domenica 28 marzo 2010

Oil-crunch oltre il petrolio subito


Non sono uno che crede a tutto quel che gli raccontano, non mi convinco facilmente, ma devo dire che da qualche giorno ho paura.

Spesso ho letto del peak-oil: quel momento teorico in cui raggiungeremo o forse già abbiamo raggiunto il massimo della disponibilità del petrolio di questo mondo.
Un picco dopo il quale la disponibilità di idrocarburi non potrà che diminuire fino a terminare del tutto.
La domanda è: quanto tempo ci vorrà?
Le riserve stimate dai petrolieri sono di circa quarant'anni (BP). Non molti ma c'è il tempo per trovare un'alternativa. Dovremo infatti risolvere molto prima il problema del clima, con le sue minacce di estinzione per la specie umana, e facendolo ci libereremo anche dalla dipendenza dai combustibili fossili.

Qualche dubbio su queste stime l'avevo comunque avuto: ad esempio quando leggevo delle produzioni mondiali in calo e delle difficoltà dei paesi in cui ci sono i più grandi giacimenti; ma anche l'accanimento a raschiare il fondo del barile qui, in Abruzzo, mi faceva pensare.

D'altra parte per la gente comune è difficile immaginare un mondo "senza petrolio". Sono due parole che cozzano con gli automatismi dell'esperienza: il petrolio c'è sempre stato, ne troveranno ancora, in Abruzzo ne abbiamo anche sotto i piedi, lo si può addirittura ricavare dalle piante!

La notizia che ha completamente cambiato il mio punto di vista è la cronaca di una riunione a cui hanno partecipato membri del governo inglese, industriali, petrolieri e i rappresentanti di un'associazione che si occupa proprio della transizione verso un mondo "senza petrolio" ai quali si deve la cronaca della riunione.

La riunione è stata indetta dal Ministro dell'Energia per "cercare di calmare le paure crescenti circa lo sconvolgimento che potrebbe seguire ad una improvvisa mancanza di petrolio" Guardian.

Durante la riunione la rassicurante posizione secondo cui ci sono ancora riserve per 40 anni è crollata di fronte alla considerazione che quel che rimane non è affatto facile da estrarre.

In altre parole: c'è ancora molto petrolio nelle viscere della terra, ma l'era del petrolio a basso costo sta definitivamente per terminare.

Quindi il problema non è un "mondo senza petrolio" ma un "mondo senza petrolio a basso costo"!

E' stato infatti detto che detto che i prezzi, passata l'attuale fase di recessione, sono destinati a crescere anche se: "un prezzo di 150$ al barile "rompe la macchina" (dell'economia) e il mondo non può funzionare oltre quel prezzo" ed anche che: "Non importa quanto ne sia rimasto se tanto non ce lo possiamo permettere".

Nell' articolo del Guardian si legge: "La Gran Gretagna si deve preparare il più in fretta possibile per una situazione in cui il petrolio diventerà così costoso che il commercio internazionale sarà impedito e la globalizzazione crollerà".

La domanda però non cambia: tra quanto tempo il costo del petrolio sarà insostenibile dall'economia nella sua forma attuale?

La risposta è agghiacciante:
"il momento in cui ci sarà meno produzione che offerta (il cosiddetto oil-crunch) sarà nel 2014-2015" Telegraph
"C'è un alto rischio che ciò accada non appena usciremo dall'attuale recessione, tra tre o quattro anni"(cronaca della riunione)

Cosa significa tutto questo?

Che crollerà il modello consumistico: petrolio -> oggetto di consumo sostanzialmente inutile -> rifiuto.
La fine di questa follia non sarebbe che un bene, ma il vero problema nasce dal fatto che il prezzo del petrolio ha effetti su tutto e quindi tutto diventerà più caro, se non indisponibile. Sarà più difficile spostarsi, riscaldarsi, mangiare. Se l'economia si bloccherà non ci sarà più lavoro. Le fasce sociali più deboli saranno le prime ad essere colpite e quando non si avrà più speranza non ci sarà programma televisivo in grado di contenere la rabbia.

L'unica via è cominciare da subito a prepararsi - i metodi e gli obiettivi sono gli stessi pensati contro il cambiamento climatico - tanto che viene da pensare che sia stato proposto dai media proprio per preparare il mondo alla ben più scomoda verità della fine del petrolio a basso costo. In altre parole, non sarà la lotta ai cambiamenti climatici a eliminare la dipendenza dagli idrocarburi, ma la indisponibilità di idrocarburi a basso costo a bloccare i cambiamenti climatici.

In questo è fondamentale l'azione dei governi perché l'alternativa di lasciare agire il mercato significherebbe sacrificare quasi tutti a partire dai più deboli (anche se, a ben guardare, ci potrebbero essere anche governi interessati a difendere i privilegi di pochi; la storia spesso si ripete).

Ma mentre nel mondo si comincia almeno a cercare di capire, il nostro paese non solo ignora quel che sta accadendo, ma è credulone e impreparato, senza una scuola e una ricerca, ostacola le energie rinnovabili e pensa di risolvere i suoi problemi energetici con qualche centrale nucleare che entrerà in funzione tra vent'anni, favoleggia del ponte sullo stretto mentre altrove ci si preoccupa di come garantire almeno gli spostamenti locali, è egoista e individualista e infine non dispone delle risorse finanziarie necessarie per investire in un cambiamento del genere a causa dell'enorme debito pubblico.

A pensare alle nostre condizioni, un brivido corre lungo la schiena. Ma ad essere ottimisti questo potrebbe non essere un disastro ma l'inizio di un mondo migliore.

E la lotta alla petrolizzazione dell'Abruzzo? E' triste da dire per uno che sta lottando in tutti i modi contro le trivelle, ma nel mondo prossimo venturo quel petrolio e quel gas potrebbero essere una risorsa importantissima per la nostra regione. Una risorsa che non è proprio il caso di sprecare, regalandola a petrolieri senza scrupoli che sanno già da tempo che non ci estingueremo per l'effetto serra ma che alla crisi che porrà fine all'epoca del "petrolio a basso costo" sopravvivranno solo i più ricchi.

Se si mette "oil crunch" in un motore di ricerca si trovano moltissimi risultati, tutti concordi sulle date. Nessuna traccia del problema sui giornali italiani; sul sole24ore spicca invece la notizia, data anche alla radio, della possibilità di estrarre idrocarburi dall'aria (usando una centrale nucleare).

Altri link:
2010-peak-oil-report
ASPO
uno sguardo dal picco

domenica 21 marzo 2010

Bugiardi e mafiosi

Erano quattro gatti e hanno deriso Borsellino, morto per lo Stato combattendo la mafia.



fonte

sabato 20 marzo 2010

Acqua

Il governo dice che non vuole privatizzare l'acqua.
Ha ragione. Privatizza solo i tubi.
Nessuno ci vieterà di prendere un secchio e andare al fiume a riempirlo.


Hanno la faccia come il culo.

Farsi belli con i soldi degli altri

fare clic sull'immagine per ingrandirla


Qualcuno dovrebbe spiegare a questa gentaglia che:

  • Il patto dello Stato con i cittadini prevede che, in caso di disastri naturali, lo Stato DEBBA intervenire.
  • Che gli interventi in Abruzzo non li ha pagati berlusconi, ma i cittadini italiani con le loro tasse.
  • Che nel patto con i cittadini è prevista anche la giustizia in caso di reati, come quelli che ci sono stati in Abruzzo, ma non risulta che questo governo la favorisca.
  • Che nel patto con i cittadini è previsto che il governo spenda i nostri soldi nel modo migliore possibile, ma non risulta che questo sia stato fatto in Abruzzo
  • Che le case non sono ancora state ricostruite, perchè il governo dice che quelle consegnate sono solo temporanee (o verdini non ha capito o qualcuno mente).
  • Che rinfacciare un aiuto dovuto a gente che ha perso tutto è un comportamento da sciacalli.

Mi auguro che gli abruzzesi rispondano finalmente con un coro di vaffanculo, magari trovando un uso alternativo per le macerie delle loro città.

mercoledì 17 marzo 2010

Quel che accade per amore ...

... accade sempre al di là del bene e del male (Friedrich Nietzsche).


2002 – Ci vediamo per pochi minuti per la prima volta ad un concerto al piccolo teatro Strehler: Decidiamo di vederci con più calma nei giorni successivi. Passiamo qualche ora assieme e il giorno dopo decidiamo che la nostra vita può procedere solo assieme. Un vero colpo di fulmine (garantiamo che esistono!). Cominciamo praticamente a convivere quasi subito.

2006 – Uniamo ufficialmente la residenza e chiediamo all’ufficio anagrafe di comparire all’interno dello stesso stato di famiglia. Almeno questo ci viene concesso. E’ il momento della speranza per una legge sul riconoscimento delle coppie di fatto che invece fallisce miseramente.

2007 – In questi anni la nostra vita in comune è andata consolidandosi e rasserenandosi. Viviamo alla luce del sole la nostra relazione, con l’appoggio delle nostre famiglie e dei nostri amici. Parallelamente l’oscurarsi della situazione politica e la conseguente restrizione sul fronte dei diritti civili ci convince a mobilitarci in prima persona. Non vogliamo più delegare ad altri la richiesta dei nostri diritti, vogliamo essere presenti con la nostra faccia e con la nostra esperienza e vogliamo coi nostri gesti simbolici provare ad aiutare altre persone che vivono con dolore (come è successo a noi in passato) la loro situazione.

3/11/2009 – Presentiamo domanda di richiesta di pubblicazioni al comune di Milano. Il dirigente del settore non ci fa neanche riempire il modulo ma ci fa protocollare un’istanza di richiesta di pubblicazioni (mentre un solerte impiegato si premurava di farci sentire varie volte che la suoneria del suo cellulare era “faccetta nera”). Facciamo istanza di pubblicazioni che viene protocollata assieme alle analoghe istanze presentate dalle altre coppie.

2010 – Nei giorni successivi riceviamo il diniego che decidiamo di impugnare nei primi giorni di gennaio 2010 ....


La storia completa di Roberto & Riccardo, assieme ad altre e a un appello (che ho firmato) per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso è qui: www.affermazionecivile.it

Scrivo questo post perchè l'idea di una relazione tra uomini l'ho sempre accettata come una scelta di libertà, ma non l'ho mai veramente capita. Queste storie, questi visi, queste parole, l'orgoglio dei sentimenti mostrati senza esagerazioni alla luce del sole hanno avuto il merito di dare vita a quell'idea.

Non voglio dire che ho cambiato i miei gusti, solo che guardo le foto, leggo le storie e penso: chi sono io per giudicare?

Mille auguri a Roberto & Riccardo che mi hanno concesso di parlare di loro.

venerdì 12 marzo 2010

Ordini dal bunker


Una volta il prodotto si vendeva da solo adesso ci vogliono i promotori. Brutto segno.

"I Promotori della Libertà
... dipendono direttamente dal Presidente Silvio Berlusconi
... devono sostenere il lavoro del Presidente Silvio Berlusconi, sia a livello di movimento di opinione sia con azioni concrete sul territorio che contribuiscano alla migliore conoscenza del suo operato sia diffondendo i valori di democrazia e libertà di cui è strenuo difensore.
... si riconoscono nel Presidente del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi, e secondo le sue indicazioni sono coordinati a livello nazionale dal responsabile del Settore Iniziative Movimentiste (michela brambilla)"

Dal bunker di Arcore si mandano le truppe al contrattacco; truppe di fantasia contro un nemico che mi sembra esistere solo nella paranoia del capo.
Non può essere una manifestazione a spaventarlo così.
O forse si? Che sappia qualcosa che neppure noi sappiamo?
Nel dubbio, domani vado a Roma, non si sa mai (e poi ormai ci ho preso gusto).

Per approfondire: www.promotoridellaliberta.it (niente link perchè i motori di ricerca li contano e i promotori si montano la testa).

giovedì 11 marzo 2010

Chiagni e fotti



Premier's list / 3
(Manzoni-ellekappa)
terza parte

Quando il Tar disillude gli auspici
di sfrontati e insolenti buffoni
già si trama di ambigui artifici
e di melma si avverte l'afror.
Capezzon, con postura a carponi,
col ditino ammonisce a sinistra,
"se il Padrone tarocca la lista
lo può far! Egli è nostro Signor!"

Il Governo del Fare casino
s'impantana tra carte bollate
e si spappola come un budino
tra le leggi che il premier truccò.
Or le truppe si mostran stremate
e minaccian ricorso ai randelli
ma in effetti son solo a brandelli
tra il delirio che tutti accecò

Il Sovrano del club dei suicidi,
sempre alterno tra il fottere e il pianto,
al sopruso violento alza gridi
confermandosi un testa d'augel.
I sondaggi che ormai lo dan sfranto
già i suoi Bravi trasmutano in belve,
se il boss perde ritornano larve
non c'è scelta, sia guerra total!

Con cipiglio da ardito Stalliere
il Re Nudo rimesta i suoi giuochi
alle plebi il suo Verbo dà a bere,
il complotto, lo giuro, è andato così:
radicale gazzarra, i controlli eran fiochi,
e Milioni era lì, sceso un'attimo a fare merenda
ad un tiro di schioppo da Albenga,
ma al ritorno, d'incanto, l'Ufficio sparì!

Ellekappa: le altre puntate

lunedì 8 marzo 2010

Otto marzo


Il gelsomino notturno

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .
È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.


G. Pascoli

sabato 6 marzo 2010

Il crollo ...


La sede del Partito era imponente, svettava alta sulla collina che sovrastava la capitale, sembrava toccasse le nuvole. Le luci erano sempre accese e i fari illuminavano i simboli luccicanti.
Enormi scritte scorrevoli ripetevano all'infinito le parole d'ordine. I colori rassicuranti del Partito erano il prodotto di innumerevoli manifesti, striscioni, bandiere, adesivi. Sul tetto, in una scenografia imponente, stavano i ritratti del Presidente con attorno un prato di bandiere che ondeggiava nel vento.

Chi si fosse avvicinato avrebbe però trovato una muraglia di colorati cartelloni pubblicitari, sostenuta da invisibili e scheletrici sostegni fatti di una arrugginita rete di tubi metallici, e poi barriere, avvertimenti minacciosi, fossati, telecamere.

Ma quei luoghi, così apparentemente inespugnabili, erano frequentati da qualche ragazzino curioso. Sapevano che gli ostacoli erano superabili, che la sorveglianza era saltuaria e distratta, che l'occhio delle telecamere era spento e molte puntavano sul nulla, che le guardie seguivano i potenti in alto e, quando si affacciavano, avevano lo sguardo annoiato e perso verso l'orizzonte, inoffensive nonostante i mitra a tracolla.

Superate le barriere, salendo sulla collina, via via che ci si avvicinava, la lucente visione d'insieme mostrava i suoi particolari. Si riconoscevano i segni di una crescita troppo veloce, nelle parti basse dell'edificio, in cui non viveva nessuno, c'erano cantieri chiusi e ormai abbandonati, travi colonne e sostegni temporanei che mostravano la loro età. Molte altre zone, più in alto, erano invece ancora in costruzione. Nuove aggiunte si sovrapponevano alle vecchie: sopraelevazioni, nuove aperture che interrompevano il susseguirsi delle colonne. Sempre nuove vetrate, terrazze e punti panoramici venivano aggiunti per permettere a chi le affollava di contemplare – in basso – l'oggetto del proprio potere.
E ancora tralicci con antenne di ogni tipo, eliporti, giardini e piscine pensili.

Guardando in alto si poteva immaginare ogni lusso: il potere aveva la sua cattedrale. Ma, alla base di quella costruzione, alcuni pilastri a cui era ceduta la fondazione restavano appesi come stalattiti. Le piastrelle luccicanti ed i marmi erano caduti e giacevano in frantumi alla base dei muri. Molto più spesso i rivestimenti erano solo plastica e vernice, la cui breve vita si era esaurita da tempo mettendo in mostra le strutture in cui l'intonaco era percorso da ampie crepe che si ramificavano e da nere macchie di umidità. Rivoli di liquame emergevano dalla terra di riporto; degli alberi piantati per qualche remota inaugurazione erano rimasti solo gli scheletri; rade erbacce resistevano nel terreno smosso, ormai ridotto a una fangosa poltiglia maleodorante.

Dall'alto veniva il suono ripetuto dei lieti motivi musicali della pubblicità di Partito. I suoni erano attutiti perchè inviati verso la città e la base del palazzo era nel cono d'ombra; si poteva così sentire in sottofondo l'accompagnamento musicale delle feste private. Musiche di ogni tipo mescolate, laggiù, a crepitii elettrici e ad un ronzio di motori che spesso si trasformava in un sibilo seguito da un borbottio, una rauca tosse meccanica che come una malattia a volte si protraeva, a volte decorreva immediatamente in un ultimo singulto metallico seguito da un attimo di silenzio, subito riempito da altre vibrazioni.

Tutta la struttura vibrava; ad ogni alito di vento il concerto delle correnti d'aria si univa ad una bassa e sinistra vibrazione che si poteva percepire nel profondo della gabbia toracica.

Ma nemmeno l'osservatore più avventuroso avrebbe potuto sapere che chi non era ammesso ai piani più alti del palazzo cercava comunque di costruirsi una comoda tana al suo interno, da cui esercitare il proprio potere su coloro che vivevano lontano, ai piedi della collina.
Avevano così scavato cunicoli, unito stanze, creato piscine coperte, campi di calcetto, palestre, cinema, ristoranti, bordelli. Come topi nel formaggio scavavano dentro il palazzo del potere cercando di riflettere al suo interno quanto i più potenti potevano sfoggiare sulla sua crosta esterna.

Accadde così un giorno, un giorno come gli altri, che l'ultimo arrivato decidesse di installarsi in una stanza abbandonata. La squadra di operai tolse i puntelli che sorreggevano il soffitto e cominciò a ricoprire le pareti e a portare gli arredi.
Era ormai sera e l'ultimo arrivato era solo; respirava contento l'odore delle plastiche, delle colle e dei solventi che ancora si diffondevano. Mescolato a questi profumi, un odore indubbiamente non sintetico lo disturbava: per capirne la provenienza si avvicinò alla finestra e l'aprì. L'odore veniva da fuori ma ora era un suono di materia sotto sforzo, che improvvisamente era apparso, ad attirare la sua attenzione: l'apertura della finestra tremava. Arretrò, la finestra cominciò a deformarsi ed esplose.

Il muro della stanza crollò e la luce entrò grigia. L'ultimo arrivato era fermo, appoggiato alla parete, incredulo, prese il telefonino ma non riuscì a finire il numero, perchè, come un castello di carte, quella parte dell'edificio crollò.

Rimase un foro, come una finestrella in un castello di sabbia. Il crollo scosse la struttura che per un attimo si fermò, ma poi - quasi scuotesse le spalle - tutto riprese come prima: senza preoccupazioni, ignari e sicuri gli occupanti continuarono le loro attività, la musica riprese decisa.

La vibrazione si propagò quasi pigramente lungo tutto l'edificio e raggiunse i suoi estremi dove, con un colpo di frusta scaricò la sua energia. Chi osservava il potere dalla città non si accorse del primo crollo, ma vide l'edificio richiudersi di colpo su se stesso, come una fisarmonica tra due mani enormi. Il crollo finale fu rapidissimo, il fumo non si era ancora alzato quando, per un attimo, rimase sospesa in aria l'immagine sorridente del Presidente, quella più grande e più alta, che fino ad un attimo prima sovrastava con aria di sfida quelle che ormai erano solo macerie, era ancora illuminata, poi - lentamente - comincio ad inclinarsi.
E tutto si spense.


Leggi anche: Dino Buzzati: Il crollo della Baliverna - 60 racconti

venerdì 5 marzo 2010

Elsa Morante: il testo originale sul capo del Governo

In rete gira uno scritto attribuito ad Elsa Morante che parla di Mussolini ma pare scritto per berlusconi.
Quando l'ho letto ho sentito una strana puzza: troppo moderno, sembra un editoriale di Travaglio. Una ricerca con Google mi ha permesso di trovare, purtroppo non ai primi posti, il documento originale.
Lo pubblico nel seguito con tutti i riferimenti. Lo faccio perchè penso che non si debba modificare il testo di un autore senza avvertirne il lettore.
Il testo è un po' più lungo, meno scorrevole per il gusto moderno, ma il paragone Mussolini/berlusconi è impressionante.
Il popolo italiano, poi, sembra essere solo peggiorato.

Roma 1° maggio 1945

Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.
Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.

Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).

Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.
Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani). Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto. Mussolini,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo.

Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita.


Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare.

Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.

Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando.

Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.
Pagina di diario, pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988, poi in Opere (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pp. L-LII; e anche in Alfonso Berardinelli, Autoritratto italiano, Donzelli, 1998, pp. 29-31.

Grazie a: georgiamada.splinder.com

Vedi anche qui: testo su googlebooks

giovedì 4 marzo 2010

Un esempio per i nostri figli



A loro le regole danno fastidio, e sono così abituati che quando qualcuno li ferma si lamentano, strepitano danno la colpa agli altri, minacciano. Tutto giustificato, pubblicizzato e amplificato dalla TV.

Vorrei allora che qualcuno mi spiegasse con che coraggio io possa andare a scuola e con fare severo dire: "Non hai portato la relazione in tempo, i patti erano chiari: ecco qui il tuo uno a norma di POF e avanti un altro".

In un paese dove si rispettano le regole se ne tornerebbe al banco in silenzio e con le orecchie basse.

Invece li dovreste sentire, hanno imparato benissimo la lezione della TV: prima le scuse, poi le suppliche, i lamenti, le sceneggiate contro le persecuzioni, ed infine le minacce: " se tu (tu!) lo fai io ti taglio le ruote della macchina" - "Guarda che hai perso un'occasione per stare zitto" - " e perchè? io queste cose le faccio davvero" (Classe quarta sup. - ieri).

A questo punto l'eroico professore registra con mano tremante l'uno a norma di POF e sa che non è ancora finita: perchè arriveranno le rimostranze di genitori, colleghi e dirigenti.

Inutile soldato a presidio di una trincea abbandonata.

lunedì 1 marzo 2010

Corruttore


La Corte di Cassazione del tribunale di Milano ha stabilito che:
David Mills fu corrotto da Silvio Berlusconi con 600.000 dollari, ma siccome sono passati 10 anni e 4 mesi non può più essere condannato. Dovrà però ugualmente pagare 250.000 euro allo Stato per il danno di immagine che ha procurato alle Istituzioni facendosi corrompere dal Presidente del Consiglio del Ministri.

Non è poi un concetto così complicato da esporre.