venerdì 23 dicembre 2011

Natale a New York


Buon Natale e Buon 2012 a tutti !





(Io vado a vedere un po' il mondo fino a che è ancora possibile)

lunedì 5 dicembre 2011

La formula magica


Di fronte a questi Ministri si resta spiazzati, dopo quel che abbiamo passato si è disposti a prendere tutto per buono.
Un Ministro che piange perchè deve togliere ai poveri è quanto di più "comunista" si sia visto da moltissimi anni. Per vederli ridacchiare mentre mandano la Guardia di Finanza in Svizzera dovremo probabilmente aspettare ancora parecchio, ma cerchiamo di non chiedere la luna.
Si odono parole dimenticate, ritorna il concetto di futuro; si parla di giovani e di non scaricare gli sprechi su chi deve ancora nascere. Si aborriscono i condoni e si promette lotta all'evasione.

Tra tante belle parole solo una mi suona stonata: "Sviluppo".

Possibile che non sappiano che 1,007 elevato alla centesima potenza fa 2 ?

Certo che lo sanno, non possono non saperlo ed allora quella parola la usano solo per farci stare tranquilli, per farci credere che tutto potrà continuare come prima, perchè non ci possono dire che un mondo è (finalmente) finito se vogliono cercare di portarci verso una transizione non disastrosa.

Non può che essere così e quindi speriamo che ci riescano.


P.S. la formula magica precedente significa soltanto che con una miserabile crescita del PIL di 0,7% l'anno, ci troveremo tra un secolo ad avere un PIL doppio rispetto ad ora. Chi mai dovrebbe consumare tutta quella roba e con che materie prime ed energia potrà essere fatta? Con un 2% annuo (che è il minimo per uno sviluppo che si possa considerare tale) per il raddoppio del PIL basterebbero invece solo 35 anni.

lunedì 28 novembre 2011

Incapaci

Incapaci erano e ci hanno lasciato nelle mani di berlusconi. Incapaci sono e non sanno da dove cominciare per rimettere assieme i pezzi. Incapaci saranno e ci riporteranno berlusconi.


(Da RadioEco di Pisa)

domenica 13 novembre 2011

Avanti così

Mentre berlusconi se ne andava, ero ad un incontro di persone che vogliono fare politica e che avevano invitato il centrosinistra a discutere del ruolo dei partiti.

Un incontro cortese, senza forconi nè cenni espliciti alle loro degenerazioni e colpe.

E i partiti del centrosinistra si sono presentati coi loro esponenti più importanti. I partiti ospiti dei cittadini - la terra che ritorna a girare intorno al sole.

Dal palco hanno tutti cercato di rivendicare la propria importanza; con qualche autocritica ma senza esagerare. I movimenti e le associazioni sono utilissimi, ma da soli non vanno da nessuna parte. Attenzione poi all'antipolitica.

Mi chiedevo: come chiamare le persone presenti e gli organizzatori? Movimento o associazione sono parole che non mi sono mai piaciute. Il movimento richiama qualcosa di estemporaneo, fine a se stesso, senza una direzione definita, intrinsecamente inconcludente. L'associazione è qualcosa di chiuso, di limitato a chi ne fa parte, intrinsecamente esclusiva.

Poi ho capito: come detto all'inizio sono solo persone normali che ricominciano a fare Politica. L'antipolitica - poi - non esiste; è un trucco: prima si diceva che la politica era una cosa sporca da cui stare lontani; ora che qualcuno ha cominciato a pensare di ripulirla - nonostante la puzza - si dice che è "antipolitico".

Sono invece queste persone normali che troveranno le idee, le soluzioni, i progetti, la "linea" si sarebbe detto una volta. Da lì verrà la nuova classe dirigente.

I partiti ne potranno solo prendere atto, procedere a una fortissima autoepurazione e chiedere asilo (forse qualcuno ci riuscirà) o verranno semplicemente sostituiti.

Ieri è caduto berlusconi, 17 anni fa scomparvero DC, PSI, PSDI, PLI, PRI e nacquero Forza Italia, Lega e IDV; nonostante questo in tanti pensano che il loro partito sia eterno e di poter rimanere comunque in sella.

Mentre parlavano pensavo al figlio che un giorno trova il coraggio di dire al padre che non vale niente, che quei quattro soldi che gli passa gli sono diventati troppo pesanti per stare zitto e ubbidire, e poi apre la porta di casa e se ne va.

Forse - dopo non essere cresciuti per quasi ventanni - stiamo diventando grandi.

sabato 5 novembre 2011

Il sangue dei bambini

Mentre ci dicono che tutto va bene, due bambine muoiono annegate lungo le strade della loro città, stritolate nella morsa del clima e del cemento. La morte scende dal cielo e ti coglie impreparato perchè nulla sai e nulla sai perchè non devi sapere. Tutto è ormai fuori controllo e la paura ci colpisce da direzioni inaspettate. Per anni ci hanno detto che il pericolo era lo straniero, il diverso, ancora oggi i cani puntano i meridionali, ma pian piano i dubbi crescono e la verità si fa strada. In televisione molte mani si muovono nervose mentre altri si propongono come la (nuova) soluzione, l'argine, la macchina del tempo e mostrano la bacchetta magica a quelli che credono essere il solito pubblico. Ma molti occhi sono già aperti e questa volta non ci sarà pietà neppure per gli idioti.

Sapevo che tutto sarebbe crollato, ma quando questo si fa sostanza nei corpi senza vita di due bambine provo una rabbia dolorosa e feroce.


E per le strade il sangue dei bambini
correva semplicemente, come sangue di bambini.

lunedì 24 ottobre 2011

Sic transit gloria mundi

Negli ultimi mesi non è successo nulla che non fosse già stato visto e previsto.

Mi voglio allora esercitare - perchè ci ho preso gusto - in previsioni cotte e mangiate. Mancano poche ore a mercoledì e quindi bisogna essere rapidi.

Il decreto sviluppo conterrà tutte le porcate in un'unica torta. Ci sarà altra distruzione del territorio per favorire petrolio e cemento. Ci saranno vendite superscontate del patrimonio immobiliare. Ci saranno tanti condoni - magari giustificati col mancato aumento dell'età pensionabile. Ci sarà la militarizzazione dei cantieri e la semplificazione delle procedure per tutto ciò che i cittadini non vogliono e che hanno imparato a contrastare. Ci saranno altre tasse sotto forma di ticket, assicurazioni obbligatorie, minori detrazioni, minori servizi e garanzie, soldi tolti dalle tasche di chi già paga e di chi è più povero. Non ci sarà una parola su riduzione degli sprechi e dei consumi, ambiente, economia verde, turismo, sostenibilità, istruzione, cultura, arte, ricerca, lotta all'evasione fiscale, energie rinnovabili, tassazione delle rendite finanziarie, patrimoniale, giovani, lotta alle mafie, sicurezza (già, chi si ricorda più della sicurezza).

Una torta così bella chiuderà perfettamente il pranzo di tutti questi anni, un'ultima portata per chi ha sempre mangiato e vuole continuare a farlo anche negli anni futuri sfruttando qualche bene pubblico gentilmente offerto a prezzi stracciati.

Fin qui la facile previsione, più difficile capire cosa accadrà subito dopo.

Gli italiani cominceranno a rivoltarsi in massa?

Gli industriali esclusi dall'ultimo banchetto alzeranno ancora di più la voce?

L'Europa darà al governo il colpo di grazia smettendo di comprare i titoli italiani?

Potrebbe anche succedere che qualche ministro in un ultimo Gran Consiglio cerchi di addossare tutte le colpe agli altri e che questa torta non veda mai la luce.

In attesa della fine, un epitaffio:

Et voilà les jeux sont fait!

''Dopo quattro decenni di dittatura brutale e otto mesi di una sanguinosa guerra, i libici possono ora celebrare la loro liberta' e l'inizio di una nuova era''. Lo afferma il presidente Usa Obama in un messaggio ai libici. Da Londra il ministro degli Esteri britannico, Hague, definisce l'annuncio ufficiale della ''liberazione'' della Libia, come ''una vittoria storica del popolo libico''. Infine da Parigi il ministro degli Esteri francese Juppe' esalta lo spirito e la dignita' dei libici.

"Il presidente del CNT Mustafa Abdeljalil ha ripetuto a Bengasi che la futura legislazione libica trarrà ispirazione dalla sharia. Ha poi fatto un paio di esempi per spiegare cosa si intende.

“Per esempio, la legge sul divorzio e sul matrimonio (che con Gheddafi proibiva la poligamia e autorizzava il divorzio), questa legge è contraria alla legge islamica e non è più in vigore", ha detto Jalil. “Come nazione musulmana la sharia è alla base della nostra legislazione, pertanto ogni legge che contraddica i principi dell'Islam non avrà valore”, ha detto.



Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 (5 mesi fa!) - parte I


Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte II

Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte III

Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte IV

Fulvio Grimaldi, Bergamo 30/5/2011 - parte V

martedì 18 ottobre 2011

Controcorrente

L'estate se ne è andata e tante cose sono successe.

Non ho avuto tempo per scriverne qui, ma ho scritto molto altrove.

Da maggio in poi tutto il mio tempo e le mie energie sono state impegnate per il Parco della Costa Teatina. Incontri, dibattiti, mostre, comunicati stampa, pubblicazioni e tantissime parole.

Le cose ora sono un po' più tranquille, si attende una decisione del Ministero o la caduta del Governo, ci sono altri che portano avanti le prossime iniziative. Io posso quindi cercare di riprendere il controllo delle normali cose da fare, di tirare un po' il fiato.

Su questi mesi ci sarebbe da scrivere un libro e forse lo faremo: mentre l'Italia continuava ad affondare noi abbiamo fatto politica. Abbiamo portato avanti un progetto per un futuro realizzabile in tempi brevi, abbiamo combattuto contro chi ha solo interesse a depredare e gli abbiamo dato molto filo da torcere.

In questi mesi ho scoperto le strutture del potere, ho visto da vicino chi ci governa e come cerca il consenso. Ho analizzato le mosse di chi prima era solo un nome alla televisione; ho studiato gli intrecci, sono rimasto stupito da come assolute nullità possano essere esecutori imperturbabili di decisioni prese altrove con effetti disastrosi sulla vita dei cittadini. Ma ho anche capito che si possono cambiare le cose.

Ho conosciuto le persone e ne ho trovate tantissime ormai pronte: non è solo la rabbia che cresce, c'è anche la voglia di fare.

Quando si sono aperte le crepe che negli ultimi anni anch'io avevo indicato e tutto ha cominciato a crollare rovinosamente, io ero impegnato a provare una via d'uscita.

Non so se siamo stati bravi o fortunati, non so come andrà a finire, ma oggi - nonostante tutto - sono contento perché so per certo che una via esiste.



mercoledì 14 settembre 2011

Terra bruciata


Per tutta l'estate ci siamo sentiti dire che avrebbero bruciato le riserve.

Questa sera, ultimo di un lungo elenco, è scoppiato un incendio DOLOSO a Punta Aderci.

E' DOLOSO perchè nulla brucia da solo dopo il tramonto.

E' DOLOSO perchè ci sono almeno tre focolai molto distanti e contemporanei.

Pochi vogliono distruggere e lo fanno senza coscienza, senza etica, senza futuro. Ingordi, avari e egoisti. Comandano nell'ombra ed altri appiccano il fuoco perchè gli hanno detto di fare così, indifferenti come chi lancia le pietre dal cavalcavia.

Sanno però di avere già perso e fanno terra bruciata come gli eserciti in fuga.

Stasera vi vogliamo solo augurare che un giorno, negli occhi dei vostri figli, finalmente possiate capire.

Noi saremo altrove, continuando assieme a costruire un mondo migliore, e voi dovrete sputarvi in faccia da soli.



venerdì 9 settembre 2011

Il Parco è comunista!


In un paese che sta affondando, dopo che chi lo governa ha sostenuto imperterrito che vivevamo nel migliore dei mondi possibili. Di fronte a una casta sfrontata e indifferente, concentrata sui propri interessi e sempre pronta a mercanteggiare il tradimento del proprio mandato, la regione Abruzzo ha trovato il suo campione.
Il ragionier Febbo - dopo una battaglia segreta durata dieci anni - ora si lancia a viso aperto contro il Parco Nazionale.

Cemento, petrolio, villette, porti industriali e petroliere, discariche e turbogas, inceneritori e centrali a olio di palma, come possiamo rinunciare a tutto questo per un Parco Nazionale? Come spiegarlo ai nostri (veri) elettori? Ed allora avanti a testa bassa sperando che nessuno ci ascolti. Sparando anche l'ultima cartuccia che così spesso ha funzionato: il Parco è comunista!

Come i Sindaci che si battono contro la Tav lui vuole abrogare per legge un Parco nazionale. Si immagina già a capo della rivolta, ma a difesa di un cantiere mentre la polizia forestale lancia letame sugli inermi palazzinari.

Dice che dato che lo hanno incaricato di costruire, è legittimato a distruggere. Dice che tutti gli abruzzesi sono con lui, crede che le mamme dicano ai figli: "fai il bravo altrimenti papà ti porta al Parco".

Come ogni prode condottiero guarda solo avanti, ma a seguirlo sono solo pochi burattini che richiamati all'ordine ne ripetono le parole.

Sembra un pifferaio magico ormai invecchiato, che stonando si avvii verso la scogliera, senza però accorgersi che invece di seguirlo senza capire, come hanno fatto tante altre volte, gli abruzzesi aspettano solo che arrivi sul ciglio per dargli - finalmente loro - una spintarella.

mercoledì 7 settembre 2011

I conti in tasca al ragioniere


L'incontro al Ministero è andato esattamente come avevamo previsto. La legge esiste e non si può fare finta di niente rimbambendosi di chiacchiere.

Agli amministratori è stato detto fermamente che se faranno quel che devono il Commissario ne prenderà atto (a meno di scelte evidentemente insensate).

E' stato anche spiegato che i soldi per il funzionamento del Parco sono già stati stanziati e stanno lì ad aspettare.

Il primo risultato dell'incontro è stato che il Sindaco di Casalbordino e la sua giunta si sono decisi a fare la perimetrazione entro i termini richiesti.

Anche altri sembrano aver capito meglio come stanno le cose, ma attendiamo prese di posizione ufficiali.

L'unico che sembra non aver capito nulla è sempre Febbo che ripete ai quattro venti che sono tutti contrari.

Poiché è un ragioniere proviamo a convincerlo con i conti (solo per stare al gioco, non perché riteniamo che questo sia il modo di fare).

Ad oggi si sono formalmente dichiarati a favore: San Salvo, Vasto e Fossacesia. Casalbordino ha fatto una delibera in cui esprimeva un dubbio a cui ieri è stata data una chiara risposta ed oggi è pronto a perimetrare. Da chi è contrario (secondo Febbo) non è invece ancora venuto nessun atto formale e noi pensiamo che Febbo possa essere nuovamente smentito molto presto - come ha già fatto oggi Casalbordino.

Francavilla aveva già perimetrato, altri comuni potrebbero chiedere di entrare.

Ma ad oggi saremmo 4 a 4. Se però andiamo a vedere gli abitanti e facciamo un piccolo conto vediamo che già oggi il 68% della popolazione interessata abita in comuni che perimetreranno entro il 30 settembre. Cifre alla mano non ci sembra proprio che si possa dire che sono tutti contro.

Febbo si dice anche convinto che - tramite i parlamentari PDL - riuscirà ad abrogare il Parco e saranno così i primi al mondo a certificare per legge che una terra (in particolare la terra d'Abruzzo) non vale niente dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Nel frattempo - ovviamente - non si dimette e continua a tradire il suo mandato.

Il piano era chiaro dall'inizio: sobillare alcuni cacciatori, agricoltori e anche pescatori (si anche i pescatori) in modo che facessero un po' di confusione e poi dire "il Parco nessuno lo vuole". Non sembra sia andata bene visto che le voci a favore sono molte di più e molto più autorevoli delle pochissime contro (sperando che le minacce fatte apertamente in questi mesi nulla abbiano a che vedere con gli incendi di questi giorni). Ma lui va avanti lo stesso.

In questi giorni i nodi dell'economia globale stanno venendo al pettine e in Italia si chiede alle nuove generazioni di pagare il conto più salato. Può anche darsi che qualcuno - nel marasma di questi giorni - tenti un ultimo colpo di mano per mettere qualcos'altro nel sacco. Sembra assai difficile ma non si sa mai: un paio di righe aggiunte ad una legge su cui viene chiesta la fiducia, non sarebbe la prima volta per questo tipo di sotterfugi.

Il Parco è la nuova società che potrebbe nascere dalle ceneri di questa.

E' il modello del futuro.

E' il posto dove vivranno i nostri figli.

Abbiamo la fortuna unica di averlo già pronto, non facciamocelo portare via sotto il naso
dal ragionier Febbo!

Pubblicato su vogliamoilparco.blogspot.com

venerdì 2 settembre 2011

Non c'è democrazia senza responsabilità

Gli ultimi giorni hanno visto il sindaco di Casalbordino non decidere sul Parco, venendo meno alle promesse elettorali.

Questa estate ho visto tante cose - da scriverci un libro - ma questo consiglio è stato proprio il massimo (per ora). C'era l'uomo giraffa che faceva l'equilibrista su un filo poggiato per terra, il prestigiatore che cercava di far scomparire la verità, i pagliacci che si davano le martellate da soli e tante belle scimmiette che alzavano la mano a comando. Come in tutti i circhi, però, c'era una brutta puzza.

Ne è stato parlato qui: Ma ci fanno o ci sono? e qui: Il Sindaco contro .

Non c'è nulla da commentare, i fatti parlano da soli. Forse pensavano che in questa calda fine estate nessuno fosse attento. Così non è stato.

Qui trovate la risposta di un professore di Diritto Costituzionale che semplicemente sbriciola la tesi della giunta di Casalbordino (che era stata debitamente avvertita e poteva ben evitare di fare quel che ha fatto):
"La conclusione da trarre sarebbe, in verità, un’altra: la delibera del Consiglio comunale di Casalbordino si configura come un atto solo informale; un atto, forse, politicamente opportuno in tempi di democrazia partecipativa, ma del tutto privo di significato giuridico."
Il professor Enzo di Salvatore ha poi affrontato l'altro Ponzio Pilato di quest'estate: il Sindaco di Torino di Sangro e il suo "referendum". Un altro articolo e un'altra decisione tanto strombazzata si sbriciola:
"si potrebbe anche insinuare il dubbio che il ricorso .... al voto dei suoi abitanti – serva a ben altro: a che arrivi presto il 30 settembre oppure a che la Regione – unica formalmente legittimata a pronunciarsi nel procedimento di istituzione del Parco – non debba esprimersi sul punto. E cioè: che non debba assumersi la responsabilità di una scelta politica, che dietro l’istituzione del Parco sempre si cela. Eppure anche un ragazzino sa che non può esserci democrazia (rappresentativa) senza responsabilità."
Due sindaci e la paura di decidere. Per non dover spiegare. Per non dover rendere conto. Pronti a dare la colpa agli altri. Pronti a nascondersi dietro le parole.

E mai che gli sia venuto in mente di fare la cosa migliore per i loro cittadini.



martedì 30 agosto 2011

Aiuti umanitari


Dal 31 marzo noi occidentali scarichiamo amorevolmente bombe sulla Libia per proteggere la sua popolazione (e se qualche volta sbagliamo siamo giustificati dalla voglia di fare del bene). Abbiamo armato una minoranza sanguinaria ribelle, abbiamo pagato mercenari e abbiamo mandato sul terreno le forze militari d'elitè. Ma ancora oggi non siamo riusciti ad impadronirci del paese e forse non ci riusciremo mai perchè il nostro alleato al-Qaeda difficilmente ce lo permetterà.

Questa è semplicemente la storia che nessuno racconta.

Qui c'è - giorno per giorno - l'elenco delle bombe ufficialmente sganciate sulla Libia: il 25 agosto erano in tutto 2708.


sabato 13 agosto 2011

Il paese dei balocchi


"Quel che sta succedendo è solo un episodio temporaneo. Tra qualche mese, passata la bufera dovuta agli speculatori finanziari nascosti in un livello segreto e indecifrabile di internet, tutto tornerà come prima. Potremo tornare a comprare automobili, a fare lo sciopping, a prendere l'aereo per villaggi turistici loucost in mete lontane. A desiderare l'aipad, il condizionatore, a vestirci alla moda ....... "

O forse no, forse le favole sono definitivamente finite. Quei cinquant'anni di follia che abbiamo vissuto sono ormai alle spalle. Come sembrano già lontani i giorni delle file alle casse dei supermercati, dietro a decine di altri carrelli stracarichi.

Il paese dei balocchi è svanito e si sente ragliare ovunque. E come tanti lucignoli c'è già qualcuno pronto per comprarci a prezzo di fallimento, e attenti a non azzopparvi se non volete diventare pelle per tamburi.






giovedì 11 agosto 2011

Il mondo ha cominciato a correre

Il mio silenzio delle ultime settimane non è dovuto alle vacanze. Dopo anni passati a segnalare gli scricchiolii ora ci siamo davvero, stiamo prendendo velocità lungo questo scivolo nella nebbia.

Non serve scrivere dei crolli dell'economia, si sapeva ma non si credeva che l'America aveva i piedi d'argilla, si sapeva ma non si credeva che l'Italia stava peggio e non meglio, si sapeva ma non si credeva che a pagare sarebbero stati sempre i soliti, si sapeva ma non si credeva che ai limiti delle grandi città del mondo c'è la rabbia degli esclusi dal sogno senza riposo dei consumi.

A cosa servirebbe ora scrivere di tutto questo, basta leggere la cronaca.

Ma se io sapevo cosa sarebbe accaduto, chi opera al livello economico-speculativo non solo lo sapeva, essendone la causa, ma ha preparato da tempo la strategia di uscita per perpetuare la propria esistenza.
Il crollo delle borse assicura i guadagni di pochi, mandando in fumo tutto il resto. Non è un problema dei ricchi perchè le vere ricadute sono sulla sanità e sulle pensioni, in Italia come in America.
Dove vivo io il fondo del barile per la speculazione si chiama: cemento, petrolio, discariche, inceneritori.


Quel che si può fare ora è cercare di guardare oltre, di costruire il dopo. Il dopo che qui è il "Parco della Costa teatina". Il Parco Nazionale impedirebbe le speculazioni a favore delle persone normali, presenti e future, ed allora si muovono contro il Parco, in silenzio ed agendo sulla politica obbediente.

Questo è qualcosa di cui non parlano i giornali e di cui posso parlare io. E' un progetto per un futuro migliore che posso perseguire, a cui dedico il mio tempo.

Voglio quindi parlare di come una popolazione venga distratta e ingannata dopo essere stata educata all'indifferenza e all'obbedianza e di come - forse - la stessa popolazione si risveglierà.

In parallelo - mentre io sono indaffarato altrove - riprendono i commenti dei miei troll: caro/i io vi lascio fare solo "per ricordarmi la mia distanza dalle stelle". Per ricordare che la prima difficoltà è in mezzo a noi perchè molti agiscono contro se stessi: alcuni per piccoli interessi immediati, altri perchè credono ancora nelle favole ed infine ci sono quelli che lo fanno solo per il piacere di farlo (da qualche parte al nord si dice che "c'è chi mette le balle sulle rotaie del tram per sentire i sciopp" - chissà se il mio troll nordico mi può aiutare con la citazione in dialetto?).

Avanti così dunque, il mondo ha cominciato a correre.

martedì 19 luglio 2011

In memoria di don remo (gaspari)



Vasto 4 gennaio 1991

Caro Remo
Non è vero che la Cooperativa è in via di liquidazione: manca solo il miliardo immolato da me, forse con troppa leggerezza, sull'altare della fiducia ad uomini del nostro partito che si sono rivelati, quanto meno improvvidi e faciloni. Ho ritenuto di dovermi addossare il 90% della responsabilità dell'accaduto ed ho voluto pagare di persona dimettendomi. .........

Roma 14 gennaio 1991
La cosa strana è che oggi come allora, venti anni dopo, per il Parco della costa dei Trabocchi, accade di nuovo che il livello economico prende una decisione e il braccio politico la esegue, inventandosi una storia del tutto diversa per nascondere i veri obiettivi.

E nessuno che capisca o ricordi.


(Tratto dalla copia un carteggio diffuso alcuni mesi fa da uno dei soggetti interessati; anche se i fatti non sono più penalmente perseguibili, è uno straordinario documento di come le nostre vite - e i nostri soldi - dipendano dalle decisioni dei nostri rappresentanti prese a nostra insaputa e contro i nostri interessi)

sabato 9 luglio 2011

Se non ci fosse la mamma

La signora prende il numerino e fa la fila ordinatamente.
Arriva al banco e chiede alla farmacista: "Come si chiamano quelle pillolette contro la diarrea?"
"Imodium".
"Grazie, ma non le voglio".
Sconcerto della farmacista e dei clienti.
"Il fatto è che mio figlio sta all'università a Bologna e ha la diarrea e mi ha telefonato per sapere come si chiamava la medicina; allora sono venuta a chiedere, così ora glielo dico per telefono e lui le va a comprare".

Accaduto realmente questa mattina a Vasto

mercoledì 6 luglio 2011

Insieme non abbiamo futuro

Domenica a Fossacesia c'è stata una manifestazione contro il Parco della Costa Teatina. Sostanzialmente un fallimento. Dopo un rinvio e settimane di martellante propaganda falsa basata sulla paura: per otto comuni c'erano 50 trattori (compresi vongolari e cacciatori) e meno di 200 persone sotto il palco di cui molti cacciatori e meno della metà che applaudiva.

Sul palco il sindaco di Rocca San Giovanni che vuole eliminare le aree protette dal suo comune, il sindaco e l'assessore al turismo di San Vito che tra pochi giorni cercheranno di spiegare come un resort all-inclusive da 1000 posti letto sia la scelta giusta per i sanvitesi e il sindaco di Villalfonsina amico personale del coordinatore al Parco (che però non vuole il Parco) e che ha nell'ufficio tecnico del suo comune il vicesindaco di San Vito.

Poco da raccontare se non fosse stato per il cartello che apriva la sfilata dei trattori.


Insieme non abbiamo futuro

Quel ragazzo portava al collo una frase che contraddiceva non solo secoli di cultura ma anche migliaia di anni di evoluzione: da quando l'uomo si è reso conto che il gruppo aveva più possibilità del singolo.

E perché - oggi - un cartello del genere? Perché credere così facilmente a delle bugie per rinchiudersi in piccoli gruppi diffidenti gli uni degli altri? Perché certe idee si sono fatte strada così facilmente?

La spiegazione mi ha colto di sorpresa, perché è la stessa di cui tanto ho letto e parlato e - nonostante questo - non l'ho saputa riconoscere subito.

In un periodo in cui tutte le grandi idee, le speranze, il futuro stesso hanno perso di credibilità, la paura di un nemico fantasma è tutto quel che è rimasto ai politici per conservare il potere. I politici che non sanno reagire alle sfide globali si mantengono in sella alimentando paure, sviando le paure delle persone dai problemi che non sanno affrontare verso altre costruite a tavolino e più "gestibili".

E così c'è la paura per lo straniero, per l'immigrato, per il mussulmano, per il meridionale, per il povero, per i comunisti, per i NO-TAV, per il vicino di casa. Dopo questo martellamento le teste sono cambiate e la diffidenza è il primo sentimento. Si ha paura di tutti, a priori.

Anche i luoghi sono cambiati: ora ci sono recinti, muri, sbarramenti, cancellate, telecamere, barriere ovunque. I luoghi di aggregazione che ancora sopravvivono sono deserti. Unici punti affollati sono i centri commerciali dove i consumatori coatti si aggirano in massa ma da soli.

E quindi non sembra neppure un caso che l'alternativa al parco sia rappresentata dal Resort di San Vito: un simbolo di questa nuova architettura dell'esclusione; in cui i turisti - se mai ve ne saranno - resteranno dentro, al sicuro nei loro agi, in uno spazio senza una reale collocazione geografica, e a chi sta fuori non resterà che contemplare - da quello che era un belvedere - lo spettacolo della ricchezza, soffrendo per la dolorosa esclusione da quel mondo.

Ecco quel che è accaduto: anche il no al Parco è un frutto della paura dell'altro; una paura che esclude il confronto, l'azione, i cambiamenti. E' bastato poco a chi aveva interesse a convincere, per farlo; è ormai un riflesso condizionato: la ragione non può nulla quando quel che ti dicono va in risonanza con le altre paure indotte di questa società allo stadio terminale.

Se quindi il Parco vuol dire anche solidarietà, confronto, collaborazione, unione, speranza, questo è per me è un motivo più che sufficiente per cercare di renderlo reale.

martedì 28 giugno 2011

Dalla TAV ai Trabocchi


Un modello teorico si dimostra valido se spiega eventi e ne prevede altri.

Il modello del consumismo globale dice che il capitale liquido si nutre dalle casse degli Stati (o ne depreda direttamente le risorse ove non esista uno Stato). Nel far questo distrugge le risorse naturali e passa sulla pelle delle popolazioni locali.

I mezzi per farlo sono - in varie combinazioni - le speculazioni "economiche", gli organismi internazionali, le menzogne diffuse a mezzo stampa e tv, i "politici" che sono un ingranaggio indispensabile del meccanismo laddove esista formalmente una democrazia, ed infine le polizie o gli eserciti - più o meno regolari - a seconda dei casi.

La TAV è solo l'ultimo esempio.

Un'opera inutile, caldeggiata da destra e sinistra (con poche eccezioni), giustificata sui media fantasticando di un prezzo del petrolio in calo e di un aumento dei commerci; un'intera valle che ne sarà devastata, i costi lasciati in eredità alle generazioni future (documenti).

Ma - oggi - tanti, tanti soldi pubblici per i costruttori privati.

Nulla di nuovo, si rimanda agli innumerevoli siti che hanno trattato l'argomento.

La vera novità di oggi è che i soldi non ci sono più.

Nel senso che non c'è più nulla da rubare.

Gli stessi francesi e tremonti lo riconoscono (articolo).

E' quindi il nuovo modello che si manifesta ancora una volta, quello che riconosce l'esistenza di un limite alle risorse disponibili (e quindi depredabili).

Queste notizie arrivano proprio quando - da ormai alcune settimane - ho per le mani una storia che parla proprio di menzogne, di "politici", di ingordigia, di inciucio, di popolazioni ignare, di distruzione dell'ambiente, di cemento, di petrolio, di aziende insalubri e di mafia. La stessa storia della TAV, dei rifiuti di Napoli, della Libia o della Nigeria o di tantissime altre.

Vorrei tanto riuscire a raccontarla: è la storia del Parco della Costa Teatina.

lunedì 13 giugno 2011

Il nucleare in giardino

Dopo aver raccolto le firme per i Comitati e per l'IDV
Dopo aver scritto e parlato con tutti
Dopo aver girato per un mese con la spillina del WWF
Dopo aver appeso i manifesti anche in giardino

Sono proprio contento!

lunedì 6 giugno 2011

Yankee go home

La strada per Bomba è piena di lenzuola con scritte contro la raffineria, scritte che continuano dentro il paese.
La sala è strapiena, sul palco un salottino con poltrone bianche - in stile televisivo - con tanto di piante. Ci sono molte telecamere professionali che riprenderanno tutto.

Comincia la presentazione con le diapositive in italiano, lette in inglese e poi ritradotte in italiano dai due traduttori, e subito si capisce l'aria che tira: la Forest è convinta che i Bombesi siano dei cretini.
Una presunzione chiarissima ma i presenti - invece di cacciarli subito a calci nel culo - reagiscono con la voce, senza improperi o urla ma con una serie continua di domande, osservazioni e prese in giro.

La Forest cerca di convincere la popolazione sulla bontà dell'impianto così (*):

Impatto visivo


Non è una raffineria - nel senso che (dopo una contestazione vocabolario alla mano) non raffina "oil" cioè petrolio

Occupa meno spazio di un centro commerciale (con fotolocalizzazione che lo dimostra confrontandolo con il Megalò di Chieti scalo)

Sarà colorato in modo da confondersi con l'ambiente e realizzato in pietra locale (il rendering lo fa sembrare una via di mezzo tra un lager ed un agriturismo)

Dopo 14 anni tutto tornerà come prima.

Benefici economici

L'impianto porterà occupazione e benefici economici a Bomba e all'Abruzzo consistenti in 12 persone assunte durante i 14 anni di produzione e 2 milioni di euro all'anno per la regione Abruzzo di cui 383.000 per il comune di Bomba.

Negli anni 60 la scoperta del giacimento di Cupello fu un importante fattore per la rinascita sociale ed economica di San Salvo e arrestò la crescente emigrazione .

Subsidenza

Si comincia con la bugia che l'ENI e l'AGIP abbandonarono il giacimento solo perché non redditizio

La subsidenza non crea danni né alla diga né alle altre strutture

Non ci saranno problemi perché dal 1961 per 30 anni a Cupello venne estratto gas e non è successo niente

La Forest ha studiato il problema con esperti di fama mondiale (compreso il responsabile italiano del comitato per la salvaguardia della Torre di Pisa).

A precisa domanda rispondono imbarazzati che il loro tecnico che ha paragonato Bomba al Vajont non sta più con loro ma era solo un consulente che non aveva le competenze per dire quel che ha detto.

La subsidenza indotta è minima ed estremamente graduale, la riduzione di pressione e la subsidenza vengono quasi integralmente recuperate al termine dell'estrazione del gas; comunque si tratta di soli sette centimetri.

Comunque sia hanno previsto una rete di 25 sensori gestita dall'America ma che avverte automaticamente l'ACEA, la Forest e il Ministero delle infrastrutture se qualcosa si muove più velocemente del previsto (come se non si fidassero tra di loro).

Nessuno ha risposto alla domanda su cosa fare - in caso di allarme - dell'acqua del lago e dei 15.000 abitanti della valle.






La popolazione paziente continuava - nonostante tutto - ad ascoltare e a rispondere punto su punto.

Ma il bello doveva ancora venire.

Impatti sanitari

L'impianto non produrrà emissioni dannose per la salute

L'impianto non produrrà odori e rumori che disturberanno la popolazione

Le concentrazioni in atmosfera saranno circa la metà di quelle che si hanno in cucina quando si tiene acceso il gas.

Le osservazioni alla VIA - anche in questo caso - devono avere fatto molto male. Infatti il progetto ora prevede un nuovo metodo per ridurre le emissioni di H2S. Si è pensato di usare una tecnologia utilizzata per il biogas (lo stesso impianto che hanno fatto vedere agli amministratori locali e regionali durante il viaggio in Olanda - pagato dalla Forest - impianto che trattava le acque reflue di una cartiera).
Un metodo naturale - perché basato su batteri - e quindi il più ecologico possibile.

Viene allora osservato che gli impianti presenti nel mondo trattano quantità di gas molto inferiori di quelle dell'impianto di Bomba.

C'è un attimo di indecisione, e poi pare ce ne siano due nel mondo di dimensioni simili; poi uno solo
E dove sta?
Altra indecisione e poi: "Texas".
A che distanza dalle case?
Silenzio, parlottii
A che distanza dalle case?
"E' nel dsrt"
Dove?
"Nel deserto"

La platea esulta come per un gol allo stadio.

Alla fine si scopre che l'impianto di Bomba dovrebbe essere il più grande al mondo ad usare questa tecnologia (a parte quello nel deserto) o così almeno si spera ("we hope" non viene tradotto).

Anche i carabinieri ridono.





Lo schema dell'impianto che prima prevedeva solo la torre di combustione ora prevede una diramazione: o la torre di combustione o il digestore; non ci vuole molto a capire che il digestore serve a fare scena mentre il camino brucia il gas.
Ma questo non è un problema perché - dato che tutto viene bruciato - le emissioni saranno comunque "zero".

Turismo

Sulla base dei dati statistici la presenza di impianti simili non crea problemi al turismo ed infatti:

A Torino di Sangro - nonostante la presenza di un impianto gas (stazione di pompaggio localizzata in un triangolo tra la ferrovia un torrente e il mare ndr) si riscontra un significativo balzo in avanti dei flussi turistici

A Bomba l'impianto permetterà l'aumento del turismo d'affari soprattutto durante la costruzione dell'impianto



Dopo questo ci sono altre domande tecniche e i balbettii dei tecnici della Forest non fanno nemmeno più ridere; o non rispondono alle domande o dimostrano la loro impreparazione e il pubblico senza pietà invita la Forest a licenziali.

L'ingegnere coi baffi cerca di far parlare chi dice lui ma gli ricordano che quella non è casa sua.



Si chiude con un discorso del rappresentante della Forest che con la sua faccia triste dice commovendosi che loro non farebbero mai del male alle persone, un lungo discorso con la mano sul cuore, lo interrompono subito prima della lacrimuccia; la traduttrice pensa bene di sintetizzare per evitare le uova marce.

Come bis la Forest propone di pagare un tecnico della popolazione per fargli studiare meglio il progetto - proposta recepita a pernacchie.

Dopo quattro ore la sala è ancora strapiena, nessuno si è mosso e - in assenza dei rappresentanti regionali e provinciali - prendono la parola i sindaci presenti che ribadiscono la loro contrarietà; termina il sindaco di Bomba che dice sostanzialmente che si sarebbe anche fatto convincere ma che lo spettacolo dato dalla Forest non gli da appigli e quindi deve ripetere che l'impianto non si può fare (scampando così all'ira dei suoi elettori che già più volte ne avevano reclamato le dimissioni).







Insomma, uno spettacolo desolante: amministratori, ingegneri, geologi, professori universitari portati nel salottino di Bomba dall'altra parte dell'oceano per dare questa rappresentazione penosa. Se non lo avessi visto non ci crederei; e pensare che ci sono voluti venire loro!

La popolazione di Bomba, col suo comitato è invece un esempio di come una piccola comunità possa far fronte comune e difendere la propria terra.

Preoccupa l'assenza di regione e provincia ma ci siamo abituati.

Diversamente da San Vito, questa notte dormirò sereno.


(*) n.b. Questo post riporta - quasi sempre testualmente - il contenuto delle slide presentate o delle affermazioni fatte dai rappresentanti della Forest e riprese dal mio telefonino.

Per incorporare tutti i video si può usare questo codice:

martedì 31 maggio 2011

sabato 28 maggio 2011

L'anello al naso

La scena: San Vito, un convegno sul Parco della Costa Teatina nell'ultimo giorno di campagna elettorale per cui sono assenti i sindaci di Vasto, Francavilla e Lanciano. Una platea all'aperto, con vista su uno dei posti più belli della costa - così bello che gli amministratori locali hanno preparato una colata di cemento da 50 milioni di euro. Davanti il mare, lo stesso mare dove doveva ardere la torcia di Ombrina.

Sul palco gli organizzatori, di una parte sola: quella che governa il paese, la regione e il comune di San Vito. Gente convinta che per la ricchezza basti costruire alberghi e aspettare i turisti.

In platea persone convinte con un lavoro porta a porta, con un lavoro veramente ben fatto. Convinte che li vogliono fregare, e che a fregarli - tanto per cambiare - non siano gli stranieri ma gli ambientalisti; quelle serpi che gli hanno già tolto la ricchezza del petrolio e che sul petrolio continuano a rompere i coglioni; quelli che vogliono il parco per potersi arricchire.

Sul palco si dicono cose non vere, dalla platea si urla non appena qualcuno cerca di dire il contrario.

Ines e Fabrizia scendono nella fossa dei leoni e tra le urla - con un coraggio che mi lascia senza fiato - dicono lucidamente quel poco che vogliono dire. Nessuno le ascolta ma testimoniano l'esistenza di un altro modo di vivere, per la platea sono il nemico.

Povera gente che applaude e urla al traino della peggiore classe politica abruzzese: "Io sono ignorante" - applausi - "Io non ho studiato" - applausi - "Io sono stato eletto e quindi quel che dico vale di più" - applausi - "Io sono favorevole al nucleare" - applausi - "Non solo questo parco non si deve fare ma dobbiamo ripensare a tutti i parchi d'Abruzzo" - applausi -. Cetto Laqualunque arriva con i suoi occhiali a goccia neri, la pancia pensile e prima di tutto "saluta gli amici" - applausi. Prima vomitano offese e poi urlano scandalizzati come verginelle se qualcuno prova a replicare.

E poi Maria Rita: la sua presenza tocca i nervi scoperti, è lei che rappresenta l'essere cittadini e non sudditi. E' lei che ha rotto le uova nel paniere.

Forti dei microfoni e della platea si scatenano senza più freni, il rancore di anni si materializza in una esplosione d'odio. Coi capelli scomposti, le vene del collo turgide, il respiro affannoso, l'additano ora sibilando ora urlando.

Povera gente, che non si rende conto del solito vecchio trucco dei sacerdoti di Gerusalemme mentre fa il tifo per Barabba.

Povera gente, che non si rende conto che se la loro sera fosse illuminata dalla torcia di Ombrina Mare, non ci sarebbe più neppure la fantasia degli alberghi. Che non ci sarebbe più nulla, solo quell'allegra fiamma puzzolente e che neppure il parco potrebbe porvi più rimedio.

Amministratori carogne che aizzano le persone con le falsità, per poter poi dire che "la gente" non vuole il parco; mentre sarebbe tanto semplice - per loro - approvare una legge che chieda al governo di legiferare in modo da annullare il parco, ma dovrebbero metterci sotto la firma. Amministratori frustrati che devono chiudere le cliniche degli amici, che non hanno potuto fare gli inceneritori, che non riescono a fare le raffinerie e i pozzi di petrolio, che hanno la magistratura sul collo per la torta del terremoto, che cominciano ad avere paura che qualcuno - più prima che poi - gli venga a chiedere il conto di aver distrutto la loro stessa regione.

E poi tutto finisce, la gente - contenta - va a mangiare, il buffet lo offre il comune. Noi restiamo soli - finalmente in silenzio - a domandarci se sia stato tutto vero.

E poi il ritorno lungo la costa dei trabocchi tra alberghi e case di vacanza: tutte chiuse, morte, brutte; tra cantieri in cui si costruiscono altre case direttamente sul mare, case che lo stesso mare tra pochi anni spazzerà via; tra alberghi appena costruiti vicino alle foci di fiumi che portano in mare i liquami e la chimica dell'agricoltura, ad un passo dalle stazioni di pompaggio e dai pozzi di gas che con le loro sirene ricordano a tutti la loro presenza, di giorno come di notte.

Povera gente che non si è mai mossa dal suo paesino e che neppure immagina che nessuno vorrà mai portare un turista in un posto come questo: perchè dovrebbero venire qui quando non ci sarà più nulla da proteggere? Per andare in bicicletta davanti all'inceneritore della polveriera di Casalbordino? Chissà se sanno che l'Adriatico ha due sponde?

Già me li vedo i turisti: qui avrebbe dovuto esserci un parco, ora c'è solo cemento, alberghi con le piscine perchè tra la reception e il mare ci sono solo pietre e tu - turista - non sei contento? Ci sono i localini con le puttane. Non sei contento? C'è N'duccio. Non ti basta? Chevvu?

Perchè i turisti dovrebbero venire qui? Per la vita notturna, le discoteche, i negozi sempre aperti, i bassi prezzi, i parchi giochi, il personale cortese che parla tutte le lingue, i minigolf, i risciò a pedali sui chilometri di lungomare, i bomboloni a mezzanotte e la droga a tutte le ore? Chissà se questa povera gente sa che esiste Rimini?

Povera gente, che si è bevuta la palla della ripresa e che non sa che in poco tempo tutto ci crollerà addosso.

Povera gente, ricordati delle belle promesse dietro a cui correvi una sera di tarda primavera a San Vito. Ricordatene bene, così - alla fine - saprai a chi chiedere il conto e - magari - a chi chiedere scusa.

Ma chissà: forse anche questa sera a San Vito è il segno di una fine che si avvicina rapida trascinandosi dietro le vite delle persone che sprofondano urlando alla luna.


Qui il commento di Maria Rita

lunedì 23 maggio 2011

Frammenti

Il crollo procede rapido.


Il re è nudo (e pure brutto).

Pisapia vince a Milano, non c'è più morale contessa!

Comunione e disperazione.

I leghisti ce l'hanno sempre duro, questo spiega la bava alla bocca.

I comunisti scoreggiano, la Santanchè no; lei parla.

Il dubbio dei napoletani: il PD va nell'umido o nell'indifferenziato?



mercoledì 18 maggio 2011

Hanno perso quasi tutti !

Premiati i candidati delle primarie e le facce nuove
Exploit dei grillini, perdono Pdl, Pd e Idv
(dal Fatto Quotidiano oggi in edicola)

Sembra incredibile ma anche i papiminchia sono umani. Tra loro c'è chi non ne può più dell'amata guida e ha smesso di votarla senza più paura di magistrati e comunisti.

Ovviamente il PD fa finta di non capire e dice di avere vinto, ma ho fiducia: se gli elettori di berlusconi cominciano ad uscire dal coma ce la possono fare anche quelli del PD.

La strada è ancora molto lunga ma son contento ....





lunedì 16 maggio 2011

Vorrei che perdessero quasi tutti


Ho passato gli ultimi caldi giorni in un progetto altamente rivoluzionario: con la zappa in mano ho preparato l'orto; mi porto avanti col col lavoro verso l'autosufficienza e l'autoproduzione. Lavorare la terra non è poi così faticoso e ha molti vantaggi tra cui l'avermi permesso di stare lontano da comizi, cene e lazzi vari e quindi, prima che i seggi chiudano, penso che troverò la forza di indossare l'autorespiratore e andare a votare nella tormenta di questo gelido lunedì.

Spero che berlusconi non perda del tutto, non siamo ancora pronti, non abbiamo ancora toccato il fondo. Gli incapaci - che dovrebbero rappresentare l'alternativa - sono ancora tutti lì: non sono neppure buoni ad aspettare sulla riva; i cadaveri passano uno dietro l'altro e loro non se ne sono ancora accorti: sono troppo stupidi e troppo occupati a litigare sul più furbo del reame. Non sono in grado di fare nulla, figurarsi di tirare fuori il paese da questa cloaca, sarebbero solo buoni a prendersi le colpe per poi - eseguito il servizio - tirarsi indietro affinchè tutto riprenda come prima peggio di prima.

Se berlusconi non perde gli altri non vincono, ma al tempo stesso spero che vengano scelte le persone come De Magistris (che non ha quasi più niente a che fare con l'IDV di Di Pietro) e altri come lui che si sono inseriti qua e là tra le maglie di questo sistema (sempre e comunque nella sua parte sinistra). In mancanza d'altro spero che la protesta si concentri sulle liste a cinque stelle - anche se Grillo non capirà (o non vorrà capire) che non basta l'età ma ci vogliono candidati veri in grado di fargli ombra sul palco.

In sintesi: vorrei che perdessero quasi tutti; purtroppo - sono certo - tra poche ore scoprirò che invece avranno tutti vinto.

domenica 1 maggio 2011

Libia: "non è più vero niente"


Gheddafi è un dittatore sanguinario, Gheddafi è un terrorista, Gheddafi spara sul suo popolo, Gheddafi ha un esercito personale di mercenari, Gheddafi deve essere deposto per il bene del suo popolo, i ribelli sono le sue vittime ma - con un piccolo aiuto - porteranno il paese verso la democrazia.

Sembra tutto chiaro, un coro unanime da destra e da sinistra, tv e giornali, l'ONU e la NATO, la lega si oppone ma solo per la meschina paura di spendere troppo e di un aumento dell'immigrazione.

Che la Libia non sia un paese libero sembra certo: www.freedomhouse.org .

Ma tra le pieghe della rete ci sono voci che dicono che forse le cose non sono come sembrano.
Voci di giornalisti che sono andati in Libia (a Tripoli, non a Bengasi):
Ma questi sono solo complottisti, fanatici anti-occidentali, serpi nel nostro seno, pazzi, comunisti, visionari, sono tutte bugie facili da smentire.

Ma a loro si unisce il vescovo cattolico di Tripoli con parole durissime contro la Nato e l'Italia e ci racconta che a Tripoli - in assenza di telecamere - stiamo uccidendo donne e bambini (in italiano - in inglese).

E i dubbi aumentano, più leggo e più mi faccio domande.

Come mai non vediamo vere manifestazioni a favore dei ribelli ma solo gruppetti di persone con le mitragliatrici montate sui pick-up, che partono sgommando per andare non si sa dove? Eppure a Misurata e a Bengasi vivono più di un milione e mezzo di persone.

Come mai l'esercito mercenario libico non si unisce ai rivoltosi o diserta, ma invece - pian piano e sotto le bombe - avanza e riprende il controllo del territorio?

Prima di tutto non si tratta di mercenari ma di un vero esercito e di una milizia popolare basata sulla leva obbligatoria. La leva obbligatoria in Italia aveva lo scopo di opporsi al potenziale ritorno del fascismo. Un esercito di leva non si presta ai colpi di stato militari. A maggior ragione, quindi: come mai i Libici - istruiti all'uso delle armi - non si ribellano in massa se sono così scontenti?
Leggendo trovo anche che il mercenario con la maglietta dell'ENI di cui parlai in un mio post forse mercenario non era (cercare - Bengasi “liberata” - in questo articolo), ma solo un lavoratore straniero picchiato dai ribelli forse proprio perché straniero. D'altra parte è assai più probabile che a portare la maglietta dell'ENI sia un suo dipendente che non un "mercenario" che notoriamente ha un abbigliamento ben più professionale; che sia stato colpito anch'io da una falsa informazione?

Mi domando: noi ci siamo tenuti Berlusconi per tanti anni e ora rischia di cadere perché pian piano gli italiani si stanno accorgendo che sa solo promettere ma non governare. Cosa avrebbero pensato delle sue "stravaganze" se solo avesse appena fatto qualcosa di buono? Probabilmente se lo sarebbero tenuto stretto. E perché allora lamentarsi delle stravaganze di Gheddafi (e forse anche della mancanza di libertà) se la Libia ha il più alto Indice di Sviluppo Umano del continente? Cioè di quell'indice dell'ONU che valuta la qualità della vita considerando aspetti importanti che il PIL trascura. In questa classifica l'Italia è 23-esima e la Libia 53-esima (prima dell'Africa) su 169. In Libia c'è cibo, ci sono scuole, ospedali, università, strade, carburante, acqua potabile per tutti. Forse i libici - o almeno la maggior parte - sono d'accordo con Gheddafi.

Può non piacerci, ma se Mussolini non fosse entrato in guerra probabilmente sarebbe morto di vecchiaia come Franco, ed allora come mai ci siamo intromessi nelle vicende interne di uno Stato sovrano, cercando di ucciderne il capo che ne è anche il fondatore (anche se con un colpo di Stato organizzato però dai nostri servizi segreti in un albergo di Abano Terme) e che - apparentemente - gode del consenso della sua popolazione? Come mai l'occidente si è scatenato contro la Libia e nulla fa per lo Yemen e il Barhein dove si uccide chi si rivolta?

Gheddafi si è sempre opposto ad Al-Quaeda che ora invece sostiene i ribelli. L'occidente e Al-Quaeda combattono ora fianco a fianco. Perché? Chi sono davvero questi ribelli? Dove sono le prove degli attacchi e delle migliaia di morti civili da cui la risoluzione ONU?

Dove sono i rapporti indipendenti sugli effetti dei bombardamenti intelligenti? E' possibile che dalla prima guerra del golfo le armi abbiamo aumentato il loro quoziente di intelligenza o - forse - i militari hanno imparato a tenere lontani i giornalisti.

Non capisco, non trovo risposte chiare, ma una idea di cosa sta accadendo prende forma.

Forse il Gheddafi visto a Roma non era un pazzo eccentrico, ma voleva solo deriderci e ricordarci il passato da una posizione di forza; ed allora meglio accendere i riflettori sui vestiti, la tenda, i cavalli e le amazzoni.

Forse siamo di fronte a un'altra grande guerra per l'energia: per il gas e per gli ultimi giacimenti rimasti di petrolio della migliore qualità. A una guerra per annullare l'arma costituita dai miliardi di dollari di fondi sovrani libici, trasformandoli in bottino in grado di ridare ossigeno all'economia globale. Una guerra per punire il paese che impone alle compagnie petrolifere le royalties più alte del mondo (85% contro il 4% o meno dell'Italia). Una guerra a uno stato che se non è socialista sicuramente si oppone alla logica di mercato occidentale.

Il piano sembra semplice: spazzare via Gheddafi per sostituirlo con qualcosa di ancora peggiore per i libici ma presentato dietro il luccichio pubblicitario del consumismo spacciato per democrazia.

Forse Berlusconi (con l'idiota complicità del PD e del capo dello Stato - che si è nuovamente dimenticato della Costituzione) ci ha ficcati in una guerra che abbiamo perso in partenza.
Senza nemmeno capire cosa stava facendo, ha distrutto in un attimo una delle più importanti posizioni di politica estera ottenute dall'Italia nel dopoguerra. L'amicizia con la Libia - costruita in quarant'anni a partire da Enrico Mattei - è sempre stata indigesta ai nostri alleati, ma ci dava una fonte energetica fondamentale (senza neppure il cruccio morale di dover derubare le popolazioni - viste le royalties). Poiché l'energia - che ci piaccia o no - ci servirà ancora, perdere il legame preferenziale con la Libia ci costerà assai salato. Forse Berlusconi pensa che - tenendoci un paio di inverni al freddo - diventeremo più favorevoli al nucleare e a bruciare di tutto?

La guerra non potrà essere vinta sul campo dai "ribelli" e Gheddafi non se ne andrà perché il suo popolo lo sostiene (se così non fosse, sarebbe già caduto), forse solo la sua morte per mano di qualche bomba potrà destabilizzare il paese, ma neppure questo è certo perchè non è detto che i libici si lascino ingannare tanto facilmente e tanto docilmente. Il passo successivo sarà dunque l'intervento di terra in appoggio ai "ribelli" - ma come lo si potrà giustificare non tanto giuridicamente quanto per le prevedibili vittime? Forse un attentato terroristico farà il gioco dell'Occidente. Forse - per ora - ci si accontenterà di mettere le mani sulla Cirenaica e i suoi giacimenti in attesa di completare l'opera con un "Day after che si aprirà sulle rovine di un paese e sul cadavere del suo leader cannibalizzati sulla tavola della globalizzazione imperialista che vedrà beni comuni un tempo assicurati a sei milioni di cittadini e due milioni di immigrati, come carburanti, acqua, luce, istruzione, salute, casa, contadini e studenti esentasse, magari anche dignità nazionale e protagonismo sociale, trasformati in beni comuni di Total, Boeing, Shell, BP, Halliburton, Monsanto, Veolia-Suez (vedi Iraq)" (Fonte).

Forse, forse, forse .... solo una cosa è chiara: le cose non stanno così come ce le raccontano.


E adesso per la strada la gente come un fiume
il Terzo Reparto Celere controlla.
"Non c'è nessun motivo di essere nervosi"
mi dicono agitando i loro sfollagente,
e io dico "non può essere vero"
e loro dicono "non è più vero niente!".

(F. de Gregori Cercando un altro Egitto)



P.S. questo post nasce da molti giorni di letture e ricerche e ne offre la sintesi ad oggi; occorre quindi risalire alle fonti che ho elencato nei vari link per capire e approfondire.

martedì 26 aprile 2011

Ball-out nucleare


Il nucleare non si farà. Non ha alcun senso ne tecnico nè economico; non ci saranno né i soldi (che in tutto il mondo sono pubblici), né il combustibile, né i siti idonei per le centrali e le loro scorie.

Solo un pazzo può oggi pensare di costruirle aumentando tasse e bollette ed usando l'esercito per presidiare i siti; e di fare tutto questo senza risolvere - ma neppure minimamente attenuare - i problemi energetici dell'Italia, facendola invece rimanere indietro nel percorso di riduzione dei consumi e di sviluppo delle rinnovabili che il resto del mondo avrà intrapreso.

Già, solo un pazzo o un buffone o un vecchio che si sente sfuggire il tempo di mano e non può pensare al futuro, come quello che oggi, dalla Francia, ha affermato:
"Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo".
"Negli anni 70 gli ecologisti di sinistra si sono messi di traverso e da allora dobbiamo acquisire tutta l'energia che consumiamo dall'estero ..."
"La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra uno o due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare".
"L'energia nucleare è sempre la più sicura. Anche perché il disastro giapponese si è verificato perchè la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva. Le centrali francesi sono così sicure da essere addirittura resistenti ad un attacco atomico"
"I contratti tra Enel e Edf sul nucleare non vengono abrogati, non vengono annullati e stiamo decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione".
"Le energie rinnovabili nel mondo possono arrivare a delle percentuali sul totale dell'energia necessaria che sono assolutamente minori".
(fonte - vedere anche il video)
Un delirio che non ha bisogno di commenti tecnici, quel che conta è il fatto che - una volta di più - l'eletto dal popolo del popolo se ne frega.

Immagina uno o due anni di martellante pubblicità filonucleare (con i relativi incassi per le sue TV e i suoi giornali ), unita ad una crisi energetica pilotata ad arte (sul modello Lampedusa), per convincere il popolo bue.

Nel frattempo i francesi verranno compensati del ritardato guadagno nucleare con una generosa quota dell'acqua che beviamo (perchè il prossimo passo sarà quello contro il referendum per la privatizzazione dell'acqua). Nel frattempo pagheremo all'ETF la formazione invece di farla fare all'Università italiana.

Già i francesi .... Dopo tutte le fantasie sull'italianità di Alitalia prima (che abbiamo pagato con le nostre tasche con i bei risultati che vediamo) e di Parmalat ora (che i francesi vogliono e possono comprare sostenuti dai mercati); mentre si strepita sui migranti, appare curioso che - nel silenzio - si dia alla Francia sia il nucleare che l'acqua su un piatto d'oro.

L'abolizione per cavillo dei referendum è comunque solo l'ultimo atto di una serie ormai infinita: basta scorrere i giornali per trovare la rinata volontà di far trivellare ovunque (senza risolvere in alcun modo i problemi energetici ma nemmeno quelli economici; esponendo le comunità locali a rischi gratuiti come nell'apparentemente dimenticato disastro del Golfo del Messico); il ritorno dell'ossessione per uno sviluppo che passa sempre e solo per il cemento e il consumo del territorio; le leggi per bloccare i giudici, l'informazione, la guardia di Finanza e quelle che favoriscono i delinquenti (processo breve e lungo, intercettazioni); la distruzione della cultura e della ricerca; l'uso delle armi in Libia che favorirà le aziende che le producono (Finmeccanica in testa) ecc. ecc.

Un castello di carte troppo alto per resistere a lungo.

lunedì 25 aprile 2011

25 aprile


(Studente partigiano Bologna 22/10/1944. Ezio Giaccone)


Venite a vedere il sangue per le strade (Pablo Neruda)

Chiederete: ma dove sono i lillà?
E la metafisica coperta di papaveri?
E la pioggia che fitta colpiva
le sue parole, riempiendole
di buchi e uccelli?
Vi racconterò tutto quel che m’accade.

Vivevo in un quartiere
di Madrid, con campane,
orologi, alberi.

Da lì si vedeva
il volto secco della Castiglia,
come un oceano di cuoio.
La mia casa la chiamavano
“La casa dei fiori”, ché da ogni parte
conflagravan gerani: era
una bella casa,
con cani e scugnizzi.
Ti ricordi, Raúl?
Ti ricordi, Rafael?
Federico, ti ricordi,
ora che sei sottoterra,
Ti ricordi della mia casa balconata, dove
la luce di giugno ti soffocava la bocca di fiori?
Fratello, fratello!
Tutto
era gran voci, sale di mercanzie,
mucchi di pane palpitante,
mercati del mio rione di Argüelles, con la sua statua
come una seppia pallida tra i merluzzi:
l’olio era versato nel cucchiaio,
un profondo brusìo
di mani e piedi riempiva le strade,
metri, litri, acuta
essenza della vita,
pesci accatastati,
intreccio di tetti nel freddo sole, dove
la freccia s’affatica,
fino avorio delirante delle patate,
pomodori in fila, in fila fino al mare.

E una mattina tutto era in fiamme,
e una mattina i roghi
uscivan dalla terra,
divorando esseri,
e da allora fuoco,
da allora polvere da sparo,
da allora sangue.
Banditi con aerei e con mori,
banditi con anelli e duchesse,
banditi con neri frati benedicenti
arrivavan dal cielo a uccidere bambini,
e per le strade il sangue dei bambini
correva semplicemente, come sangue di bambini.

Sciacalli che lo sciacallo schiferebbe,
sassi che il cardo secco sputerebbe dopo morsi,
vipere che le vipere odierebbero!

Davanti a voi ho visto
sollevarsi il sangue della Spagna
per annegarvi in una sola onda
di orgoglio e di coltelli!

Generali
traditori:
guardate la mia casa morta,
guardata la Spagna spezzata:
però da ogni casa morta esce metallo ardente
invece di fiori,
da ogni foro della Spagna
la Spagna viene fuori,
da ogni bambino morto vien fuori un fucile con occhi,
da ogni crimine nascono proiettili
che un giorno troveranno il bersaglio
del vostro cuore.

Chiederete: perché la tua poesia
non ci parla del sogno, delle foglie,
dei grandi vulcani del paese dove sei nato?

Venite a vedere il sangue per le strade,
venite a vedere
il sangue per le strade,
venite a vedere il sangue
per le strade!

domenica 24 aprile 2011

Buona Pasqua


Poesia di primavera - Salvatore Quasimodo

Ed ecco sul tronco si rompono le gemme,
un verde più nuovo dell'erba che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto, piegato sul declivio.
E tutto mi sa di miracolo,
e sono quell'acqua di nube che oggi rispecchia nei fossi più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza che pure stanotte non c'era.

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Il fiore sul tetto - Ada Negri

Ieri non c'era.
Or vive, tra due vecchi
embrici.
Se per poco io m'arrischiassi
sovra il muretto del terrazzo, cogliere lo potrei.
Non ardisco.
E' troppo bello
così: troppo mi piace, erto sul gambo, dalle muffe dei tegoli sgorgante senza una fronda, ma col serto d'oro di un reuccio di fiaba.
E' un fior magato.

Il suo germe, quassù, lo portò il vento.
Il suo nome lo cantano le stelle.
Nulla sa delle selve e dei giardini sparsi pel mondo;
sta, fra tetti e cielo,
felice: al mondo unico fior si crede,
ed io l'amo per questo...

martedì 19 aprile 2011

La fusione del nucleare


"Entro il 2013 la prima pietra per il nucleare di nuova generazione"
(Scajola 23 maggio 2008)
"Nucleare: scelta obbligata per non restare a secco di energia"
(Scajola 25 febbraio 2009)
"E' inimmaginabile tornare indietro su un percorso già attivato"
(Romani 15 marzo 2011)
"Il futuro è nelle rinnovabili e nell'energia verde"
(Romani oggi 19 aprile 2011)

Il nucleare non si farà.

Su questo non avevo alcun dubbio, pensavo però che avremmo prima sprecato un mare di soldi da dare ai soliti amici.
Ci ha salvato il fatto che gli italiani avevano tutta l'intenzione di votare al referendum e di bocciare il nucleare assieme alla privatizzazione dell'acqua e al legittimo impedimento.

Ed allora l'eletto dal popolo, impaurito dal giudizio del popolo, ha preferito rinunciare al nucleare che mettere a rischio il culo. Gli amici - se non andremo a votare - si dovranno accontentare della privatizzazione dell'acqua.

Speriamo che sia finita per sempre e di non dover sentire più (almeno su questo argomento) i vari chicco testa, veronesi, carlucci, scaiola, i giocatori di scacchi, la prestigiacomo, gasparri, cicchitto, bertolaso, capezzone ecc. ecc. con le loro facce così sicure nel dire cazzate.

mercoledì 13 aprile 2011

Processo breve

Sono incerto su come affrontare l'argomento processo breve.

Se in maniera intellettualmente ironica e distaccata:

Processo breve

Afrore di peto che estingue la pena
emana da sodali avvezzi a tal lezzo.
Si credon statisti
ma son solo sterco


o più viscerale:

Processo breve

Siete solo delle

merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde!merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde! merde!


(Se le contate sono 314)


La seconda però mi piace di più