lunedì 4 ottobre 2010

La gelmini non prende l'autobus

Una piccola - forse noiosa ma istruttiva - descrizione di cosa sia la "riforma" della scuola:


La "riforma" gelmini prevede la riduzione del numero di ore ma impone che siano tutte da 60 minuti.

Così facendo riduce il numero di materie e di professori (con diminuzioni e persino sparizioni importanti: come per esempio il latino allo scientifico tecnologico o geografia al nautico).

Sull'idea di portare le ore a 60 minuti sono d'accordo: se il mio contratto prevede ore da 60 minuti devo fare ore da 60 minuti! Ma c'erano mille modi per ribadire questo principio, quello usato dalla gelmini - come tutto quel che fa - porta invece a conseguenze disastrose.

Il motivo per cui in moltissimi Istituti le ore erano di 50 minuti è presto detto: mentre in grandi città ci sono trasporti urbani efficienti, nelle nostre realtà, con un forte numero di ragazzi pendolari (nel nostro Istituto circa il 60% di 40 comuni diversi), si teneva conto dei problemi di trasporto riducendo le ore a 50 minuti senza recupero.

Quest'anno la "riforma" porta i problemi maggiori nelle quinte classi e nelle sperimentazioni che si ritrovano a non avere riduzioni nel numero di ore (che restano 36 settimanali) ma ore da 60 minuti. In poche parole un'ora in più al giorno (8,10-14,20)

Il problema però riguarda anche le classi che sono passate a 32 e a 32 resteranno. Questo perchè in due giorni la settimana hanno e avranno 6 ore (8,10-14,20).

I trasporti pubblici non sono stati però adeguati alle "novità" (con una prova di totale incapacità da parte di chi avrebbe dovuto prevedere il problema) per cui sono tutti tarati su un'uscita alle 13,10. Seguire la riforma ed uscire alle 14,20 significa quindi lasciare a terra moltissimi ragazzi.

Una circolare permette una riduzione - per motivi di trasporto - di 30 minuti al giorno senza obblighi di recupero, ma questo porta ancora ad un orario di uscita che lascia a terra i ragazzi.

Un'ulteriore riduzione dell'orario per motivi "didattici" - decisa dal collegio docenti invece che dal consiglio d'Istituto - comporterebbe il recupero delle frazioni d'ora non fatte in rientri pomeridiani, ma anche in supplenze ed in genere per altre attività prima retribuite.
Nel nostro Istituto abbiamo deciso però di fare le ore previste (da 60') solo di mattina - senza cercare di risolvere sulla nostra pelle i problemi che la Gelmini crea agli studenti pendolari e alle loro famiglie.

Il dirigente non sa quindi come applicare la legge e dopo averci pensato mooolto a lungo ha deciso di far adottare da domani l'orario da 5 ore e 30' confidando che l'assessore regionale ai trasporti - di fronte al parapiglia che si scatenerà - sposti l'orario dei bus o almeno decida ufficialmente di non farlo.

Se deciderà di non spostarli, il nostro dirigente potra finalmente decidere la riduzione di tutte le ore a 50' per motivi di forza maggiore (motivi che - a ben guardare - ci sono già dal primo giorno di scuola ma raramente i dirigenti sono dei cuor di leone).

Poichè non è pensabile che ci siano due corse vicine dei bus, è probabile che - quest'anno o l'anno prossimo - i trasporti saranno allineati al caso peggiore (cioè i giorni da 6 ore) e che non ci sarà un orario diverso tra i giorni della settimana. Questo significa che chi esce prima (tutti i giorni o 4 giorni la settimana) dovrà aspettare un'ora in più prima di partire (o mezzora se sarà ancora possibile ridurre l'orario di 30 minuti senza recupero).

Se questa confusione non bastasse si pensi che - in caso di riduzioni a 50 minuti - queste riduzioni varrebbero solo per alcune classi e/o per alcuni giorni per cui nel nostro istituto in cui convivono classi da 30, 32 e 36 ore le campanelle suoneranno ad orari diversi, docenti diversi faranno orari di durata complessiva diversa e aumenteranno le ore "buche".

Non cercate la soluzione: la soluzione a costo zero non esiste!

Bisogna eliminare la causa.

sabato 2 ottobre 2010

"Orcoddio"

Il relativismo etico della chiesa cattolica

Mi pare di avere già detto che berlusconi (ma non solo) si genuflette di fronte a papa e cardinali solo per i voti che questi gli garantiscono sfruttando la credulità popolare. Papa e cardinali stanno al gioco per il flusso di denaro pubblico che berlusconi (ma non solo) da loro in cambio.

Per chi volesse capire perchè la penso così:



Ma "Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose" spiega Monsignor Fisichella. (leggi)

Nessuno dunque si offenda con me per il titolo di questo post che - nel contesto - non avrebbe proprio potuto essere diverso.


P.S. la barzelletta è stata detta all'Aquila

lunedì 27 settembre 2010

Inceneritori in Abruzzo

Ho detto tante volte che gli inceneritori sono solo uno spreco di denaro ed una fonte di inquinamento dannosa per le popolazioni e per l'ambiente. Non risolvono il problema ma lo peggiorano. L'unico motivo per cui se ne parla tanto che sono una enorme fonte di guadagno per pochi (tra cui molti amministratori locali ignoranti e/o più interessati al denaro che alla salute dei loro figli).

Le ultime cronache giudiziarie dall'Abruzzo mostrano una volta per tutte che politici ed imprenditori dei rifiuti volevano a tutti i costi un inceneritore e che per questo litigavano e si corrompevano tra loro. Ma i cani su quell'osso erano tanti e allora - poichè un inceneritore era già troppo per tutto l'Abruzzo - per metterne due pensavano di abbassare le percentuali della raccolta differenziata e magari di bruciare immondizia da altre regioni sfruttando la stupidità degli abruzzesi.
Gli indagati sono oggi tutti politici del centro-destra (con Chiodi che - per ora - nella migliore delle ipotesi fa la figura del cretino) ma - per ribadire che il PD non è secondo a nessuno - nel frattempo Pollutri da Cupello chiedeva con insistenza addirittura il terzo inceneritore.

Che altro c'è da dire?

venerdì 24 settembre 2010

Forse c’è un’altra strada

In questi giorni anche i problemi della scuola stanno diventando visibili, non più nascosti dietro a slogan, crocefissi e grembiulini.
Ci vorrà tempo prima che la scuola appaia a tutti per quel che è diventata: una macchina di sterminio culturale che si unisce alla televisione per mantenere gli italiani al guinzaglio, ma qualcosa trapela.

Il punto è che tutto viene - come sempre - ridotto ad una scelta tra due sole opzioni. La solita scelta da tifosi: licenziare o assumere i precari? Non sembrano esserci alternative, ma così si perde di vista il problema vero che è la qualità dell'insegnamento.

La realtà, che nessun politico osa dire, è ci sono sia "precari" che docenti di "ruolo" che sono semplicemente inadatti a insegnare.

E il discorso vale - con percentuali ancora maggiori per il rimanente personale della scuola (dirigenti in testa).

La domanda che mi sono fatto tante volte è come si potrebbe fare in modo che la scuola sia fatta da chi la sa fare? L'unica risposta che ho trovato è quella di organizzare una scuola "privata" al di fuori di quella pubblica. Di ricominciare da zero.

Sul Fatto Quotidiano del 3 settembre è uscito questo articolo che - come dice il titolo - mostra che con un po' di fantasia una soluzione esiste.


Forse c’è un’altra strada
di Michele Boldrin

La nuova sceneggiata è servita. Da un lato i precari della scuola che fanno lo sciopero della fame e un sindacato che vuole solo mantenere lo status quo. Dall’altra un ministro che si vanta dei propri tagli senza capire (i suoi consiglieri non gliel’hanno evidentemente spiegato) che il problema è come è organizzata e gestita la scuola italiana. In mezzo i media che, anziché documentare le colpe d’una parte e dell’altra (e la necessità di una svolta), alimentano la polemica.
Ulteriore fotografia, se ce ne fosse bisogno, di una classe dirigente uniformemente inetta.
È chiaro a chiunque non abbia fette di salame ideologico sugli occhi che l’ennesima apertura caotica dell’anno scolastico è il frutto di scelte miopi e accomodanti di questo governo e di molti che l'hanno preceduto. Oltre che di politiche sindacali improntate al più bieco corporativismo e alla massimizzazione della spesa, invece che alla sua efficienza e produttività. Così come è chiaro (fuorché alla Gelmini e a Tremonti) che la soluzione non consiste in miopi tagli orizzontali, ed è chiaro (fuorché ai sindacati) anche che non è spendere di più e impedire i cambiamenti nell'organizzazione del lavoro.
Eppure, se l’obiettivo fosse far funzionare meglio la scuola italiana, il problema si potrebbe risolvere. Ecco gli ingredienti in ordine sparso.
Decentralizzare per davvero le decisioni di assunzione e impiego del personale lasciando completa autonomia contrattuale ai provveditorati. Trasformare ogni scuola in una cooperativa d’insegnanti a cui lo Stato dà in concessione a tempo indeterminato (a un prezzo che copra l’ammortamento) le strutture fisiche. Chi assumere (e a che condizioni), chi promuovere, premiare o licenziare, lo decide la cooperativa. O, al massimo, il provveditore. E che il migliore, se vuole, venda i propri servizi a un prezzo (regolato) maggiore. Gli insegnanti di qualità costano, come i luminari della medicina.
E i soldi? Buoni scuola uguali per tutti gli studenti, finanziati con le imposte e spendibili nella scuola di propria scelta. Ciò che conta è il finanziamento pubblico dell’istruzione, fattore di progresso economico e uguaglianza sociale, non la sua gestione diretta. Che, come l’esperienza dimostra, porta spesso a inefficienze e assurdità.
E i programmi? E la qualità dell’insegnamento?
Ci pensa il ministero. Programmi minimi e uniformi a livello nazionale, con aggiunte volontarie locali e qualità dell’insegnamento testata con esami nazionali (basta con regioni dove le lodi si regalano). A questo si dovrebbe dedicare il ministero che, con questa riforma federalista, si svuoterebbe di migliaia di inutili funzionari, liberando risorse per chi l’insegnamento lo produce davvero. Ossia gli insegnanti capaci e volenterosi, in collaborazione con alunni e famiglie.

domenica 12 settembre 2010

Ricomincia la scuola

Nel caos più generale, senza professori, senza sedie, senza più controllo, riprende la scuola.
Dirigenti più realisti del re cercano di esaudire i desideri superiori (in assenza di leggi) e si portano avanti sul lavoro puntando diretti alla distruzione della classe docente. Inutile dire che chi andrebbe davvero buttato fuori a calci si è già messo al riparo. La corte si è così riempita di signorine Silvani, cagnolini da lunotto e sindacalisti con famiglia.

La nave - come tutto il resto - affonda. La missione è quasi compiuta.

O forse - anche qui - è semplicemente arrivata la fine di un'epoca.

Per non saper ne leggere ne scrivere ecco il mio consiglio del primo giorno di scuola per studenti, figlie e colleghi:


sabato 4 settembre 2010

Rieccomi



Tante cose sono accadute nell'ultimo mese: la più importante è stata il viaggio in Francia. Sono partito con qualche timore, in auto con famiglia al seguito, ma tutto è andato bene. Sono rimasto colpito dalla differenza con il nostro paese. Una nazione verde e ospitale. Con campi e foreste sterminate e pochissimo cemento.


Con bambini di tutti i colori che giocano assieme nei parchi di una Parigi bellissima che, nonostante i turisti, era silenziosa ed ordinata.


Molto meno attraente è stata Disneyland - almeno ai miei occhi - dove per non perdere il rispetto delle figlie mi son fatto sparare qua e là in tutte le montagne russe presenti (senza particolari effetti collaterali e quindi con un imprevisto aumento dell'autostima :-).

Al ritorno gli impegni arretrati mi hanno sommerso, ed infine sono tornato a scuola ....
continua

lunedì 2 agosto 2010

Daniela Stati, l'Abruzzo le è grato


Dell'assessore fantasma si è parlato tante volte anche qui:
Le parole vuote dell'assessore
Sono solo marionette

Ci domandavamo cosa stesse facendo: forse era presa da impegni familiari?

In realtà, con impegno e con l'aiuto di tutta la famiglia, stava ripercorrendo la strada di tanti importanti politici abruzzesi che l'hanno preceduta:

Speculavano sul terremoto, 3 arresti per tangenti, coinvolto assessore del Pdl

Si tratta di Daniela Stati, assessore alla Protezione civile. Per i magistrati "ha compiuto attività contrarie ai compiti e ai doveri connessi alla funzione pubblica", intascando "doni" in cambio di favori legati agli appalti della ricostruzione
Un giro di tangenti per speculare sul terremoto dell’Aquila. Il nuovo scandalo sugli appalti della ricostruzione in Abruzzo parte con tre arresti e un’interdizione dai pubblici uffici per l’assessore regionale Pdl a Protezione Civile e Ambiente Daniela Stati, che si è dimessa dal suo incarico.

Secondo il procuratore dell’Aquila Alfredo Rossini, la richiesta della misura cautelare per la Stati “si è basata sull’accertamento di favori e utilità ricevute per aver compiuto attività contrarie ai compiti e ai doveri connessi alla funzione pubblica ricoperta. Il quadro probatorio che emerge appare incontestabile considerato che vi sono prove evidenti dei doni e delle utilità che i privati hanno corrisposto al pubblico ufficiale e alle persone a lei vicine, al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009″.

L’inchiesta su questo nuovo caso di corruzione coinvolge anche il padre dell’assessore, Ezio Stati, che è stato arrestato: per anni tesoriere della Dc abruzzese, Stati era già finito in carcere negli anni Novanta per alcune vicende legate a tangentopoli. Le altre due persone arrestate oggi sono Vincenzo Angeloni, ex deputato di Forza Italia, e Marco Buzzelli, compagno di Daniela Stati, che si trova ai domiciliari. È stato invece deciso l’obbligo di dimora nel Comune di Roma per Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex service management, società di Finmeccanica.

“Le indagini continuano a ritmo serrato e ci possono essere altri sviluppi – ha detto il procuratore Rossini -. Ma allo stato degli atti non sono indagati altri soggetti con incarichi rilevanti nell’ambito regionale e della Protezione civile nazionale”.

A seguito del provvedimento della magistratura, Daniela Stati si è dimessa da assessore. E subito ha raccolto la “totale solidarietà” del presidente della Regione Gianni Chiodi, “nella convinzione che l’accertamento dei fatti dimostrerà la sua estraneità a quanto contestato, e auspicano la massima rapidità nella conclusione delle indagini in corso”.

Fonte: il fatto quotidiano

Voglio allora dare anch'io la mia totale solidarieta alla famiglia stati, a gianni chiodi ed in genere a tutti i politici abruzzesi e - perchè no - anche casalesi (cioè "di Casalbordino" dove una parte della maggioranza democristiana - sedicente di centrosinistra - ha sfiduciato l'altra parte).

La popolazione abruzzese deve essere loro oltremodo "grata".

domenica 1 agosto 2010

Vado in ferie

Dopo gli ultimi deliri scolastici è ora di staccare la spina.
Come previsto sta crollando tutto, il che chiude una fase di questo blog: tutto sommato, è stato facile denunciare fino ad oggi. Nelle prossime settimane il problema sarà un altro: non si tratterà più di mettere in guardia, ma di trovare un modo per tirarci fuori dalle macerie.
Una cosa tutta da inventare.
Finchè posso me ne vado in vacanza lontano - fuori dall'Italia - per riprendere energie.

Per questi giorni lascio un disegno (si noti la firma!)



martedì 27 luglio 2010

Scuola: caos su caos

Alla ministra del merito tutto il merito di questa colossale figuraccia che arriva dopo che la classe docente - almeno quella che conosco io - invece di ribellarsi si è piegata a 90° e si è scannata per i pochi ossi rimanenti.


"L’anno scolastico parte con l’handicap da rifare tutti gli organici

Il conto alla rovescia è iniziato: entro ferragosto dovranno essere rifatti gli organici, le ore di insegnamento, il numero delle cattedre e dei docenti necessari
Negli istituti tecnici e nei professionali (vale a dire metà delle scuole superiori) dovranno essere rifatti gli organici, ossia il numero delle ore di insegnamento, quindi il numero delle cattedre e dei docenti necessari. Ne ha già preso atto lo stesso ministero della Gelmini che ha convocato a Roma i direttori scolastici regionali a cui ha detto: “Emaneremo una nuova circolare entro i primi di agosto, entro il 15 dello stesso mese dovrete definire i nuovi organici”.

Un’operazione da fare con l’acqua alla gola, quindi abolite le vacanze negli uffici scolastici periferici. Una situazione paradossale se si pensa che tutto era pronto per avviare le lezione con i tagli voluti da Tremonti. Ed ora tutto è da rifare. Non si sa bene come e quando. Mai un anno scolastico è partito con queste premesse. Siamo arrivati a questo punto in seguito al fatto che il Tar del Lazio ha accolto un ricorso dello Snals, il più grande sindacato autonomo peraltro da sempre ritenuto più vicino alla maggioranza di governo. “Lo Snals-Confsal – si legge in un comunicato del sindacato ricorrente – sottolinea l’effetto dirompente dell’ordinanza n. 3363 emessa dal Tar del Lazio mercoledì scorso, 19 luglio, su ricorso promosso dallo Snals stesso. Sospendendo la riduzione degli orari curricolari, l’ordinanza comporta il ripristino delle ore di insegnamento e il diritto alla restituzione delle cattedre. In altre parole, molti insegnanti potranno non perdere il loro posto!”.

Nelle scuole migliaia di insegnanti di ruolo erano stato dichiarati in esubero e invitati a chiedere il trasferimento. Non servivano più, perché nei tecnici e nei professionali Maria Stella Gelmini aveva deciso di ridurre gli orari settimanali non solo nellle prime classi, ma anche nelle classi intermedie (secono, terze e quarte) facendo in tal modo un grande favore al collega Tremonti risparmiando il costo di migliaia di cattedre. Tutto ciò a dispetto del diritto degli studenti che avevano cominciato un corso che poi si ritrovavano radicalmente modificato. Il Tar del Lazio ha ritenuto la circolare che prevedeva queste modifiche illegittima, anche perché non era stato acquisito il parere obbligatorio del Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Come ciò sia potuto accadere sembra francamente incredibile: che nessun responsabile ministeriale non si sia accorto che si emanava questa circolare senza seguire la procedura richiesta.

Una disattenzione che come si vede avrà effetti devastanti sull’avvio dell’anno scolastico prossimo. Opera di dilettanti allo sbaraglio, o vera e propria buccia di banana creata per far scivolare il ministro e costringerla a una figuraccia senza precedenti? Questa seconda ipotesi sembra la più veritiera. Perché non è pensabile che i direttori generali di viale Trastevere possano essere così sprovveduti. Adesso si aspetta il rimedio. Difficile da trovare entro il primo settembre, data di avvio del nuovo anno scolastico. Le operazioni da effettuare sono numerose e complesse. Già si parla di un possibile rinvio delle lezioni al primo di ottobre."

Fonte: il fatto quotidiano





domenica 18 luglio 2010

Agenzia per la Sicurezza nucleare: ghe pensi mi

Rapido rapido:

E' stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto:

Misure urgenti in materia di energia

che abroga e modifica queste due leggi:

Legge 23 luglio 2009, n. 99 e Legge 15 febbraio 1953, n. 60

In sintesi si parla dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e sparisce questa frase:

"La carica di componente dell'Agenzia è incompatibile con incarichi politici elettivi, nè possono essere nominati componenti coloro che abbiano interessi di qualunque natura in conflitto con le funzioni dell'Agenzia."

Spariscono anche molte altre incompatibilità e da quanto rimane si può dedurre che il prossimo presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare sarà un politico appartenente al governo e dal governo nominato senza competenze e in conflitto di interesse.

Vuoi vedere che - nonostante tutto quel che gli accade - il novello cesare ce lo ritroviamo anche lì?





nel frattempo:

mercoledì 14 luglio 2010

Rieccomi

Per chi si fosse preoccupato: sono ancora vivo.

Sono stati giorni pesanti: 50 candidati, uno dietro l'altro. Di cui la maggior parte adulti.
Storie diverse, tutte interessanti, molte toccanti - di quelle che ti segnano - alcuni esempi di quel che potrebbe essere il nostro paese. Le vicende dell'Aquila si sono mescolate a storie di licenziamenti, di infortuni e malattie, uno sguardo anche sulla Cuba di Castro e su tutto coraggio, forza e determinazione.
Non ne posso parlare perchè sono storie private, ma quando parli con le persone - quelle vere - puoi solo guadagnare.
Rimane il rimpianto del tempo brevissimo dedicato all'uno e via con l'altro.
E poi più due ore di auto sotto il sole al giorno, in un principio d'estate in cui sono arrivato già stremato.

Idee me ne sono passate tante per la testa ma non c'era energia.

Oggi la gran quantità di cose arretrate: tra cui l'ennesima osservazione su un permesso di ricerca di idrocarburi che mi ha impegnato la mattinata.

Questa sera riapro il giornale, dopo giorni in cui l'unica informazione è stata radio24 :-(

E tutto mi sembra incredibile: il crollo è in corso, le mafie hanno conquistato il governo e la pianura padana, l'ONU interviene sulla legge bavaglio, i magistrati vengono comprati al tre per due, gli uomini di governo cadono uno dopo l'altro come nei film di far-west dove l'eroe vede cadere infilzati tutti i suoi uomini (solo che qui si infilzano tra di loro).


Insomma le solite cose che avevo in parte dimenticato, ma che in pochi giorni hanno fatto un salto.

Da qualche parte avevo scritto del crollo e dell'andamento esponenziale mi piace quindi constatare che tutto procede come previsto.

Poichè il crollo dell'opposizione seguirà a ruota (anche se "crollo" - in questo caso - è veramente una parola grossa), ne vedremo delle belle nei prossimi mesi quando saremo abbandonati sulla nave che affonda.

Mi sa che è il caso di prendermi finalmente un po' di vacanza per rimettermi in forze ;-)

giovedì 24 giugno 2010

L'Aquila - Italia: le stesse macerie


Qualche giorno fa sono stato all'Aquila e ho visto quel poco che ti permettono di vedere.

Sulla strada appaiono dapprima ruderi puntellati, il ristorante dove avevo mangiato - crollato -, casette di legno qua e la e poi le CASE. Tanti parallelepipedi vicini - indubbiamente brutti - in un contesto che non è certo quello da baita alpina trasmesso dalle inquadrature televisive. Ma la cosa peggiore è che - pur avendo le stesse dimensioni sono diversi per colore e finiture. Una riproposizione in grande della cementificazione selvaggia che tutto distrugge in una cacofonia urbanistica di colori e forme, specchio della nostra società polverizzata.

Entrando in città i crolli, le transenne, i mucchi di macerie, i ponteggi e le protezioni aumentano.
Gli alti palazzi moderni sono tutti chiusi, in un bozzolo di tubi metallici: mi immagino il terrore di chi ci abitava mentre quei giganti gli si torcevano sopra la testa.

Avvicinandosi al centro le pareti lesionate sono ovunque, le case sono tutte chiuse.

Ma il colpo al cuore si ha entrando nel corso, l'unica via della città libera.

Sembra di visitare i fori romani. Grandi pietre sono appoggiate a terra, tutto appare colpito a morte.
Nulla ha ripreso a vivere e tutto è fermo all'attimo del terremoto. Pizzerie, negozi, case, uffici, banche.
Puntelli, cinghie, travi, sbarre metalliche recintano e sorreggono tutto: ogni apertura, colonna, spigolo, balcone; dai vetri impolverati si vedono i ponteggi anche internamente. Tutti nuovi, l'ottone degli snodi sui tubi innocenti ancora dorato, le travi chiare appena piallate.
Ma dietro le quinte di questi palazzi non c'è nulla. Dai vicoli laterali, bloccati dalle transenne, si intravedono calcinacci, crolli e macerie su cui sono nate le erbacce. Si immagina solo distruzione.

Le grandi colonne con le pietre scomposte fanno ancora pensare al terrore di quegli attimi all'energia che si è scaricata su quelle pietre e su quelle persone. Un cinema diroccato fa pensare a cosa sarebbe potuto succedere se la scossa - tanto attesa dai ricostruttori - avesse anticipato o posticipato di poche ore. Trecento o tremila morti: poca differenza per gli speculatori dell'emergenza.

Le persone camminano per il corso in silenzio, nessuno - nemmeno io - alza la voce: come in un cimitero. Rispetto per il sangue, le lacrime e anche per le pietre che testimoniano una storia di secoli.
La Banca d'Italia sembra essere l'unico edificio restaurato; nell'androne di un altro palazzo c'è un Bancomat apparentemente funzionante.

Due tende in piazza sono l'unico punto di aggregazione rimasto agli aquilani.

Polizia in equipaggiamento antisommossa, militari annoiati ai check point, mezzi dei vigili del fuoco che sembrano girare in tondo. Ti aspetti un esercito di formichine con l'elmetto giallo a ricostruire e invece non c'è nulla, tutte le vie laterali sono chiuse, nessun movimento; tutto fermo - morto.

E su tutto l'odore di polvere che ti entra nei polmoni.

Guardi i palazzi puntellati e pensi alle CASE: parli con le persone che sembrano sempre sul punto di piangere e pensi alle cerimonie televisive.

La sensazione è dolorosa, capisci come la distruzione del nostro paese in questa città sia diventata una distruzione fisica: che ha colpito la vita delle persone, il tessuto sociale e la storia di una città, sostituiti da CASE dormitori e da ponteggi, da spot pubblicitari, parole vuote, promesse non mantenute e esercitazioni per il controllo delle popolazioni.

Dopo giorni il dolore non si placa, anche se me l'aspettavo non ero preparato - non credo lo si possa essere.

Non so se l'Aquila risorgerà dalle sue macerie - ma penso che potrà farlo solo quando l'Italia intera si renderà conto di essere nella stessa condizione - distrutta, derubata e derisa - e proverà la stessa rabbia che provo io.

martedì 22 giugno 2010

I morti viventi

Ecco che - di nuovo - il mio caro troll approfitta della mia assenza per fare un po' di baccano.
Prima di ricominciare a cancellarlo, voglio fare qualche riflessione.

Che cosa può mai spingere una persona a continuare a disturbare dove non è benvenuta?

La risposta più semplice è quella della stupidità: come altrimenti definire l'uso di tempo ed energie con il solo scopo di irritare degli sconosciuti.

Ma non mi basta, ci deve essere dell'altro.

Erich Fromm dice: "L’uomo che non può creare vuole distruggere".

La creatività - che è una forma di libertà - viene oggi bloccata in tutti i modi dalla società dei consumi e dai nostri politici e il non poter fare - sia per le pressioni esterne che per il semplice fatto di non averlo mai potuto imparare porta a disagi mentali. Stare fermi in una gabbia, per dorata che possa sembrare, porta all'ansia, alla depressione, all'insicurezza, alla dipendenza, al conformismo o all'isolamento; all'incapacità di costruire - ma anche solo di tollerare - rapporti umani meno che superficiali ("non virtuali"), all'intolleranza, alla ferocia del pregiudizio; in sintesi alla distruttività e all'autodistruzione.

Homo consumens: solitari, egoisti, egocentrici, consumatori sempre alla ricerca del miglior affare a cura della solitudine che non conosce altra terapia; un personaggio per il quale lo sciame dei clienti dei centri commerciali è l'unica comunità conosciuta e necessaria, un personaggio il cui mondo è popolato da altri personaggi che condividono con lui tutte queste virtù, ma solo ed esclusivamente quelle

Uomini e donne privi di legami sociali. Sono gli abitanti ideali dell'economia di mercato (Zygmunt Bauman, Amore liquido - Laterza pag. 97)

Ecco una spiegazione del perchè una persona che si ritiene così superiore se la prende con me, con me che sto così in basso nella sua scala di valori. Si accanisce come se trovasse nelle mie parole un vantaggio indebito. "Perchè tu scrivi ed io no?" sembra dire. Perchè tu si ed io no? Sembra quasi che gli abbia tolto qualcosa.

Ed effettivamente è così, ho qualcosa che lui non ha, anche se non gli ho tolto nulla.

In questo "beato" mondo di consumi lui dice di avere tutto, eppure questo continuo lamento è la spia - o meglio la confessione - di una vita non vissuta. Di un'invidia di un senso dell'esistenza perduto o forse mai conosciuto, di una latente e remota coscienza del tempo che passa inutilmente.

Vedi tu - tu che non hai neppure un'identità virtuale certa - se riesci a leggermi fino in fondo, cerca almeno di capire che queste frasi non sono per te. Non ho necessità di tue risposte - continuerò anzi a cestinarle (se non avrò di meglio da fare). Io cerco solo di interpretare il mondo che mi circonda di cui tu fai parte.

Tu neppure lo sai ma io ti conosco, perchè ce ne sono tanti come te anche qui da noi - oserei dire che siete la maggioranza tanto che, credimi, se passassi da queste parti ti sentiresti a casa. Non sei quindi un semplice nickname ma hai tanti volti, anche se qualche incarnazione ti si adatta meglio di altre. Sei molto più reale di quando tu stesso creda, anche se - essendo tutti uguali - non siete di grande compagnia.

Devi anche sapere che nel mio mondo reale - i tuoi cloni hanno cominciato ad abbassare la testa. Chissà se succede anche da te.

Siete nervosi, non guardate, non sapete rispondere, reagite con i dispetti (per ora), la situazione è cambiata, l'aria è più ostile, i giudizi vi arrivano sempre più diretti e taglienti. E' sempre più difficile nascondersi dietro al ruolo o all'anonimato della maggioranza. Nel mondo reale dovete cominciare a combattere con le persone vere e non ci siete proprio abituati.

Uno contro uno non avete scampo.

Se passi da queste parti vienimi a trovare che ci facciamo quattro chiacchiere.





mercoledì 16 giugno 2010

Una torrida estate (3)

Questo è l'articolo pubblicato da molti giornali online e non solo:

Blocco totale degli scrutini all'ITIS Mattei di Vasto

Lunedì e martedì, all'Istituto Tecnico Industriale "Mattei" di Vasto è accaduto un fatto che fino a poco tempo fa era inimmaginabile. I docenti si sono uniti e per protesta hanno completamente bloccato gli scrutini.

Poiché per bloccare uno scrutinio basta un solo docente in sciopero, gran parte dei docenti si è tassata per compensare la trattenuta dei pochi che hanno effettivamente scioperato. E' stato così ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo.

Anche se la Scuola è uno dei settori chiamato a pagare la crisi più di tutti, i motivi della protesta non sono solo quelli economici ma è lo stato complessivo - uno stato che sfugge agli stessi genitori - a fare paura.

Negli scrutini che si stanno svolgendo vengono ancora certificate promozioni in totale contrasto con la severità proclamata dal ministro ed alla carota (avvelenata) proposta ai ragazzi e alle loro famiglie si contrappone il bastone contro chi nella Scuola lavora.

Nel silenzio più totale la Scuola, prima ancora della Giustizia e dell'informazione è stata resa inoffensiva. Non importa se così si è cancellato il futuro di un paese e la vita di alcune generazioni di suoi cittadini. Vista da dentro la parola "istruzione" suona ormai vuota e la "cultura" - in ogni sua forma, compresa la tanto sbandierata cultura tecnica - è solo un lontano ricordo. Un ricordo dei più anziani perché, quasi sempre, chi oggi arriva alla "maturità" non ha mai avuto la fortuna di incontrarla in tutta la sua vita.

La macchina è a pieno regime: licenziamenti, tagli di ore, di compresenze, di specializzazioni, di materie e di programmi, tagli dei finanziamenti già ridotti all'osso, taglio degli stipendi, tagli al sostegno e all'educazione degli adulti, tagli al tempo pieno e - indirettamente - ai servizi resi dai Comuni come trasporti, mense ed edilizia scolastica, stupide vessazioni portate avanti da dirigenti obbedienti ed ossequiosi. Circa 150 mila docenti in meno in tre anni, altri 15 mila tagli di personale Ata inseriti nella manovra, il congelamento degli scatti di anzianità, il regalo di circa 30 mila euro da parte di ciascun professore al governo.

La classe docente è stata a lungo inerte e spesso spaventata e connivente, in pochissimi si sono lamentati apertamente di quel che stava accadendo, ma anche nei consigli di classe abituati a vivere alla giornata comincia a farsi avanti la paura, la paura per il futuro.

Ieri e oggi, dunque, i docenti dell'ITIS Mattei, umiliati, spaventati e impoveriti si sono uniti e hanno finalmente dato un segno importante assieme a moltissimi altri che in Italia hanno fatto lo stesso.

Ing. Lorenzo Luciano - Professore e genitore

continua ..................

martedì 15 giugno 2010

Una torrida estate (2)

La fine dell'anno scolastico è sempre più calda.

In una scuola il cui stato sfugge agli stessi genitori si stanno svolgendo gli scrutini.
Vengono certificate promozioni in totale contrasto con la severità proclamata dal ministro Gelmini. Ed alla carota (avvelenata) proposta ai ragazzi e alle loro famiglie si contrappone il bastone su chi nella Scuola lavora.

Nel silenzio più totale la Scuola, prima ancora della Giustizia e dell'informazione è stata resa inoffensiva. Non importa se così si è cancellato irreversibilmente il futuro di un paese e la vita dei suoi futuri cittadini: l'istruzione è un pericolo e come tale va eliminata.

La macchina è a pieno regime: licenziamenti, tagli di ore, di insegnanti di materie e di programmi, fine dei finanziamenti, taglio degli stipendi, stupide vessazioni portate avanti da dirigenti obbedienti ed ossequiosi.

La classe docente è stata a lungo inerte e spesso connivente, in pochissimi si sono lamentati apertamente di quel che stava accadendo, ma nei consigli di classe abituati a vivere alla giornata comincia a farsi avanti la paura, la paura per il futuro.

Ieri e oggi all'Istituto Tecnico Industriale "Mattei" di Vasto è accaduto un fatto che fino a poco tempo fa era inimmaginabile. Dopo tante umiliazioni, quando sembrava che non avessero più alcuna dignità, i docenti si sono uniti per una protesta e abbiamo completamente bloccato gli scrutini.

Poichè per bloccare uno scrutinio basta un solo docente in sciopero, gran parte di noi si è tassata per compensare la trattenuta dei pochi che hanno effettivamente scioperato.
Abbiamo così ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo, senza regalare nulla a Tremonti, Brunetta e Gelmini.



martedì 8 giugno 2010

Le balle che preludono al caos


di Massimo Fini sul Fatto quotidiano del 1 giugno 2010

Nell'ultima pagina del mio libro Il denaro. Sterco del demonio, del 1998, dopo aver raccontato la trionfale cavalcata del denaro dall'epoca della sua prima apparizione (…) ai giorni nostri e della sua progressiva trasmutazione, quasi alchemica, da mero intermediario dello scambio, per evitare le triangolazioni del baratto, e misura del valore a merce vera e propria sia pur assai volatile, così concludevo: “Il giorno del Big Bang non è lontano. Il denaro, nella sua estrema essenza, è ‘futuro’, rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro,rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro a uso del presente.
Se il futuro non è eterno ma ha una sua finitudine noi, alla velocità cui stiamo andando, proprio grazie al denaro, lo stiamo vertiginosamente accorciando. Stiamo correndo a rotta di collo verso la nostra morte, come specie.
Se il futuro è infinito e illimitato lo abbiamo ipotecato fino a regioni temporali così sideralmente lontane da renderlo di fatto inesistente. L'impressione infatti è che, per quanto veloci si vada,anzi proprio in ragione di ciò, questo futuro orgiastico arretri costantemente davanti a noi. O, forse, in un moto circolare, nietzschiano, eisteiniano, proprio del denaro, ci sta arrivando alle spalle gravido dell'immenso debito di cui l'abbiamo caricato.
Se infine, come noi pensiamo, il futuro è un tempo inesistente, un parto della nostra mente,come lo è il denaro, allora abbiamo puntato la nostra esistenza su qualcosa che non c'è, sul niente, sul Nulla.
In qualunque caso questo futuro, reale o immaginario che sia, dilatato a dimensioni mostruose e oniriche dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente.
Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perché non avremo più futuro, nemmeno da immaginare. Ce lo saremo divorato”.
È quanto sta accadendo, anche se non nei termini così radicali che io indicavo. Per un collasso definitivo ci vorrà ancora un po' di tempo. Non molto. Il prossimo colpo sarà quello del ko.
Lo ammette il ministro dell'Economia Giulio Tremonti in un'intervista (…) . Tremonti ammette cioè che (...) la crisi è stata temporaneamente tamponata immettendo nel sistema altro denaro inesistente, drogato, tossico non meno dei titoli "tossici", nella speranza che il cavallo dopato faccia ancora qualche passo in avanti. Ma la cosa non può durare ancora a lungo, perché, prima o poi, arriva il momento fatale dell'overdose mortale.
“Ma come può intervenire la politica?”chiede a questo punto l'intervistatore (…) “È già molto capire e l'impressione è che, sopra i popoli, superato lo choc iniziale, anche segmenti sempre più ampi delle classi dirigenti comincino a capire ”. Ma noi non abbiamo bisogno di classi dirigenti che capiscono le cose quando sono già avvenute, che ci dicano il risultato della partita quando è finita. Ciò che io, che non sono un economista, avevo capito o intuito nel 1998, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti aveva il dovere di capirlo almeno nel 2007 quando ci fu il tracollo dei subprime americani. Le sue prediche di oggi, elargite con gran prosopopea, sono inutili oltre che sommamente irritanti (...). E ciò vale, ovviamente, non solo per Tremonti ma per tutte le classi dirigenti occidentali, politici, economisti, imprenditori, intellettuali che o non hanno capito, e allora sono dei coglioni indegni di dirigere una Asl, o sono dei mascalzoni che hanno fatto finta di non capire e ci hanno ingannato come continuano ad ingannarci. Perché anche la distinzione fra capitalismo finanziario e capitalismo industriale (l'“economia reale”) è un inganno. Anche il capitalismo industriale si basa sulla stessa logica di quello finanziario: una inesausta scommessa su un futuro, additatoci continuamente, per tenerci al basto, come Terra Promessa, che arretra costantemente davanti ai nostri occhi con la stessa inesorabilità dell'orizzonte davanti a chi abbia la pretesa di raggiungerlo. Se mai il capitalismo finanziario, con la sua brutalità, ha il pregio di smascherare questo giochetto infame che dura da due secoli e mezzo e che deve finire.
E finirà.
In un bagno di sangue, quando, crollato questo modello di sviluppo paranoico, la gente delle città,accorgendosi che non può mangiare il cemento e bere il petrolio, si dirigerà verso le campagne dove verrà respinta a colpi di forcone da chi, avendo compreso le cose per tempo, sarà tornato, come ai vecchi tempi, all'economia di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) in cui il valore di una mucca, a differenza di quello del denaro o del petrolio, resta sempre tale, perché una mucca bruca, trasforma l'erba in latte, caga come dio comanda e concima, in un ciclo biologico perfetto, e, al limite, se ne può sempre fare bistecche.


In quanto a Tremonti e a tutti i Tremonti della Terra per loro è pronto, se saranno ancora vivi, l'albero cui saranno pregati di appendersi.

www.ilribelle.com

domenica 6 giugno 2010

Recita di fine anno


"In questi giorni in tutte le scuole, anzi in tutte le classi, va in scena una pantomima classica. I protagonisti sono lo studente F e l'insegnante C.
Lo studente F non ha fatto niente fino a ora. O per meglio dire ha fatto molto: durante le lezioni dell'insegnante C ha costantemente creato confusione, senza mai aprire libro, irridendo per di più l'insegnante e ignorando i suoi rimproveri, di fronte ai quali ha sempre mostrato maggiore interesse per quel fastidioso prurito anale che cerca costantemente di placare in pubblico.
Tutto ciò per otto mesi e venti giorni.
Negli ultimi dieci giorni di scuola, durante le lezioni di C lo studente F siede compunto nel suo banco e si presenta perfino volontario all'interrogazione "per rimediare", durante la quale non riesce a fare altro che balbettare cose senza senso, che però l'insegnante C premia con un voto sufficiente, perché finalmente "ha dimostrato impegno".
Agli scrutini, poi, l'insegnante C vota per la promozione di F, che miracolosamente riesce a passare.
A questo punto è chiaro che F sta per furbo (o presunto tale) e C per coglione (certamente tale, poiché l'anno successivo si farà uccellare allo stesso modo).
La razza degli insegnanti C è particolarmente diffusa, come dimostra il fatto che gli studenti F quasi sempre sono promossi."

Fonte: Perle ai porci

martedì 1 giugno 2010

Lanciano 30 maggio

C'ero anch'io !

mercoledì 26 maggio 2010

Riso nero


Oggi, mentre parlavo del rapporto ISTAT e sul futuro dei giovani che ne viene fuori ad una classe ben al di sotto di quelle stesse medie, un mio studente maschio ha trovato la soluzione: "Ci prostituiremo tutti!" ha esclamato.
Ho colto l'occasione al balzo per un appunto di economia sul rapporto tra domanda e offerta, ma - devo dire - che la proposta ha un suo senso: forse solo così possono mettere a "frutto" capacità e competenze a me ignote. Già posso immaginare le catene di "Fast Fott" con la loro accattivante pubblicità: "solo carne italiana a partire da 3€".

Risate amare e futuro nero

martedì 25 maggio 2010

Il comune di Chieti ci prostituisce al nucleare

Non so più che pesci pigliare. Se il radon è il precursore dei terremoti, le stupidaggini lo sono dei disastri. E da stupidaggini - ad essere buoni - siamo sopraffatti.
Tra le tante questa ci interessa direttamente: il Consiglio comunale di Chieti (centrodestra) - forse piccato dal fatto che il Consiglio comunale di Cupello (centrosinistra) si sia fatto avanti per prenotare un inceneritore - ha rilanciato e chiede addirittura una centrale nucleare.

Per chi pensasse che è una delle mie solite esagerazioni, ecco l'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale (28 maggio):

O R D I N E D E L G I O R N O

OGGETTO: tutela del territorio della Città e della Provincia di Chieti da insediamenti per la produzione e lo stoccaggio di energia nucleare e materiale radioattivo
I sottoscritti Consiglieri Comunali

PREMESSO

Che a distanza di oltre 24 anni dall’incidente nucleare di Chernobyl l’Italia è stata l’unico Paese, che ha dimesso i quattro impianti nucleari con grave danno lavorativo, economico e ambientale.
Oggi l’Italia è il Paese, tra quelli avanzati, che utilizza in maggior misura i combustibili fossili per la produzione di energia elettrica..
Il nostro Paese importa in percentuali crescenti l’energia elettrica prodotta da fonte nucleare da Paesi, proprio perchè costa meno.
Quanto ciò sia remunerativo è dimostrato anche dal fatto che l’Ente nazionale per la produzione di energia elettrica l’ENEL sta acquistando impianti nucleari in diversi Paesi europei e non solo.
La decisione di rinunciare alla fonte nucleare fa sì che in termini economici gli italiani pagano l’energia elettrica più di tutti in Europa, con grave danno all’economia ed alla produttività.
La decisione di rinunciare alla fonte nucleare è indipendente dal risultato dei referendum svoltisi nel 1987, i quali facevano riferimento a un eventuale:
Abrogazione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare
Abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari o a carbone.
Esclusione della possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero.
Che nei giorni scorsi il Sindaco di Chieti ha sottoscritto a Bruxelles il " Covenant of Mayors " - un " Patto dei Sindaci ", finalizzato alla redazione di piani di sviluppo delle energie rinnovabili e del risparmio energetico non va in contraddizione con la scelta eventuale di costruzione di impianti nucleari, i quali sono per loro natura quelli che non rilasciano emissioni gassose dannose.
Come riconosciuto anche dall’Unione europea, l’utilizzazione e lo sviluppo della fonte nucleare è coerente con una corretta e più efficiente politica energetica
Le centrali nucleari infatti producono attualmente circa un terzo dell'elettricità e il 15% dell'energia consumata nell'Unione europea (UE). Il nucleare rappresenta una fonte di energia caratterizzata da basse emissioni di carbonio e costi relativamente stabili; ciò lo rende interessante sotto il profilo della sicurezza dell'approvvigionamento e della lotta ai cambiamenti climatici. Spetta tuttavia ai singoli Stati membri decidere se intendono ricorrere a questa fonte energetica
Lo sviluppo e l’utilizzo di pannelli solari e altre fonti di energia rinnovabile non è in contrasto con la produzione energetica da fonte nucleare.
PRESO ATTO

Che l'art. 25 della Legge 99/2009 concede una delega al Governo Nazionale per la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonchè dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi;

Che il 10 febbraio 2010, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo riguardante i criteri della realizzazione e conduzione di impianti di produzione di energia nucleare e di stoccaggio sia del combustibile nucleare sia dei rifiuti radioattivi, individuandone i criteri per la localizzazione sul territorio nazionale, e che ora il Governo si appresta a individuare le Regioni e i siti ritenuti più idonei;

CONSIDERATO

Che secondo le notizie riportate dalla stampa del 4 Maggio 2010 esiste la concreta possibilità che il Governo nazionale scelga la regione Abruzzo ed in particolare il territorio della Provincia di Chieti per realizzare un sito destinato al nucleare;

Che una tale progetto di ricerca e produzione fornirebbe una grande opportunità in termini di sviluppo, investimento, lavoro, occupazione, valorizzazione del territorio, riduzione dei costi energetici e miglioramento ambientale, della Città di Chieti e dell' intero territorio della Provincia teatina.
INVITANO

Sindaco e Giunta

- ad attivarsi immediatamente presso il Governo nazionale ed in tutte le sedi opportune al fine di verificare la reale possibilità che la Regione Abruzzo ed in particolare il territorio della Città e della Provincia di Chieti possano essere oggetto di possibili siti destinati alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare e della costituzione di centri ricerca e formazione in ambito della fisica e della tecnologia nucleare.

- a cogliere le opportunità, in linea con l’art. 25 della legge 99/2009, per promuovere e sviluppare la comunità sociale, il territorio, le infrastrutture, le competenze e il lavoro nel territorio teatino e dell' intera regione Abruzzo con ogni iniziativa necessaria e con l' adozione di tutti gli atti amministrativi opportuni.

I Consiglieri Comunali PDL; UDC; Giustizia Sociale; Uniti per Chieti; Alleanza per Di Primio; Popolo di Chieti /Lega

E qui c'è una risposta:


Vi avverto.

Io professor Francesco Stoppa, ordinario di Geochimica e Vulcanologia dell'Università G. d'Annunzio, Cittadino abruzzese residente a Chieti metto in guardia chiunque rispetto agli enormi pericoli dell'uso dell'energia atomica nella nostra regione e, inoltre, invito la classe politica a non lanciarsi in facili affermazioni alla ricerca di sensazionalismo e di affermazione gratuita. Il rischio geologico della nostra regione associato a quello d'incidente umano in impianti nucleari qualifica come incosciente chiunque voglia anche solo proporne l'uso nella provincia di Chieti e nell'intera regione. Tale incoscienza può derivare dalla completa ignoranza del fenomeno radioattivo, della sua dannosità per gli esseri umani o da un cinico calcolo di bassa lega politica. In questo secondo caso si tratta di proposte in mala fede, mendaci, fatte solo per ricerca di scandalosa e amorale notorietà e in mancanza di argomenti ragionati e sensati.
Come Professore e Scienziato la mia esperienza mi ha insegnato che gli amministratori sono completamente a digiuno della Fisica Nucleare e che si servono spesso di tecnici "di parte" che senza compassione per la gente propongono superficiali soluzioni al problema dell'approvvigionamento del combustibile nucleare, della gestione delle scorie, degli inevitabili incidenti, alimentando con molte altre bugie demagogiche l'uso del nucleare. Le nostre riserve d'acqua sono già tutte inquinate dagli isotopi radioattivi (es. quelli del Cesio) prodotti dagli esperimenti bellici e dagli incidenti avvenuti nelle centrali di altri paese, dei cui danni non siamo mai stati ripagati. Tali isotopi radioattivi cancerogeni e mutageni restano nell'aria che respiriamo, nel cibo che mangiano, nell'acqua che beviamo per secoli. Non c'è rimedio ne cura per i danni alla salute umana che provocano.
Non si può parlare di benefici economici quando il danno sanitario colpirà pesantemente le casse regionali che sono già in difficoltà appunto sulla fornitura dei servizi e sul bilancio sanitario. Il Rischio è un fattore macroeconomico che tiene conto del valore delle proprietà e delle attività entro 150 km da una centrale nucleare, non solo la salute umana ma anche tutti i beni economico-produttivi di un'area. Già solo un proposta di insediamento nucleare genera un danno patrimoniale e d'immagine. E' vero, non c'è bene più prezioso della salute umana ma anche vedersi svalutare i propri immobili e le proprie attività dalla vicinanza (entro 150km) è un danno e per questo chi fa queste proposte indicando un territorio preciso dovrebbe essere perseguito. Si propongano invece soluzioni economiche, al di la di battute sensazionalistiche, che non mettano a rischio la salute e che non danneggino l'economia e l'immagine dell'Abruzzo.
Non si gioca, neanche con le parole, con la vita dei nostri figli. Bisogna che la classe politica non solo si istruisca in materia ma anche che si moralizzi e faccia proposte sensate e non si pericoli in argomenti evidentemente più grandi delle proprie capacità di comprensione, oppure se ne vadano da Chieti e dall'Abruzzo. Questo chiedano i cittadini e gli elettori.

Prof. Francesco Stoppa


Una torrida estate

Siamo così arrivati alla fine dell'anno. Il sole fa capolino e gli studenti si rianimano come lucertole al sole. Guizzano da un banco all'altro: Stai fermo! - Posso uscire? - No! - Stai fermo! - Posso uscire? - No! - Stai fermo! - Posso uscire? - Esci!, la macchinetta del caffè, il bar, il pizzaiolo, un salto al bagno, una sigaretta, un SMS, Metti via le carte! - Togliti le cuffie! - Posso uscire? - Esci! e ricomincia il giro.
Non stanno più nella pelle: l'estate li aspetta, il passo è ormai breve, mancano sempre meno giorni.
Nessuna media li spaventa, la loro fiducia nella promozione cresce via via che avanza il conteggio alla rovescia.
A nulla serve ricordare che ci vorrebbe almeno un segno di vita, un tardivo ravvedimento; forse però capiscono che questi ultimi richiami sono pietose bugie per non dire che un altro anno è stato gettato e non è più recuperabile con improbabili interrogazioni in tenuta da spiaggia.

E dall'altra parte ci sono io, il loro docente, ormai stanco morto ma con di fronte la parte più ripida dell'anno.

Potrebbe sembrare una semplice formalità: non sapevano nulla ed ora sanno ancora meno, nulla hanno fatto se non mettere alla prova i nervi e la pazienza dei loro professori. Studenti - se così li vogliamo ancora chiamare - che nessuno avrebbe potuto far migliorare senza l'uso della forza: relitti portati dalla corrente aggrappati a corsi di recupero e promozioni regalate.

Ebbene, potrebbe sembrare una semplice formalità: nulla sai, nulla hai fatto, nulla ti meriti, punto.

Ma così non è: perché l'ipocrisia del sistema si scatena incarnandosi nei "dirigenti" che devono ottenere il risultato. Un risultato che non ha nulla a che fare con l'insegnamento ma è solo quello di spendere poco e di non avere fastidi; e la soluzione perfetta è sempre la solita: "dovete promuovere tutti - ogni bocciatura è un fallimento dell'insegnante".

Se volete potete al massimo rimandarli, ma sappiate che dopo un miracoloso corso di recupero di una dozzina di ore dovrete tornare per fargli - ad un mese dalla fine della scuola - ancora un esame sugli stessi argomenti che non hanno imparato in un anno.
Però - non potendo realisticamente pensare di non farli andare al mare - vi limiterete a esaminarli su una piccola parte del programma (gli "obiettivi minimi" - molto, ma molto meno del 60% del programma).
Se proprio volete infierire - dunque - fate pure, ma sappiate che se non dovessero raggiungere la sufficienza neppure su questi obiettivi minimi (che - matematicamente parlando - sarebbe pari al 36% del totale) sappiate che agli scrutini di fine luglio ogni cosa andrà comunque a posto e anche i compiti in bianco passeranno a sei per decisione di Consigli di Classe che hanno ormai perso ogni dignità.

Così al professore stremato resta davanti la prospettiva: Scrutini di fine anno, Esami di Stato, Esami di recupero ed ancora Scrutini e se il mese di agosto che è tutto quanto rimane non bastasse per consumare le ferie poco male: ci sarà tempo fino ad Aprile per metterti in ferie obbligate quando la scuola sarà chiusa.

Tra un po' quindi ci saranno gli scrutini, potrei piegarmi e mettere sei a tutti ma sono ostinato per cui porterò il registro con i miei uno, due e tre e mi porterò anche tutto il necessario nel caso in cui le cose si mettessero male: leggerò un libro, mi metterò a sentire musica, mangerò patatine, coca-cola e un caffè presi alle macchinette, manderò qualche sms, mi metterò a riposare con la testa sul banco, mi sposterò per andare a chiacchierare con colleghi e colleghe. E se il "dirigente" se ne dovesse avere a male: beh, non ho molto da perdere, al massimo ripeterò l'anno!

lunedì 24 maggio 2010

mercoledì 19 maggio 2010

Femmina penso, se penso l'umano

Ballata delle donne
di Edoardo Sanguineti
Genova, 9 dicembre 1930 – Genova, 18 maggio 2010
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

lunedì 17 maggio 2010

La libertà è partecipazione

Vediamo un po' di fare il punto della situazione:
berlusconi - e il berlusconismo con lui - se ne stanno andando. Non ha mai concepito il futuro e - coerentemente - non è stato così lungimirante da capire l'esito inevitabile del circondarsi di servi ingordi, di disonesti rancorosi, di inetti di bella presenza, di persone che ancora oggi e ovunque, dai ministeri ai consigli comunali, ballano sul ponte della nave ormai inclinata mentre i loro figli dormono sottocoperta.
I loro elettori si aspettano ancora con beota innocenza un colpo di teatro, un carosello, o almeno un diversivo ma sembra che tutto sia già stato visto e promesso. Nonostante gli sforzi per nascondere, negare, trasfigurare: le tasse aumenteranno, ci saranno più buche nelle strade, l'amministrazione dello stato sarà ancora meno efficiente, i figli più stupidi e ignoranti, i nonni peggio curati, le città meno sicure, le pensioni più basse, i servizi più cari, insomma: lacrime e sangue, sempre che non vada molto peggio.
E quando tutto - ma veramente tutto - peggiorerà, cosa faranno ai loro eletti? Li appenderanno a testa in giù ad ogni angolo di strada?
Non ce li vedo, ci vorrebbe un minimo di dignità ma non è più una merce diffusa; non credo in un bagno di sangue - più o meno figurato: il lavoro di anni sulla stupidità è stato così efficace che ci saranno ancora tantissimi teledeficienti sintonizzati sul messia e pronti al suicidio di massa.
I più evoluti probabilmente negheranno di averlo mai votato, cambieranno strada e discorso, fatalisticamente si giustificheranno in terza persona "la crisi è mondiale" - "gli elettori sono stati ingannati" - "era nel giusto, la colpa è di chi gli stava intorno" e proprio quando starò per colpirli con una mazza diranno "e poi chi avrei dovuto votare, Veltroni?" e qui - nonostante il fatto che questi mentecatti non avrebbero votato neppure Calamandrei o Pertini - riporrò la mazza.

Perchè non c'è niente da fare: non siamo poi così migliori, non possiamo dirci superiori.
Parlo per me: io non ho partecipato, non ho messo tutto l'impegno che avrei dovuto, sicuramente non ho collaborato ma ho solo cercato il male minore, mi sono turato il naso, ho sperato, qualche volta ho fatto il tifo ma quasi sempre non mi sono informato, non ho visto o non ho capito, ho lasciato fare senza oppormi con forza al crollo simmetrico di quella che una volta era la mia parte politica.
Rispetto ad altri mi sono solo svegliato un po' prima dall'anestesia, nulla di più.
Il crollo di berlusconi inevitabilmente si porterà dietro quello dell'opposizione che forse è quella che rischia di più da parte dei suoi elettori, ma anche in questo caso non credo che avranno quel che meritano, forse un po' di piume e catrame ma non molto di più.

Il problema vero è dunque il nostro, di chi capisce o comincia a capire: di chi si troverà ancora vivo tra macerie economiche, sociali, culturali, ambientali, mentali e chi più ne ha ne metta.
Cosa faremo allora?

Siamo i nuclei elementari della società, individui traditi dall'individualismo che è stato il nostro modello di riferimento (conscio o inconscio) negli ultimi ventanni.
Tradito, ingannato ma - parlo ancora di me - non disperato. Perche la fine di questo incubo appagante - in cui eri unico e ti ritrovi solo - riaccende i vecchi ricordi di un tempo in cui esistevano le persone, le relazioni, i legami. Ritrovo così il gusto di fare - anche troppo e troppo in fretta - come chi riemerge da una lunga apnea.

La risposta alla domanda sul cosa faremo è quindi semplice: passata la disperazione, cominceremo a ricostruire - assieme e meglio.




martedì 11 maggio 2010

Ma che macchia grande hai

Andate a questo link: http://blog.alexanderhiggins.com/map2.htm

Scrivete il nome di una città (ad esempio Pescara) nella casella: "Compare to your own city:"

premete invio ed ecco la macchia del golfo del messico direttamente a casa vostra.

Secondo voi ci sarebbe differenza se l'incidente accadesse nell'Adriatico o nel Mediterraneo?

Altra Opzione zero

Quella di prima era parte dell'osservazione tecnica, questa è invece quella personale.
Qui le potete trovare tutte.

Il sottoscritto Ing. Lorenzo Luciano interessato a titolo personale alla richiesta in oggetto in quanto cittadino abruzzese .... fa presente quanto segue.

L'essenza della documentazione prodotta dalla Forest-Oil si trova tutta nella frase con cui rigetta l'opzione zero:

"La fertilità del giacimento a gas localizzato nel sottosuolo di Bomba impone l’esecuzione dei lavori in progetto escludendo l’opzione zero: essa, infatti, vanificherebbe la valorizzazione delle prospezioni sismiche e delle perforazioni già eseguite, e per le quali il territorio ha già anticipato un prezzo, e le giuste attese imprenditoriali e del mercato (pag. 28 SIA)".

In essa si afferma che il territorio già ha pagato un prezzo per le sole prospezioni e perforazioni già eseguite, e che i motivi per cui dovrebbe pagarne altri - altissimi - per i prossimi venti anni sono i profitti ("giusti") degli imprenditori. Imprenditori per i quali (e non per il territorio) l'opzione zero si trasformerebbe in una perdita non permettendo la valorizzazione degli investimenti fatti.

In questa sola frase c'è dunque tutta la sintesi del progetto di sviluppo del campo di Bomba: "le giuste attese imprenditoriali impongono l'esecuzione dei lavori". Tutto il resto non conta.

Da questa arrogante presa di posizione si sviluppa l'intero documento; infatti dalla lettura degli elaborati traspare in tutta evidenza come in principio ci sia la volontà di realizzare
l'opera e, successivamente, si sia costruito uno SIA che prova a giustificare l’opera predeterminata. In buona sostanza si tratta di un percorso per così dire “a ritroso” e la proposta che ne deriva non contempla alternative progettuali né - tantomeno - la cosiddetta “opzione zero”.

Non voglio qui approfondire gli aspetti tecnici, ma soffermarmi sul fatto che la Forest-Oil ha avuto la sfrontatezza di presentare questa parodia di documentazione, che abbellisce il nulla con i software di impaginazione mentre si fa beffe sia dello spirito della legge che di chi è chiamato a valutarla.

Un simile comportamento lascia chiaramente comprendere l'opinione della Forest-Oil sui tecnici ed amministratori a cui questa "documentazione" è diretta: visti come incapaci, svogliati e distratti se non vili o disonesti.

Eccoci quindi arrivati al punto cruciale: con la presente voglio segnalare a tecnici e amministratori il giudizio implicito che la ditta proponente ha di loro e quindi di tutti i cittadini interessati.

Quanto sopra nella certezza che vogliano chiederle il conto di tale comportamento, per conto proprio ma anche - e soprattutto - per conto dei loro concittadini.

lunedì 10 maggio 2010

Opzione zero

Ecco una parte delle mie osservazioni per il progetto di Bomba

.....

La valutazione dell’opzione zero è elemento fondamentale di uno Studio di Impatto Ambientale, prescritta specificatamente dall’art. 22, comma 3, let. d, del D.Lgs. 152/06.

Sulla medesima concessione è stata già esercitata una "opzione zero" da parte dell'Agip che nel 1992 rinunciò al permesso di coltivazione.

L'AGIP individuò allora, dopo molti anni di studi:
  • "non trascurabili rischi di carattere sociale ed ambientale"
  • "Una instabilità dei versanti con possibilità che si verifichino frane di crollo in un'area interessata da attività sismica"
e concluse:
  • "Allo stato delle conoscenze, non si è in grado di affrontare serenamente la messa in produzione del giacimento"
  • "Sembra che ancora oggi non esistano le condizioni generali per la messa in coltivazione del giacimento Bomba e che necessita invece l'acquisizione di nuovi dati e/o il verificarsi di mutamenti delle condizioni, quale per esempio la decisione dell'ACEA di svuotare il lago"
In altre parole nel 1992 erano stati accertati - con studi durati molti anni - "non trascurabili rischi di carattere sociale ed ambientale" tali da far si che l'AGIP abbandonasse autonomamente una fonte di sicuri profitti nonostante gli investimenti già fatti.

Da allora sono passati 18 anni, che da un punto di vista geologico non sono nulla, mentre dal punto di vista sociale hanno visto un netto miglioramento delle condizioni di vita dell'area e forti investimenti da parte dei residenti e della stessa Regione Abruzzo per sviluppare la vocazione turistica dell'area.

Ma oggi la Forest Oil-CMI non prende nemmeno in considerazione l'opzione zero perché:
"La fertilità del giacimento a gas localizzato nel sottosuolo di Bomba impone l’esecuzione dei lavori in progetto escludendo l’opzione zero: essa, infatti, vanificherebbe la valorizzazione delle prospezioni sismiche e delle perforazioni già eseguite, e per le quali il territorio ha già anticipato un prezzo, e le giuste attese imprenditoriali e del mercato (pag. 28 SIA)"
Una tale assurdità vanifica da sola l'intero documento.
Si afferma infatti che il territorio ha pagato un prezzo per le sole prospezioni e perforazioni già eseguite, ed il motivo per cui il territorio dovrebbe pagarne altri altissimi per i prossimi venti anni sono i profitti (giusti!) degli imprenditori. Imprenditori per i quali l'opzione zero si trasformerebbe in perdita non permettendo la valorizzazione delle prospezioni sismiche e delle perforazioni già eseguite.

Si noti che qui è almeno sparito ogni ipocrita, falso o ingannevole riferimento alle superiori necessità energetiche, come ad esempio le citazioni fuori luogo al "benessere e la sicurezza dell’economia mondiale" o al "sostenere la crescita e lo sviluppo economico dei Paesi sviluppati e, ancor più, di quelli in via di sviluppo e mitigare i processi di cambiamento climatico in atto garantendo la protezione dell’ambiente" (pag. 11 SIA)".

In una frase c'è tutta la sintesi del progetto di sviluppo del campo di Bomba: "le giuste attese imprenditoriali impongono l'esecuzione dei lavori". Tutto il resto non conta.
....

domenica 9 maggio 2010

L'anello debole e la nostra salute

Gli ultimi giorni sono stati quasi frenetici; ho partecipato, tra l'altro, a un convegno sull'ambiente che si è tenuto al Mario Negri Sud.

Tra tante altre cose, ho capito dove la nostra salute - ma non solo - invece di essere salvaguardata viene messa in pericolo.

L'anello debole è quello politico.

Bella scoperta, diranno tutti. Ma una cosa è conoscere l'enunciato di un teorema, un'altra è avere la sua dimostrazione.

Definiamo prima di tutto la salute; l’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce come: "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non la pura assenza di infermità.
Questa espressione suggerisce che la salute, nel senso più generale, sia un concetto positivo al quale contribuiscono a vari livelli e in diversa misura i governi, le agenzie governative, le comunità, le imprese e gli individui.
Nel determinare lo stato di salute di una popolazione dunque, concorrono a vario titolo l’ambiente, il lavoro, l’educazione, il sistema dei trasporti, condizione e localizzazione delle abitazioni, la criminalità eccetera ( Fonte ).

Prendiamo ora un evento qualsiasi con ricadute sulla salute nel senso ora descritto. Un evento che richieda decisioni prima o durante ma anche dopo il suo verificarsi.
Ad esempio un inceneritore, ma anche una turbogas, un'autostrada, un centro commerciale, una raffineria, l'uso dei diserbanti o degli OGM, ecc. .

La grande novità di questi due giorni di convegno - almeno per me - è che esiste uno strumento di analisi in grado di valutare i pro e i contro di una certa scelta sulla salute; una valutazione fatta da persone competenti e indipendenti. Una valutazione a cui partecipano anche tutti coloro che ne sono in qualche modo interessati. Uno strumento che permette decisioni consapevoli. Sapevo che in questi casi è possibile interpellare "esperti", ma non sapevo che esistesse una procedura di valutazione già definita nei dettagli.
Lo strumento di cui parlo si chiama Valutazione di Impatto Sanitario - ne conoscevo l'esistenza ma non sapevo bene cosa fosse. Ma qui non ne voglio parlare, voglio invece approfondire il fatto che - in un mondo normale - chi deve decidere ricorrerebbe a questo strumento in ogni occasione (come accade all'estero).

Nel nostro paese invece regna l'incapacità, nessun politico - cioè chi è delegato a decidere - cerca informazioni - molto spesso neppure capiscono il problema, spesso di un documento leggono solo titolo e conclusioni. Spesso le decisioni si prendono per sentito dire, senza valutare le conseguenze, senza nemmeno discutere.

Ma non c'è solo l'incapacità - come noto - e la malafede diventa evidente quando i politici - messi a conoscenza di queste procedure - si oppongono alla loro adozione sistematica perchè potrebbe "condizionare" la loro "libertà" di decidere.
E dietro la libertà di decidere si nasconde il fatto che se qualcono dicesse loro ufficialmente e autorevolmente che - ad esempio - l'incenerimento non è la soluzione al problema dei rifiuti ma che anzi crea danni di tipo sanitario, non sarebbero più "liberi" di sceglierlo tenendo di scorta la scusa del "ma io non sapevo, non ero stato informato, credevo che ... ".

Stupidità, incapacità, o finta inconsapevolezza i risultati non cambiano. Un'analisi di tutto quel che ci accade riporta a questi comportamenti: dalle trivelle ai ripascimenti dalle piste ciclabili ai piani regolatori.

Dopo questo convegno la mia irritazione è ancora cresciuta: si può anche perdonare un medico che ti ha fatto del male, giustificandolo con la difficoltà e la rarità del problema che doveva risolvere: ma quando scopri che la corretta procedura era descritta in ogni manuale e che il danno viene da ignoranza, mancanza di volontà o dolo ecco che ti arrabbi davvero.

In altre parole la politica non è poi così complicata: gli strumenti per decidere esistono, basta saperli e volerli usare.

L'incapacità o la disonestà degli amministratori non hanno dunque giustificazioni se non nell'incapacità o connivenza degli elettori.

Occorre dunque spiegare a tutti che amministrare bene è possibile - anche di fronte a scelte tecnicamente complesse. Bastano persone mediamente intelligenti e capaci (in grado cioè di scegliere con oculatezza chi deve fornire i pareri perchè altrimenti saremmo al punto di prima) ma completamente oneste e interessate solo alla salute pubblica.
Qualora gli elettori - avendo finalmente una possibilità di scelta di questo tipo - continuassero a preferire gli incapaci o i disonesti - saprebbero nel mettere la loro croce che semplicemente stanno scegliendo di farselo mettere nel culo.

A conferma di quanto detto: la VIS - strumento utilissimo contro la petrolizzazione e non solo - è stata eliminata da Chiodi con la sua inutile legge sugli idrocarburi prima ancora che potesse essere applicata.

mercoledì 5 maggio 2010

Ei fu

E così se ne è andato anche scajola, quello dello "sviluppo economico" basato sul petrolio e sulle centrali nucleari.

In un paese normale avrebbe dovuto sparire dopo aver dato del "rompicoglioni" a uno che era stato ammazzato dai terroristi - dopo che era stato ammazzato - per aver chiesto aiuto (non dato) per non essere ammazzato. E invece no, è risalito in giostra per un altro giro.

E ora se ne va di nuovo. Se ne va coprendosi da solo di ridicolo:

“Un ministro non può sopportare di abitare in una casa pagata da altri!”.
“Se dovessi acclarare di abitare in una casa che è stata in parte pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto di compravendita.
Non potrei come
ministro della Repubblica accettare di abitare in un’abitazione pagata in parte da altri!”.

Questo è(ra) uno dei più potenti politici italiani, uno che ha avuto in mano un potere enorme.
Uno che (tra l'altro) ci ha fatto perdere tempo prezioso nella corsa dell'energia.

Uno che non sa chi ha pagato la sua casa.


Aspettiamo il prossimo, per ora la farsa continua.

lunedì 3 maggio 2010

Triage: nota per un uso razionale della (mia) energia

Ho cominciato, quasi per caso, a seguire un corso per fare volontariato in carcere ed ieri c'è stato un altro incontro che - diversamente dagli altri - si è tenuto in carcere.
Quei luoghi li conoscevo, non mi ha quindi fatto la stessa impressione della prima volta vedere le mura dall'interno, sentire chiudere porte e cancelli dietro le spalle, entrare in ambienti in cui l'esterno era solo quel piccolo spicchio di cielo visto dai lucernai, sentirmi osservato.
Le altre volte i carcerati li avevo visti da lontano, ieri invece ce n'erano un po' tra noi, anche loro seduti ad ascoltare.
La retorica del disumano è quel cancro del pensiero che ti fa tirare una linea oltre la quale non esiste più umanità e quindi tutto si può fare a quelle non persone: bruciare barboni, sparare dagli elicotteri su donne e bambini, rispedire in Libia i migranti, bastonare a sangue freddo dei manifestanti, non dar da mangiare a bambini dell'asilo e così via. Questa retorica vuole che si chiudano i carcerati in gabbie e li si dimentichi.
Solo chi ne è immune può pensare di entrare in carcere, di avvicinarsi agli intoccabili. Da questo punto di vista - quindi - non ho provato alcun disagio.
Ma il momento in cui le mie convinzioni sono saltate è stato quando, dopo i relatori, ha preso la parola un carcerato.
Un signore sulla sessantina, curato, ergastolano.
Ha cominciato a leggere un intervento preparato: un buon intervento, non originale, ma scritto in un ottimo italiano.
Ma non è stato l'intervento a colpirmi, è stato il comportamento: quel signore era come un ragazzino all'interrogazione; quando ha studiato ma l'emozione ha il sopravvento. I piedi sotto il tavolo andavano a mille, la voce non riusciva a interpretare il proprio testo. Le frasi si accavallavano come volesse terminare in fretta; ma al tempo stesso voleva stare lì, si era preparato bene, ci teneva.
Mi ha ricordato lo studente che sono stato tanti anni fa.
Un applauso che sembrava un abbraccio lo ha salutato e poi siamo dovuti uscire.

Oggi, in una delle mie classi, riconosco tutto quel che porta al carcere: la rinuncia, la rabbia, la disperazione, l'ignoranza, l'incapacità di affrontare la vita, la violenza, l'indolenza, la superbia, le pretese, i lamenti, la paura, il senso di inadeguatezza.
Mi sento impotente, quest'anno non sono servito a nulla: i mesi sono passati ma i ragazzi - e nemmeno tutti - si limitano a guardarmi, alcuni mi parlano, ma nessuno ha mai studiato nulla; come professore sono stato ignorato - non era mai successo. Certo il compito era difficile, ma non mi aspettavo un fallimento del genere.
L'unica cosa che mi rimane da fare è dare loro un esempio: ribadire che senza impegno non si merita nulla. Sarà un'altra fatica, una fatica pesante, ma non c'è altro che possa fare. Per strano che sia, sono convinto che sia l'unica cosa che posso fare per loro e per chi ne volesse seguire l'esempio.
Ora penso: se tutta questa energia l'avessi impegnata altrove, forse avrei dato e ottenuto di più e non sarei così svuotato.
Mi sembra quasi un tradimento verso quei poveri ragazzi, ma credo proprio che la mia energia sia meglio impiegata altrove.
Se non posso far nulla per prevenire, posso almeno provare a curare.