mercoledì 1 aprile 2009

Petrolio, subsidenza e terremoti

Il nostro incubo petrolifero è formalmente cominciato nel giugno 2008 col "Piano triennale per lo sviluppo" approvato dal Consiglio dei Ministri in cui era scritto:
SFRUTTAMENTO DI GIACIMENTI DI IDROCARBURI
(DL, ART.8)
Possibilità di ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque dell’alto Adriatico, in Abruzzo e in Basilicata se questo non comporta rischi di abbassamento delle coste (fonte - pag. 4).
Pensando alle scosse di terremoto dell'Aquila mi sono chiesto: ma vuoi vedere che oltre a tutto il resto ci prendiamo anche qualche bel terremoto. Una breve ricerca e ho trovato la risposta. Come immaginavo, le estrazioni provocano anche terremoti ma il vero problema è la subsidenza cioè l'abbassamento irreversibile delle coste e di cui si parla esplicitamente anche nel Piano.

La subsidenza antropica (dovuta all'uomo), a differenza di quella naturale, altera bruscamente le condizioni di equilibrio presenti al contorno del giacimento. Estraendo il fluido si depressurizza lo strato "serbatoio" inducendo un processo di compattazione forzata che produce l'abbassamento della superficie. Talvolta l'abbassamento viene mascherato dall'azione degli strati superiori al giacimento che riescono, in particolari condizioni, a sorreggere il carico del terreno sovrastante, creando un "effetto arco" che può evolvere in un improvviso collasso accompagnato da fenomeni sismici che si esplicano in terremoti. Si deve inoltre considerare che l'estrazione di idrocarburi può richiamare acqua dalle falde circostanti inducendo ulteriori squilibri nel sottosuolo.
Ad esempio La costa lungo la provincia di Ravenna, a partire dagli anni '50 del secolo scorso e per circa un trentennio, fu sottoposta ad uno sfruttamento intensivo del sottosuolo sia per l'emungimento incontrollato delle falde acquifere sotterranee sia per l'estrazione di giacimenti di gas naturali (in terra e in mare) che determinarono un abbassamento del suolo di oltre un metro rispetto alla condizione iniziale.
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Alle spalle della costa, nei terreni agrari, la subsidenza fa poi avanzare il cuneo salino, e anche nelle aree più arretrate innalza le quote delle falde freatiche, modificando le caratteristiche stesse del suolo, portando alla morte delle coltivazioni (vedi moria dei pescheti nel ravennate) e sconvolgendo l'intero sistema di bonifica e di gestione delle acque.
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Nonostante che le esperienze precedenti abbiano dimostrato che la subsidenza antropica ha delle conseguenze devastanti sul nostro territorio, negli ultimi anni, per necessità energetiche, sono stati avviati progetti di estrazione d'idrocarburi nell'alto Adriatico da parte di compagnie private.
La decisione di intraprendere queste attività estrattive ha acceso una vivace discussione sui reali effetti di queste estrazioni. Numerosi studiosi infatti ritengono poco credibili i dati di valutazione d'impatto ambientale presentati allo Stato, sostenendo non solo l'inefficacia dei dati, a causa dell'impossibilità di poter prevedere empiricamente tutte le dinamiche indotte dalle estrazioni, ma affermando con certezza che gli effetti a lungo termine che si potranno verificare saranno devastanti per l'ambiente e che si potranno esplicare in una ripresa della subsidenza antropica e in una progressiva erosione dei litorali costieri.
L'analisi del rischio ambientale associato all'attività di estrazione di idrocarburi nell'alto Adriatico non è mai stata divulgata e quindi si ha un ragionevole dubbio che non sia mai stata fatta !!
La subsidenza è un processo irreversibile ed nel momento in cui si registrerà sarà già troppo tardi per intervenire. Si deve tenere presente che sino ad
oggi non si dispone di una sicura tecnologia che consenta di ripressurizzare il sottosuolo contestualmente all'estrazione di gas, unica soluzione che potrebbe rendere teoricamente possibile l'estrazione del gas dal sottosuolo senza ingenerare fenomeni di subsidenza. E poi quali sono gli interventi che si dovranno attuare sulle opere di difesa a mare? Quanto bisognerà spendere prima di comprendere i nuovi equilibri apportati dalle variazioni della morfologia della costa? Che ne sarà dei nostri beni storico-artistici, monumentali ed ambientali disposti lungo le coste che si affacciano sull'Adriatico?
Non dobbiamo dimenticare le conseguenze catastrofiche causate dalla recente estrazione di acque metanifere nel territorio di Porto Tolle: difese idrauliche ridotte, erosioni, mareggiate. Non è trascorso molto tempo dal 1966, anno in cui Porto Tolle fu inondata. Il territorio si era abbassato e l'equilibrio idrogeologico era stato compromesso. Gli abitanti pagarono un grave dazio, chi estraeva acque metanifere no.
(fonte1 regione Veneto) (fonte2)

Cosa accade all'estero?

Il rischio di subsidenza è uno dei tanti motivi per cui le legislazioni di altri Paesi sono molto rigide nei permessi di estrazione nelle vicinanze di aree protette, di centri abitati e della costa. Negli Usa sono vietate le estrazioni petrolifere fino a 160 km dalla costa pacifica e atlantica. Si può trivellare solo nel mare antistante il Texas. Il Texas ha però deciso di non puntare sul turismo marino. La moratoria nei mari Usa vige dai primi anni Ottanta e tutti la rispettano perché nessuno vuole mettere a rischio le proprie industrie turistiche. I grandi laghi americani attorno alle Cascate del Niagara hanno una superficie di circa una volta e mezza l’Adriatico: è assoluto il divieto di trivellare per i pericoli sul ciclo naturale. In Norvegia le piattaforme sono tutte in mare aperto, ad almeno 50 km dalla costa e lo Stato norvegese garantisce una pensione dai ricavati del petrolio a tutti i suoi cittadini. (Maria Rita D'Orsogna)


Mi sembra di aver descritto abbastanza bene questo altro effetto della petrolizzazione dell'Abruzzo. Ma leggendo mi è venuto un dubbio e ho scoperto che il comune di San Giuliano, non classificato ad alto rischio sismico ma in cui crollò la scuola durante un terremoto nel 2002, dista meno di 8 km dei campi petroliferi di Rotello attivi almeno dal 1997. Io non sono un esperto è quindi non posso dire che ci sia stata una relazione tra estrazione e il terremoto e non ho trovato nulla in rete ma ho una spiacevole sensazione che voglio descrivere qui, caso mai qualcuno fosse in grado di rispondere.

3 commenti:

GianDomenico ha detto...

COMUNICATO STAMPA

Il Comitato Difesa di Chioggia ha organizzato nelle giornate di
Sabato 19 Settembre dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e
Domenica 20 Settembre dalle ore 16.00 alle ore 19.30
davanti al Palazzo municipale di Chioggia
un punto di incontro per la diffusione di materiale informativo del Convegno:
“Rischio subsidenza dai pozzi Agip in Alto Adriatico”
patrocinato da Regione Veneto, Provincia di Venezia e Comune di Chioggia che si terrà
Sabato 26 Settembre dalle ore 9 presso l'Auditorium S. Nicolò.
Verrà anche avviata una petizione da inviare al Sindaco di Chioggia, al Presidente della Provincia, al Presidente della Regione Veneto, al Presidente della Camera dei Deputati e ai Presidenti dei gruppi parlamentari della Camera per richiedere il ripristino del D.L. 179 del 2002 che includeva l'Alto Adriatico
tra le zone in cui deve essere vietata la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi.
Estrazione di metano davanti alle spiagge di Sottomarina
e del Litorale Veneto

Si tratta di prendere atto che quanto intendono effettuare le potenti organizzazioni dello sfruttamento dei giacimenti di metano situati sotto il fondo del Mare Adriatico, a pochissimi chilometri dalla nostra costa, costituirebbe un rischio incalcolabile ed inaccettabile per la sopravvivenza ambientale, economica e sociale del fragile spazio in cui viviamo. Ci troviamo, infatti, sopra quei giacimenti le cui propaggini si estendono fino all’interno della linea di costa; sono quindi immaginabili i danni per Chioggia, Sottomarina,Venezia, Laguna, Spiagge, Delta del Po e dei fiumi (Adige, Brenta, Bacchiglione, Gorzone) che hanno le foci nel nostro territorio! Proprio nel Delta del Po e nel litorale di Ravenna è chiaramente evidente il danno arrecato dal sistema delle trivelle, operanti da alcune decine di anni nel mare antistante: hanno provocato vistosi abbassamenti del suolo, ricorrenti esondazioni, erosioni e danni alle spiagge. In questi anni l’azione delle trivelle in Alto Adriatico tende ad estendersi in modo più invadente, anche per l’ottuso appoggio di certi politici che ignorano i termini del problema o che, pur conoscendoli, li eludono per ragioni estranee alla tutela del patrimonio pubblico con motivazioni tutt’altro che trasparenti.
Il problema si era già posto per la nostra Città, nel periodo 1996-2002, quando si stava per autorizzare le compagnie petrolifere ad effettuare le estrazioni di metano in Alto Adriatico. L’allarme era stato subito percepito da Associazioni Ambientaliste come il WWF e Italia Nostra e da molte categorie anche economiche di cittadini, soprattutto attinenti ai settori della balneazione, del turismo, della pesca e dell’agricoltura. Avevamo tutti, e ognuno nel proprio settore operativo, intuito che, come effetto derivante dalla subsidenza (abbassamento del terreno) coniugata con l’eustatismo (innalzamento del mare) era in pericolo la salvaguardia del nostro territorio.
In tale contesto nacque in quegli anni il “Comitato Difesa di Chioggia”, che, sostenuto da cittadini consapevoli, dalle citate categorie economiche e dalla Pubblica Amministrazione, ha attivato una serie di iniziative e di Convegni a Chioggia ed a Venezia. La partecipazione di esperti indipendenti, anche di fama internazionale, contribuì a fare approvare nel luglio 2002 il D. L. 179 che includeva l’Alto Adriatico tra le zone in cui è vietata la ricerca e la coltivazione di idrocarburi: art. 4 della Legge n. 9 del 1991.
Il ”Comitato Difesa di Chioggia”, che il Ministero dell’Ambiente ha di fatto riconosciuto segnalandolo nel Decreto n. 3 del Dicembre 1999 tra i soggetti che “hanno fatto pervenire le loro osservazioni contrarie”, chiede oggi anche il Vostro contributo ad operare per sensibilizzare, nel rispetto delle leggi, la pubblica opinione.
E’ possibile iscriversi al Comitato anche via mail: www.comitatodifesadichioggia.wordpress.com

Anonimo ha detto...

In primo luogo la subsidenza è un fenomeno fortemente legato all'area di interesse dell'estrazione.
A meno che non vi siano già edifici abitati dove vi è presenza di oli e gas, la subsidenza non si trasferisce a coste o centri abitati come fosse in migrazione.
Anche se chi politicamente si oppone all'estrazione degli idrocarburi che alimentano veicoli, cucine, impianti di riscaldamento invernale - caldaie, vuole far credere che estrando in un punto dell'abruzzo c'è subsidenza in tutte le coste o in tutta la provincia.
E' la tecnica del terrorismo utilizzata da Bush: spaventa con il terrore psicologico così otterrai i voti.


In secondo luogo un 3.2 della scala richter è un fenomeno di scarso rilievo, nella soglia appena percepibile dall'uomo.

In terzo luogo esiste anche l'iniziezione di fluidi nel sottosuolo per contrastare la subsidenza.
Nell'estrazione di petrolio solo un 25% della riserva fuoriesce spontaneamente, il resto viene estratto immettendo nel sottosuolo gas o fluidi che spingono fuori l'idrocarburo.
Quindi la subsidenza ha un impatto rilevante nella strutture dell'industria petrolifera in prossimità del luogo di estrazione.

Saluti

Lorenzo ha detto...

Ieri ho partecipato ad una riunione sulla richiesta di estrarre gas sotto una diga (lago di Bomba). La relazione del presidente dell'ordine dei geologi (che non mi sembrava un terrorista) ha fatto notare come in quella zona non sia permesso a nessuno costruire nulla per il rischio frane. Proprio li' e per di più sopra una faglia vorrebbero mettere una raffineria soggetta alla normativa Seveso.
Nello SIA hanno previsto un abbassamento di "soli" 7 cm alla base della diga, ma il geologo dice che questi dati in quella situazione sono quanto mai incerti.
A pochi km c'è un viadotto, crollato ancor prima di essere terminato, per un abbassameto "imprevedibile" del terreno.
Infine: l'AGIP nel 1992 rinunciò con un documento ufficiale all'estrazione(per cui aveva i permessi), proprio per i rischi idrogeologici troppo grandi.
Parlare di queste cose è terrorismo o difesa civile?
Per informazioni: http://www.gestionepartecipataterritorio.it