sabato 8 agosto 2009

Visita a Matera

Matera è una città in continua costruzione. I sassi raccontano una storia di ricchezza e soprattutto di miseria in continuo divenire: sopra ci sono le case dei signori, le chiese ed i conventi, costruite all'esterno della roccia, ma con enormi cantine scavate nel tufo, scendendo si scende anche nella scala sociale fino alle grotte con una sola apertura affacciate sulle fogne a cielo aperto.

Si cammina e ci si immagina un brulicare di persone e animali che qui hanno vissuto fino agli anni 60.


Se invece si parte dal passato si intuisce una continua modifica e riuso degli stessi luoghi e degli stessi materiali, con la conquista di nuovi spazi avvenuta scavando sempre più a fondo nella montagna. Ad ogni angolo, ad ogni particolare si può però capire come tutto non sia stato costruito a caso, ma con un progetto di intelligenza collettiva volto a recuperare e conservare ogni goccia d'acqua piovana e ogni raggio di luce. Spesso il tufo delle costruzioni, consumato dal tempo, lascia vedere la sua composizione di conchiglie e dalle migliaia di anni nel passato si passa di colpo ai milioni di quel lontanissimo fondo marino.


Se si passa al giorno d'oggi si vede invece la costruzione della Matera nuova che appare caotica e sgraziata nonostante l'iniziale innovativo progetto architettonico della sua recente rifondazione, anche qui il cemento ha preso il sopravvento e a partire dagli anni 90 si è cominciato a costruire verso l'alto riempendo gli spazi verdi in totale contraddizione con la lunghissima storia della città.

I lavori di restauro dei sassi, di proprietà statale, vanno invece a rilento, i finanziamenti non ci sono e parte della città - patrimonio culturale dell'Unesco - è abbandonata tra crolli, detriti, erbacce e spazzatura.


I visitatori (perchè chi decide di andare a Matera ed inerpicarsi tra i sassi sotto il sole, non è un turista nel senso odierno della parola), fanno lo slalom tra i cantieri e le chiese chiuse, tra l'odore delle fogne che sfociano nel torrente Gravina e le cacche dei cani randagi. Ma la magia del posto ti prende comunque.


La sorpresa maggiore sono però le persone, sopravvive in loro la memoria della vita in comune dei loro nonni, e il risultato è che sembra di essere tornati indietro di 40 anni. Le persone che incontri sono aperte, ti rivolgono per prime la parola, ti aiutano e si aiutano tra loro come se si conoscessero tutte. Quando lo hai capito cammini tranquillo, non ti senti più in una città sconosciuta. Dopo qualche giorno lasci la corazza e la diffidenza che usi con i tuoi concittadini e cominci anche tu a parlare con loro come se anche tu li conoscessi, che differenza con l'odio seminato da governi, televisioni e giornali !

Le persone qui non stanno ferme e c'è sempre vita nella città, ma neppure corrono; gli anziani non stanno nascosti ma passeggiano sia tra loro che a braccetto con giovani e ragazzi. Sono tutti vestiti bene ma normalmente, non c'è sfoggio di marchi, anzi non se ne vedono quasi. Ci sono gli internet point e gli hot-spot WiFi (usare internet dentro una grotta, vicino alla mangiatoia degli animali fa un certo effetto), ma esistono ancora i piccoli negozi: i panifici, le macellerie, la signora che vende frutta e verdura sugli scalini di casa, si può mangiare bene al ristorante al prezzo di un McDonald (che qui non esiste).
Questa cultura è quella che mi sembra più in pericolo, si vedono già i segni del degrado: qualche ragazzino instupidito, i sassi abbandonati usati per drogarsi, qualcuno che nel traffico fa il prepotente (nelle nostre città è la regola, qui è ancora l'eccezione).
Chissà se qui la memoria di una cultura basata sull'aiuto reciproco e sul massimo sfruttamento delle pochissime risorse, riuscirà a resistere agli attacchi del consumismo e chissà se i Materani si rendono conto di questa loro superiorità culturale.

Altre sorprese nei paesi vicini: come un monastero acquisito con l'Unità d'Italia e oggi trasformato in una sorta di "Casa del popolo" e della cultura (Montescaglioso). Dove (anche qui tra cantieri, restauri ancora in corso e chiese chiuse) anziani gestiscono i musei e la cultura non sembra una parola vuota.

Andando verso il mare c'è poi un tratto della poco frequentata statale ionica in cui ci sono solo campi e le rare costruzioni dei contadini. Nessuna villetta ma solo qualche capanna di pietra e qualche antica masseria dalle forme essenziali.

Il cielo poi è colore del cielo, lo stesso colore e gli stessi campi, un tempo terra di greggi e di pastori, che si trovano percorrendo la statale del Parco nazionale dell'Alta Murgia, in Puglia verso Castel del Monte.
Un colore che purtroppo scompare in un celeste sbiadito misto a grigio sporco rientrando in Molise e poi in Abruzzo.

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