venerdì 31 ottobre 2008

Berlusconi si è impiccato con una corda(ta) !

---- Prima puntata (dopo una infinita serie di altri annunci, ultimatum, ripensamenti, accordi, rotture e chi più ne ha ne metta)

"Cai non presenterà l'offerta vincolante per Alitalia".
Salvo miracoli è il fallimento.


---- Seconda puntata

Ed ecco il miracolo! CAI, convocata da berlusconi, nonostante non ci siano state apparenti variazioni, ci ripensa e presenta l'offerta (giusto in tempo per i telegiornali).

E' bello sapere che ci sono ancora delle persone che quando prendono una decisione non hanno ripensamenti.

---- Terza puntata

Sono un cretino! E' tutta una sceneggiata: la corda al collo continuiamo ad avercela noi.

Ieri sera la CAI ha ottenuto "l'assicurazione che nessuno potrà chiedere indietro alla Cai i 300 milioni del famoso "prestito ponte" che il governo ha concesso alla compagnia di bandiera."

Insomma: il prestito (prestito!) ponte è diventato un altro regalo all'alitalia e quindi alla CAI pagato da noi. Per la precisione sono più di 5 euro ad italiano (neonati compresi).

Adesso, poichè non può esistere una compagnia aerea senza piloti, vedrete che si metteranno d'accordo, magari spostando una parte di questi 300 milioni di euro sul contratto dei piloti e degli assistenti recalcitranti.

Roma 30 ottobre

Ecco alcune foto ricordo

Roma 30 ottobre

lunedì 27 ottobre 2008

Gita GAS ottobre 2008

Alcune foto ricordo della gita di sabato e domenica scorsi

Gita_Gas_ottobre_2008

Strano ma vero ...

Visto che noto una certa incredulità quando racconto questa storia (che ho sentito anche in una intervista alla radio), ecco qui, dalla viva voce del ministro brunetta, la storia del suo mancato premio nobel:




Per completare l'analisi dei meriti del personaggio, occorre aggiungere che brunetta "è diventato professore associato con i concorsi del 1981, quei concorsi anche detti ‘grande sanatoria’, con i quali tutti quelli che a vario titolo erano precari nelle università sono stati accettati come professori con un concorso riservato”.


Democrazia?

La riforma della legge elettorale per le elezioni Europee adottata (con voto di pdl e lega) dalla commissione Affari Costituzionali di Montecitorio è da oggi in aula a Montecitorio. Anche questa legge elettorale ha come fini quelli di accentrare sempre di più il potere nelle mani di pochissimi e di impedire sia ogni forma di ricambio (se non quello strettamente controllato e gestito dai vertici) che la presenza di qualche voce fuori dal coro. Il tutto ovviamente nel totale disprezzo per il parere degli elettori.

Ecco le novità:

- Sbarramento al 5% a livello nazionale
- Niente preferenze – Il testo prevede le liste bloccate. Non sarà quindi possibile per l'elettore esprimere le preferenze. Al posto dei contrassegni con le linee per l'indicazione della preferenza verranno adottati contrassegni ben visibili del diametro di tre centimetri. “Con le liste bloccate - spiega il relatore (calderisi - Pdl) - cambia la qualità degli eletti e in media ci saranno 7-8 candidati a circoscrizione”.

- Circoscrizioni elettorali - passano da 5 a 10 le circoscrizioni e saranno: Nord-Ovest (composta dalle regioni Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria); Lombardia; Nord-Est (Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia); Emilia Romagna-Marche; Toscana e Umbria; Centro (Lazio, Abruzzo, Molise); Campania; Sud (Puglia, Basilicata, Calabria); Sicilia e Sardegna.


- Raccolta delle firme. Le liste dei candidati devono avere sottoscrizioni che vanno (a seconda del numero degli abitanti per circoscrizione) da 5 mila a 15 mila. Sono esentati solo i gruppi che abbiano un gruppo parlamentare in questa legislatura a Camera e Senato, chi abbia eletto almeno 10 parlamentari e chi abbia almeno tre europarlamentari (nell'attuale legge ne basta uno). Fanno eccezione le minoranze linguistiche.

- Spese elettorali: Le spese per la campagna elettorale di ciascun candidato non possono superare l’importo massimo derivante dalla somma della cifra fissa di 104.000 euro per ogni circoscrizione elettorale e della cifra ulteriore pari al prodotto di 0,02 euro per ogni cittadino residente nelle circoscrizioni elettorali nelle quali il candidato si presenta (per lazio-abruzzo-molise 5,5+1,3+0,3 = 7,1 milioni di abitanti fanno altri 142.000 euro).

venerdì 24 ottobre 2008

L'ira dei giusti



Di una cosa forse si stanno rendendo conto: a ribellarsi sono le persone che pensano, quelle che lavorano, i miti senza una vera rappresentanza, le forze migliori di questa società.

Hanno paura di noi.

Ma anche noi dobbiamo prendere coscienza della nostra forza: siamo l'asino che tira il carro, e senza di noi il carro non va avanti.

Hanno paura di noi.

Non facciamoci portare al loro livello: dove sono veramente imbattibili. Non facciamoci ingannare, resistiamo alle provocazioni; noi siamo onesti e intelligenti, questa è la nostra vera forza non dimentichiamolo.

Hanno paura di noi.

Hanno paura di noi.

(pubblicato anche su retescuole.net)

A Del Turco e Boschetti 7200€ di stipendio mensile

Dopo il carcere, l'obbligo di dimora, le dimissioni da presidente e da assessore (ma non da consiglieri) una bella notizia per Del Turco e Boschetti. I due che sono a casa, impossibilitati a lavorare come gli altri indagati della maxi inchiesta, avranno comunque uno stipendio sicuro per vivere senza ansie.
La reintegra dello stipendio riparte dal 13 ottobre, ovvero da quando il Tribunale del riesame ha revocato gli arresti domiciliari sostituendoli con l'obbligo di dimora, nell'ambito dell'inchiesta su presunte tangenti nella sanità.
Da quel giorno i due sono stati riammessi nel gruppo degli aventi diritto all'indennità base di circa 7.200 euro al mese, uno stipendio di tutto rispetto nonostante resteranno con le braccia incrociate e con accuse pesanti che pendono sulle loro teste.
Ma di condanne, ovvio, non ce ne sono e quindi hanno tutto il diritto di continuare a percepire regolarmente lo stipendio.

Del Turco e Boschetti, intanto, sono stati convocati con una e-mail per la seduta del Consiglio regionale, che è stato aggiornato a martedì prossimo. Ovviamente i due non potranno però partecipare ai lavori perché sottoposti all'obbligo di dimora e non potranno lasciare il loro comune di residenza. Per questo saranno considerati «assenti giustificati». E stipendiati.

(Fonte)

mercoledì 22 ottobre 2008

Qualcuno vuole che ci scappi il morto!


"Vorrei dare un avviso ai naviganti, molto semplice: non permetteremo che vengono occupate scuole e università." "L'occupazione di posti pubblici non è una dimostrazione, un'applicazione di libertà, non è un fatto di democrazie, è una violenza nei confronti degli altri studenti, nei confronti delle famiglie, nei confronti delle istituzioni, nei confronti dello stato."

"Convocherò oggi il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere". "La realtà di questi giorni è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti sono organizzati dall'estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo di far passare nella scuola delle menzogne e portare un'opposizione nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo".


"I diritti dei cittadini studenti, cittadini genitori vanno fatti rispettare contro chi si opponga a l'esercizio pieno di questi diritti. Avete quattro anni e mezzo per fare il callo su queste cose. Io non retrocederò di un centimetro. Chiaro?"










INTERVISTA A COSSIGA (io non riesco a crederci ma questo è il collegamento alla rassegna stampa del governo e questo è il file pdf del giornale cartaceo)

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

(A beneficio di chi non era ancora nato o era troppo piccolo ricordiamo che quando cossiga era a capo del dicastero degli interni, l'11 marzo del 77 nella zona universitaria di Bologna nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell'ordine morì il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; pochi mesi dopo, a maggio, in una delle giornate di protesta più infuocate degli studenti, cossiga rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113 ) nella zona universitaria. Morì Giorgiana Masi, studentessa di 19 anni del liceo Pasteur di Monte Mario.)


Ultime notizie:

"Polizia negli atenei? Mai detto. Sono i giornali che, come al solito, travisano la realta". "Non ho mai detto che servisse mandare la polizia nelle scuole, i titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà".

martedì 21 ottobre 2008

Alcuni numeri per l'Abruzzo

Cito da questo articolo:
Non si può nascondere, infatti, che dietro spot propagandistici e fumosità, “la riforma” nei prossimi tre anni comporterà la chiusura di sedi scolastiche soprattutto nei centri di campagna e di montagna, la riduzione del tempo di scuola, l’aumento di alunni per classe, minori possibilità d’integrazione per gli alunni disabili e stranieri, ridotte possibilità per gli adulti che frequentano scuole serali, enormi disagi per gli insegnanti con un classi più numerose, orari di lavoro saturi e orari scolastici ridotti, drastica diminuzione di personale e servizi.
I tagli colpiranno anche i genitori che dovranno riprendere i figli alle 12,30 oppure andare incontro a spese aggiuntive per il prescuola, il doposcuola e la mobilità sul territorio.
Ma ad essere colpita sarebbe anche l’intera società che avrà giovani meno istruiti, in un momento in cui si ha invece la necessità di rimodulare e migliorare l’istruzione in considerazione delle recenti e rapide trasformazioni planetarie.


In Abruzzo ci sono circa 183.000 alunni, compresi 4.750 disabili e 9.500 stranieri.
Con i tagli previsti rischiano di scomparire 200 plessi scolastici, 83 dirigenze scolastiche, 1.100 posti di lavoro degli insegnati di ruolo ed il licenziamento di tutti i supplenti precari e del personale ATA...

E poichè non si può solo dire no consiglio questo articolo da cui cito:
Ieri l'altro erano in piazza in mezzo milione. Non dicevano solo no. Dicevano: «No, e mo' basta!». Un brivido antico, che è bene riprovare.

La gelmini e gli ITP

Cerco di riassumere quel che so sugli Insegnanti teorico pratici: tutto si basa sul solito "Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze di cui all’art. 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133". La legge è quella che dovrebbe essere approvata in questi giorni e contro cui è mobilitata la scuola italiana. Per inciso, il fatto che nella scuola in cui insegno non accada nulla, non vuol dire che nulla stia accadendo al di fuori di essa, è la solita storia di chi trova comodo nascondere la testa nella sabbia.



Tornando agli ITP, questo è quanto scritto nello schema:
-> Apposito intervento dovrà riguardare la figura del docente tecnico-pratico presente negli istituti di secondo grado, riducendo di almeno il 30%, rispetto a quelle previste dagli ordinamenti vigenti, le compresenze con il titolare della cattedra e la contemporanea revisione delle relative funzioni e di quelle dell’assistente tecnico, con l’obiettivo prioritario di assicurare la massima efficienza ed efficacia dell’attività didattica e in laboratorio.
(per un ITP, il 30% vuol dire circa sei ore in meno di compresenza la settimana, se queste sei ore andranno alla teoria o a materie diverse ci sarà una perdita secca del 30% di cattedre. Nel caso opposto, in cui l'ITP rimanga da solo in laboratorio, a perdere sarebbero solo i docenti teorici.)

-> superamento delle attività di co-docenza e contenimento delle attività in compresenza tra docenti di teoria e insegnanti tecnico-pratici di laboratorio;

Per gli esuberi si prevede quanto segue:
-> Classi di concorso
Si provvederà ad accorpare le classi di concorso con una comune matrice culturale e professionale, ai fini di una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti. Tale misura risulta funzionale al processo di essenzializzazione dei curricoli previsto dal piano, nonché alla revisione dei quadri orario delle discipline d’insegnamento.
-> Riconversione professionale dei docenti
Saranno attivati corsi di riconversione professionale per i docenti, facenti parte delle classi di concorso in esubero, nonché corsi relativi ad altre tipologie di docenti, ai fini dell’inserimento in classi di concorso più ampie.
-> Utilizzo dei docenti in compiti diversi dall’insegnamento
Saranno rivisti gli istituti giuridici che comportano comandi, collocamenti fuori ruolo, utilizzazioni ecc.., onde ridurre allo stretto necessario la incidenza della spesa rappresentata dal pagamento dei supplenti in sostituzione.

Qualche timore nasce poi dalla seguente:
-> Eliminazione della clausola di salvaguardia della titolarità nella riconduzione
delle cattedre a 18 ore di insegnamento. (Riconducendo tutte le cattedre a 18 ore senza ore a disposizione, si perdono ovviamente dei posti di lavoro ed alcuni docenti vanno in soprannumero. L’eliminazione della citata clausola consentirà semplicemente di trasferirli d’ufficio.)


Questo è quello che io so, sperando di essere stato utile un saluto ai colleghi.

Oggi, 3 novembre, ho trovato questo interessante blog dedicato agli ITP: itp.simplicissimus.it

lunedì 20 ottobre 2008

Crepare da ricchi o vivere (magari anche meglio) un pò più poveri?

,
Questa mattina, in ospedale, c'erano tanti bambini a fare le prove allergometriche, chi ipersensibile a quel che respira, chi a quel che tocca, chi intollerante verso quel che vorrebbe mangiare.

Piccoli uomini aggrediti dall'ambiente che li circonda, emblema di come stiamo avvelenando il nostro futuro. Ancora una volta una prova sotto gli occhi di tutti e che nessuno vuole vedere.


Così stasera voglio prendere spunto da questo articolo per parlare di come stiamo lasciando distruggere il nostro mondo.

La polemica scoppiata tra Italia ed Europa sulla riduzione delle emissione di CO2, sembra interessare poco alla gente. Invece qui ed ora si gioca il nostro futuro.

La riduzione della disponibilità del petrolio, impone delle scelte riguardo alla produzione di energia.
Ridurre il CO2 significa ridurre la quantità di energia prodotta bruciando idrocarburi (petrolio e derivati). Usare energie alternative, ridurre gli sprechi e aumentare l'efficienza energetica contrasta infatti l'effetto serra che potrebbe distruggere il pianeta così come lo conosciamo.
Contrari a tali risparmi e alle fonti alternative ci sono le lobbies del commercio e del petrolio ed i paesi produttori perchè la riduzione del consumo di idrocarburi ne spingerebbe in basso i prezzi. Gli stessi soggetti sono anche favorevoli al ritorno al carbone (che provoca ancora maggiori emissioni di CO2). Carbone, commerci e petrolio fanno capo principalmente agli USA (che detengono anche le maggiori scorte di carbone al mondo) e non a caso Bush ha sempre fatto saltare gli accordi di Kyoto, sostenendo che il tenore di vita degli americani non era negoziabile.
Si noti che è lo stesso Bush che tanto bene si è comportato nella gestione dell'economia mondiale: mantenendo alto il tenore di vita degli americani e facendo ripagare i loro debiti all'intero pianeta.

Queste lobbies, non potendo più sostenere che l'effetto serra e il problema della limitata disponibilità del petrolio siano delle sciocchezze, ora obiettano sui costi.
Il nostro governo (da sempre appiattito sulle posizioni di Bush) oggi sostiene in Europa che la riconversione industriale costerebbe troppo, quindi non sarebbe sostenibile, non in questo momento.
Quello che non dicono, e che rende i conti sbagliati, è che a fronte di investimenti inizialmente onerosi, un paese risparmierebbe già nel medio periodo per la riduzione strutturale dei consumi, risparmierebbe sulle spese sanitarie grazie alla riduzione di molte patologie dovute all'inquinamento, risparmierebbe sui costi di smaltimento delle scorie, sul disinquinamento. Il petrolio durerebbe più a lungo e si potrebbe affrontare con maggiore calma la crisi legata al suo esaurimento. Infine, anche se difficile da valutare economicamente, aumenterebbe la qualità della nostra vita!

La verità è che non sono i costi ad essere proibitivi, ma è che i centri di potere basati sullo status quo, sull'energia ricavata dal petrolio, perderebbero enormi profitti insieme al potere di condizionare le scelte politiche planetarie.

Ma in qualunque caso: il non voler ridurre i consumi avviene al prezzo della distruzione del pianeta!
Non dovrebbe essere difficile capire che, di fronte alla sopravvivenza del mondo, il problema dei costi diventa comunque relativo.


Ognuno di noi, qualunque sia la sua convinzione politica, magari nel profondo di se stesso, sa bene che abbiamo ridotto la terra allo stremo. Ma fingiamo di non saperlo, preferendo credere ai falsi profeti del "tutto va bene". Ma l'ambiente è necessario alla nostra sopravvivenza, perciò smettiamola di credere a quelli che ci raccontano bugie rassicuranti!

In conclusione, si tratta di scegliere se "crepare da ricchi o vivere (magari anche meglio) un pò più poveri".
Ho dei figli, vorrei potessero avere un futuro. Per questo motivo dovremmo batterci ferocemente, con tutta la forza possibile, senza paura e senza sconti contro i Berlusconi i Bush e le ENI di turno che antepongono il profitto alla sopravvivenza del pianeta. E se si manca questa svolta ora non credo ci sarà più tempo
.


Molti al governo vaneggiano anche di una soluzione basata sul nucleare, sui rifiuti come "combustibile" o sui biocarburanti. Ne riparlerò.

Un'ultima triste considerazione: invece di proporre un nuovo (migliore) modello di vita, l'opposizione(?) riesce solo a lamentarsi per la brutta figura fatta dall'Italia di fronte all'Europa.

domenica 19 ottobre 2008

Casalbordino: spiaggia con vista sui pozzi di petrolio

Uno degli argomenti che mi stanno più a cuore è il centro oli di Ortona. Occorre subito dire che non è un problema di Ortona, ma è un problema di tutti gli abruzzesi!

A riguardo della nostra regione la volontà del governo Berlusconi è chiara:
Nel Piano triennale per lo sviluppo approvato dal Consiglio dei Ministri, sono contenuti numerosi provvedimenti presentati dal Ministero dello Sviluppo economico per rilanciare la crescita e ridurre il divario di competitività con gli altri Paesi industrializzati. In particolare:

SFRUTTAMENTO DI GIACIMENTI DI IDROCARBURI
(DL, ART.8)
Possibilità di ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque dell’alto Adriatico, in Abruzzo e in Basilicata se questo non comporta rischi di abbassamento delle coste (fonte - pag. 4).

Cioè l'Abruzzo, terra dei Parchi, viene sacrificato alla estrazione ed alla trasformazione del petrolio.

Quanto questo possa cambiare la nostra vita è facile da immaginare, ma nessuno ci avverte del pericolo (meno che mai gli amministratori). Per cominciare a riflettere si guardi la seguente carta dei Titoli minerari (cliccarci sopra per ingrandirla):



Chi pensa che Ortona sia lontana come il Texas, dovrebbe guardare la freccia che indica la spiaggia di Casalbordino e notare come siano già state date le concessioni per mettere, praticamente sulla spiaggia, i pozzi di petrolio.

La zona viola, dietro Casalbordino, Vasto, San Salvo è invece una zona per il deposito del petrolio.

Immaginate ora: pozzi di petrolio, fiamme sempre accese in mezzo al mare e sulle colline, serbatoi, odore di idrocarburi, autocisterne sempre in moto, tubazioni, sfiati, petroliere che vanno e vengono.

continua ....

sabato 18 ottobre 2008

Due modi di essere

Per riflettere su quello che è il nostro attuale modo di vivere e su quello che invece potrebbe essere, ecco due "città" tratte dal libro "Le città invisibili" di Italo Calvino.

Leonia
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall'ultimo modello d'apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. È una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell' altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.
Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.


Ottavia
Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città-ragnatela. C'è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c'è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s'intravede più in basso il fondo del burrone.
Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno. Tutto il resto, invece d'elevarsi sopra, sta appeso sotto: scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d'acqua, becchi del gas, girarrosti, cesti appesi a spaghi, montacarichi, docce, trapezi e anelli per i giochi, teleferiche, lampadari, vasi con piante dal fogliame pendulo.
Sospesa sull'abisso, la vita degli abitanti d'Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.



Ho conosciuto l'autore della foto questa estate nel Parco D'Abruzzo. Questo è il link al suo bel sito.

venerdì 17 ottobre 2008

Un fortunato venerdì 17

Ecco la cronaca di questa giornata vista dall'interno:

Alzataccia alle 5, partenza alle 7 da Pescara e Chieti con sei pulmann.
Traffico delle giornate "migliori" causato anche dallo sciopero dei mezzi pubblici.
Pioggia battente e freddo nonostante le favorevoli previsioni meteo.
Tantissima gente, moltissimi bambini.
La testa del corteo era già in piazza quando la coda doveva ancora partire.
La gente ostinatamente camminava arrabbiata e contenta sotto la pioggia (grandi affari per i venditori di ombrelli da 5 euro ma per 3 te lo dò).
Assolutamente nessun accenno di atti violenti (nemmeno potenziali) ne da parte dei manifestanti ne da parte delle forze dell'ordine.
Una giornata passata tra persone che la pensano allo stesso modo, una vera boccata d'ossigeno.

Per chi (stupidamente) trova da ridire sulla scelta di partecipare a questo sciopero, dico che io volevo manifestare ora ed ho trovato dei sindacati che ora manifestavano e sono stato contento di unirmi a loro.

A giudicare dalla partecipazione alla manifestazione sono stati moltissimi a pensarla come me.

Arrivederci al giorno 30 per una manifestazione che potrebbe essere ancora più straordinaria.


Album con alcune fotografie della manifestazione

Venerdì 17 ottobre

Un bel commento
Articolo su Repubblica

giovedì 16 ottobre 2008

Non è mai troppo tardi

Dopo trenta anni di moderazione e buon senso, domani mattina partirò per Roma per partecipare alla mia prima manifestazione dal 1978 (Decreto Pedini - Facoltà di Ingegneria di Pisa occupata ... ). Allora stavo al centro delle cose ma non capivo cosa mi accadeva intorno, credo che questa volta andrà meglio.
Per ora so solo che la cosa mi mette una particolare allegria.

Arrivederci a sabato per sapere come è andata.

Maroni diventa «cavaliere» del Vaticano

Questo è quanto accaduto (fonte):
Roberto Maroni, onorevole ministro della Repubblica e da ieri Cavaliere del Sacro Ordine Piano (nel senso di Pio IX). ... ottenere l' investitura di uno dei più alti ordini nobiliari d' Oltretevere non capita tutti i giorni; ancora più sorprendente è che il Vaticano l' abbia conferito all'uomo politico più volte criticato proprio di recente per la sua politica nei confronti degli immigrati. Ma quella, a quanto pare, non c' entra. «La nomina - ha raccontato Maroni a margine di un incontro avvenuto a Varese - non è stata conferita solo a me ma anche al ministro Frattini, per aver organizzato la recente visita di Benedetto XVI al Quirinale. Come l' ho saputo? Mi è arrivata una pergamena tutta scritta in latino, compreso il mio nome: Robertus Maroni». L'Ordine Piano è uno dei più prestigiosi riconosciuti dalla Chiesa, viene attribuito a «cattolici di distintissima condizione» o a personaggi che abbiano reso importanti servigi al Pontefice. Il Cavaliere ha diritto a indossare nel corso di cerimonie presso la Santa Sede le insegne dell'Ordine, una fascia rossa e blu con una placca a forma di sole. Ma c'è un privilegio in più che sembra incuriosire il ministro: «Pare che avrò il diritto al saluto d' onore da parte delle Guardie Svizzere. Non mi farò mancare l'occasione...».

Io provo affetto, sintonia, rispetto per i veri Cristiani ma sopporto sempre meno la chiesa cattolica. Per questo motivo lascio il commento a Paolo Farinella, prete:
Apprendo in questo momento che il ministro leghista, ateo, xenofobo e non so che cosa, è stato nominato dal papa insieme a Frattini "cavaliere del Sacro Ordine Piano", istituito da Pio IX. Siamo ormai alla deriva totale se un papa (qui c'è lo zampino del segretario di Stato) arriva all'impudenza di nominare cavalieri due ministri di un governo immondo, uno dei quali è un ministro che partecipa attivamente al rito del dio Po. Le persone normali pensano che il papa approvi il suo operato di macelleria disumana contro gli immigrati.

La Lega e il ministro cavaliere dell'Ordine Piano ieri hanno votato un odg che impone le classi separate per immigrati nelle scuole. E' apartheid con la benedizione papale e l'appoggio della Gerarchia: o il papa è impazzito da sé o è impazzito da Dio. Aspettiamo solo che il segretario di Stato Vaticano vada a convivere con Silvio Berlusconi istituendo così una coppia di fatto. Ormai Vaticano e governo italiano sono una decalcomania: cambiando l'ordine degli addendi, il prodotto non cambia.

Mi sento profondamente extranecomunitario da questa ditta ecclesiastica fallimentare, senza con questo sentirmi fuori dalla "Ecclesìa" che vive nell'anonimo popolo di Dio e che ormai va per conto suo. Il Vaticano sa quello che fa e per questo gli autori di questa scelleratezza sono colpevoli di panteismo pratico e di insulto alla fede dei piccoli e dei poveri. Che Dio ce ne liberi al più presto!. In questi giorni, non abbiamo avuto il piacere di una parola dei Vescovi sulla situazione economica che sta facendo fare affari alla mafia finanziaria e sta falcidiando i poveri e gli esclusi insieme alla famiglie monoreddito.

Consiglio di leggere l'intervento completo, in attesa dell'apertura del sito personale che certamente verrà segnalato nei preferiti.

Se non hanno pane che si mangino il parmigiano - 2

Oggi ho trovato, sullo stesso argomento del post precedente, un nuovo articolo su noisefromamerika che dice:
Si comprano i formaggi a prezzo di mercato dai produttori? Please, Ministro. Quello che ha deciso di pagare non é il prezzo di mercato. E' un prezzo di sostegno a favore dei produttori, più elevato di quello che gli acquirenti sarebbero disposti a pagare (quello sì di mercato, Signor Ministro). La montagna di formaggio verrà regalata agli indigenti - versione pudica del più appropriato termine povero - con l'intermediazione di ONLUS e delle associazioni di volontariato che li acquisteranno ai prezzi da Lei fissati. Siccome i produttori di Parmigiano e Grana Padano non fanno parte della lista dei beneficiari delle azioni di sostegno delle agenzie di volontariato, gli intermediari saranno esonerati dal pagare quel prezzo. E infatti non lo pagheranno. Si attingerà ad un fondo europeo destinato alla distribuzione di prodotti alimentari per la popolazione indigente.
Non era meglio destinare quei fondi con criteri trasparenti e oggettivi magari consentendo ai poveri, oops agli indigenti, di scegliere? Anche loro hanno le loro preferenze. Magari si sarebbero ingozzati con una volgare sottiletta, invece dovranno piluccare i formaggi cari al Ministro, e ai suoi elettori. Beh, in fondo, a caval donato non si guarda in bocca, e quindi, cari indigenti, zitti e mangiate quello che ha deciso il Ministro.
Meritano attenzione anche i commenti al suddetto articolo di cui si consiglia la lettura.

In poche parole il ministro prende i soldi destinati ai poveri e li dà ai produttori di parmigiano e di grana (che anche se si dicono poveri, almeno hanno il formaggio) pagando un prezzo maggiore di quello di mercato, poi dà il formaggio alle agenzie di volontariato che lo daranno ai poveri.

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Come se non bastasse, subito dopo la terza puntata relativa alle migliaia di tonnellate di formaggi (e non solo) italiani marci o scaduti che ci hanno fatto mangiare. Ecco puntuale il solito ministro (che come abbiamo visto è assai attento ai produttori padani di formaggi) che ci ricorda che sono i cinesi i veri nemici della nostra salute (fonte):
Si tratta del risultato di "una grossa operazione che fa parte di una stagione tolleranza zero" ha annunciato il responsabile dell'Agricoltura. La grande preoccupazione, ha aggiunto Zaia, "è che se non ci fosse stato questo intervento ci sarebbero stati problemi di reale pericolo per i consumatori".

Il bilancio complessivo dei sequestri eseguiti dal corpo forestale è di 10 quintali di latte, 300 chilogrammi di mozzarella cinese, 50 chilogrammi di altri prodotti caseari e un quantitativo minore di pesce e di prodotti farmaceutici derivati da estratti di specie animali e vegetali protette. Il ministro Zaia ha elogiato l'operato del corpo e ha ribadito la linea di "tolleranza zero nei confronti di chi sofistica gli alimenti".

I prodotti cinesi, stivati in un capannone in via Argine, alla periferia orientale della città (Napoli), erano destinati alla vendita in centri commerciali gestiti dai cinesi.

Il blitz del corpo Forestale dello Stato con la collaborazione delle Asl ha riguardato diverse attività commerciali gestite da cinesi. Secondo il comandante provinciale del corpo, Vincenzo Stabile, "bisogna attendere le analisi per vedere se si tratta di latte contaminato con la sostanza pericolosa, ma ci sono ragionevoli dubbi sia perché era nascosto sia perché non ha elementi per la tracciabilità".

Nel mirino della forestale in particolare, aree e magazzini portuali. Oltre al latte in polvere, tra i generi alimentari provenienti dalla Cina sequestrati ci sono confezioni di spaghetti di soia, panini, biscotti, snack, tè granulare, gelatine di frutta, pesce affumicato e sardine in scatola, alimenti che comunque contengono piccole percentuali di latte in polvere. Inoltre alcune specie di meduse e datteri di mare considerati in via di estinzione e, quindi, non commerciabili.

In poche parole: hanno sequestrato 10 quintali di latte cinese che non è ancora stato analizzato; però pensano che fosse contaminato perchè era nascosto. A nessuno è venuto in mente che forse era nascosto perchè importato illegalmente. Questa merce era poi destinata ai cinesi.
Per essere chiaro: non voglio dire che mi va bene che i cinesi si avvelenino, cosa che comunque pare facciano lo stesso ostinandosi a mangiare certi prodotti, ma voglio solo dire che questo mercato parallelo non rappresenta un gran pericolo per la popolazione italiana.

Concludendo: le parole del ministro - riportate da radio, giornali e telegiornali - sono solo fumo negli occhi per nascondere i reati delle aziende "padane" dei formaggi!

mercoledì 15 ottobre 2008

Se non hanno il pane che si mangino il parmigiano

Ricordate il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali luca zaia che, a riguardo del formaggio grattugiato con topi morti, disse che la colpa in fondo era nostra perchè:
“Quando il consumatore va al supermercato deve scegliere prodotti locali e di stagione. E meno lavorata è la materia prima e meglio è”. E riferendosi al formaggio grattugiato: “Ormai la gente vuole tutto pronto e così rischia di prendere un prodotto scadente o non sicuro. La gente vuole le buste. Si è persa l’abitudine di prendere un bel pezzo di Grana e di grattugiarlo”.
(vedi a riguardo questo post)

Ebbene il formaggio deve essere una sua fissazione perchè ecco il suo nuovo progetto:
Centomila forme di Parmigiano reggiano e altrettante di Grana padano saranno ritirate dal mercato. Lo ha annunciato il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia al termine dell'incontro con i Consorzi, spiegando che la misura, attuata attraverso l'Agea, è la prima di una serie a tutela del comparto, che versa in una profonda crisi.

"Le forme verranno acquistate a prezzi di mercato - ha spiegato Zaia - e saranno poi distribuite agli indigenti, sempre a prezzi di mercato, attraverso il canale delle onlus e delle associazioni di volontariato"

Questa bella idea mi ricorda la famosa soluzione che si dice sia stata suggerita da Maria Antonietta per mettere fine al problema della povertà e della fame che imperversavano a Parigi:
“Se non hanno pane che mangino brioche!”.
Con questa espressione, la regina di Francia firmava la sua condanna a morte e scatenava una vera e propria rivoluzione. In Italia questo probabilmente non accadrà perchè, facendo due conti, si può vedere come 200.000 forme per 15 milioni di persone in piena emergenza sociale (fonte) fa addirittura una forma ogni 75 persone.

Con tutto quel formaggio, chi vuoi che pensi alla rivoluzione!

martedì 14 ottobre 2008

La fine dell'educazione per gli adulti

Nella regione Abruzzo, per l’anno scolastico 2008/09 non verranno attivati nuovi corsi serali. Nel mio Istituto verranno rimandati indietro più di 60 lavoratori che si erano regolarmente iscritti (una prima, una terza ed una quarta).
Ora tutti sembrano sorpresi e dispiaciuti, incolpano gli uffici regionali, ma così non è: il mandante ha lasciato tracce inequivocabili della sua volontà; solo pochi però l'avevano notato e nessuno, per ora, è riuscito a fermarlo:

Prima prova:
Decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 che all'Art. 64 punto 4f anticipava la volontà di una:
Ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali.

Seconda prova:
Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze di cui all’art. 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 che ribadiva e specificava:

Razionalizzazione dell'organico dei corsi serali e dei corsi per l'istruzione degli adulti. L'attivazione delle classi non sarà basata sugli iscritti ma in relazione alla serie storica degli scrutinati. Riduzione prevista per l'anno 2009-2010 di 1500 docenti.


Detto fatto: 60 persone che desideravano studiare sono state illuse e poi scacciate.

Come insegnante mi vergogno, mi vergogno, mi vergogno, 60 volte mi vergogno.

D'altra parte come ci si può aspettare che chi toglie la scuola ai bambini si possa mai preoccupare dei loro genitori?

Galbani vuol dire fiducia

Ritorno a parlare di quello che ci danno da mangiare, ripetendo che il nostro comportamento per me non ha nessun senso.
Ci preoccupiamo di quello che non vediamo (prodotti cinesi, aviaria, mucca pazza ....) e anche di cose che fonti più che autorevoli ci dicono non pericolose (onde elettromagnetiche, acqua del rubinetto ... ).
Non abbiamo invece paura di quello che sappiamo per certo essere dannoso (fumo, inquinamento, inceneritori, guida di automobili .... )!

L'elenco dei pericoli che ci minacciano realmente ogni giorno è lunghissimo, per oggi ritorniamo sui prodotti alimentari industriali. Senza parlare di ingredienti e additivi chimici, di una diseducazione alimentare e non solo alimentata dalla pubblicità, degli imballaggi, eccetera eccetera, torniamo semplicemente a parlare della "merda" che ci fanno mangiare, per chi avesse perso le puntate precedenti consiglio di leggere i post su Gal***ni e sui prodotti cinesi.

la notizia di oggi è la seguente:

Perugia, denuncia dei dipendenti Galbani
"Così ci fanno vendere i formaggi avariati"


Riporto qui l'articolo:

Non bastavano le indagini - che continuano ad ampio raggio - delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi "scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori" (dalle carte dell'inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori - venditori e addetti allo stoccaggio - hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere "stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta".

A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell'azienda. Da lì - stando al dossier ora al vaglio degli investigatori - dal 2000 in poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi "tenuti in vita".

Il marchio Galbani è già coinvolto nell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende "riciclone" che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo "bonificavano" mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di Giussago e Corteolona (Pavia).

Decine di tonnellate di merce qualificata come "residui di produzione lattiero casearia per trasformazione a uso alimentare" erano in realtà costituite da croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute.
Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli.
....
Tutto inizia nel 2005. Con una denuncia "interna". Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale (tuttora in carica). Non ne possono più di quello che - in una serie di comunicazioni riservate - viene definito un "sistema vergognoso".

Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di "incastri" sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella "Golosissima" scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l'11-05-2005.

La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da 3 kg).
E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono - prove alla mano - al direttore del personale. È il 14 novembre del 2005. L'incontro avviene in un hotel di Perugia.

"C'è da vergognarsi", "i capi sanno tutto", "se vengono fuori queste cose, l'azienda chiude domani". Di fronte all'outing degli addetti, il dirigente promette interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall'intraprendere eventuali azioni di denuncia. "Certo, bisogna intervenire... - dice - metti che qualcuno si sente male dopo aver mangiato sta roba, ma non sia mai che stè notizie escano fuori di qui".

Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il "trucco" sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli scaffali. Ma il sistema non cessa.

Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle "carenze igieniche" durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla celle frigorifere. A volte addirittura in "celle private" ovvero garage. Trasporto con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il rassicurante motto dell'azienda ("Galbani vuol dire fiducia"). Ma questa è un'altra storia.

Vorrei sapere se, dopo aver letto queste cose, al supermercato, rimbambiti dalla pubblicità, prenderete ancora le sottilette, i formaggini, il grattugiato? Mi auguro che pian piano possiate cominciare a riflettere su quel che mettete nel carrello e che poi date da mangiare ai vostri figli. In fondo, io sto qui a scrivere proprio nella speranza che qualcuno lo faccia.

lunedì 13 ottobre 2008

Pandora TV

Ho trovato in rete questo progetto che mi pare molto interessante: www.pandoratv.it.

Io ho dato la mia adesione. Vi consiglio di andare a vedere di cosa si tratta.


Mi piacciono le citazioni! Per commentare questo post ho trovato questa:

"Le false opinioni somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente e poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza sapere quel che fanno."

Esposizione di prodotti hi-fi & hi-end

A Lanciano, il 18 e 19 si terrà una esposizione di prodotti hi-fi & hi-end (il livello più elevato della qualità audio). E' un evento molto interessante perchè permette di ascoltare dal vivo il meglio dell'alta fedeltà. In un mondo dominato dagli mp3 che spesso sono solo rumore, dalle autoradio a palla e dai mini-hifi da supermercato che sono solo un pò meglio, è una esperienza che può veramente colpire.
Tra le altre cose l'ingresso è gratuito. L'unico problema sono i prezzi degli impianti che raggiungono facilmente cifre enormi. Non ci si deve però spaventare, perchè con una spesa molto più bassa si può comunque ottenere un ottimo impianto. Bisogna però sapere cosa si vuole ottenere prima di cominciare a spendere!
Una delle cose interessanti dal punto di vista elettronico, sarà di vedere se ci saranno i primi impianti hi-end digitali (come la fotografia digitale ha spazzato via la fotografia analogica lo stesso potrebbe presto accadere nell'altissima fedeltà, uno dei pochissimi campi in cui regna ancora l'elettronica analogica).

Il sito della manifestazione è: www.sintoniehifi.it

Per avere un'idea di cosa ci si può trovare si può visitare quello che per me è il migliore sito sull'hifi in Italia: www.tnt-audio.com.

In tale sito potete trovare anche una sezione sull'autocostruzione: io ho costruito, con una spesa irrisoria , i cavi TNT triple T con risultati eccellenti e che, sinceramente, non mi aspettavo.

domenica 12 ottobre 2008

Scuola elementare: cosa ci aspetta

A richiesta, cerco di spiegare cosa accadrà nella scuola elementare. Non è il mio campo, per cui mi sono basato su interventi altrui.

-> Maestro unico nelle future prime: oggi tre maestri per 2 classi facevano ciascuno 22 ore settimanali di lezione (più due per preparare le lezioni, correggere i compiti ecc.) e garantivano su ogni classe 30 ore settimanali di cui 3 in compresenza. Domani l'orario sarà ridotto di 6 ore la settimana e un solo maestro coprirà tutte le 24 ore settimanali di lezione (4 ore per sei giorni, o 5 ore per 4 giorni + un giorno da 4 ore o meno di 5 ore per 5 giorni).
Il maestro unico dovrà rapidamente riqualificarsi come tuttologo, e per un docente che da anni insegna per es. l’area linguistica saranno necessari tempi non brevi per acquisire le tecniche di insegnamento, più ancora che i contenuti, delle altre aree disciplinari. Tutto questo avendo tempi più brevi (sei ore settimanali in meno) per insegnare.
Le prime aree ad essere sacrificate saranno quelle delle “educazioni”.
Nel passato la figura più comune di maestro unico era quello che svolgeva prevalentemente l’area linguistica e, poi, l’area matematica. Anche gli attuali docenti hanno una formazione prevalentemente linguistica, e solo la forzata divisione per aree ha permesso di dedicare più spazio alle aree matematico-scientifiche. Con il nuovo maestro unico, verrà ridimensionato l’insegnamento della matematica, con un ulteriore peggioramento delle conoscenze nelle discipline matematico-scientifiche.

-> Tempo pieno (solo a richiesta delle famiglie): tutto il tempo mensa, viene appaltato ai comuni: per la gelmini non occorrono docenti per far mangiare correttamente e con progetti alimentari specifici i bambini, ma alcune bidelle o inservienti pagate dai singoli Comuni. Stesso discorso per l’interscuola, cioè il tempo gioco: non si educa giocando, anche qui basta qualcuno pagato da un comune.
Ci sarà poi la progressiva trasformazione dell’orario pomeridiano da tempo-scuola a doposcuola, probabilmente affidato a cooperative degli enti locali. La gelmini vuole affidare il Tempo pieno non solo a docenti di ruolo, ma a figure alternative, tipo educatori, obiettori, badanti, animatori, eccetera. Questa idea che un docente possa essere sostituito da un animatore o da una babysitter è offensiva per i docenti, ma anche per i bambini e per i loro genitori. L'alternativa che propone la gelmini è invece proprio questa: far pagare ai comuni questo "tenere" in qualche modo i bambini. L'idea di base è che per educare i bambini ci si possa impegnare sempre meno, si possa spendere sempre meno. I bambini e i giovani, che dovrebbero essere il nostro futuro. la cosa più cara che abbiamo!
E se i comuni non hanno soldi?
Ci pensino loro a chiedere più soldi ai genitori al posto dello Stato; come già chiedono le rette per la mensa dei bambini, lo chiedano anche per la loro sorveglianza durante e dopo il pasto.
La gelmini propone scuola gratuita pubblica solo al mattino, per il resto le famiglie si arrangino: o pagano, o diano i loro figli alle nonne (chi le ha) o alle parrocchie o li lascino in mezzo alla strada.

-> Eliminazione della compresenza:
- niente ore per il recupero quindi un numero maggiore di alunni in difficoltà nella classe, quindi una maggior impraticabilità nel proporre contenuti comuni e ad avanzare con i programmi. Gli alunni in difficoltà saranno sempre più insofferenti e turbolenti e verranno progressivamente emarginati. Ciò contribuirà ad aumentare la dispersione scolastica (cioè i bambini che abbandonano la scuola).
- niente attività di laboratorio che richiedono la presenza di un numero ridotto di alunni: diventa impraticabile portare in aula informatica 30 alunni tutti insieme. Oltre ad informatica spariranno: cucina, psicomotoria, tipografia, e le altre attività potranno essere offerte con una peggior qualità.
- niente uscite e viaggi di istruzione perchè una sola maestra non può controllare 20-35 bambini.

-> La soppressione delle insegnanti specializzate di inglese e l’affidamento dell’insegnamento della lingua inglese ad almeno 120000 docenti "normali" da aggiornare, comporterà una caduta di qualità anche in questa area.

-> Solo l’insegnamento della religione cattolica risulta pienamente salvaguardato.


-> L’elevamento del numero degli alunni per classe, insieme all’eliminazione delle compresenze, alla riduzione del sostegno, all’arrivo di nuovi immigrati stranieri, contribuiranno a rendere la scuola più classista e con alta dispersione. Chi ha denaro e istruzione potrà formare i propri figli, gli altri no.

-> Un'altra discriminazione riguarderà gli alunni delle migliaia di scuole di montagna e di piccoli paesi che verranno chiuse: alunni che diventeranno pendolari, alzarsi prima, tempi lunghi di trasporto, più stanchezza, insofferenza ... (in questo i bambini si porteranno dietro i genitori che sicuramente li dovranno svegliare se non anche accompagnare; non ci vuole molta fantasia ad immaginarsi genitori che dovranno scegliere tra accompagnare il figlio a scuola o andare a lavorare o anche genitori che semplicemente non potranno accompagnare i figli non avendo l'automobile).

-> Il mestiere di maestro diventerà sempre più usurante
, naturalmente con ricaduta sull’insegnamento: insegnare tutto ed in minor tempo, classe più numerosa, più alunni in difficoltà, stranieri e disabili meno seguiti, grembiuli e disciplina da imporre a bambini spesso protetti o iper-protetti dai genitori, meno risorse e nessuna autorità (distrutta dalle stesse istituzioni).

Alcune fonti da cui ho abbondantemente preso:
Il Maestro Unico e la solitudine dei numeri
Perchè la scuola primaria della gelmini sarà molto peggio

Chiusura piccole scuole

Vorrei cercare di approfondire le notizie che circolano sulla chiusura delle scuole.


Ricapitoliamo:


1) Nascosto nel decreto sanità c'è un articolo sul ridimensionamento delle istituzioni scolastiche (cioè chiusura di scuole). Per inciso mi domando se alla ministra, la sua amata maestra ha mai detto che non è educato fare le cose di nascosto. L'articolo dice:

"I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali, devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, gia' a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ... su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica. Ove le regioni e gli enti locali competenti non adempiano alla predetta diffida, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, nomina un commissario ad acta. Gli eventuali oneri derivanti da tale nomina sono a carico delle regioni e degli enti locali.».

Senza entrare nel merito del provvedimento, la forma è semplicemente quella di una imposizione prepotente ed arrogante. Mi domando: a che cosa serve un Ministro per i rapporti con le regioni? Mi domando anche: come risponderanno le regioni (che, ricordiamoglielo, abbiamo eletto per rappresentarci)?. Qualora eseguano silenziosamente gli ordini potremmo domandarci, ancora una volta: a che cosa ci servono?

2) Il piano di cui si parla è il seguente:
Schema di piano programmatico del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze che per quanto riguarda la Riorganizzazione della rete scolastica (punto 2) dice:

"Il DPR 233/1998, nel fissare i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche, prevede uno standard generale compreso tra i 500 e i 900 alunni, quale requisito per il conferimento dell’autonomia alle istituzioni scolastiche.

Lo stesso DPR 233 consente tuttavia una deroga a tale standard autorizzando, in via eccezionale, dimensionamenti di istituzioni scolastiche con una popolazione compresa tra le 300 e le 500 unità, a condizione che si trovino in zone montane o nelle piccole isole e si tratti di istituti comprensivi del 1° ciclo o "istituti superiori"del 2° ciclo.
Da quasi un decennio, però, la rete scolastica, è rimasta pressoché immutata nelle sue strutture vale a dire nei suoi punti di erogazione del servizio (plessi, sedi distaccate o principali, sezioni associate) e nei centri di coordinamento e gestione (istituzioni scolastiche), e ciò nonostante le dinamiche demografiche che spesso hanno svuotato o riempito a dismisura la platee scolastiche o hanno reso difficili o superflui la gestione e il coordinamento delle scuole.
....
Attualmente circa 700 istituzioni scolastiche autonome hanno una popolazione scolastica inferiore ai minimi previsti dalla fascia in deroga (meno di 300 alunni). All’interno poi della stessa fascia in deroga vi sono oltre 850 istituzioni scolastiche che non hanno titolo, per tipologia di scuola (circoli didattici, scuole medie, istituti superiori), a farne parte, perché per la loro istituzione non è prevista la possibilità di deroga. Alle citate scuole se ne aggiungono altre 1.050 (istituti comprensivi) comprese nella fascia minima, ma non tutte si trovano effettivamente nei territori montani o nelle piccole isole.
Si può dunque stimare che una buona percentuale di istituzioni scolastiche, compresa tra il minimo certo del 15% e il massimo probabile del 20%, non sia legittimato a funzionare come istituzione autonoma.
.....
La presenza di oltre 10.760 istituzioni scolastiche autonome, che governano 41.862 punti di erogazione del servizio, è di ostacolo alla stabilità delle stesse e all’offerta di una pluralità di scelte aggregate in maniera razionale alle esigenze del territorio e che agevolino l’esercizio del diritto all’istruzione. Inoltre, escludendo dal computo le scuole dell’infanzia per la loro particolare natura di servizio capillarmente diffuso, su poco più di 28 mila punti di erogazione del servizio circa il 15% ha meno di 50 alunni e un altro 21% ha meno di 100 alunni. In effetti, la polverizzazione sul territorio di piccole scuole non risulta funzionale al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici, in quanto non consente l’inserimento dei giovani in comunità educative culturalmente adeguate a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione

Si rende pertanto necessario non solo eliminare le numerose situazioni non conformi ai parametri dell’attuale normativa, ma anche ripensare il sistema nel suo complesso al fine dell’ottimizzazione e della perequazione delle risorse umane a sostegno di una maggiore funzionalità gestionale, prevedendo anche ricorrenti verifiche, tali da prevenire e correggere tempestivamente le eventuali anomalie.

Il dimensionamento delle istituzioni scolastiche dovrà procedere pertanto attraverso la verifica delle situazioni in atto finalizzata al rispetto dei parametri previsti dalla normativa vigente per il funzionamento delle scuole autonome, a cominciare dai territori non ubicati nelle comunità montane o nelle piccole isole, anche attraverso il progressivo superamento delle attuali situazioni relative a plessi e a sezioni staccate con meno di 50 alunni.
L’esperienza virtuosa di diversi Comuni, che ha consentito in questi anni di ovviare, ove possibile, alle criticità e all’isolamento delle piccole scuole, deve essere assunta come linea di intervento generalizzata, anche se richiederà tempi medio-lunghi, soprattutto nei territori montani e nelle piccole isole.
È opportuno, tuttavia, che l’intervento sia gradualmente realizzato dalle Regioni e dagli Enti Locali, col supporto di azioni mirate quali, ad esempio, l’attivazione di trasporti, l’adeguamento delle strutture edilizie ecc.. e provvedendo contestualmente alla realizzazione di servizi in rete.
....
L’istituzione, la soppressione o l’aggregazione delle scuole, quali punti di erogazione del servizio scolastico, rientrano, com’è noto, nelle competenze delle Regioni e alle Autonomie locali, ...., l’Amministrazione scolastica offrirà alle Regioni e alle Autonomie locali la collaborazione necessaria per dimensionare la rete scolastica nel rispetto delle disposizioni vigenti; ciò tanto con riferimento alle istituzioni scolastiche, che al funzionamento delle sedi di erogazione del servizio".

Facciamo dunque un pò di conti:

700 + 850 + parte di 1050 = 1700 (considerata la parte di 1050 pari a 150) che rispetto a 10760 fa circa il 16%. Risultato che coincide con quello del piano: "Si può dunque stimare che una buona percentuale di istituzioni scolastiche, compresa tra il minimo certo del 15% e il massimo probabile del 20%, non sia legittimato a funzionare come istituzione autonoma". Si noti che stiamo parlando di "istituzioni scolastiche autonome", non di "punti di erogazione del servizio" che sono molti di più. Queste istituzioni dovrebbero essere subito accorpate e ne dovrebbe sparire un numero compreso tra 8% e 10%.

Questo accorpamento però non interessa i piccoli plessi: infatti una unica istituzione scolastica può comunque gestire i piccoli plessi sparsi sul territorio che prima erano gestiti, ad esempio, da due istituzioni. Questa è la motivazione del decreto 233 da cui si parte, e su questo tipo di riduzione delle spese sono d'accordo (anche se lo dico controvoglia)
.

Il punto dolente è invece l'affermazione che "su poco più di 28 mila punti di erogazione del servizio circa il 15% ha meno di 50 alunni e un altro 21% ha meno di 100 alunni". In totale si tratta del 36%: più di un plesso su tre che la ministra vuole chiudere e, come al solito, giustifica le scelte di cassa parlando di cose che non capisce: "la polverizzazione sul territorio di piccole scuole non risulta funzionale al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici, in quanto non consente l’inserimento dei giovani in comunità educative culturalmente adeguate a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione".
Di fronte a tali motivazioni è inutile anche tentare di spiegare quanto può valere la scuola per un piccolo centro (non necessariamente in un'isola o in montagna), per cui non ci provo nemmeno.

Il piano parla di "tempi medio-lunghi, soprattutto nei territori montani e nelle piccole isole" questo vuol dire che questi plessi verranno comunque chiusi, prima o poi. Se qualcono però spera nel "poi" dovrebbe notare come il piano parli anche di "collaborazione" con gli enti locali che, nel decreto da cui siamo partiti, si è tradotta in una diffida che concede un tempo massimo di un paio di mesi prima della nomina di un commissario governativo.


3) Per avere il completo quadro della situazione, resta da vedere la norma a cui fa riferimento questo piano cioè il Decreto del Presidente della Repubblica n. 233

sabato 11 ottobre 2008

Casalbordino, Miracoli, Pollutri, Villalfonsina ... che fine faranno le nostre scuole?

Le scuole nei piccoli comuni potrebbero sparire già dal prossimo anno. In poche settimane, infatti, le Regioni dovranno predisporre i Piani di dimensionamento della rete scolastica. Il diktat del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, alle autonomie locali arriva "nascosto" in un provvedimento che apparentemente non ha nulla a che vedere con la scuola: il decreto-legge 154 dal titolo "Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali" ha l'intero articolo 3 dedicato alla riduzione delle istituzioni scolastiche sottodimensionate. Il tutto in linea con il Piano che detta le regole per tagliare in un triennio 132mila posti.

Per effettuare i poderosi tagli imposti dal collega dell'Economia, Giulio Tremonti, sulla scuola occorre mettere mano alla rete scolastica. Infatti, accorpare due scuole consente di tagliare almeno un posto di dirigente scolastico e uno di direttore dei servizi amministrativi (l'ex segretario). E anche se l'argomento è di competenza delle autonomie locali il governo non si perde d'animo. Per ridisegnare la mappa delle istituzioni scolastiche (quelle che hanno personalità giuridica) il decreto dà tempo alle Regioni fino al 30 novembre prossimo. Ma non solo. Le amministrazioni che dovessero risultare inadempienti, dopo appena 15 giorni, verranno "sollevate dall'incarico". In tal caso "il Consiglio dei ministri nomina un commissario ad acta". Scaricando "ovviamente" gli eventuali oneri derivanti da tale nomina alle regioni e degli enti locali.

Forse a Roma non se ne sono accorti, ma l'Italia è zeppa di comuni piccoli". In tutto il territorio nazionale sono 4.200 i plessi con meno di 50 alunni. Rischiano di ritrovarsi senza scuola i bambini di tanti piccoli centri di montagna e delle piccole isole.

Per chiarire meglio la questione è opportuno citare qualche dato. Il servizio scolastico statale, in Italia, è erogato da 10.760 istituzioni scolastiche che si articolano sul territorio in 41.862 scuola (plessi, sedi centrali e distaccate, succursali). Per ridurre la dotazione di dirigenti scolastici, dei segretari e del personale Ata basta smembrare e accorpare ad altri istituti le istituzioni scolastiche che, ai sensi di una norma del 1998, risultano sottodimensionate: con meno di 500 alunni. In tutta la Penisola, secondo i conti fatti da viale Trastevere, ce ne sarebbero quasi 2.600: il 24 per cento.

La stessa norma consente ai soli istituti comprensivi (di scuola dell'infanzia, primaria e media) ubicati in piccole isole e zone di montagna di scendere fino a 300 alunni, ma non oltre. Attualmente, da Nord a Sud, ci sono sparse nei centri più arroccati o nelle isole più piccole del Paese oltre 600 istituzioni scolastiche con meno di 300 alunni, che le regioni dovrebbero cancellare. Per la verità, la stessa norma stabilisce che gli istituti con oltre 900 alunni andrebbero suddivisi in due (o in tre) per evitare situazioni di estrema complessità. Ma nel Piano della Gelmini degli oltre 2.600 istituti "over size" non si parla.

Sono tagli che porteranno a chiudere l’erogazione del servizio scolastico in tanti piccoli Comuni italiani dove spesso la scuola rimane l’unico presidio culturale e centro di aggregazione. A conti fatti poi, oltre al danno educativo, i risparmi del Ministro Tremonti corrisponderanno ad aumenti di spesa pubblica per i Comuni che dovranno organizzare i trasporti scolastici o, con più probabilità visto che ad avere i disagi maggiori saranno i piccoli comuni, a costi aggiuntivi per le famiglie laddove le istituzioni locali non riescono ad assicurare servizi pubblici gratuiti.

Per comprendere veramente cosa dicono questi articoli occorre avere almeno un'idea di quello che accadrà da noi (prima di Natale). Cercando in rete ho trovato un documento che fornisce le seguenti indicazioni per l'Abruzzo (cliccarci su per ingrandire):



Elenco delle fonti:
Repubblica.it
tecnicadellascuola.it
Testo del decreto - vedi articolo 3
Legambiente
Tabella di previsione tagli da legambiente

venerdì 10 ottobre 2008

Ed io pago ...

Ho cercato di capire quanto sta accadendo nel mondo del denaro, ho trovato parecchie informazioni, in particolare mi sono imbattuto in un interessantissimo blog di economisti dove, tra le altre cose, ho trovato un articolo che descrive cosa sta accadendo in maniera per me comprensibile. Il link del sito lo trovate nei preferiti; nel seguito c'è invece un sunto dell'articolo (i corsivi sono miei) seguito da un mio modestissimo commento e da ulteriori citazioni da altre fonti. Cliccare qui per l'articolo completo.
Le "banche" (nel senso lato) hanno perso un numero imprecisato di miliardi di dollari, o euro. L'han fatto facendo investimenti reali sbagliati, investendo in "equities" che non valgono più niente (come i ben noti mutui subprime), che sono evaporate e che nessuno vuole.
La perdita complessiva dovrebbe però essere tale da uccidere qualche banca, ma non
l'intero sistema. Le banche, però, sono anche sepolte da una montagna 50 (forse 100)
volte più grande di scommesse andate a male (i cosiddetti derivati). Andate a
male perché: tutti han scommesso nella stessa direzione e per cifre enormi. Per far scommesse si son prestati soldi l'uno con l'altro, garantendosi con dei pezzi di carta che dicevano che dietro c'erano delle case e delle cose "AAA". Ora tutti devono pagare cifre enormi per una o l'altra delle scommesse che hanno perso, cifre che non hanno. Il fatto che B debba a C una cifra uguale o magari inferiore a quella che A deve a B (cioè B è in teoria in attivo perchè ha più crediti che debiti) non consola, perché A, a sua volta, non riesce a farsi dare i soldi da D, quindi non può pagare B .... Per salvarsi, le banche stanno disperatamente chiedendo prestiti l'una all'altra, offrendo in cambio quei pezzi di carta (gli investimenti reali) di cui prima. Solo che, ora, uno o due ogni dieci di quei pezzi di carta sono marci, e nessuno sa quali siano. Per cui nessuno li accetta. Tra l'altro, poiché tutti sono pressati dalla paura di dover pagare scommesse enormi, chiunque ha un pelo di liquidità se la tiene e non la presta a nessuno. Se tutti esigono pagamenti e nessuno fa credito, tutti o quasi tutti sono
incapaci di pagare, e falliscono.
Inoltre tutti ora si sono "convinti" che la situazione è drammatica (aiutati in questo dalle dichiarazioni delle autorità politiche e monetarie) e nessuno vuole dare prestiti a nessuno, per paura di fallimenti altrui. Poiché nessuno fa prestiti a nessuno e tutti capiscono che senza prestiti l'economia non va avanti, tutti hanno cominciato, razionalmente, a predire una forte recessione per fine anno e l'anno prossimo. Forte recessione vuol dire disoccupazione, salari che si riducono, gente che non può più pagare i mutui, quindi più perdite per le banche, quindi meno credito, quindi più imprese che falliscono e più disoccupazione, eccetera ... Questo spiega la caduta vertiginosa dei valori delle azioni di tutte le imprese, anche di quelle che con le banche, i mutui e l'edilizia non hanno nulla a che fare. Per dirla con un linguaggio che agli economisti teorici piace tanto: un fatto reale relativamente piccolo (-500 miliardi in equities) ed una serie di segnali credibili e pessimisti da parte delle autorità politiche e monetarie, hanno convinto tutti di gettare al vento le aspettative ottimistiche e di assumere quelle super pessimistiche, portando l'economia su un nuovo sentiero di equilibrio, un sentiero da depressione.

Nell'articolo l'autore richiama tutta una serie di provvedimenti inconcludenti terminando con l'ultimo:
Oggi, e smetto qui, Paulson annuncerà che anche lui nazionalizza qualche banca per costringerle a prestare alle imprese, imitando per una volta gli europei che son già pronti a farlo. (VW e D'Alema, nel frattempo, protestano perché non li hanno consultati, che sono come Obama e vogliono dire la loro! Secondo voi, qualcuno nel loft sa cosa sia, per davvero, un CDS? No perché SE lo sanno, allora avrebbero dovuto raccontarlo ai loro amministratori locali ... ma questa è un'altra storia, di cui parliamo finita la buriana.)
Tutto questo solo nelle ultime due settimane, tralascio gli andirivieni dell'ultimo anno e mezzo.
Un'idea nuova al giorno non sembra togliere il male d'intorno, anzi sembra generarlo. Tutto questo agitarsi non serve a nulla; riempire il mercato di liquidità "artificiale" non forzerà mai le banche a prestare soldi che non intendono prestare. .... Pur portandolo all'acqua, non si può obbligare a bere un cavallo che non vuole!

Dovremmo, quindi, calmarci e chiederci perché mai il cavallo non vuole bere. In molti abbiamo dato la medesima risposta, risposta che (a parole) anche le autorità monetarie, fiscali e creditizie condividono: il cavallo non intende bere perché teme che l'acqua sia avvelenata. L'unica soluzione, quindi, è convincere il cavallo, provandoglielo, che l'acqua avvelenata non è. Semplice no? Occorre far esaminare l'acqua e, mano a mano che arrivano i risultati, farli vedere ed intendere al cavallo, facendogli capire sia quale parte del ruscello non è avvelenata sia quale lo sia e come si intenda bonificarla.


Vorrei insistere oggi sull'informazione, sul cui terreno le banche centrali e le autorità monetarie stanno facendo un pessimo lavoro. Abbiamo chiesto di aprire i libri delle banche. Ci è stato risposto che "aprire i libri" richiede mesi, forse anni. Ragionevole obiezione; la mia impressione, però, è che forse non servano mesi per cominciare a produrre l'informazione che serve. La mia impressione è che tra regolatori, banche centrali ed altre autorità di vigilanza o associazioni professionali, vi siano abbondanti informazioni su quali parti del ruscello siano inquinate e quali no. Credo vi siano anche informazioni sul tipo di veleno e sulla quantità del medesimo che si trova in varie parti del ruscello. È questo che il cavallo ha bisogno di sapere. Solo che vi è una forte reticenza a rendere pubbliche tali informazioni e ad agire in base ad esse.

La ragione mi sembra chiara, anche se triste: rendere le informazioni pubbliche forzerebbe ad agire su di esse, portando al fallimento di alcune banche (non tutte, alcune). Le potenziali vittime non gradiscono, sperano di salvarsi ed il regolatore (parzialmente o totalmente catturato da un'industria che protegge se stessa) si adatta cercando di salvare tutte le banche. Pessima idea: solo alcune banche possono essere salvate, qualsiasi ipotesi sia vera. Tentare di salvare tutte le banche potrebbe portare alla distruzione del sistema nel suo complesso. Questo mi sembra il rischio, serio, che stiamo correndo. È necessario accettare che vi siano dei morti per evitare la strage: i medici preposti devono segnalare gli infermi e lasciare che il branco li divori. Il problema è fare questo in modo credibile, cosa che diventa vieppiù difficile ogni giorno perché, da un paio d'anni, l'infomazione sul virus non circola.

Vi è, forse, una seconda ragione dietro alla reticenza delle autorità a rendere pubbliche informazioni chiare e credibili. A fronte di tali informazioni il pubblico potrebbe cominciare a chiedersi: fino ad ora, dov'eravate? Fino ad ora, queste informazioni dov'erano celate? Perché non vi è stato intervento un anno o due o tre fa? In che senso tutto questo non è anche (anche, sia chiaro, anche) frutto di seria e colpevole negligenza? Domande sgradevoli, meglio evitarle; specialmente in un periodo di crisi.
In realtà di informazione, nei cassetti giusti, ce n'è parecchia. Chi sta male e chi sta bene forse non è così difficile da scoprire, basta un po' di sforzo. A buon intenditor, poche parole.



Letto questo io mi domando come si muoverà il nostro governo il cui presidente possiede una banca, è entrato in Mediobanca ed è "amico" di tutti i banchieri?
La risposta ce la stanno dando tutti i giorni: "Nessuna banca fallirà, se sarà il caso ci penserà lo stato". Tradotto: le banche che hanno sperperato il nostro denaro verranno salvate con il nostro denaro; noi togliamo i soldi dalle banche, sia da quelle buone che da quelle avvelenate, li diamo allo stato comprando BOT e lo stato usa i soldi dei BOT per le banche avvelenate. Al più, dice tremonti come lo sciamano che presenta il sacrificio al popolo bue, manderemo a casa i dirigenti che si sono mostrati incapaci....

La mia idea la ritrovo in questo articolo:

L’essenza di un mercato funzionante si sostanzia nella eliminazione degli azionisti che “sbagliano”, avallando errori gestionali commessi dai propri manager. Quando una banca può divenire sottocapitalizzata? Quando è cresciuta troppo ricorrendo al debito, ad esempio; oppure quando si trova a dover svalutare il valore di bilancio di alcuni attivi (prestiti ed investimenti) e non dispone di un sufficiente cuscinetto di mezzi propri. Tutti questi casi configurano, di fatto, errori gestionali. Se la banca non trova nuovi soci sul mercato ed è costretta ad invocare la ricapitalizzazione pubblica, significa che gli errori sono stati gravi. In un sistema imprenditoriale e di mercato funzionante, da ciò consegue la rimozione del management e degli azionisti che tale dirigenza hanno nominato. Invece, se il Tesoro dovesse entrare con azioni prive di diritto di voto, si limiterebbe a preservare la proprietà, eventualmente rimuovendo il management, magari “a furor di popolo”, con la pubblica gogna di quelle tirate moralistiche di cui l’attuale ministro dell’Economia è indiscusso specialista. Di fatto, soprattutto nei casi in cui il controllo di una banca italiana è nelle mani di Fondazioni, un siffatto intervento finirebbe col determinare la conservazione di un’oligarchia proprietaria. Non esattamente il modello di mercato che abbiamo in mente.


Per quanto riguarda il ritorno dello stato è illuminante questo articolo: "Il ritorno dello Stato (per soccorrere il privato)" da cui cito:

Ci vuole davvero uno sforzo grande per adeguarsi in fretta. ... Per riconoscere - senza perdersi - il nuovo paesaggio, al cui centro svetta lo Stato al posto del mercato. Il Pubblico al posto del privato. Quasi fossimo tornati indietro. Un ritorno al futuro. Anche se - a ben vedere - qualcosa manca nell'immagine del passato che ritorna. In particolare: lo Stato sociale, previdenziale e provvidenziale. Quello che garantiva - e spendeva tanto - per salute, lavoro, educazione, assistenza, pensioni. Quello Stato lì: non ritorna. O meglio: non "deve" tornare. Quello Stato lì: va aperto al mercato (che solo in questo caso torna ad essere considerato un valore). Pesa ancora troppo, si dice con rammarico. E - per questo - va ridimensionato. Troppi professori - perdipiù incapaci; troppi chirurghi macellai; e troppi maestri (torniamo ai maestri unici - e anche così sono troppi). Così la sensazione di essere proiettati all'indietro - nel vortice del passato - un poco sfuma. Non è lo Stato che domina il mercato, del pubblico che guida il privato.
Questo Stato non rimpiazza il mercato, ma lo soccorre. Sostiene le banche più delle scuole. Le borse molto più della sanità. E non promette più benessere sociale (come potrebbe?), ma sicurezza individuale. Sorveglia il nostro mondo, affronta le paure - senza dissolverle. E' lo Stato al servizio dei privati. Lo Stato che stigmatizza gli "statali" (fannulloni) e i servizi "pubblici" (inefficienti). Per cui non riesce a curare la nostra inquietudine, ma, anzi, la alimenta. ...

Se poi si vuole un sunto delle stupidaggini (in grado di creare disastri) che sono state dette da chi ci governa(?) nei due giorni trascorsi dal primo articolo che ho citato, si può leggere questo articolo: "Il premier promoter".

ed infine, per ora, per farsi qualche amara risata si può leggere questo articolo: "Lo Statomat ci salverà" di Michele Serra

Continua ...

giovedì 9 ottobre 2008

Dubbi Ue sui docenti di religione


Dubbi Ue sui docenti di religione "Assunti per fede, l'Italia spieghi"

BRUXELLES - In Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, bisogna ottenere il via libera del vescovo. Una prassi in vigore dai Patti lateranensi del 1929 ma entrata in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore. E per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo Berlusconi.
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Afferma infatti la direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni "fondate sulla religione".
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L'avallo vescovile ... rappresenta infatti una violazione delle regole comunitarie. A non andare è soprattutto la diversità di trattamento tra i professori di religione e quelli delle altre materie: chi vuole insegnare, infatti, deve svolgere un corso di abilitazione di due anni e poi sperare di diventare precario, prima tappa della sua incerta carriera. Chi insegna religione, sottolinea la denuncia recapitata a Bruxelles, invece deve solo ottenere la nomina vescovile (fatti salvi alcuni requisiti professionali) godendo dunque di un trattamento privilegiato vietato dalla Ue. E se anche i corsi sono stati per ora sospesi dal ministro Gelmini, la disparità resta, perché va da sé che un ateo o un non cattolico non può diventare docente di religione, con palese discriminazione rispetto a chi è credente.

Ma non finisce qui, visto che c'è anche una disparità di trattamento retributivo tra i circa 23 mila insegnanti di religione e gli altri, con i primi che prendono più soldi dei secondi. Prassi bocciata a luglio dalla giustizia italiana, che ha condannato il ministero dell'Istruzione a parificare lo stipendio di un professore che ha fatto ricorso aprendo la strada a nuove singole denunce (in Italia non esiste il ricorso collettivo). Argomentazioni che hanno fatto breccia a Bruxelles, con la direzione generale Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea che a cavallo dell'estate ha chiesto una serie di informazioni al governo riservandosi di decidere sul caso solo quando avrà letto la risposta, attesa a breve.

Insomma, non si tratta ancora di una procedura formale contro l'Italia, ma l'invio di un questionario significa che la Ue nutre seri dubbi sulla legalità della nostra legge. Esattamente come avvenuto nel 2007, quando Bruxelles ha chiesto una serie di informazioni sui colossali sgravi fiscali accordati alla Chiesa. Un dossier, questo, ancora al vaglio della Commissione che, secondo diversi interlocutori, prende tempo viste le ingombranti pressioni politiche che spingono per un'archiviazione.

Link all'articolo completo