietra locale (il rendering lo fa sembrare una via di mezzo tra un lager ed un agriturismo)
Dopo 14 anni tutto tornerà come prima.
Benefici economici
L'impianto porterà occupazione e benefici economici a Bomba e all'Abruzzo consistenti in 12 persone assunte durante i 14 anni di produzione e 2 milioni di euro all'anno per la regione Abruzzo di cui 383.000 per il comune di Bomba.
Negli anni 60 la scoperta del giacimento di Cupello fu un importante fattore per la rinascita sociale ed economica di San Salvo e arrestò la crescente emigrazione .
Subsidenza
Si comincia con la bugia che l'ENI e l'AGIP abbandonarono il giacimento solo perché non redditizio
La subsidenza non crea danni né alla diga né alle altre strutture
Non ci saranno problemi perché dal 1961 per 30 anni a Cupello venne estratto gas e non è successo niente
La Forest ha studiato il problema con esperti di fama mondiale (compreso il responsabile italiano del comitato per la salvaguardia della Torre di Pisa).
A precisa domanda rispondono imbarazzati che il loro tecnico che ha paragonato Bomba al Vajont non sta più con loro ma era solo un consulente che non aveva le competenze per dire quel che ha detto.
La subsidenza indotta è minima ed estremamente graduale, la riduzione di pressione e la subsidenza vengono quasi integralmente recuperate al termine dell'estrazione del gas; comunque si tratta di soli sette centimetri.
Comunque sia hanno previsto una rete di 25 sensori gestita dall'America ma che avverte automaticamente l'ACEA, la Forest e il Ministero delle infrastrutture se qualcosa si muove più velocemente del previsto (come se non si fidassero tra di loro).
Nessuno ha risposto alla domanda su cosa fare - in caso di allarme - dell'acqua del lago e dei 15.000 abitanti della valle.
La popolazione paziente continuava - nonostante tutto - ad ascoltare e a rispondere punto su punto.
Ma il bello doveva ancora venire.
Impatti sanitari
L'impianto non produrrà emissioni dannose per la salute
L'impianto non produrrà odori e rumori che disturberanno la popolazione
Le concentrazioni in atmosfera saranno circa la metà di quelle che si hanno in cucina quando si tiene acceso il gas.
Le osservazioni alla VIA - anche in questo caso - devono avere fatto molto male. Infatti il progetto ora prevede un nuovo metodo per ridurre le emissioni di H2S. Si è pensato di usare una tecnologia utilizzata per il biogas (lo stesso impianto che hanno fatto vedere agli amministratori locali e regionali durante il viaggio in Olanda - pagato dalla Forest - impianto che trattava le acque reflue di una cartiera). Un metodo naturale - perché basato su batteri - e quindi il più ecologico possibile.
Viene allora osservato che gli impianti presenti nel mondo trattano quantità di gas molto inferiori di quelle dell'impianto di Bomba.
C'è un attimo di indecisione, e poi pare ce ne siano due nel mondo di dimensioni simili; poi uno solo E dove sta? Altra indecisione e poi: "Texas". A che distanza dalle case? Silenzio, parlottii A che distanza dalle case? "E' nel dsrt" Dove? "Nel deserto"
La platea esulta come per un gol allo stadio.
Alla fine si scopre che l'impianto di Bomba dovrebbe essere il più grande al mondo ad usare questa tecnologia (a parte quello nel deserto) o così almeno si spera ("we hope" non viene tradotto).
Anche i carabinieri ridono.
Lo schema dell'impianto che prima prevedeva solo la torre di combustione ora prevede una diramazione: o la torre di combustione o il digestore; non ci vuole molto a capire che il digestore serve a fare scena mentre il camino brucia il gas. Ma questo non è un problema perché - dato che tutto viene bruciato - le emissioni saranno comunque "zero".
Turismo
Sulla base dei dati statistici la presenza di impianti simili non crea problemi al turismo ed infatti:
A Torino di Sangro - nonostante la presenza di un impianto gas (stazione di pompaggio localizzata in un triangolo tra la ferrovia un torrente e il mare ndr) si riscontra un significativo balzo in avanti dei flussi turistici
A Bomba l'impianto permetterà l'aumento del turismo d'affari soprattutto durante la costruzione dell'impianto
Dopo questo ci sono altre domande tecniche e i balbettii dei tecnici della Forest non fanno nemmeno più ridere; o non rispondono alle domande o dimostrano la loro impreparazione e il pubblico senza pietà invita la Forest a licenziali.
L'ingegnere coi baffi cerca di far parlare chi dice lui ma gli ricordano che quella non è casa sua.
Si chiude con un discorso del rappresentante della Forest che con la sua faccia triste dice commovendosi che loro non farebbero mai del male alle persone, un lungo discorso con la mano sul cuore, lo interrompono subito prima della lacrimuccia; la traduttrice pensa bene di sintetizzare per evitare le uova marce.
Come bis la Forest propone di pagare un tecnico della popolazione per fargli studiare meglio il progetto - proposta recepita a pernacchie.
Dopo quattro ore la sala è ancora strapiena, nessuno si è mosso e - in assenza dei rappresentanti regionali e provinciali - prendono la parola i sindaci presenti che ribadiscono la loro contrarietà; termina il sindaco di Bomba che dice sostanzialmente che si sarebbe anche fatto convincere ma che lo spettacolo dato dalla Forest non gli da appigli e quindi deve ripetere che l'impianto non si può fare (scampando così all'ira dei suoi elettori che già più volte ne avevano reclamato le dimissioni).
Insomma, uno spettacolo desolante: amministratori, ingegneri, geologi, professori universitari portati nel salottino di Bomba dall'altra parte dell'oceano per dare questa rappresentazione penosa. Se non lo avessi visto non ci crederei; e pensare che ci sono voluti venire loro!
La popolazione di Bomba, col suo comitato è invece un esempio di come una piccola comunità possa far fronte comune e difendere la propria terra.
Preoccupa l'assenza di regione e provincia ma ci siamo abituati.
Diversamente da San Vito, questa notte dormirò sereno.
(*) n.b. Questo post riporta - quasi sempre testualmente - il contenuto delle slide presentate o delle affermazioni fatte dai rappresentanti della Forest e riprese dal mio telefonino.
Per incorporare tutti i video si può usare questo codice:
La scena: San Vito, un convegno sul Parco della Costa Teatina nell'ultimo giorno di campagna elettorale per cui sono assenti i sindaci di Vasto, Francavilla e Lanciano. Una platea all'aperto, con vista su uno dei posti più belli della costa - così bello che gli amministratori locali hanno preparato una colata di cemento da 50 milioni di euro. Davanti il mare, lo stesso mare dove doveva ardere la torcia di Ombrina.
Sul palco gli organizzatori, di una parte sola: quella che governa il paese, la regione e il comune di San Vito. Gente convinta che per la ricchezza basti costruire alberghi e aspettare i turisti.
In platea persone convinte con un lavoro porta a porta, con un lavoro veramente ben fatto. Convinte che li vogliono fregare, e che a fregarli - tanto per cambiare - non siano gli stranieri ma gli ambientalisti; quelle serpi che gli hanno già tolto la ricchezza del petrolio e che sul petrolio continuano a rompere i coglioni; quelli che vogliono il parco per potersi arricchire.
Sul palco si dicono cose non vere, dalla platea si urla non appena qualcuno cerca di dire il contrario.
Ines e Fabrizia scendono nella fossa dei leoni e tra le urla - con un coraggio che mi lascia senza fiato - dicono lucidamente quel poco che vogliono dire. Nessuno le ascolta ma testimoniano l'esistenza di un altro modo di vivere, per la platea sono il nemico.
Povera gente che applaude e urla al traino della peggiore classe politica abruzzese: "Io sono ignorante" - applausi - "Io non ho studiato" - applausi - "Io sono stato eletto e quindi quel che dico vale di più" - applausi - "Io sono favorevole al nucleare" - applausi - "Non solo questo parco non si deve fare ma dobbiamo ripensare a tutti i parchi d'Abruzzo" - applausi -. Cetto Laqualunque arriva con i suoi occhiali a goccia neri, la pancia pensile e prima di tutto "saluta gli amici" - applausi. Prima vomitano offese e poi urlano scandalizzati come verginelle se qualcuno prova a replicare.
E poi Maria Rita: la sua presenza tocca i nervi scoperti, è lei che rappresenta l'essere cittadini e non sudditi. E' lei che ha rotto le uova nel paniere.
Forti dei microfoni e della platea si scatenano senza più freni, il rancore di anni si materializza in una esplosione d'odio. Coi capelli scomposti, le vene del collo turgide, il respiro affannoso, l'additano ora sibilando ora urlando.
Povera gente, che non si rende conto del solito vecchio trucco dei sacerdoti di Gerusalemme mentre fa il tifo per Barabba.
Povera gente, che non si rende conto che se la loro sera fosse illuminata dalla torcia di Ombrina Mare, non ci sarebbe più neppure la fantasia degli alberghi. Che non ci sarebbe più nulla, solo quell'allegra fiamma puzzolente e che neppure il parco potrebbe porvi più rimedio.
Amministratori carogne che aizzano le persone con le falsità, per poter poi dire che "la gente" non vuole il parco; mentre sarebbe tanto semplice - per loro - approvare una legge che chieda al governo di legiferare in modo da annullare il parco, ma dovrebbero metterci sotto la firma. Amministratori frustrati che devono chiudere le cliniche degli amici, che non hanno potuto fare gli inceneritori, che non riescono a fare le raffinerie e i pozzi di petrolio, che hanno la magistratura sul collo per la torta del terremoto, che cominciano ad avere paura che qualcuno - più prima che poi - gli venga a chiedere il conto di aver distrutto la loro stessa regione.
E poi tutto finisce, la gente - contenta - va a mangiare, il buffet lo offre il comune. Noi restiamo soli - finalmente in silenzio - a domandarci se sia stato tutto vero.
E poi il ritorno lungo la costa dei trabocchi tra alberghi e case di vacanza: tutte chiuse, morte, brutte; tra cantieri in cui si costruiscono altre case direttamente sul mare, case che lo stesso mare tra pochi anni spazzerà via; tra alberghi appena costruiti vicino alle foci di fiumi che portano in mare i liquami e la chimica dell'agricoltura, ad un passo dalle stazioni di pompaggio e dai pozzi di gas che con le loro sirene ricordano a tutti la loro presenza, di giorno come di notte.
Povera gente che non si è mai mossa dal suo paesino e che neppure immagina che nessuno vorrà mai portare un turista in un posto come questo: perchè dovrebbero venire qui quando non ci sarà più nulla da proteggere? Per andare in bicicletta davanti all'inceneritore della polveriera di Casalbordino? Chissà se sanno che l'Adriatico ha due sponde?
Già me li vedo i turisti: qui avrebbe dovuto esserci un parco, ora c'è solo cemento, alberghi con le piscine perchè tra la reception e il mare ci sono solo pietre e tu - turista - non sei contento? Ci sono i localini con le puttane. Non sei contento? C'è N'duccio. Non ti basta? Chevvu?
Perchè i turisti dovrebbero venire qui? Per la vita notturna, le discoteche, i negozi sempre aperti, i bassi prezzi, i parchi giochi, il personale cortese che parla tutte le lingue, i minigolf, i risciò a pedali sui chilometri di lungomare, i bomboloni a mezzanotte e la droga a tutte le ore? Chissà se questa povera gente sa che esiste Rimini?
Povera gente, che si è bevuta la palla della ripresa e che non sa che in poco tempo tutto ci crollerà addosso.
Povera gente, ricordati delle belle promesse dietro a cui correvi una sera di tarda primavera a San Vito. Ricordatene bene, così - alla fine - saprai a chi chiedere il conto e - magari - a chi chiedere scusa.
Ma chissà: forse anche questa sera a San Vito è il segno di una fine che si avvicina rapida trascinandosi dietro le vite delle persone che sprofondano urlando alla luna.
Questo blog è uno strumento per chiarirmi le idee, archiviarle e trasmetterle meglio a chi mi conosce.
Il titolo ricorda che, di fronte ai problemi, spesso ci si rinchiude coccolati dalla propria tristezza; io invece ho deciso di rialzarmi e ripartire ogni volta come dopo un naufragio ... Qui trovate la poesia da cui il blog prende il nome
Non sempre condivido tutto quello che viene detto dai blogger che indico. Nessuno esprime la "vera verità", ma tutti assieme mi permettono di avere le idee più chiare. Un grazie a tutti loro. I siti di "informazione" nazionali non sono invece affidabili. Li cito solo per dare un punto di partenza per la ricerca.
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