giovedì 30 aprile 2009

Buona festa del lavoro


Fino al 4 Maggio cercherò di stare lontano dalla tecnologia: niente tv, telefonini, internet, email, facebook ecc. ecc.

Dopo il primo giorno di sbandamento normalmente riesco a sopravvivere :-)

Per chi fosse interessato a questa esperienza questo è il link per il volontariato nel Parco Nazionale d'Abruzzo.

mercoledì 29 aprile 2009

5,8 miliardi in 24 anni

Dopo le promesse di rapidissima ricostruzione di un Abruzzo "più grande e più bello che pria!", fatta senza badare a spese sulle note di "scurdammoci o passato" ecco finalmente gli stanziamenti:

5,8 miliardi in 24 anni

non ho ora il tempo e l'energia per analizzare il decreto ma si veda questo articolo dove si spiega che sono soldi tolti ad altri poveri e possibile occasione per nuovi condoni (vedi anche primadanoi), per cui mi limito a fare due conti:

--> 24 anni: non è esattamente una ricostruzione "
rapida".

5,8 miliardi però sembrano tanti anche se sono circa gli stessi previsti per il ponte sullo stretto (solo per il ponte e solo previsti), ponte che però dovrebbe essere costruito molto più rapidamente (terremoti locali permettendo).

Per valutare gli effetti sugli abruzzesi dobbiamo però prima capire a chi andranno questi soldi: faccio quindi l'ipotesi che vadano in parti uguali agli sfollati di oggi.

Da un lato l'ipotesi sembra distribuire la cifra su troppe persone, perchè ci sono anche sfollati che hanno subito pochi o nessun danno, ma probabilmente non sono molti.
Dall'altro lato questi soldi servono anche a ricostruire le strutture pubbliche, le fabbriche,
le ferrovie, le chiese e tutte le strutture religiose che pur producendo reddito non hanno mai pagato l'ICI, per restaurare le opere d'arte, ecc.. Si useranno per il G8, i giochi del Mediterraneo, per le tendopoli e la protezione civile e chissà che altro. E poi ci sono sfollati che hanno perso proprio tutto, parenti compresi.

Da questo punto di vista l'ipotesi è senza dubbio restrittiva, per cui penso che usando il numero attuale degli sfollati si possa ottenere un risultato indicativo.

--> Quanto fanno allora 5,8 miliardi per 65.000 persone in 24 anni?

calcolatrice alla mano si ottiene:

89.231 € totali a testa in 24 anni
3.717 € a testa all'anno
310 € a testa al mese
10 € a testa al giorno




Pare proprio che i numeri dimostrino un'altra bugia !

martedì 28 aprile 2009

Risvegli


Dopo gli abruzzesi che sono andati a Napoli per poterlo mandare a quel paese ora è la volta della moglie:

Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".

"quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".

"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".

La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche
perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
(fonte)

Chissà cosa farà ora questo puttaniere difensore della famiglia e dei valori cristiani?
Forse questa volta la scorta e l'elmetto dei pompieri gli saranno davvero utili!
E vedi mai che dopo i due abruzzesi e la moglie si risvegli anche qualche altro italiano.

Sulle candidature vedi anche Travaglio già superato dalla realtà: Emanuele Filiberto capolista UDC.

Forse non tutti sapranno che:

Dopo un bombardamento di mesi contro Genchi e De Magistris, nessuno ha parlato della notizia di dieci giorni fa. Chissà cosa diranno di quella di oggi?
Luigi de Magistris è stato prosciolto nell'ambito dell'inchiesta «Toghe lucane» dalle accuse di per rivelazione di segreti d’ufficio e abuso d’ufficio. È quanto rende noto l'ufficio stampa di Italia dei Valori partito per il quale l'ex pm sarà candidato alle prossime elezioni europee.
«Con il provvedimento emesso dal gip di Salerno - sottolinea la nota - è stata provata l'assoluta correttezza e gli ostacoli posti alle inchieste dell'ex pm Luigi de Magistris. Il gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha accolto le richieste di archiviazione presentate dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse che erano state mosse a Luigi de Magistris, all' epoca sostituto procuratore di Catanzaro, nell'ambito del procedimento "Toghe lucane". Le indagini hanno anche dimostrato le gravi interferenze subite dal pm nel condurre le sue inchieste».
(oggi - corriere)


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Gioacchino Genchi, additato dal Copasir (Rutelli), da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros.
Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni... coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze».

L’accesso all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate «non ha arrecato nocumento» ad alcuno. Quanto ai tabulati di uomini dei servizi segreti, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato», ma soprattutto «il tribunale non rinviene la norma di legge» che vieterebbe di acquisire i tabulati di uno 007: «Genchi agì nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliario del pm De Magistris».
17 aprile 2009

Vedi anche : iostocongenchi

lunedì 27 aprile 2009

E anche questa è fatta!


e pensare che per i manifesti del PD c'è qualcuno che viene anche pagato!

sabato 25 aprile 2009

La mia Resistenza


A metà degli anni 60 anche la mia famiglia comprò casa. Lasciai il centro e andai a stare in quella che allora era periferia, palazzi ancora circondati dai campi.

La guerra era lontana ma solo nel tempo, era ancora presente nelle ferite della mia città colpita dai bombardamenti, presente nelle parole dette e soprattutto non dette dei miei genitori, nella foto del nonno vicino al letto: caduto civile e mai conosciuto, nei giornalini con le storie sempre uguali degli albi "Supereroica", nei film americani in bianco e nero che dalla TV ci "educavano" sulla storia recente, nei giochi di guerra: quando ci spingevamo lontanissimi da casa fino alle postazioni antiaeree a combattere con le cerbottane fatte con le canaline elettriche.

Ma un particolare fra i tanti colpì la mia fantasia di bambino: una piccola lapide sul muro di una vecchia caserma, con dei fiori quasi sempre secchi.

E sul muro i segni delle pallottole.

Lì erano morti dei partigiani, cercavo di immaginarmi la scena e già allora non capivo come si potesse uccidere così. Mi colpiva la morte rapida dovuta alla fucilazione, la fine senza rimedio di vite con i loro ricordi persi per sempre, le traiettorie uniche e irripetibili dei colpi e il contrasto con quei segni incisi per sempre sui mattoni a fotografare quell'attimo.

Crescendo ho capito che davanti a quel muro è finita la vita di qualcuno che ha avuto il coraggio di ribellarsi, di morire per un'idea di futuro.

Ecco, quando penso alla Resistenza io penso a quel muro, penso a quegli uomini ormai quasi dimenticati e ogni volta li ringrazio.

venerdì 24 aprile 2009

Un simbolo del nostro tempo





Oggi abbiamo visitato il centro di elaborazione dati della Banca d'Italia.

La mia parte tecnica è rimasta a bocca aperta: cavi, fibra, reti, mainframe, potenza di calcolo, sistemi di controllo, disaster recovery, storage ....

Ma stare dentro il cuore tecnologico dell'economia mi ha fatto effetto anche da un altro punto di vista.

Passare attraverso un mainframe che costa di affitto 25€ al minuto (40 milioni di € ogni tre anni) ti colpisce, ma pensare ai milioni di euro che in quei pochi istanti scorrevano su quei circuiti colpisce molto di più.

Guardare le cartucce magnetiche in cui sono memorizzati centinaia di terabyte di dati fa impressione, ma pensare che quella piccola scatoletta rotta, che ci veniva mostrata come esempio, conteneva ancora traccia di migliaia di storie belle e brutte: i conti correnti con i risparmi di innumerevoli vite, i mutui per l'acquisto delle case, le pensioni, le fatture del dentista e dell'idraulico; ecco, pensare a questo mi stordiva.

Noi diamo un valore al denaro, è una delle certezze della nostra vita ma è una certezza che crollava di colpo vedendolo così immateriale, trasformato in un flusso infinito di zeri ed uni. Dietro il sipario della tecnologia intravedevo qualcosa di costruito sul nulla.

Con questi pensieri sono arrivato all'uscita dove, gentili, ci hanno fatto un regalo. Un regalo incredibile: alcune migliaia di euro ridotte ad un tronchetto di trucioli. Ce n'era per tutti, su un carrellino mezzo milione di euro in tronchetti.

Stasera non riesco a staccarmi da questo oggetto, lo guardo e lo riguardo, mi immagino cosa ci sia stato dietro a questi frammenti: stipendi, regali, elemosine, acquisti di ogni tipo e storie, storie, storie. Quante migliaia di mani hanno toccato queste banconote? Quanta gioia e quanto dolore, quanta fatica e quanto tempo dietro a questo denaro ora ridotto a nulla?

E' un simbolo del nostro tempo, ancora non riesco a comprenderlo appieno ma mi mette una profonda inquietudine.

A la guerre com a la guerre

Torno in serata e trovo l'amarissimo post di Maria Rita D'Orsogna di cui riporto alcune parti:

... sarebbe molto piu facile dimenticarsi dell'Italia, e maledire un paese che lascia la Mafia essere la prima azienda della nazione, che lascia ai costruttori di fare case di pastafrolla in zone supersismiche, dove la liberta di stampa e' allo stesso livello del Burundi, dove Gabriella Carlucci si permette di insultare uno dei fisici piu' rispettati in ambito internazionale, e dove la quasi interezza della classe poltica e' fatta di gente corrotta, stupida, piccola, provinciale.

Non riesco ad accettare che in Italia la democrazia debba essere soltanto una parola vuota. Non lo accetto, non e' giusto, non va bene, e non per me, che sono grande e vaccinata, ma per un ideale piu' grande di me: il bene comune del proprio popolo, della propria terra, delle generazioni future.

Che Abruzzo lasciamo ai nostri figli? Cosa gli insegnamo? Che 800,000 euro sono piu' importanti della volonta' e del benessere della propria gente? Che basta farsi i fatti propri perche' tanto il sistema e' tutto marcio? Non sapete che tristezza quando andavo nelle scuole e qualche ragazzo di 16, 17 anni mi diceva "si sa' che le cose vanno cosi, e non ci possiamo fare niente". A 16 anni si erano gia' arresi. Anche io mi sento impotente adesso, ma domani mi inventero' qualcosa.

Per motivi che non so spiegami, mi pare di non avere scelta che continuare fino alla fine, che io lo voglia o no. Mi dispiace solo che questo fuoco nelle vene io non possa darlo agli altri Abruzzesi. Io non conto niente, ma se fossimo un milione di Abruzzesi, a scrivere, a protestare, a rompere le scatole, e chi ci ferma?

Ma il sentimento piu' profondo che provo e' il disgusto pietoso per Nicola Fratino, Gianni Chiodi, Daniela Stati, Mauro Febbo, Ottaviano del Turco, Franco Caramanico e tutti gli altri amministratori che non hanno saputo o voluto far nulla. Possono raccontare tutte le balle di questo mondo a tutti quelli che vogliono, ma io so che la responsabilita' e' loro, per ignavia o ignoranza non e' importante, ed e' questo sapere che mi fa sentire libera, pulita e forte per il domani.

Cara Maria Rita, stiamo combattendo una guerra, facciamocene una ragione.

Una guerra su più fronti (il petrolio è solo uno di questi, simbolico ma solo uno).

Ci sono ovunque persone senza alcuna morale, facciamocene una ragione.

Ci sono ovunque persone senza alcuna intelligenza, facciamocene una ragione.

E poi, perchè è più forte di noi,
continuiamo a lottare !

mercoledì 22 aprile 2009

Il gioco si fa duro ...

dal 15 settembre 2008 sono passati 219 giorni con 283 post

e 10.000 contatti unici:

Grazie a tutti !

Il linguaggio del potere

Qualche giorno fa un convegno a Casalbordino (sul tema ambiente-scuola-bandiere blu) con dei burocrati statali come primi attori e alcuni amministratori locali come comprimari, si è rivelato un concentrato di stupidità, menzogne, arroganza, interessi di parte, servilismo, disprezzo per la platea (fortunatamente semivuota), che mi ha lasciato sbalordito.


Alcune delle affermazioni fatte sono state: non siamo sicuri che l'effetto serra sia causato dall'uomo; dagli inceneritori esce aria pulita (vedi ad esempio qui); il futuro delle energie alternative è la biomassa (vedi ad esempio qui e qui); i paesi che hanno le centrali nucleari sono paesi fortunati; Rubbia se ne è andato perchè noi non gli permettevamo di sviluppare i suoi progetti ma non è così che si fa; la nostra scuola primaria è la migliore al mondo e per le altre la soluzione sta in un nuovo sistema di valutazione oggettiva; ecc. ecc. .

Li ho ascoltati con attenzione (almeno il primo giorno perchè il secondo, mentre parlava il rappresentante del ministero della pubblica istruzione, mi sono alzato e me ne sono andato).

Li ascoltavo e pensavo a Pasolini che così descriveva il linguaggio del potere:
La loro lingua è quella della menzogna. E poiché la loro cultura è putrefatta cultura forense e accademica, mostruosamente mescolata con la cultura tecnologica, in concreto la loro lingua è pura teratologia(°). Non la si può ascoltare. Bisogna tapparsi le orecchie”.

(°) Teratologia: studio delle mostruosità congenite
Questo (oltre alla sala semivuota) è stato il motivo per cui non ho aperto bocca: pensavo che se uno fa certe affermazioni, propone certe scelte, appoggia certi interessi vuol dire che non ha alcuna dignità umana e non c'è quindi possibilità di discussione. Pensavo che andassero osservati come insetti o rettili in un terrario, come reperti patologici, come aborti in formalina, ma nulla di più.

Oggi ha parlato il ministro dell'ambiente (vedi qui) ed è stata l'ennesima ripetizione dello stesso spettacolo.

Nello scrivere questo commento mi sono però accorto di aver fatto uno sbaglio: anche se fossi stato il solo ad ascoltare mi sarei dovuto alzare in piedi e rispondere a tono, anche solo per infastidire testimoniando della mia esistenza. Niente di grave per non averlo fatto, con l'aria che tira ci sarà sicuramente un'altra volta e allora cercherò di essere più pronto.

martedì 21 aprile 2009

Io dico che questo è impazzito,

anche se concordo con lui sul fatto che il posto adatto per tremonti sia il cesso.
Comunque sia questa volta non ha fatto il gesto del mitra, d'altra parte con i giornalisti italiani non ce n'è proprio bisogno!



lunedì 20 aprile 2009

Sim salamelecchin





Spegnete la TV !
Spegnete la TV !
Spegnete la TV !


sabato 18 aprile 2009

Padri e figli

Qualche anno fa, ricevendo i genitori dei miei studenti, aprivo le braccia e mi dicevo incapace di capire i loro comportamenti. Le situazioni difficili sono però diventate sempre di più fino ad essere la norma ed allora mi sono messo testardamente a cercare una spiegazione. Ho così letto, studiato, ho parlato con loro, ho unito la mia esperienza a quella di tante voci diverse ed ora - almeno - non allargo più le braccia. Non ho la cura ma credo di aver trovato una possibile prevenzione che sto usando con le mie figlie.
Proprio per condividere con altri queste idee ho scritto l'articolo seguente.

L'articolo è lungo per un post per cui lo si può scaricare a questo indirizzo (Pdf - 32K)

--> In questo caso mi piacerebbe più del solito ricevere dei commenti.

Noi e i nostri figli

Oggi siamo bombardati da informazioni, messaggi, stimoli di tutti i tipi. Moltissimi messaggi sono contraddittori, ingannevoli, fuorvianti, esagerati, inutili se non semplicemente falsi, spesso più cose assieme. Questo bombarda-mento ci obbliga a valutare, confrontare, scartare, approfondire, ci obbliga a scegliere e questa cernita tra le infor-mazioni richiede tempo e impegno che pochi hanno.
La nostra reazione è la stessa dell’animale senza via di fuga: ci fingiamo morti, non reagiamo più. La ragione si perde di fronte a questa massa di informazioni e semplicemente smettiamo di pensare.
Nascosto nel rumore di fondo c’è però un martellamento a senso unico, gli stessi contenuti ripetuti nelle forme più varie, messaggi creati per sostituirsi ai nostri pensieri, per indirizzare i nostri comportamenti, messaggi indirizzati alla parte primordiale del nostro cervello (meno evoluta ma che spesso ci condiziona più di quanto faccia la parte più razionale), messaggi studiati da chi conosce la psiche e i suoi punti deboli e che quindi agiscono su di noi non tanto come la goccia che buca la roccia ma come un coltello nel burro.
Accade così che non solo smettiamo di pensare ma ci accodiamo, aderiamo agli slogan o alle pubblicità, al tifo, alle fazioni, alle mode e alle suggestioni, non distinguiamo più i grigi accontentandoci della semplicità del bianco e del nero, seguiamo il capo branco, in una parola ubbidiamo.

Ormai vaghiamo con tutta la famiglia per i centri commerciali alla ricerca dell’inutile a basso prezzo, ci stordiamo di fronte alla televisione, veniamo educati dalla pubblicità. Pubblicità e televisione che non ci dicono solo cosa dob-biamo comprare, ma con la loro onnipresenza ci hanno ormai annichilito al punto che non sappiamo più pensare se qualcuno non ce lo dice. Le nostre scelte sono basate su messaggi che sono sempre pubblicitari, anche se vengono dai telegiornali. Crediamo ormai che la pubblicità o la televisione siano qualcosa di indispensabile e invece paghiamo qualcuno perché ci faccia fare o comprare qualcosa di cui non abbiamo bisogno.

Se ora pensiamo ai nostri figli e ci guardiamo dentro ci scopriamo incapaci di comprenderli ed aiutarli. Siamo convinti (o ce lo fanno credere?) che sia un compito impossibile e anche in questo caso nascondiamo la testa sgomenti, cerchiamo di soddisfare tutti i loro desideri pensando che ci sarà tempo … convinti che il tempo - da solo - li farà “crescere”.
E invece li lasciamo morire, veniamo meno al nostro compito, non ci opponiamo a chi ne prepara la rovina.

Perché di rovina si tratta, basta mettere assieme le notizie di cronaca, le statistiche e l'esperienza di tutti i giorni e il quadro che appare è chiaro, terrificante ma chiaro. I nostri figli adolescenti si staccano da noi senza quel minimo di conoscenze e di personalità (anche se ancora immatura) indispensabili per affrontare e godere la vita (godere la vita in senso profondamente umano, non pubblicitario).

Un suicidio al giorno, consumo di alcool, tabacco, droga, disordini alimentari, analfabetismo e ignoranza, difficoltà di ragionamento. Sopraffazione nei confronti dei più deboli, assenza dei concetti di limite e di regola (etica, di comportamento, di legge) e quindi anche di responsabilità, incapacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni, vandalismo. Comportamenti a rischio scelti proprio per il rischio e non per la "naturale" incoscienza dell'età. Incapacità di sviluppare rapporti affettivi con gli altri e una sessualità basata sulla pubblicità e sulla pornografia, sostituzione delle “faticose” relazioni reali con quelle virtuali. Assenza di autostima e incoscienza sul valore della propria e dell'altrui vita. Mancanza di senso critico e autocritico e quindi assoluta facilità ad essere suggestionati, plagiati, ingannati dagli altri e dal mondo esterno ma anche da se stessi. Assenza di forza di volontà, di capacità di sopportazione, di resistenza alla fatica fisica e mentale: anzi fuga da tutto ciò che si possa configurare come fatica. Depressione, indolenza, nessuna fiducia nel futuro anzi totale mancanza di una visione del futuro, assenza di interessi in una vita in cui domina la noia …

Questi sono i nostri figli, i figli delle famiglie "normali" quelli che vanno "regolarmente" a scuola.
Molti genitori staranno pensando che esagero, che questo non è il loro caso, ma pensano così perché ignorano l’abilità estrema a nascondersi dei loro figli, in un mondo in cui solo l’apparenza conta hanno imparato prestissimo l’arte di fingere e la esercitano con naturalezza, spesso senza neanche rendersene conto.
Non si contano più i genitori che si sono accorti di quanto stava accadendo sotto il loro naso solo quando è arrivata quella telefonata dalla scuola, dai carabinieri o dall'ospedale, quando sono stati bruscamente messi di fronte all’incidente, al comportamento assurdo, al bullismo, alla violenza di gruppo, alla gravidanza o alla prostituzione … .

Io vedo questi ragazzi tutti i giorni, li ho conosciuti, ho parlato con loro e ho letto di loro.
Vederli mi ha fatto aprire gli occhi, ci sono voluti anni ma sono riuscito ad aprirli, mi sono costretto ad aprirli per poter cominciare a capire. E’ stata una fortuna perché, grazie a loro, forse sono ancora in tempo per salvare i miei figli. Ed è stata una fortuna anche perché questi ragazzi hanno un disperato bisogno di aiuto e si attaccano ad ogni mano che gli viene tesa e così, quando a modo mio riesco ad aiutarli, sono contento, è qualcosa che aggiunge senso alla mia vita.

Ormai credo di poter dire perché sono così. La risposta è incredibilmente semplice: sono così perché così li fa crescere il mondo che ci circonda.

Un mondo dove tutto si può comprare in cui imparare a fare le cose non serve a nulla.
Un mondo guidato da incapaci e delinquenti in cui il merito e l’onestà sono inutili.
Un mondo dove regna la volgarità e l’ignoranza in cui non servono educazione e cultura.
Un mondo che si inchina ai furbi e ai violenti in cui ci vuole solo furbizia e violenza.
Un mondo superficiale e vuoto in cui non serve l'impegno e la fatica.
Un mondo in cui solo l’apparenza conta e la sostanza non ha valore.
Un mondo che offre stordimenti a buon mercato in cui non serve volare con la fantasia.
Un mondo di corsa in cui non ha senso riflettere prima di agire.
Un mondo dominato dalle mode in cui avere una personalità è fonte di sospetto.
Un mondo in cui la vita e la natura non hanno valore.
Un mondo in cui la competizione ha sostituito la solidarietà.
Un mondo individualista in cui non esiste più la parola “noi”.
Un mondo impaurito in cui l’altro è sempre e solo un nemico.
Un mondo in cui il valore economico ha sostituito la bellezza.
Un mondo in cui c’è sempre qualcos’altro da raggiungere e dove non c’è più nessuno grato per quel che ha.
….

Per opporsi a tutto questo e per diventare degli uomini liberi ci vogliono dei modelli, ci vuole qualcuno che dia ad un ragazzino la forza e i motivi per comportarsi in un modo diverso dagli altri, la forza per opporsi alle spinte distrut-tive ma allettanti della televisione. Quella televisione che invece fa loro da balia e passa con i nostri figli un tempo lunghissimo lavorando costantemente su menti immature con messaggi da paese dei balocchi.
Perché quel che accade a noi accade anche ai nostri figli. Ma loro non hanno nessuna difesa perché non hanno mai visto o intravisto il mondo di prima. Di prima della televisione e della pubblicità, di quando le cose, le parole i sentimenti i rapporti umani avevano un valore non “economico” ma culturale. Loro credono che questo mondo sia l’unica realtà possibile e ne assorbono come spugne i “valori”.

I modelli, oggi, non si trovano nelle famiglie: fin dalla nascita i nostri figli non hanno più genitori ma solo amici, ammiratori, finanziatori e difensori d’ufficio, che si preoccupano solo di guadagnare per comprargli quello che “inutilmente serve”: i vestiti firmati, il telefonino, i sofficini … .

Ci fanno credere che sia scorretto e dannoso esercitare il nostro potere nei loro confronti - e qui parlo soprattutto ai padri ormai travolti dalla paura di traumatizzare i bambini se solo si comportano in maniera un po’ dura e determi-nata. La figura del padre è divenuta sinonimo di autoritarismo, quando non di violenza. Nella società che ci hanno costruito intorno l’imposizione di regole “dall’alto” non è infatti funzionale: non dobbiamo infatti avere vincoli, regole e principi, dobbiamo crederci liberi per poter essere più facilmente pilotati e comandati e poi non c’è un consumato-re migliore di un figlio viziato.
I padri sopraffatti da questo bombardamento si omologano, diventano “mammi”. Talvolta diventano più timorosi e iperprotettivi delle stesse madri. Oppure, ormai delegittimati, scelgono inconsciamente di allontanarsi, si immergo-no nel lavoro e si disinteressano dell’educazione dei figli.

L’atteggiamento permissivo dei genitori impedisce così ai figli di imparare a sopportare limiti e frustrazioni. Un figlio senza regole e confini imposti con forza e coerenza sin dall’inizio sarà spinto a cercare sempre di prevalere, senza mai maturare una coscienza e un senso di responsabilità, senza tenere in considerazione le esigenze e le difficoltà degli altri, continuerà sempre a credere che tutto gli sia dovuto e tutto gli sia permesso. Un figlio che ha avuto soddisfatta ogni richiesta identificherà il proprio valore con gli oggetti che possiede. Un tale figlio, da adulto, sarà un individualista aggressivo, mai appagato nei suoi desideri e quindi mai felice.

I modelli si trovano sempre più raramente nella scuola che oggi vuole solo che i ragazzi crescano docili consuma-tori e rassegnati elettori. La scuola è ormai una malattia che corrode il nostro paese dall’interno combattendo il pensiero e distruggendone così le energie migliori.

Una volta era tutta la società a condividere ed indirizzare l’educazione, oggi una vera società non esiste più perché è stata polverizzata in individui e i nostri figli non hanno più neppure gli amici di strada con i quali giocare e litigare.

I bambini e i ragazzi cercano così di diventare adulti a modo loro. Soli in un mondo fatto di cartoni animati, pubblici-tà, centri commerciali, telefonini e second-life, non sapendo pensare possono solo seguire le mode e scimmiottare la televisione: ed ecco spiegati i loro comportamenti.

Cosa si può fare allora, cosa sto cercando di fare io?

Prima di tutto dobbiamo ricominciare a pensare e subito dopo ci dobbiamo opporre con tutte le forze a questo sistema.
Non obbiettate che non è possibile, che sono “troppo forti”, non gettate la spugna senza aver provato, non arrende-tevi senza combattere!

Per proteggere i nostri figli dobbiamo trasformare il loro punto debole in un punto di forza: poiché i bambini e i ragazzi assorbono come delle spugne dal mondo esterno, dobbiamo riprendere il controllo di ciò che li circonda.

Dobbiamo riuscire a staccarli e a portarli lontano da questo tipo di mondo, dobbiamo creare attorno a loro uno scudo protettivo fin dai primi anni di vita, dobbiamo fargli conoscere i libri, il cinema, il teatro, le parole, la musica, i numeri, l'arte, la natura, i sapori, lo sport e la fatica, il pensiero e l’astrazione, il piacere di fare e di capire, il dispia-cere per non essere riusciti, gli errori, le disillusioni, i limiti, le frustrazioni, le responsabilità, le cadute, la solitudine, l'ozio, il silenzio, il piacere di aiutare e il dolore del tradimento, la fiducia che ti fa obbedire, la soddisfazione di fare la cosa giusta invece di quella utile, le emozioni, l’amore. Dobbiamo mettere i nostri figli in questo terreno e atten-dere che la natura umana, che si nutre di queste cose, faccia il miracolo di sempre: che i nostri figli vi mettano radici, che ne cerchino ancora.

Io credo infatti che l’essere umano capace di pensare liberamente trovi il coraggio, la sicurezza e l’autostima che non possono che portarlo a sviluppare quei valori profondamente “umani” dell’amore, della pace, del rispetto, della solidarietà e della conoscenza.

Se quindi riusciremo a far germogliare il seme nel terreno giusto la pianta sarà sana e potrà affrontare la vita da sola.

Io non vedo altra scelta: dobbiamo riconoscere i nostri errori e affrontare le nostre responsabilità, dobbiamo lavora-re con gli altri e per gli altri per cambiare questo mondo. Ancora non sappiamo o non crediamo di poterlo fare e non osiamo tentare ma noi possiamo e dobbiamo farlo.

L’alternativa è condannarci a non vivere e a vedere morire i nostri figli molto prima di noi.


L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendi-mento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

(Italo Calvino - Le città invisibili)

Rutelli ha fatto l'uovo!

Francesco rutelli ha scritto:

Noi non siamo la sinistra
(anche se ne raccogliamo, senza nasconderlo, il solido ceppo riformista);
non abbiamo più bisogno di definirci in modo topografico,
in base alla nostra collocazione di centrosinistra.
Noi siamo i democratici italiani.
Ecco: noi, che siamo i democratici italiani,
siamo amici dei democratici
e dei combattenti per la libertà di ogni parte del mondo.
E abbiamo fondato il nostro partito. Non ce lo dimentichiamo.

(Fonte)

Sembra strano ma qualcuno non lo aveva ancora capito!

venerdì 17 aprile 2009

La BB tax

Alcune considerazioni sui 400 milioni buttati al vento per far fallire il referendum.

Tanto per cominciare qualche conto:
  • 400 milioni di € per 59,8 milioni di italiani fanno quasi 7 € a testa neonati compresi.
  • 400 milioni di € per 20.000 terremotati che sono rimasti definitivamente senza casa (stime) fanno 20.000 € a testa (non è proprio una casa nuova ma bastano e avanzano per una vera struttura antisismica in cemento armato).
  • 400 milioni di € per 58.707 sfollati (fonte primadanoi) fanno 6.813 € a testa.
  • 400 milioni di € per 600.000 "super-ricchi" che dichiarano più di 80.000 € l'anno (ovviamente chi evade è escluso anche da questa tassa) fanno 667 € a testa con un aumento di quasi l'1% della pressione fiscale.
Cerchiamo ora di ricordare perchè abbiamo raccolto le firme per il referendum:
l'idea dei referendum elettorali era quella di stimolare nel parlamento la discussione sulla riforma elettorale, in modo da produre un sistema ben diverso dalla attuale legge porcata.
In questo il referendum è già fallito. I nostri governanti (tutti) hanno rifiutato dall'inizio qualunque discussione seria e si sono rifugiati prima in una crisi di governo (mastella rischiava un anno fa quello che rischia bossi oggi) e ora in costosi trucchetti per cercare di farlo fallire.

Questo fa si che ora il massimo che possiamo sperare, in caso di raggiungimento del quorum e vittoria del SI, è un sistema elettorale abbastanza simile all'attuale con qualche limitazione allo strapotere dei partitini, peraltro già ottenuta per altre vie, ma con la contropartita di aumentare a dismisura il potere di uno di due partiti entrambi a struttura gerarchica. Una situazione ben lontana da ciò di cui il paese avrebbe bisogno.

Ed infine cerchiamo di capire se i soldi li abbia buttati al vento solo la lega o non ci sia lo zampino di qualcun altro, i casi sono due:
  • Berlusconi accetta l'election day con il probabile passaggio del referendum. La lega provoca una crisi di governo e si va alle elezioni anticipate con la vecchia legge. Il pdl è il favorito ma la lega dopo aver fatto cadere il governo non può che andare da sola, dall'altra parte si rifoma l'ulivo magari anche con una ripulitina superficiale. Berlusconi perde le elezioni e ricominciano tutti i suoi processi.
  • Berlusconi asseconda la lega ma pubblicamente, su tutte le reti televisive e su tutti i giornali, coglie l'occasione per darle tutta la colpa dicendo di essere stato costretto a questa scelta per non abbandonare i terremotati (sciacallaggio). Berlusconi resta così al suo posto dopo aver intimorito i leghisti con i colpi della sua arma privata: la televisione che ha usato per indebolirli di fronte ai loro stessi elettori.

Insomma: più che una Bossi-tax, una Bossi-Berlusconi-tax nata da un bel capolavoro di tattica, peccato che a perdere siano quasi tutti gli italiani e gli abruzzesi in particolare.


Vedi anche questo articolo da noiseofromamerika con i relativi commenti.

giovedì 16 aprile 2009

Gas petrolio cemento e terremoti


Le attività di estrazione di gas e petrolio sono causa di subsidenza e terremoti.

Questo effetto si va a sommare a tutti gli altri: sulla salute, sull'economia, sull'ambiente.




Chi oggi si aggira tra le macerie con telecamere al seguito
sta già preparando questo futuro per l'Abruzzo.
Non sanno contenere la loro allegria,
ridono sotto i baffi:


cemento e petrolio:
un fiume di soldi
per i loro amici e anche per loro
.



fonte1 fonte2 fonte3

mercoledì 15 aprile 2009

Integralismo televisivo

La notizia dovrebbe essere nota: nell'ultima puntata di Annozero sono state mostrate voci fuori dal coro, simili a quelle che si possono trovare in rete ma anche nei telegiornali regionali dell'Abruzzo che ancora oggi lamentavano le mancanze organizzative a dieci giorni dal terremoto.
Notizie però che, come già detto, non trovano posto a livello nazionale dove si deve mostrare l'audace intervento dei nostri eroi capeggiati dal comandante in capo che, rischiando con indomito coraggio le altrui vite, guida la civile milizia secondo i voleri del capo supremo "per dare agl'Italiani il senso gioioso, eroico e umano della vita" perchè solo "nella silenziosa coordinazione di tutte le forze, sotto gli ordini di uno solo, é il segreto perenne di ogni vittoria". (fonte)

Si noti, a riguardo, l'enfasi mediatica su quanto accaduto a Vasto: un lungo servizio filmato con interviste totalmente negative su tutti i telegiornali nazionali. Non voglio assolutamente giustificare l'albergatore, ma noto come si sia indirizzata l'opinione pubblica prima contro gli sciacalli rumeni (peraltro rapidamente assolti nel silenzio dell'informazione) ed ora contro un albergatore di Vasto, spostando l'attenzione lontano dagli amministratori e dalle strutture dello stato.

Tornando ad Annozero: la trasmissione è stata attaccata con una determinazione scientifica che ha prodotto (per ora) l'allontanamento di Vauro autore di una vignetta giudicata "gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico".

Ebbene per evitare che succeda con Vauro quel che è successo con le vignette satiriche considerate lesive dell'Islam che noi non abbiamo mai visto ma che sono state usate come pretesto dagli integralisti (calderoli incluso) per scatenare disordini in molte parti del mondo, ecco qui la vignetta incriminata:


Spero che qualcuno si chieda: cosa c'è di "gravemente lesivo dei sentimenti di pietà dei defunti" nell'indicare che una delle cause della morte di 300 persone sia stata la politica edilizia delle amministrazioni dello stato?

Quando il dito indica la luna l'imbecille guarda il dito,
ma per evitare problemi quel dito va spezzato il prima possibile.

martedì 14 aprile 2009

lunedì 13 aprile 2009

Come cambiare la propria vita

Ho avuto modo di dire più volte che l'informazione è totalmente falsa e servile, basta guardare le informazioni date dalla TV e dai giornali e confrontarle con quelle che si trovano in rete per averne la conferma.
Ma non ci vuole un grande impegno per sapere cosa accade.
Ecco qualche esempio:
Voi sapete che il comandante è l'ultimo a lasciare la nave, nel codice della navigazione: evidentemente nel codice delle Prefetture, del ministero dell'interno e della Protezione Civile così ben gestite il comandante è il primo a darsela a gambe. Il palazzo della Prefettura (dell'Aquila) viene evacuato intorno alla mezzanotte e ai cittadini non viene detto niente, tant'è che alle tre e mezza della notte, quando tutto crolla, ci rimangono sotto (stima di queste ultime ore) circa 300 persone. Fonte: Gli sciacalli dell'informazione di Marco Travaglio

L’ossessiva e sciacalla disinformazione perpetrata all’unisono da Raiset è un terremoto costante per la ormai defunta democrazia italiana. Consiglio ancora (e vivamente) di mandare al macero i giornali e spegnere i televisori. Bisogna spargere voce. Ricostruiamo una società critica. Diffondiamo la Rete. Fonte: "Nuovo terremoto per anno zero" di Daniele Martinelli

“Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.” Fonte: "Indecenza" di Lameduck

Ma perché essere preoccupati di dare un allarme consapevole? Noi medici siamo obbligati da anni al consenso informato. Quando io intervengo su un aneurisma cerebrale sono COSTRETTO giustamente a dire e quantificare il rischio percentuale di mortalità. E i Pazienti lo accettano. Non fanno gesti inconsulti.
Questo è il mio principale rammarico. Nessuno ha offerto istruzioni calme, rassicuranti, civili, informate. La mia piccola storia assieme alle centinaia di storie di amici, mi ha insegnato che se avessi avuto una torcia elettrica sul comodino non mi sarei fratturato la colonna vertebrale, se avessi avuto un cellulare a portata di mano avrei chiesto aiuto per me e per il palazzo accanto, se molti avessero parcheggiato almeno un'auto fuori dal garage ora l'avrebbero a disposizione, se in quell'auto avessero (e io avessi) messo una borsa con una tuta, uno spazzolino da denti e una bottiglia d'acqua, si sarebbero tollerati meglio i disagi. Se si fosse tenuta una bottiglia d'acqua sul comodino, se si fosse evitato di chiudere a chiave i portoni di casa, se si fosse detto di studiare una strategia di fuga.... Fonte: Racconto di un terremotato

Probabilmente gli abruzzesi, così fieri, forti, intelligenti e capaci hanno nel loro DNA un lato oscuro, che li spinge a farsi gioiosamente fottere da una classe di amministratori, politici ed imprenditori accomunati da una barbarica ignoranza e da un'incredibile predisposizione al saccheggio ambientale.
Esiste un forte legame tra gli edifici venuti giù nell'aquilano e gli intrighi che riguardano l'invasione petrolifera dell'Abruzzo, questo legame è la mancanza di senso civico; è da qui che bisogna partire per comprendere come un terremoto, previsto dalla storia e dalla scienza e quindi prevedibile, abbia creato tanti danni e purtroppo tanti morti.
La mancanza di impegno civile e di senso civico produce quel lassismo da cui come metastasi si diramano l'incapacità, l'ignoranza, la corruzione, l'omertà, il clientelismo ed il connubio tra interessi privati ed attività politica. Fonte: "Per non dimenticare" da Nuovo Senso Civico

eccetera eccetera eccetera ...

Non è difficile sapere cosa accade: il primo passo per cambiare la propria vita.

domenica 12 aprile 2009

Cronaca dalla tendopoli

Detriti e pensieri

Si è spezzato qualcosa anche nella capacità di raccontare. Nella forza di fissare con lo sguardo lucido la morte che è arrivata dal sottosuolo con un sinistro ed interminabile ruggito. Il silenzio dei nostri occhi si è sostituito alle parole. Restano solo detriti di pensieri, che si ammucchiano in fondo all'anima con un tonfo sordo. Pensieri da raccogliere con fatica, in ordine sparso.

Sotto un sole indifferente i bambini della città di tela disegnano la tragedia con le matite colorate, che prende la forma di casette tutte storte e senza forma. Uno di loro ha perso il padre, gli hanno detto che è dovuto partire per un lungo viaggio.

Poco lontano un'anziana dallo sguardo fiero di chi è sopravissuta anche alla guerra e alla feroce miseria lavora all'unicinetto e aspetta con dignità la morte.

Risponde una madre: "Se sono ottimista? Certo che devo esserlo...". Ed indica il suo bambino che prova a costruire un castello di sabbia sul campo di salto in lungo.

P., un mattarello di una cooperativa sociale che non esiste più , ha una crisi. Ha bisogno di un taglia-unghie. Vuole tornare a cercarlo sotto le macerie. Scappa dal campo. Un ragazzo della protezione civile è riuscito a risolvere in poco tempo anche questa piccola emergenza.

Esiste una forma di pazzia comune a tutti noi: è quella di chi non ha più nulla ma gli è rimasta solo la consapevolezza. Una rabbia però sta lentamente montando. Colpevole della tragedia è la Terra che è cosa viva e ogni tanto freme e distrugge le creazioni effimere di chi vive sulla sua pelle, sbriciolando certezze che si credevano eterne in poche secondi. Ma esiste anche una colpa più vicina che non fa parte del destino ineluttabile. Che ha un nome e un cognome. E' la colpa di certi illustri Palazzinari aquilani, e dei loro tirapiedi piazzati come assessori e consiglieri, ad approvare tutti i loro desideri di cemento. Sono loro che hanno costruito nei decenni case che in realtà erano bare. Sono i loro miserabili tirapiedi che non hanno controllato e vigilato. Sono loro che hanno pensato ad ingozzarsi come maiali, divorando appalti al ribasso e dispensando mazzette a destra e sinistra, per comprare silenzi e indifferenza. Costruttori li chiamavano, in realtà stavano con certosina pazienza edificando la distruzione di una città. In Giappone, si sente ripetere nel campo, un terremoto di pari entità non avrebbe provocato vittime. Verrà il tempo di occuparsi anche di loro. Ma ascoltando i discorsi sempre più accalorati che scandiscono le ore nella città di tela, i Palazzinari farebbero davvero bene a fuggire il più lontano possibile.

Le telecamere degli sciacalli del dolore sono state piazzate davanti alla lunga fila di noi cenciosi superstiti in attesa di un pasto. Meno male che c'è ancora la voglia di scherzare, e un sorriso, anche se rovina il pathos dell'inquadratura, è per noi un raggio di sole. "Frà, che ti ridi! -escalma ad esempio Epifanio - dobbiamo fare la faccia triste, dobbiamo sembrare deportati, sennò gli spettatori non si commuovono, e non mettono mano al portafoglio..."

"Fate finta di trovarvi in un campeggio al mare", ha consigliato il Presidente. Qualcuno prova a chiudere gli occhi, immagina oltre le tende il profumo delle onde e della salsedine. Oppure il vento che accarezza i pascoli dei nostri altopiani, che sembrano il Tibet. E verrebbe però voglia di non riaprirli mai più. "Morire è addormentarsi nello spirito", scrive Anna su un foglietto pensando alla sorella che non c'è più.

Una prosperosa e rimmellata giornalista, dall'aria particolarmente cretina, apre le tende ed entra con tanto di cameramen e faro per chiedere agli ospiti: "Come state trascorrendo la notte?". Una sua collega poco lontano definisce "suggestiva" la visione di Onna completamente rasa al suolo. Un reporter d'assalto piazza la tecamera in faccia ad un padre appena svenuto, fuori la casa dello studente, ostacolando i soccorsi. Un giovane vigile del fuoco, che sta rischiando la vita da ore scavando sotto le macerie, lo prende a calci e a male parole. Facce di plastica, vengono chiamate al campeggio, i giornalisti, sciacalli dello strazio. Indifferenza suscita invece il continuo via vai di politici, che passeggiano sotto scorta in mezzo alle tende. Le sventure non vengono mai da sole.
Qualcuno di loro, servile cane al guinzaglio dell'ignobile casta dei Palazzinari che governano l'Italia, è resposabile di aver rimandato sine die l'approvazione della legge che impone rigidi criteri anti-sismici anche nella costruzione di abitazioni private nelle aree più a rischio. Verrà il tempo di fare anche il loro nome e cognome. Un regale velo pietoso poi su Emanuele Filiberto di Savoia, che si è presentato al campo di Piazza d'Armi di buon mattino, facendo bene attenzione di essere inquadrato dalle telecamere mentre accarezzava il capo di una mite vecchina.

"Che ne sarà di noi?" E' questa la domanda implicita e senza risposta sottesa ai momenti di silenzio che scandiscono le giornate al campo. "Ci faremo un campeggio lungo una decina d'anni". "Professione terremotato, questo ci toccherà in sorte". "L'importante è far ripartire l'Università, rimettere in piedi Palazzo Carli, la casa dello studente, costruire un campus bello e sicuro, poi viene il resto...". " Io mi compro un gregge di pecore". "Ci sarà lavoro solo come muratore" commenta un altro. "E per chi gli venderà la birra e i panini con la mortadella", conclude un terzo.

Il problema, par di capire non è la speranza, è la totale mancanza di fiducia nei confronti di chi dovrà gestire la ricostruzione: "Ci hanno messo dieci anni per fare una strada lunga ottocento metri, figurati quanto ci mettono per ricostruire una città, per ridarci un tetto vero sopra la testa". Un volontario della protezione civile di Lioni racconta l'esperienza del post-terremoto in Irpinia e rivela: "Hanno fatto sparire nel nulla o sprecato la metà dei 70mila miliardi stanziati, e le case sono state consegnate ai senza tetto anche dopo venti anni". Dopo il sisma i proprietari di yatch nell'avellinese sono intanto passati da quattro a oltre cento, e si è battuto il record italiano di vendita di Mercedes e Volvo. Un capolavoro di infame sciacallaggio istituzionale, tuttora impunito, che porta la firma di Ciriaco De Mita e Antonio Gava. La presenza del primo, e dei suoi epigoni, non è gradita in Abruzzo.

Da dove ricominciare ? Senz'altro dalla dignità composta con cui si è vissuto un lancinante dolore in mondovisione. Dalla tenerezza dei gesti e delle parole. E poi...il sangue e i sogni spezzati delle vittime. Il cuore enorme di chi ha scavato a mani nude tra le macerie, di chi non dorme da tre giorni. La riconoscenza per tutti gli uomini e donne che ci stanno aiutando, da ogni parte del mondo. Il sentirsi mai come ora tutti fratelli. Il non pensarci due volte a dividere un tozzo di pane con uno sconosciuto. La voglia di restare e ricominciare nonostante tutto. Lo scoprire che questa non era affatto una città di persone egoiste e attaccate alla roba. Lo scoprire di essere una città aperta e multietnica, vedendo gli aquilani che piangono davanti alla minuscola bara di Iovan, rumeno di quattro mesi, e quella della madre Bobu. L'orgoglio di essere abruzzesi e montanari capatosta, di essere persone semplici e buone. La consapevolezza che una città non è una somma di abitazioni, ma la sintesi di ricordi, emozioni, di una storia comune che attraversa i secoli. L'Aquila come la fenice dovrà riemergere dalle sue macerie, con le sue chiese, le sue piazze, i suoi palazzi, le sue stradine romantiche, i suoi scorci incantati. Se ciò non sarà tanto vale seguire il destino dei nonni, che è quello di emigrare, come gli stormi di rondini che durante il funerale esplodono nel cielo di primavera.

Filippo Tronca - 11/04/2009 20:12 - (fonte)

sabato 11 aprile 2009

Padri e figli

Il bambino tiranno

Il bambino Giorgio, benché giudicato in famiglia un prodigio di bellezza fisica, bontà e intelligenza, era temuto. C’erano il padre, la madre, il nonno e la nonna paterni, le cameriere Anna e Ida, e tutti vivevano sotto l’incubo dei suoi capricci, ma nessuno avrebbe osato confessarlo, anzi era una continua gara a proclamare che un bambino caro, affettuoso, docile come lui non esisteva al mondo. Ciascuno voleva primeggiare in questa sfrenata adorazione. E tremava al pensiero di poter involontariamente provocare il pianto del bambino: non tanto per le lacrime, in fondo trascurabili, quanto per le riprovazioni degli adulti. Infatti, col pretesto dell’amore per il piccolo, essi sfogavano a vicenda i loro spiriti maligni controllandosi e facendosi la spia.

Ma paurose di per sé erano le ire di Giorgio. Con l’astuzia propria di questo tipo di bambini, egli misurava bene l’effetto delle varie rappresaglie. Perciò aveva guardato l’uso delle proprie armi nei seguenti termini: per le piccole contrarietà si metteva semplicemente a piangere, con dei singulti - per la verità - che sembrava gli dovessero schiantare il petto. Nei casi più importanti, quando l’azione doveva prolungarsi fino all’esaudimento del desiderio contrastato, metteva il muso e allora non parlava, non giocava, si rifiutava di mangiare: ciò che in meno di una giornata portava la famiglia alla costernazione.

Nelle circostanze ancor più gravi le tattiche erano due: o simulava di essere assalito da misteriosi dolori alle ossa, i dolori alla testa e al ventre non sembrandogli consigliabili per il pericolo di purghe (e già nella scelta del male si rivelava la sua forse inconsapevole perfidia perché, a torto o a ragione, si pensava subito a una paralisi infantile); oppure, e forse era il peggio, si metteva a urlare: dalla sua gola usciva, ininterrotto e immobile di tono, un grido estremamente acuto, quale noi adulti non sapremmo riprodurre, e che perforava il cranio. In pratica non era possibile resistere. Giorgio aveva ben presto partita vinta, con la doppia voluttà di venire soddisfatto e di vedere i grandi litigare, l’uno rinfacciando all’altro di aver fatto esasperare l’innocente.

Per i giocattoli Giorgio non aveva mai avuto una sincera inclinazione. Solo per vanità ne voleva molti e di bellissimi. Il suo gusto era di portare a casa due-tre amici e di sbalordirli. Da un piccolo armadio, che teneva chiuso a chiave, estraeva ad uno ad uno, e in progressione di magnificenza, i suoi tesori. I compagni spasimavano di invidia. E lui si divertiva ad umiliarli. « No, non toccare tu che hai le mani sporche... Ti piace eh? Da’ qua, da’ qua, se no finisci per guastarlo... E tu, dimmi, te ne hanno regalato uno anche a te? » (ben sapendo che così non era). Dallo spiraglio della porta, genitori e nonni lo covavano teneramente con gli sguardi: « Che caro » sussurravano. « È proprio un omettino, ormai... Sentitelo come si stima!... Eh, ci tiene lui ai suoi giocattoli. Eh, ci tiene all’orsacchiotto che gli ha regalato la sua nonna! ». Quasi che l’essere geloso dei balocchi fosse per un bimbo una virtù straordinaria.
Basta. Un conoscente portò un giorno dall’America un giocattolo meraviglioso in dono a Giorgio.
Era un « camion del latte », perfettissima riproduzione degli autofurgoni costruiti per quel servizio; verniciato di bianco e azzurro, coi due conducenti in uniforme che si potevano mettere e levare, le portiere anteriori che si aprivano, i pneumatici alle ruote; nell’interno, infilati uno sull’altro per mezzo di speciali guide, tanti canestrini di metallo, ciascuno contenente otto microscopiche bottiglie sigillate col tappo di stagnola. E sui fianchi due autentiche saracinesche a ghigliottina che, aprendosi, si arrotolavano proprio come quelle vere. Era senza dubbio il giocattolo più bello e singolare di quanti ne possedesse Giorgio, e probabilmente il più costoso.

Ebbene un pomeriggio il nonno, colonnello in pensione, che in genere non sapeva che cosa fare dell’anima sua, passando dinanzi all’armadio dei giocattoli tirò quasi per caso, come succede, la manopola dello sportello. Senti che cedeva. Giorgio l’aveva chiuso a chiave come al solito, ma l’anta gemella, in cui il chiavistello si incastrava, per dimenticanza non era stata fissata ci catenacci in alto e in basso. E così entrambe si aprirono.
Disposti su quattro piani stavano qui in perfetto ordine i giocattoli tutti ancora lucidi e belli perché Giorgio non li adoperava quasi mai. Giorgio era fuori con Ida, anche i genitori erano usciti, la nonna Elena lavorava a maglia nel salotto. Anna in cucina dormicchiava. La casa era quieta e silenziosa. Il colonnello si guardò alle spalle come un ladro. Poi, con un desiderio da lungo tempo vagheggiato, le sue mani si protesero al camion del latte che nella penombra risplendeva.
Il nonno lo collocò sul tavolo, si sedette e si accinse a esaminarlo. Ma c’è una legge arcana per cui se un bambino tocca di nascosto una cosa dei grandi, questa cosa subito si rompe e simmetricamente, toccato dai grandi, si rompe il giocattolo che pure il bambino aveva senza danni maneggiato per mesi con energia selvaggia. Non appena il nonno, con la delicatezza di un orologiaio, ebbe alzato una delle piccole saracinesche laterali, si udì un clic, un listello di latta verniciata schizzò fuori e il perno su cui la saracinesca si sarebbe dovuta avvolgere ciondolò senza più sostegno.
Col batticuore, il vecchio colonnello si affannò per rimettere le cose a posto. Ma le mani gli tremavano. E gli fu ben chiaro che con la sua abilità da niente era impossibile riparare il guasto. Né si trattava di una avaria recondita, facile a venir dissimulata. Scardinato il perno, la saracinesca non chiudeva più, pendendo tutta sghemba.
Un disperato smarrimento prese colui che un giorno ai piedi del Montello aveva condotto i suoi cavalleggeri a una disperata carica contro le mitragliatrici degli austriaci. E un brivido gli percorse le vertebre al suono di una voce che pareva quella del giudizio universale: « Gesummaria, Antonio, cos’hai fatto? ».

Il colonnello si voltò. Sulla soglia, immobile, sua moglie, Elena, lo fissava con le pupille dilatate. « L’hai rotto, di’, l’hai rotto? ».
« Macché, non è... ti dic... non è niente » mugolò il vecchio militare, annaspando con le mani nell’assurdo tentativo di sistemare la rottura. « E adesso? E adesso cosa fai? » incalzò la donna con affanno. « E quando Giorgio se ne accorge? Adesso cosa fai? » « L’ho appena toccato, ti giuro... doveva essere già rotto... Non ho fatto niente, io » cercò miserabilmente di scusarsi il colonnello; e se mai si era illuso di trovare nella moglie una certa solidarietà morale, questa speranza venne meno, tanta fu l’indignazione della vecchia: « Non ho fatto non ho fatto, mi sembri un pappagallo!... Si sarà rotto da solo, si capisce!... E fa’ qualcosa almeno, e muoviti, invece di stare là come uno stupido!... Giorgio può essere qui da un momento all’altro... E chi... (la voce le si ingorgava per la rabbia)... e chi ti ha detto di aprire l’armadio dei giocattoli? ».
Non occorreva altro perché il colonnello perdesse la testa del tutto. Purtroppo era domenica,impossibile trovare un operaio capace di riparare il camioncino. Intanto la signora Elena, quasi per non restare implicata nel delitto, se n’era andata. Il colonnello si sentì solo, abbandonato, nella ingrata selva della vita. La luce declinava. Tra poco notte, e Giorgio di ritorno.

Con l’acqua alla gola, il nonno allora corse in cucina in cerca di uno spago. Con lo spago, sfilato il tetto del camion, riuscì a fissare le estremità della saracinesca, così che restasse chiusa, pressapoco. Evidentemente essa non si poteva aprire più ma almeno dall’esterno non si notava nulla di anormale. Rimise il giocattolo al suo posto, chiuse l’armadio. Si ritirò nel suo studiolo. Appena in tempo. Tre lunghe scampanellate prepotenti annunciavano il ritorno del tiranno.
Se almeno la nonna avesse tenuto la bocca chiusa. Figurarsi. A ora di pranzo, tranne il piccolo, tutti erano al corrente del disastro comprese le donne di servizio. E anche un bambino meno astuto di Giorgio si sarebbe accorto che nell’aria c’era qualcosa di insolito e sospetto. Due o tre volte il colonnello tentò di avviare una conversazione. Ma nessuno lo aiutava. « Cosa c’è? » domandò Giorgio con la sua naturale improntitudine. « Avete tutti la luna piena? » « Ah quest’è bella, abbiam la luna piena, abbiamo, ah ah!.» fece il nonno, cercando eroicamente di voltare tutto in scherzo. Ma la sua risata si spense nel silenzio.
Il bambino non fece altre domande. Con sagacia addirittura demoniaca sembrò capire che il disagio generale si riferiva a lui; che l’intera famiglia, per qualche motivo ignoto, si sentiva in colpa: e che lui la teneva nelle mani.

Come fece a indovinare? Fu guidato dai trepidanti sguardi dei familiari che non lo lasciavano un istante? O ci fu qualche delazione? Fatto è che, terminato il pranzo, con un ambiguo sorrisetto, Giorgio andò all’armadio dei giocattoli. Spalancò gli sportelli, restò un buon minuto in contemplazione quasi sapesse di prolungare così l’ansia del colpevole. Quindi, fatta la scelta, trasse dal mobile il Camioncino e, tenendolo stretto sotto un braccio, andò a sedersi su un divano, donde fissava ad uno ad uno i grandi, sorridendo.
« Che cosa fai, Giorgino? » disse infine con voce spenta il nonno. « Non è ora di fare la nanna? » « La nanna? » fu la evasiva risposta del nipote che accentuò il ghigno beffardo. « E perché non giochi allora? » osò chiedere il vecchio, a quell’agonia sembrandogli preferibile una rapida catastrofe. « No » fece il bimbo dispettoso « di giocare non ho voglia ». Immobile, aspettò circa mezz’ora, quindi annunciò: « Io vado a letto ». E uscì col camioncino sotto il braccio.

Divenne una mania. Per tutto il giorno dopo, e per l’altro successivo, Giorgio non si distaccò un istante dal veicolo. Perfino a tavola volle tenerselo accanto, come non aveva mai fatto prima per nessun balocco. Ma non giocava, non lo faceva andare, né mostrava alcuna voglia di guardare dentro.
Il nonno viveva sulle spine. « Giorgio » disse più di una volta « ma perché ti porti sempre dietro il camioncino se poi non giochi? Che fissazione è questa? Su, vieni qua, fammi vedere le belle bottigliette! » Insomma, non vedeva l’ora che il nipotino scoprisse il guasto, succedesse poi quello che doveva succedere (non osando tuttavia confessare spontaneamente l’accaduto). Tanto gli pesava il tormento dell’attesa. Ma Giorgio era irremovibile. « No, non ho voglia. È mio o non è mio il camion? E allora lasciami stare ».
La sera, dopo che Giorgio era andato a letto, i grandi discutevano. « E tu diglielo! » diceva il padre al nonno « piuttosto che continuare in questo modo! E tu diglielo! Non si vive più per questo maledetto camion! »; « Maledetto? » protestava la nonna. « Non dirlo neanche per scherzo... il giocattolo che gli è più caro di tutti. Povero tesoro! ». Il papà non le badava: « E tu diglielo! » ripeteva esasperato. « Avrai il coraggio, tu che hai fatto due guerre, avrai il coraggio, no? ».

Non ce ne fu bisogno. Il terzo giorno, comparso Giorgio col suo camioncino, il nonno non seppe trattenersi:
« Su, Giorgio, perché non lo fai andare un poco? Perché non giochi? Mi fai senso, sempre con quel coso sotto il braccio! ». Allora il bambino si ingrugnò come al delinearsi di un capriccio (era sincero o faceva tutta una commedia?). Poi si mise a gridare, singhiozzando: « Io ne faccio quel che voglio del mio camion, io ne faccio! E finitela di tormentarmi. L’avete capito o no che basta?... Io lo fracasso se mi piace. Io ci pesto sopra i piedi... Là... là, guarda! ». Con le due mani alzò il giocattolo e di tutta forza lo scaraventò per terra, poi coi calcagni gli saltò sopra, sfondandolo. Divelto il tetto, il camioncino si schiantò e le bottigliette si sparsero per terra.
Qui Giorgio all’improvviso si arrestò, cessò di urlare, si chinò a esaminare una delle due pareti interne del veicolo, afferrò un’estremità del clandestino spago messo dal nonno alla saracinesca. Inviperito, si guardò intorno, livido: « Chi? » balbettò. « Chi è stato? Chi ci ha messo le mani? Chi l’ha rotto? ».
Si fece avanti il nonno, il vecchio combattente, un poco chino. « O Giorgino, anima mia » supplicò la mamma. « Sii buono. Il nonno non l’ha fatto apposta, credi. Perdonagli. Giorgino mio! ».
Intervenne anche la nonna: « Ah, no, creatura, hai ragione tu... Fagli totò al brutto nonno che ti rompe tutti i giocattoli... Povero innocente. Gli rompono i giocattoli e poi ancora vogliono che sia buono, poverino. Fagli totò al brutto nonno! ».
Di colpo Giorgio ritornò tranquillo. Guardò lentamente le facce ansiose che lo circondavano. Il sorriso gli ricomparve sulle labbra.
« L’ho detto, io » fece la mamma; « l’ho sempre detto che è un angelo! Ecco che Giorgio ha perdonato al nonno! Guardatelo, che stella! »
Ma il bimbo li esaminò ancora ad uno ad uno; il padre, la mamma, il nonno, la nonna, le due cameriere. « E guardatelo che stella… e guardatelo che stella!... » cantarellò, facendo il verso. Diede un calcio alla carcassa del camioncino che andò a sbattere nel muro. Poi si mise freneticamente a ridere. Rideva da spaccarsi. « E guardatelo che stella! » ripeté beffardo, uscendo dalla stanza. Terrificati, i grandi tacquero.

Dino Buzzati - da I 60 racconti - 1958

venerdì 10 aprile 2009

Un giorno di silenzio


Ora potrò baciare solo in sogno
le fiduciose mani...
E discorro, lavoro,
sono appena mutato, temo, fumo...
Come si può ch’io regga a tanta notte?...


Mi porteranno gli anni
chissà quali altri orrori,
ma ti sentivo accanto,
m’avresti consolato...


Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze,
sollevava dai crucci un uomo stanco?...
La terra l’ha disfatta, la protegge
un passato di favola...



E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!...





Giuseppe Ungaretti - Giorno per giorno -
frammenti dedicati alla prematura morte del figlio di nove anni

giovedì 9 aprile 2009

Rabbia e sciacalli

Oggi sono triste e arrabbiato, sono ferito e mi sento deriso. Non mi va di scrivere. Se qualcuno si avvicina mordo. Ma ovviamente io non ho nulla in confronto a chi è stato veramente colpito per cui mi devo far passare in fretta queste paturnie.

Dopo aver taciuto sui colpevoli adesso si punta il dito sugli sciacalli, ma questi cosa sono?







Fonte di quest'ultimo servizio giornalistico: http://pandoratv.it

mercoledì 8 aprile 2009

Semplificazioni in materia antisismica

Il terremoto ha spazzato via anche questa norma del "piano casa" che è stata nascosta in tutta fretta. Partorita dalle stesse menti criminali che continuano imperterrite ad aggirarsi come sciacalli tra macerie e studi televisivi. Occorre ricordare che tra queste c'è anche chiodi che era assolutamente e acriticamente favorevole a questo piano.

(Semplificazioni in materia antisismica)

1. L’articolo 94 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, è sostituito dal seguente:

“Articolo 94 (Autorizzazione per l’inizio dei lavori)

1. Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio, nelle località sismiche ad eccezione di quelle a bassa sismicità all’uopo indicate nei decreti di cui all’articolo 83, non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della Regione. L’autorizzazione è rilasciata entro sessanta giorni dalla richiesta e viene comunicata al comune, subito dopo il rilascio, per i provvedimenti di sua competenza.

2. L’autorizzazione preventiva di cui al comma 1 non è necessaria per l’avvio dei lavori ove le Regioni, in ragione della destinazione d’uso delle opere e della loro complessità strutturale, ferma restando l’esigenza di tutelare l’incolumità pubblica, e per gli edifici non destinati ad uso pubblico, abbiano previsto con legge modalità di controllo successivo anche con metodi a campione.

3. Avverso il provvedimento relativo alla domanda di autorizzazione, o nei confronti del mancato rilascio entro il termine di cui al comma 1, è ammesso ricorso al Presidente della giunta regionale che decide con provvedimento definitivo.

4. I lavori devono essere diretti da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive competenze.”.
(fonte)


In altre parole in un paese sismico si prevedeva di non avere più bisogno del via libera tecnico per poter iniziare a costruire. Unico deterrente previsto contro le violazioni delle norme è la possibilità (non la certezza) di un successivo controllo.

martedì 7 aprile 2009

Il barattolo di vermi


Perchè ci continuano a ripetere che "i terremoti non sono prevedibili" ?

Un martellamento cominciato immediatamente. Uno slogan che riempie i vuoti tra le molestie fatte alle vittime dai "giornalisti" che chiedono con insistenza a chi ha perso tutto, con familiari e amici ancora sotto le macerie, "come si sente?" - "che cosa farà adesso?" contando vilmente sul fatto che, indeboliti dal dolore, non gli sputino in faccia.

Il motivo è semplice, lo fanno non per smentire chi dice di aver previsto data e ora del terremoto ma per nascondere il fatto che bertolaso e con lui tutta la protezione civile avevano, loro si, fatto una previsione completamente sbagliata.

Bertolaso ha infatti affermato che: “Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l'Abruzzo non sono tali da preoccupare ma purtroppo, a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false, siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini". (una delle tante fonti)

Se non si può prevedere un terremoto,
a maggior ragione non si può neppure prevedere il contrario,
cioè che NON ci sarà un terremoto!


Non lo si può fare mai e tanto meno se le mappe di rischio geologico e la storia di una città dicono che la probabilità che questo accada è alta.

Non lo si può fare se si è a capo di una struttura che ha risorse economiche enormi (che tra l'altro gestisce in libertà proprio "grazie" alle emergenze).

Non lo si può fare se si è a capo di una struttura che dovrebbe concentrare il massimo delle risorse scientifiche sull'argomento.

Non si può scatenare la macchina dell'informazione e della giustizia - invece di portare ragioni scientifiche - contro un ricercatore solo; soprattutto se il ricercatore in questione, come tantissimi in Italia, deve lavorare in uno scantinato senza mezzi. Se la sua ricerca fosse stata valutata ed eventualmente finanziata, avremmo oggi una risposta scientifica documentata: il suo metodo funziona o non funziona invece di costringerlo a quella che appare la scelta disperata di chi in buona fede prevede la morte e cerca di opporvisi.

Dire che non accadrà niente è una previsione sbagliata. Questa volta però la statistica ha inesorabilmente colpito: "le cose accadono ..." dico io.

Chi è al capo della protezione civile e tutti gli "scienziati" di cui si circonda dovrebbero sapere che:

Rischio = Probabilità che un evento accada x Entità del danno previsto

Nel caso dell'Abruzzo (come in buona parte dell'Italia) la probabilità di un sisma è elevata mentre la qualità del patrimonio edilizio è tale da assicurare un grande numero di crolli e quindi di morti.
Il rischio è quindi massimo e richiede interventi. La protezione civile lo ha semplicemente ignorato cercando di "rassicurare" la popolazione con i soliti strumenti di "informazione".

La previsione totalmente sbagliata ha impedito alla popolazione e ai soccorsi di essere almeno preparati.

Per questo motivo bisogna fare quadrato e distogliere gli sguardi puntando sulla impossibilità di prevedere l'ora e il luogo esatto di un terremoto.

Si rischia infatti di aprire il barattolo dei vermi, di passare dall'Abruzzo alla Campania delle discariche, ad Acerra e da lì agli altri inceneritori, al nucleare, al carbone, alle grandi opere, agli incidenti sul lavoro, alle frane, al petrolio .....

Il sistema che governa la nostra vita e la nostra morte potrebbe allora crollare di colpo, come la città dell'Aquila.

lunedì 6 aprile 2009

Le cose accadono ...

Quando mi occupavo di sicurezza sul lavoro dicevo sempre: "Le cose prima o poi accadono" ma nessuno mi ascoltava. Non c'era bisogno di aspettare chissà quando perchè le cose che prevedevo accadessero davvero, tante ne ho viste, ma passata la botta continuavano a non ascoltarmi. In dieci anni di questo lavoro ho scoperto che non bisogna essere dei maghi, è solo una questione statistica ma ho anche scoperto che quelli che riescono a comportarsi coerentemente sono pochissimi. Faccio parte di una piccolissima schiera di persone che cercano di vedere oltre l'adesso, comunemente considerati degli iettatori.
Qualche tempo fa scrissi un post sui rischi sismici in Abruzzo e ieri sera ho spento il browser su una pagina che molto più autorevolmente di me si occupava degli effetti di un probabile terremoto nella zona dell'Aquila: Natura non facit saltus, gli amministratori abruzzesi SI!
Non stiamo parlando di prevedere la data esatta di un terremoto ma di prevenirne le conseguenze, ma anche in questo caso nessuno si è preoccupato. Ai nostri amministratori, locali e nazionali, e a moltissimi loro amministrati importa sopraelevare, ampliare, costruire in zone a rischio ma non rendere sicure le abitazioni esistenti. Poi però le cose accadono .....

Clicca sull'immagine per ingrandirla
"Guardate le due cartine dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: in quella a sinistra la zona viola indica grossomodo l’area dove è statisticamente molto probabile che si propaghino onde sismiche distruttive almeno una volta durante la vita di una persona. Guardate ora quella a destra: le zone rosse sono quelle in cui, per legge, si dovrebbe (perché poi non sempre è vero o sufficiente) costruire in modo che gli edifici non crollino se investiti da tali onde sismiche."

domenica 5 aprile 2009

La reazione positiva e la distruzione del sistema

Fa paura sentire persone ripetere in buona fede le bugie della televisione, come mi è successo ieri parlando di petrolio e inceneritori.
Fa paura vedere i visi increduli e forse un pò stizziti quando dici loro che li stanno prendendo in giro. Non ti rispondono male per cortesia ma si vede che proprio non ci possono credere.

Fa paura ma forse dietro questa fede cieca c'è una speranza: le bugie hanno le gambe corte anche se l'attuale sistema di "informazione" sembra dimostrare il contrario.

Per coprire una bugia o far dimenticare una promessa non mantenuta ce ne vuole un'altra più grossa e poi un'altra ancora più grossa. In ingegneria si parla di reazione positiva, che però positiva non lo è per nulla perchè è come accelerare in discesa, la reazione positiva rende un sistema incontrollabile e lo porta inevitabilmente alla distruzione.

Una girandola di falsità e mistificazioni organizzate con cura con l'aggiunta di notizie inutili usate per distrarre, prima o poi, deve scontrarsi con la realtà.
Prima o poi la realtà della televisione si scontra con la realtà di tutti i giorni e i nodi vengono al pettine e si comincia a capire di essere stati presi in giro.

Se questo succede a gruppi di persone limitati basta non parlarne, mistificare, mentire, distrarre.
Penso alla gente di Acerra costretta con la forza militare ad accettare un inceneritore che, nonostante berlusconi, nemmeno il vescovo ha voluto benedire. Penso agli abruzzesi e agli abitanti della Basilicata e ai pozzi di gas e petrolio. Penso alle fabbriche chiuse o in cassa integrazione. Penso alle decine di migliaia di docenti precari che verranno sbattuti in mezzo ad una strada da un giorno all'altro, penso alle scuole coi soffitti che crollano, senza manutenzione e senza carta igienica, penso ......

Penso che le cose da nascondere stanno diventando troppe e concentrate in un tempo sempre più breve. Questo mi fa sperare in un brusco risveglio di moltissime persone.

Ed è questo che teme chi ci ha portato fin qui, l'irritazione sempre crescente, il nervosismo, gli errori, le fughe, il disco rotto degli slogan lo mostrano chiaramente.

Un sistema basato su una fede cieca, sul timore e sulla riverenza verso chi sta in alto crolla di colpo quando ci si rende conto che chi sta in alto non ha la bacchetta magica, non è in grado di risolvere i problemi.

E questo potrebbe accadere prima del previsto e subito dopo ci si potrebbe anche rendere conto che i salvatori della patria hanno contribuito ad affossarla e si sono arricchiti sul suo cadavere.

Cosa accadrà allora?

Così come milioni di anni fa seguivamo il capo-branco fino a che avevamo paura di lui per poi passare a un'altro quando lo scoprivamo vecchio e debole, così domani, dopo aver distrutto il vecchio capopolo, ci affideremo a un'altro per ricominciare da capo?
O finalmente useremo quella parte razionale del cervello che ormai non sappiamo neanche più di avere?

Forse - presto - lo sapremo.

sabato 4 aprile 2009

Un'altra figura di merda

STRASBURGO - Si è aperto a Strasburgo il secondo giorno di vertice Nato per la celebrazione del sessantismo anniversario dell'Alleanza con un fuori programma con strappo al cerimoniale per il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Il premier è infatti arrivato a Kehl dove il cancelliere tedesco Angela Merkel ha accolto i capi di Stato e di governo giunti per il vertice Nato che tra poco attraverseranno la "passerella tra le due rive", che attraversa il Reno e unisce Francia e Germania.
Berlusconi, tuttavia, è sceso dalla macchina con telefonino all'orecchio. Quindi ha fatto segno alla Merkel che l'avrebbe salutata successivamente perché impegnato in una conversazione.

Il cancelliere tedesco ha risposto con un sorriso che è sembrato imbarazzato, poi lo ha richiamato più volte con gesti, indicandolo anche ad altri leader (tra le risate dei presenti). La leader tedesca ha dunque continuato ad accogliere gli altri leader in arrivo mentre Berlusconi ha proseguito è rimasto incollato al telefonino per una decina di minuti, passeggiando nel prato e tra le bandiere della Nato sulla riva del fiume.

Nel frattempo gli altri capi di governo continuavano ad arrivare. Quando è stato il turno del britannico Gordon Brown, la Merkel ha indicato sorridente l'italiano a Brown (tra le risate dei presenti) e ha abbandonato il tappeto rosso senza attendere il premier italiano, che ha saltato anche la foto di gruppo. (fonte)





Si noti il commento di un presente negli ultimi secondi del filmato:
"Che figura di mmerda!"