martedì 29 marzo 2011

Città di Transizione a Vasto

Siete invitati a:

(clic sull'immagine per ingrandirla)

Venerdì 1° aprile a Vasto presso la sala Tam-Tam dell'Oratorio Salesiano in via Domenico Savio n°1 dalle 21 alle 23.

Si chiede la puntualità perchè molto spesso gli incontri vanno ben oltre le due ore previste.

Per saperne di più: transitionitalia

questo è invece il sito internazionale: www.transitionnetwork.org

Per un ulteriore approfondimento consiglio questo libro "Post Carbon Cities" liberamente scaricabile e in italiano.

Ci vediamo venerdì

lunedì 28 marzo 2011

E' meglio un leghista in casa o un tunisino alla porta?

  • Dove sono finiti tutti quei mussulmani pronti solo a farsi esplodere nel mio giardino per andare a trovare le loro 40 vergini ?
  • Come mai stiamo facendo una guerra per proteggere i civili, e quando arrivano i civili li trattiamo come bestie ?
  • Non è che Bossi e Bricolo - ma anche Gheddafi e Assad - abbiano usato/usino la paura dell'altro per costruire/mantenere il potere ?

sabato 19 marzo 2011

Spezzeremo le reni al negus

Uno dopo l'altro si susseguono gli eventi. Distratti dal plutonio, non abbiamo visto i militari arabi intervenire in Bahrein, la rivolta crescere nello Yemen (41 morti oggi) e il rischio di un conflitto sciita-sunnita su vasta scala diventare sempre più grande. Nel frattempo i nostri "politici" - dopo il nucleare - sono stati nuovamente travolti e da un giorno all'altro siamo passati dal trattato di amicizia alla dichiarazione di guerra. Un'altra guerra per le risorse energetiche è cominciata e in questa guerra noi abbiamo solo da perdere.

Considerando i nostri statisti, non riesco infine a togliermi dalla testa che il motivo più importante per la decisione sia stato quello che la guerra è un valido motivo per non presentarsi al processo Mills.

P.S. dal Giappone nessuna nuova, buona nuova.

giovedì 17 marzo 2011

Giappone - aggiornamenti 3


Nessuna novità positiva: non sono riusciti a portare l'energia elettrica alla centrale e rimettere così in funzione gli impianti di raffreddamento (se ancora funzionanti). Il problema maggiore rimane quello delle piscine dove il combustibile usato viene conservato sotto almeno 8 metri di acqua, che lo devono sia raffreddare che schermarne le radiazioni. Le piscine sono fuori dal guscio di contenimento (vedi figura), e il crollo dell'edificio le ha esposte direttamente all'atmosfera come a Chernobyl. E' probabile che le piscine siano lesionate o che si siano svuotate di liquido per i detriti delle esplosioni. Anche gettare acqua dall'alto a nulla può servire se le vasche sono lesionate.

mercoledì 16 marzo 2011

Giappone - aggiornamenti 2

In estrema sintesi: se riescono a raffreddare i noccioli e le piscine per qualche giorno, la temperatura calerà e con essa i rilasci radioattivi e sarà sempre più facile raffreddare fino a riprendere il controllo e affrontare il problema (enorme) della bonifica.

Se invece la temperatura sale ci sarà maggiore evaporazione e quindi maggiori temperature, pressioni, emissioni di idrogeno e materiali radioattivi, maggiori probabilità di incendi ed esplosioni che faranno ancora salire temperatura, pressioni e emissioni e così via fino all'inarrestabile distruzione totale del sistema.

Questo mostro è mantenuto sul filo del rasoio. Un giorno ci saranno documentari e film sui tecnici che stanno cercando di domarlo - speriamo non alla memoria.

In Italia, intanto, un ridicolo dietro-front.

martedì 15 marzo 2011

Giappone - aggiornamenti

Il contenimento del reattore 2 di Fukushima ha ceduto - una piccola falla ma tale da far aumentare la radioattività nei pressi del reattore a livelli letali in poche ore. Radioattività che è poi calata perchè probabilmente la falla è limitata.

La fusione parziale è probabilmente già avvenuta, ma il materiale fuso dovrebbe essere caduto sul fondo ove l'acqua dovrebbe impedire un ulteriore rapido surriscaldamento.

L'aspetto più negativo è che quanto accade mostra che non hanno il controllo dei sistemi di raffreddamento.

Sui tetti (sic!) dei reattori spenti ci sono poi le piscine in cui viene immagazzinato il combustibile esaurito che rilascia calore sia pure in quantità ridotta. Anche queste piscine andrebbero raffreddate, ma così non è e si stanno surriscaldando con gli stessi problemi del nocciolo. La loro fusione però avverrebbe in un ambiente non protetto da gusci di contenimento. Un incendio si è già sviluppato nella piscina 4, apparentemente dovuto a olio lubrificante e non ancora all'idrogeno.

Un possibile sviluppo disastroso vede ulteriori aumenti di radioattività a livelli letali e l'abbandono della centrale anche da parte dei pochi operatori rimasti. Si tratterebbe quindi di lasciare a se stessi 6 reattori, danneggiati e senza controllo ne raffreddamento.
E ad 11 Km c'è un'altra centrale con 4 reattori.

lunedì 14 marzo 2011

Il futuro del Giappone è il nostro futuro, loro ci sono solo arrivati prima.



In Giappone stanno accadendo eventi considerati quasi impossibili (a probabilità "minima").

Le forze della natura - indifferenti alle protezioni costruite dall'uomo - hanno colpito duramente. e "imprevedibilmente". Un altro popolo è ora in ginocchio, la differenza con altri casi è che è un popolo "ricco".

Tra tutte le notizie, quella che spaventa di più è quella nucleare; inizialmente pensavo che fosse un problema secondario (a parte confermare le mie opinioni contro il nucleare in Italia) ma col passare del tempo le cose si fanno ogni ora più brutte.

E' tutto sotto controllo
Come per il pozzo di Macondo nel golfo del messico, anche in Giappone "tutto è sotto controllo" e in Italia c'è la corsa interessata a dire che "non è successo niente". E invece qualcosa è successo e ben poco è stato ed è sotto controllo. Mi sembra come chi, vedendo un'auto accartocciata su un albero in bilico su una profonda scarpata, e osservando che gli occupanti sono malridotti ma vivi, dicesse che grazie alle cinture di sicurezza e alla robustezza dell'abitacolo non è successo niente. E in quel momento l'auto comincia a oscillare ...

Errori di progettazione
Le centrali sono state costruite e aggiornate pensando ad un terremoto di intensità minore di quella che si è verificata, un errore di previsione che poteva essere fatale ma le strutture hanno comunque retto.

Il tallone d'achille stava però in un altro errore di progettazione, cioè nella protezione dai maremoti: i generatori diesel erano protetti da muri troppo bassi, e sono stati bloccati dall'onda.

Questo errore ha portato, passo dopo passo e assieme ad altre "sfortunate" evenienze, alla disperata misura di usare l'acqua di mare per il raffreddamento del nucleo che ha reso definitivamente inutilizzabili i reattori. Raffreddamento che è ancora in corso.


Non è ancora finita
Queste centrali sono dotate di un guscio di contenimento, ovvero di una robusta e pesante struttura di cemento armato che racchiude il reattore, capace di resistere - fino a prova contraria - ad attacchi militari e terroristici, ad eventi sismici e naturali e alla fusione del nocciolo.

Fino a che il surriscaldamento e la fusione non interessano il combustibile contenuto nelle barre, ma solo il loro rivestimento esterno, le emissioni radioattive legate agli sfiati - necessari a ridurre la pressione interna al guscio dove evapora il liquido usato per il raffreddamento (che ora è l'acqua di mare) - sono contenute e poco pericolose (breve emivita); questa è la versione rassicurante ripetuta inizialmente.

Il pericolo aumenta notevolmente se c'è una fusione del combustibile che si trova all'interno delle barre; e questo sembra essere quanto realmente accaduto già nei primi istanti; in questo caso, se il contenitore esterno resiste, il materiale radioattivo dovrebbe comunque restare in gran parte confinato ma gli sfiati saranno contaminati; fino ad ora i gas espulsi sono stati spinti in mare, ma quando i venti cambieranno potranno portare il pulviscolo sui 15 milioni di abitanti di Tokio.
Poichè il raffreddamento del nocciolo potrebbe durare anni tutto questo continuerà fino a quando - in qualche modo - si riuscirà a ricostruire un sistema di raffreddamento a circuito chiuso.

Infine, se il contenitore esplodesse o crollasse per l'aumento di pressione o per un nuovo terremoto o per la mancanza di raffreddamento, si avrebbe una forte contaminazione radioattiva (anche se minore di quella di Chernobyl) tramite l'esplosione prima e i fumi poi (disastro aggravato dal fatto che uno dei reattori è alimentato da un particolare combustibile, il MOX, quello che dovrebbe essere usato nelle centrali di terza generazione, maggiormente radiotossico).

La distruzione delle centrali
Non è quindi vero che non è successo niente, qualcosa di gravissimo - se tutto va bene - è già accaduto: alcune centrali nucleari, fondamentali per il sistema energetico del paese, sono state distrutte. E questo è successo in un paese in cui la cultura del rischio e della prevenzione sono al livello più alto nel mondo.
La prima conseguenza riguarda chi pagherà il conto enorme della loro messa in sicurezza. Le imprese di assicurazione non hanno dubbi: il governo giapponese.
La seconda è che il Giappone, terra sovrappopolata e priva di fonti di energia che ha accettato il rischio nucleare per mantenere il proprio tenore di vita, addirittura progettando di affidarvisi quasi completamente entro la fine del secolo, ora dovrà importare l'energia mancante e questo renderà estremamente difficile la ripresa con effetti a catena sul resto del mondo.

Chernobyl, un confronto impossibile
Il confronto con Chernobyl non ha senso perchè le centrali giapponesi usano l'acqua e non la grafite e soprattutto hanno il guscio di contenimento. Comunque sia, una centrale nucleare non può essere paragonata ad una una bomba atomica: a Chernobyl l'esplosione fu dovuta alla combustione della grafite, in Giappone è la pressione del liquido di raffreddamento evaporato che rischia di far saltare il contenitore come una pentola a pressione.

Enel e la sicurezza
Del tipo di Chernobyl sono invece i due reattori nucleari sovietici di seconda generazione, rilevati dall'ENEL in Slovacchia e privi del guscio di contenimento.

Termoli e i maremoti
Il possibile sito nucleare di Termoli è stato interessato da un maremoto nel 1627.

Ed infine riporto un commento legato all'America ma ad uso della ministra gelmini: "You cannot cut school funding and teachers and universities and expect to have a robust nuclear industry".

sabato 5 marzo 2011

Il mercato delle vacche


Sostituire la filosofia con la danza del ventre. E' la legge del mercato!
"Per il ministro gelmini è evidente che la scuola possa fare moltissimo, "il rilancio dell'istruzione tecnica e professionale va nella giusta direzione insieme anche ad altre misure che stiamo portando avanti, per esempio la riduzione degli indirizzi universitari che non producono occupazione, accanto alla formazione degli istituti tecnici superiori", il tutto per offrire al mercato profili particolarmente qualificati." (fonte)

venerdì 4 marzo 2011

Perché studiare?


"Le società dei nostri genitori e nonni fissavano le condizioni per l'ammissione … . Ma quelle condizioni erano spiegate con chiarezza, senza possibilità di fraintenderne i termini, ed erano complete di istruzioni altrettanto chiare sui modi per soddisfarle.
In quelle società, le piste della carriera professionale cominciavano non appena oltrepassato il punto d'ingresso. Quelle piste erano quasi sempre strette, lasciavano ben poco spazio per sgomitare e ancor meno per promettere avventure … . Ma per coloro che avevano ancora bisogno di un'imbarcazione affidabile che promettesse una navigazione sicura, la destinazione non era né un mistero né l'oggetto di una scelta tormentosa; i compiti della navigazione non erano irti di rischi innumerevoli e ingiustificabili. A chi maneggiava i remi non restava altro che vogare con diligenza e assiduità, seguendo «alla lettera» le regole della nave.

Il disagio odierno è diverso: è legato ai fini anziché ai mezzi. Le procedure di un tempo, denigrate e vissute con risentimento da tanti mentre erano ancora in pieno vigore, ormai si sono estinte, portandosi dietro nella tomba anche quella fiducia che ispirava sicurezza. Ormai non è più questione di reperire i mezzi in vista di fini chiaramente definiti, e poi di tenerli saldamente e di utilizzarli con il massimo dell'abilità al fine di produrre il massimo dell'effetto. Oggi il punto è che i fini sono sfuggenti (e fin troppo spesso illusori): sfumano e si dissolvono in un tempo più breve di quello necessario a raggiungerli, sono fluidi, inaffidabili e comunemente visti come non meritevoli di incrollabile impegno e dedizione." (1)
Mentre leggevo questo libro mi è arrivato il numero 4/2010 di Inarcassa, il trimestrale della Cassa Nazionale degli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti che a pag. 28 analizza le opportunità di lavoro nella libera professione per i neolaureati. Dopo tre pagine, proprio il giornale dei liberi professionisti conclude così:
"Come si vede dal confronto tra le esigue opportunità di lavoro (e quindi di guadagni) e le certezze di importanti spese, il bilancio che ne deriva è sconfortante. Esercitare la libera professione di ingegnere ed architetto non è garanzia di lavoro e guadagno e, a maggior ragione, iniziare una tale attività può essere un errore irreversibile."
E propone come principale alternativa quella di:
"Valutare la possibilità di lavoro all'estero. Ancora oggi i professionisti italiani hanno un buon mercato lontano dall'Italia; Australia, Nuova Zelanda, ma anche Canada, Stati Uniti e Medio Oriente apprezzano le capacità e l'estro dei nostri professionisti".
Ecco quindi che nelle pagine di Bauman confermate - dove meno te lo aspetti - in una maniera che mette i brividi, prende forma quanto l'esperienza di tutti i giorni già aveva fatto intendere e contemporaneamente si sbriciola il discorso che tante volte ho fatto ai miei studenti: "Fate come me: io sapevo che se avessi studiato sarei salito nella scala sociale e avrei avuto un lavoro ben retribuito; ho faticato ma così è stato".

Non so quante volte l'ho detto, senza rendermi conto che il mondo era cambiato. I genitori vissuti nel mio stesso pianeta erano d’accordo, i figli alieni non capivano di cosa stessimo parlando.

Che senso ha - oggi - dirgli: "Studiate e «quindi» avrete un lavoro e il denaro con cui comprare quelle cose che vi sembrano tanto necessarie"?

Non solo lo studio non garantisce una futura appartenenza al mondo dei consumatori, ma è lo stesso concetto di futuro ad essere scomparso. Semplicemente non esiste, non si riesce ad immaginarlo coperto da un'oscura incertezza; la loro vita appare una battaglia persa in partenza, l'anteprima di uno spettacolo che non verrà rappresentato. Neppure la "felicità" di una conformistica vita da schiavi sembra essergli più permessa.

Ed allora: "Perché dovrebbero studiare?"

Per rispondere ci si deve scrollare di dosso la convinzione (questa si inculcata quotidianamente) che tutto vada valutato in termini di mercato e che a questo modo di essere non ci siano alternative; solo così si può capire che questi ragazzi hanno solo una possibilità di sottrarsi al loro destino: devono ricostruire l'idea di futuro, in altre parole devono cambiare il mondo. Non importa quanto possa sembrare difficile, perché è la loro unica possibilità.

E per farlo devono studiare, studiare a lungo, studiare sempre; perché solo se capisci quello che hai intorno, se sai usare gli strumenti adatti, se sai pensare, solo così saprai contro cosa e come combattere e potrai avere una speranza di riuscire (o comunque di dare un senso alla tua vita invece di venire travolto da una corrente incomprensibile). Devono studiare perché "colui che non comprende il presente non può pensare di controllare il futuro" e perché "l'ignoranza produce la paralisi della volontà" (2).

Ma per poter studiare bisogna prima imparare a farlo e a questo serve la scuola. I contenuti - tanto cari a chi pensa alla scuola come una fabbrica che deve sfornare esseri umani pronti per le richieste del mercato - sono - tutto sommato - secondari; ma nello stesso tempo ogni materia è un allenamento, magari faticoso e noioso ma proprio per questo necessario: perchè chiunque corre in bicicletta ha cominciato girando in tondo in un piccolo cortile.

Ora che ho capito, non resta che farlo capire anche a loro .......

(1) Zygmunt Bauman "Vite di scarto" - Economica Laterza 2004
(2) Zygmunt Bauman "Vita liquida" - Economica Laterza 2005